
Antonio Paolicelli
In Piazza Armando Diaz numero 7, il videopodcast Chill&Biz continua a esplorare i nuovi e complessi modelli di business dell’era digitale. Sotto l’esperta e prestigiosa conduzione di Matteo Chiamenti e Andrea Agostini, responsabile marketing di Forbes, i microfoni si sono aperti per accogliere una delle voci più autorevoli e peculiari del panorama tech italiano.
L’ospite di questa puntata è Antonio Paolicelli, brillante fondatore di SLBranding, una realtà che naviga e prospera nelle profondità tecniche dei social network e del metaverso. In un’intervista serrata, dinamica e ricca di spunti imprenditoriali, Paolicelli ha sviscerato i segreti del successo sulla piattaforma Meta, svelando retroscena inediti e anticipando le mosse strategiche della sua azienda.
Io sono Antonio Paolicelli e sono il titolare della SLBranding, un’azienda italiana che opera sul mercato da ormai sei anni nel delicato ruolo di Meta Business Partner. Ad oggi, e lo possiamo affermare con estremo orgoglio, vantiamo il titolo di Meta Badge International, essendo un’azienda certificata direttamente da Meta grazie a specifiche competenze tecniche e innumerevoli casi studio gestiti con successo nel corso del tempo. Il nostro slogan, che amiamo scrivere praticamente ovunque, è molto chiaro e definisce esattamente ciò che facciamo: noi non siamo un’agenzia di comunicazione e non siamo dei semplici social media manager. Siamo, al contrario, un’azienda composta da tecnici consulenti specializzati nel risolvere i problemi tecnici dei social dell’ecosistema Meta, intervenendo su Facebook, Instagram, Threads, WhatsApp e quant’altro.
Il momento cruciale e lo spartiacque definitivo per la nostra crescita è stata sicuramente la fondazione della SLBranding come vera e propria SRL, un passaggio avvenuto relativamente poco tempo fa, circa quattro anni fa. Prima di allora operavo come libero professionista in regime forfettario, lavorando come consulente indipendente. Successivamente, di fronte a un fisiologico aumentare dei clienti e del fatturato, abbiamo deciso di fare il grande passo, espanderci e strutturarci fondando l’azienda. Ad oggi la nostra squadra è composta da otto dipendenti e due collaboratori esterni. Inoltre, sono felice di essere qui per fare un annuncio ufficiale e in anteprima nazionale: la prossima apertura dei Metapoint. Si tratta di punti vendita fisici e centri assistenza, dei veri e propri shop Meta situati in determinati punti strategici nel nord, centro e sud Italia, anche se per ora non vogliamo spoilerare la loro esatta distribuzione. Questi centri forniranno supporto e servizi non solo alle aziende, quindi non solo nel mercato B2B, ma si rivolgeranno direttamente al cliente consumer, come il privato che ha problemi tecnici nel gestire il proprio profilo Facebook o Instagram e necessita di assistenza specializzata.
Assolutamente sì, il tema della reputazione è centrale, soprattutto perché nell’ultimo anno sono aumentati drasticamente i casi di account aziendali disabilitati, hackerati o colpiti da pesanti restrizioni. Queste problematiche nascono sia da segnalazioni di altri utenti della piattaforma, sia da hacker esterni che tentano attacchi di phishing, provando ad adescare i clienti tramite mail per rubare i loro dati sensibili. Noi gestiamo in prevalenza questa tipologia di casistiche e abbiamo notato un aumento vertiginoso. La colpa, come in ogni relazione, è spesso divisa a metà. Da una parte c’è la responsabilità dell’utente medio, che non legge con attenzione e inserisce i propri dati in mail fraudolente molto simili a quelle ufficiali di Instagram o Facebook. Dall’altra parte, Meta dovrebbe teoricamente tutelare meglio gli utenti con barriere di sicurezza più difficili da aggredire. Per arginare il problema, Meta ha sviluppato il servizio a pagamento “Meta Verified” per proteggere l’identità. Noi di SLBranding, invece, abbiamo sviluppato negli ultimi ventiquattro mesi un pacchetto chiamato “Policing & Scramble”. Il nome deriva dalla mia grande passione per l’aeronautica militare: proprio come i caccia Eurofighter decollano in “Scramble” per sorvegliare e proteggere lo spazio aereo dai nemici, noi operiamo dalle nostre postazioni nel metaverso per proteggere attivamente gli utenti da attacchi hacker e spamming. Tutto questo avviene in un ecosistema in cui è addirittura più difficile prevedere e star dietro ai continui cambi dell’algoritmo di Meta che non recuperare un profilo disabilitato dall’altra parte del mondo.
