
Museo dell’Opera del Duomo, Galleria del Campanile. Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore, foto Antonio Quattrone
L’Opera di Santa Maria del Fiore ha varato un imponente programma di restauri destinato a interessare i monumenti e gli immobili che gravitano attorno a Piazza del Duomo, nel cuore di Firenze. “Un investimento superiore ai 60 milioni di euro, interamente sostenuto con risorse proprie, senza alcun apporto di fondi pubblici né contributi privati”, sottolinea il presidente Luca Bagnoli. “Il 95% delle nostre entrate – precisa – proviene dalla bigliettazione e il restante 5% dagli affitti”. Ne discende un modello economico fondato quasi esclusivamente sull’afflusso dei visitatori – circa 1,4 milioni l’anno, come attesta il bilancio di sostenibilità.
Il piano comprende il restauro integrale del Campanile di Giotto, l’ampliamento del Museo dell’Opera del Duomo e il recupero del Collegio Eugeniano, che accoglierà tutti gli uffici dell’ente.
Il 9 marzo 2026 inizieranno i lavori per il Campanile di Giotto, con una durata prevista di quattro anni e un costo stimato di oltre 7 milioni di euro. La sola realizzazione del cantiere richiederà quattro mesi e sarà completata entro la metà di luglio. È la prima volta che il monumento viene sottoposto a un intervento complessivo, mentre i precedenti, documentati dal 1939, riguardavano solo porzioni circoscritte. L’operazione si è resa ormai improcrastinabile a causa del marcato degrado delle superfici esterne, rivestite in marmo bianco di Carrara, verde di Prato e rosso di Cintoia, materiali che, esposti da secoli agli agenti atmosferici, presentano fenomeni di polverizzazione, solfatazione, disgregazione e lesioni, particolarmente evidenti negli elementi aggettanti della terrazza sommitale e negli apparati decorativi.

Beatrice Agostini, architetto e Responsabile dell’Ufficio Restauri, evidenzia che “il campanile è soggetto alle tipiche criticità dei marmi”; il progetto nasce da “un’approfondita campagna di studi e indagini scientifiche condotte con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze”, volte a verificare l’eventuale presenza di lesioni interne non rilevabili dall’esterno.
La soluzione progettuale – come illustra l’architetto Samuele Caciagli, Responsabile dell’Ufficio Tecnico – è fondata su “un ponteggio altamente ottimizzato capace di ridurre del 70% l’impatto visivo, garantendo al contempo sicurezza e continuità dei flussi turistici”. La cantierizzazione sarà articolata in fasi, con chiusure minime al pubblico e l’impiego di tunnel protetti.
Impianti di sicurezza avanzati, illuminazione potenziata, paracinta estetizzata, teli stampati e una documentazione digitale completeranno l’allestimento. Si tratta di un sistema ad alta complessità ingegneristica, concepito per interferire il meno possibile con la fruizione, tenendo conto del contesto storico e turistico.
La struttura non ostacolerà l’accesso né limiterà il percorso interno o la visuale dei visitatori, così come la salita alla terrazza panoramica. Si procederà dall’alto verso il basso e, al termine di ciascuna fase, la struttura verrà progressivamente traslata, restituendo alla vista le porzioni già completate. A terra sarà predisposta un’area tecnica modulabile, più ampia nelle fasi di montaggio e successivamente ridotta.
Un’evoluzione altrettanto significativa riguarda il Museo dell’Opera del Duomo, che raddoppierà i propri spazi. Nel 2023 l’Opera ha acquisito il confinante Palazzo Compagni e i lavori, avviati poco dopo l’acquisizione, si concluderanno nel 2030. L’integrazione consentirà di passare dagli attuali 6.000 a circa 11.000 metri quadrati, riconfigurando il percorso espositivo in modo più lineare e dotando la struttura di spazi indispensabili per le mostre temporanee, una sala conferenze, una caffetteria con giardino e nuovi servizi al pubblico.
Il progetto è stato affidato allo studio Guicciardini & Magni Architetti, già autore, insieme ad Adolfo Natalini, del museo esistente. L’investimento complessivo – comprensivo dell’acquisto del Palazzo e della realizzazione degli ampliamenti – ammonta a 39 milioni di euro, cui si aggiungeranno i costi (ancora da quantificare) del restauro delle opere d’arte oggi conservate nei depositi e destinate ad arricchire il nuovo percorso.

Entro febbraio 2026 saranno ultimati i lavori nello storico Collegio Eugeniano, in via dello Studio, che diventerà la sede principale dell’Opera. Avviati nel settembre 2023, hanno richiesto un investimento di 13 milioni di euro. Entro giugno vi saranno trasferiti tutti gli uffici e la mensa aziendale. L’edificio, articolato in due corpi di fabbrica per complessivi 1.600 metri quadrati, presenta una stratificazione storica significativa: la parte più antica risale al Trecento, quando la Repubblica fiorentina vi insediò lo Studium Generalis, la prima università fiorentina; la seconda è riconducibile ai primi del Seicento, quando accolse i Padri Scolopi, impegnati nell’istruzione dei giovani provenienti da famiglie meno abbienti.
Nel delineare la visione sottesa a tali scelte, il presidente Bagnoli richiama un impegno che trascende la mera conservazione monumentale: accanto alla “tutela del complesso del Duomo di Firenze” vi è, infatti, l’assunzione di un compito culturale e sociale nei confronti del patrimonio edilizio della città. L’acquisto di Palazzo Compagni e il recupero del Collegio Eugeniano hanno sottratto tali immobili a logiche speculative; il trasferimento degli uffici libererà circa 1.500 metri quadrati, dove saranno realizzate 17 unità a uso residenziale e commerciale, in un’ottica tesa a favorire la permanenza dei residenti nel centro storico.
In merito a quest’ultimo aspetto – conclude il presidente – “l’Opera è disponibile a effettuare ulteriori investimenti di natura patrimoniale e, in particolare, a valutare l’acquisto di altri edifici storici della città da destinare ad abitazioni”, delineando così un progetto che intreccia tutela, rigenerazione urbana e responsabilità civile.
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