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24 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e lavoro: meno posti entry-level nelle aziende, più opportunità nelle startup

Secondo Startup Geeks, le startup che adottano strumenti di Ai nel primo anno registrano una velocità di esecuzione e tempi di test sul mercato fino al 30% superiori rispetto a quelle che non lo fanno
Intelligenza artificiale e lavoro: meno posti entry-level nelle aziende, più opportunità nelle startup

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Le porte d’ingresso al mondo del lavoro si stanno restringendo nei settori più esposti all’automazione, mentre cresce la domanda di competenze avanzate in intelligenza artificiale. Negli ultimi tre anni le offerte per posizioni entry-level sono diminuite di oltre il 10%, a fronte di un aumento superiore al 100% delle richieste di competenze legate all’AI dal 2020.

Secondo un’analisi di Startup Geeks su oltre 400 startup, la quota di ruoli junior nelle offerte per lavori specializzati in automazione e AI è scesa dal 26% al 17% in due anni. Un dato che segnala un accesso più selettivo nelle grandi aziende, dove molte attività di base — tradizionalmente affidate ai neoassunti — vengono oggi automatizzate.

Le startup

Ma il quadro cambia guardando all’ecosistema startup. Nel 2025 Startup Geeks ha incubato circa 400 progetti imprenditoriali e accelerato oltre 120 startup attive in fintech, healthtech, climate & sustainability, foodtech, edtech, servizi b2b digitali e soluzioni AI-based. Dall’osservazione diretta emerge una dinamica diversa: l’intelligenza artificiale non riduce il numero di giovani coinvolti, ma ne amplia il perimetro di responsabilità.

“Le imprese early-stage integrano fin da subito automazione, copiloti AI, piattaforme no-code e analytics nei processi quotidiani. Questo permette ai profili junior di lavorare su validazione prodotto, acquisizione clienti e metriche di business già nei primi mesi”, spiega Alessio Boceda, founder di Startup Geeks.

Secondo i dati interni, le startup che adottano strumenti di Ai nel primo anno registrano una velocità di esecuzione e tempi di test sul mercato fino al 30% superiori rispetto a quelle che non lo fanno. In contesti di crescita accelerata, la tecnologia diventa così un moltiplicatore di produttività più che un sostituto del lavoro umano.

“Il problema non è che l’Ai sostituisca i giovani. Il problema è quando le organizzazioni non ripensano il modo in cui li fanno entrare. Nelle startup vediamo profili junior che generano impatto già nei primi sei mesi, perché lavorano su output misurabili e non su task ripetitivi”.

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