La verità, in ambito strategico, sta sempre nel mezzo. È fondamentale distinguere le due strade. Se scelgo di spingere sul personal branding, divento io il frontman dell’azienda: entro rapidamente in empatia con il pubblico, creo un personaggio e instauro una forte fidelizzazione al di là dello schermo. Il rischio, però, si palesa quando si toglie il frontman dall’equazione. Viceversa, una comunicazione puramente istituzionale, magari legata a un franchising senza un volto centrale, garantisce una crescita più rallentata ma strutturalmente più solida nel tempo: se chiudo un negozio su dieci, la pagina social continua a vivere. La soluzione ottimale è utilizzare un personal brand performante per raccontare e spingere una struttura aziendale solida, simile al modello imprenditoriale di Fininvest e Mediaset, dove un’identità forte coesiste con una holding che racchiude anime comunicative diverse. Oggi, se io dovessi banalmente ammalarmi, la SLBranding andrebbe avanti a prescindere grazie ai miei dipendenti. In sei anni abbiamo imparato la regola aurea dell’imprenditoria: la delega. Un bravo imprenditore non crea un’azienda “antonio-centrica”, ma si circonda di collaboratori che spesso sono anche più bravi di lui.
Faccio una sana provocazione e mi tolgo un sassolino dalla scarpa citando il mio primissimo titolare, per cui facevo il commesso in un negozio di telefonia a 18 anni: “l’ingratitudine umana è più grande della misericordia divina”. Abbiamo costruito e lanciato da zero innumerevoli personaggi e brand che oggi camminano sulle proprie gambe, ma non sempre c’è stata la giusta riconoscenza, nonostante l’enorme appagamento professionale. La mia vera, immensa soddisfazione quotidiana arriva quando un potenziale cliente chiama la nostra amministrazione esordendo con: “Mi hanno detto che siete i numeri uno su Meta”. È una cosa che mi piace da morire. Dopo sei anni passati a sputare sangue per costruirci un posizionamento, sentirci chiamare “Metamen”, i supereroi che risolvono i problemi, è meraviglioso. Non lo considero un traguardo, ma un solido punto di partenza.
Per capirlo bisogna affidarsi al tecnicismo nudo e crudo, analizzando tre parametri fondamentali: il CTR, il ROI (ritorno sull’investimento) e il ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria). C’è poi quello che amiamo definire il tasso di “sex appeal” della creatività: se il CTR di una campagna Meta è superiore o uguale al 2 o 2,5 percento, il risultato è ritenuto soddisfacente. Noi, ad esempio, gestiamo campagne che riescono a superare anche un CTR del 15 percento. Nonostante questi numeri, l’obiezione principale del cliente è sempre legata alle tempistiche. Molti aprono un e-commerce, investono budget importanti in grafiche e video professionali, e dopo dieci giorni bussano alla nostra porta lamentandosi di non vendere. A quel punto io faccio un esempio chiarissimo: è come se avessi aperto un negozio lussuoso nel centro di Milano, con insegne meravigliose, per poi startene con le braccia incrociate ad aspettare che la gente entri da sola. Non funziona in questo modo, serve l’umiltà di capire che siamo una goccia in un oceano. Le piattaforme richiedono una fase di apprendimento per testare budget, creatività e pubblici. Meta dichiara che per raggiungere mille persone (CPM) a frequenza 1 si spendono tra i 2,50 e i 5 euro. Rispetto a quarant’anni fa, in cui si usavano i mass media e il volantinaggio per colpire nel mucchio, oggi i tracciamenti sono chirurgici. Riusciamo a individuare il signor Mario, 57 anni, con un certo reddito, che negli ultimi 180 giorni ha cercato televisori o calzature. E per rispondere a chi fa domande complottiste: sì, i nostri smartphone ci ascoltano tutti, ed è proprio questo che permette a Meta di tracciare correttamente i nostri interessi.
