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26 marzo 2026

L’Ocse taglia le stime dell’Italia, inflazione in rialzo e rischi portati dalla guerra

La crescita dell’economia italiana rallenta rispetto alle attese, con il Pil previsto in crescita del 0,4% nel 2026 e del 0,6% nel 2027
L’Ocse taglia le stime dell’Italia, inflazione in rialzo e rischi portati dalla guerra

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Eleonora Fraschini
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Eleonora Fraschini

L’economia italiana rallenta mentre tornano le pressioni sui prezzi. Nel nuovo aggiornamento dell’Ocse, l’Italia vede le stime di crescita ridotte, in un contesto internazionale sempre più incerto, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal rischio di nuovi shock energetici.

L’istituzione con sede a Parigi rivede il Pil italiano al +0,4% nel 2026, in calo rispetto al +0,6% indicato a dicembre, e al +0,6% previsto per il 2027. Un rallentamento che riflette condizioni fiscali più restrittive e una domanda interna meno dinamica rispetto ad altri grandi Paesi europei. Il quadro, tuttavia, riguarda l’intera area: anche l’Eurozona mostra segnali di indebolimento, con una crescita attesa allo 0,8% nel 2026.

I punti chiave

  • La crescita dell’economia italiana rallenta rispetto alle attese, con il Pil previsto in crescita del 0,4% nel 2026 e del 0,6% nel 2027.
  • Torna a salire l’inflazione, attesa al 2,4% nel 2026 prima di un lieve rientro l’anno successivo, segnale di pressioni sui prezzi più persistenti anche nel contesto europeo.
  • Il quadro globale resta positivo ma fragile, con una crescita mondiale intorno al 2,9% nel 2026, mentre aumentano i rischi legati alle tensioni geopolitiche e al possibile shock energetico.
  • Il conflitto in Medio Oriente emerge come uno dei principali fattori di incertezza, con effetti potenziali su energia, catene di approvvigionamento e stabilità dei prezzi.
  • In questo scenario, banche centrali e governi si trovano a gestire un equilibrio complesso tra sostegno alla crescita, controllo dell’inflazione e sostenibilità dei conti pubblici.

I risultati

Le nuove stime confermano una fase di crescita moderata per l’economia italiana. Dopo il +0,5% registrato nel 2025, il ritmo di espansione resta contenuto e inferiore alle precedenti attese. A incidere è soprattutto una politica fiscale più restrittiva, che limita la spinta interna, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei.

Il quadro resta eterogeneo tra le principali economie europee: Germania e Francia mostrano una crescita contenuta intorno allo 0,8%, mentre la Spagna continua a muoversi su ritmi più sostenuti, sopra il 2%.

Sul fronte dei prezzi emerge un’accelerazione marcata. L’inflazione italiana è attesa in aumento del 2,4% nel 2026, al di sopra delle stime precedenti, per poi ridursi al +1,8% nel 2027. Anche nell’Eurozona l’inflazione torna a salire, attestandosi al 2,6% nel 2026, con un ritorno ai target della Bce previsto non prima del 2027.

L’aumento dei prezzi era già in atto prima delle tensioni geopolitiche recenti, ma il contesto internazionale ha contribuito a rafforzare il trend. Si osserva inoltre un incremento dei rendimenti dei titoli di Stato anche in Italia, in linea con quanto accade nelle principali economie avanzate.

Nuova fase di rischio globale

A livello internazionale, la crescita resta positiva ma fragile. Il Pil globale è atteso in aumento del 2,9% nel 2026 e del 3% nel 2027, su livelli comunque inferiori rispetto al 2025, mentre nei Paesi del G20 l’inflazione è prevista in accelerazione nel breve termine, fino a una crescita del 4% nel 2026.

Il conflitto in Medio Oriente ha infatti introdotto nuovi rischi legati all’energia e alle catene di approvvigionamento. Eventuali interruzioni nelle principali rotte globali potrebbero tradursi in un aumento dei costi per le imprese e in un indebolimento della domanda, con effetti negativi sulla crescita. Secondo l’Ocse, tra le principali economie avanzate, gli Stati Uniti sono destinati a pagare il prezzo più elevato in termini di inflazione, prevista in crescita fino al 4,2% nel 2026.

In questo scenario, le banche centrali sono chiamate a mantenere alta l’attenzione per evitare che le aspettative di inflazione si disancorino, mentre i governi dovranno bilanciare interventi mirati di sostegno con la necessità di preservare la sostenibilità dei conti pubblici.

Impatti sui mercati

Le tensioni geopolitiche stanno già riflettendosi sui mercati finanziari europei, con le principali Borse in calo oltre il punto percentuale e un clima di crescente cautela tra gli investitori.

L’incertezza legata al Medio Oriente, insieme allo stallo negoziale tra Stati Uniti e Iran, mantiene elevata la volatilità e riduce la propensione al rischio. Il rischio di un’escalation prolungata pesa soprattutto attraverso il canale energetico, con possibili effetti su inflazione e crescita già evidenziati dall’Ocse. Allo stesso tempo, il rialzo atteso dei prezzi negli Stati Uniti sta spingendo verso l’alto i rendimenti dei Treasury, con il decennale in area 4,38%, rafforzando le aspettative di tassi più elevati più a lungo.

I mercati azionari si trovano stretti tra pressioni macro e rischio geopolitico, con il sentiment che torna negativo e una crescente sensibilità alle notizie provenienti dal fronte internazionale, in uno scenario che tende a penalizzare gli asset più rischiosi e a favorire il ritorno verso strumenti obbligazionari.