“Metaman” è il simpatico nome che ci ha regalato una cliente, definendoci i supereroi capaci di risolvere i problemi su Meta. Tutto questo si incastra perfettamente con la mia smisurata passione per gli anni Ottanta, sebbene io sia nato nel 1993 e rientri orgogliosamente nella categoria dei Millennial e non nella Generazione Z. Fin da piccolo la mia famiglia mi ha trasmesso una cultura musicale e cinematografica incredibile: sono cresciuto con pellicole come E.T., Rocky, Top Gun e con la musica di Queen, Pink Floyd e Michael Jackson. Il mio sogno era fare il pilota di aerei, ma la vista non me lo ha permesso. Tuttavia, mi sono riscattato comprando la Kawasaki GPZ 900 R del 1986 originale del film Top Gun e portando la mia azienda a fare da sponsor all’Aeronautica Militare per il loro centenario tra il 2023 e il 2024, rispondendo con i fatti a quei compagni di scuola che dubitavano di me. Quando operavo come libero professionista mi vestivo sempre in giacca e cravatta per darmi un tono istituzionale, tanto che gli amici mi paragonavano al classico venditore della Folletto. Col tempo, risolvendo casi su casi e imparando a delegare, ho appreso un concetto fondamentale: “essere senza il bisogno di apparire”. Oggi mi presento con giubbotti di jeans o abiti eleganti ma informali alla Miami Vice. Se il tuo personal brand è forte e il servizio è impeccabile, la competenza va oltre l’apparenza di un abito formale. Questo approccio ci ha resi unici in Italia: noi non vediamo le agenzie di comunicazione o i social media manager come competitor, anzi, collaboriamo quotidianamente con una cinquantina di loro ponendoci come collante tecnico insostituibile.
È una bella responsabilità rispondere a questa domanda a 33 anni. Credo che il trittico fondamentale per lavorare oggi sui social sia composto da empatia, capacità di ascolto e irriverenza. A queste aggiungo una buona dialettica, l’essere dinamici, affamati e, soprattutto, duttili e resilienti. Il segreto è non sentirsi mai arrivati: ogni traguardo deve essere solo una nuova partenza. Nella mia carriera, le volte in cui ho provato ansia o paura ho sempre affrontato i problemi superando le aspettative; l’unica volta in cui mi sono seduto sugli allori pensando di potermi rilassare, è stato il momento in cui ho sbagliato. Guardando al futuro, ritengo che Meta farà molta fatica a sparire perché è ormai radicata visceralmente nel nostro quotidiano. Tra dieci anni l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale saranno elementi onnipresenti, e l’advertising sarà profondamente integrato con visori di realtà aumentata come i Ray-Ban Meta. Noi come SLBranding continueremo a spingere sui nostri due core business: risolutori di problemi tecnici e performer di campagne pubblicitarie di altissimo livello. Personalmente, ho appena costituito la mia prima holding, che ho chiamato “Tomcat Corporation” per omaggiare la mia passione aeronautica, e l’anno prossimo aprirò un’immobiliare. La chiave per un imprenditore del futuro è la solidità: bisogna essere pronti a rimboccarsi le maniche, diversificare gli asset ed essere resilienti, qualora un domani le carte in tavola dovessero cambiare.

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