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SpaceEconomy 16 luglio, 2019 @ 1:54

I cimeli dello sbarco sulla Luna all’asta da Christie’s

di Glenda Cinquegrana

Dirigo una galleria d’arte e mi occupo di consulenza.Leggi di più dell'autore
Dal 2006 al 2014 dirige la galleria Glenda Cinquegrana: the Studio, in cui si occupa di soprattutto di giovani artisti italiani e internazionali. Dal 2014 fa consulenza nell’ambito di progetti di arte e comunicazione con Glenda Cinquegrana Art Consulting. Nel 2016 crea la piattaforma di scouting e formazione per le arti visive, The Art Incubator. Dal 2008 in poi ha collaborato come contributor con diverse riviste online sui temi della fotografia e dell'arte contemporanea. Sul cartaceo di Forbes ha una pagina mensile dedicata all'arte. chiudi
luna
(Shutterstock)

‘Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità’, con questa frase Neil Armstrong sigillò l’impresa più grande mai compiuta fino ad allora dall’uomo nello spazio, ovvero il primo allunaggio. Tutto questo accadeva esattamente cinquanta anni fa, il 21 luglio 1969.

In un periodo ricco di celebrazioni e commemorazioni in tutto il mondo, Christie’s  New York non poteva perdere l’occasione. Il prossimo 18 luglio, la casa d’aste celebra la ricorrenza con una sessione specifica composta da una selezione di lotti molto particolari legati a questo storico evento. Intitolata One Giant Leap: Celebrating Space Exploration 50 Years After Apollo 11, vedrà in vendita alcune memorabilia e testimonianze particolarmente significative di quell’impresa.

Qual è il lotto più desiderato? Il diario di bordo di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, ovvero il Timeline Book dell’Apollo 11, sul quale fu stesa la primissima scrittura mai realizzata da un uomo su un altro pianeta. Il testo in questione è rappresentato dalle coordinate dell’atterraggio sulla Luna, vidimate a mano da Buzz Aldrin. Il libro è stato una proprietà personale di Aldrin fino a quando non fu venduto da lui stesso a un privato collezionista, che ora lo mette in vendita per l’occasione ghiotta del cinquantenario.

Composto da ventidue pagine e altre quarantatré realizzate in carte di diversa grammatura, il diario dell’allunaggio si configura come un quaderno ad anelli, sul quale si trova il diagramma basato sulle coordinate dell’orientamento dell’Apollo 11 rispetto alla Terra al momento dell’allunaggio. Sembra che all’interno della navicella questo libro mastro  fosse collocato fra i due comandanti Armstrong e Aldrin. Parte fondamentale del taccuino sono gli appunti scritti a mano da Aldrin, circa tutti i movimenti ed avvenimenti accaduti alla navicella Eagle nelle trentaquattro ore che seguirono lo sbarco. Nelle pagine dalla 3 alla 62 si trovano tutte le primissime istruzioni su come effettuare l’atterraggio lunare. Il quaderno costituisce un elemento chiave per comprendere e conoscere l’impresa del primo atterraggio dell’uomo sulla Luna: la lettura di questo rilevante documento consente una dettagliatissima ricostruzione di tutte le fasi tecniche che hanno portato al compimento dell’impresa, in un racconto affascinante che ne restituisce tutta la complessità.

Considerando che in qualunque progetto futuro dell’uomo nello spazio non saranno mai più utilizzati libri cartacei ma piuttosto strumenti digitali, questo libro resterà un unicum nella storia delle iniziative spaziali dell’uomo. Questa riflessione va a supporto di una stima compresa fra i 7 e i 9 milioni di dollari.

Fra gli altri lotti, veri oggetti di culto capaci di scatenare la caccia da parte degli appassionati troviamo la spazzola usata per pulire la telecamera che per prima filmò l’atterraggio e ne permise la condivisione con tutto il mondo. Questo oggetto, secondo la dicitura del catalogo ‘ancora sporco di polvere lunare’, è stimato fra i 125 e i 175mila dollari. Last but not the least, nella lista degli oggetti all’incanto troviamo una splendida mappa della Luna stampata dalla NASA su tre fogli, firmata a mano da tutti i membri dell’equipaggio. La stima è meno selettiva, compresa fra i 40 e i 60.000 dollari.

Life 11 luglio, 2019 @ 3:00

All’interno della casa di Jackie Kennedy in vendita da Christie’s

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
verde casa cielo
(christiesrealestate.com)

Una bellissima via di fuga proprio davanti all’Oceano Atlantico, nel cuore della costa del New England. Ma soprattutto residenza estiva e rifugio di Jacqueline Kennedy Onassis, conosciuta come Red Gate Farm. La stessa che sul sito di Christie’s, casa d’aste più famosa al mondo, è ora in vendita per un valore di 65 milioni di dollari.

La fattoria di lusso è stata acquistata nel 1979 e si è conservata per 40 anni grazie al lavoro dell’architetto Hugh Newell Jacobson, che ha progettato la casa principale in stile Cape Cod (poi rinnovata nel 2000 per volere della figlia Caroline Kennedy da Deborah Berke). La residenza principale si estende su una superficie  di oltre 6mila metri quadrati in legno di cedro e praticamente tutte le stanze tranne la sala da pranzo si affacciano sull’Atlantico. Qui troviamo un salotto con camino, un soggiorno, una camera familiare, una biblioteca, una sala da pranzo e un’ampia cucina.

Al piano superiore invece ci sono quattro ampie camere da letto con bagno privato, una camera più piccola per gli ospiti o il personale, due uffici o studi d’arte e tre camini. Senza dimenticare l’ex allevamento di pecore, la guest house in stile Shingle, parte del design originale di Jacobson, e il giardino curato da Bunny Mellon, che aveva progettato il Rose Garden della Casa Bianca.

La Red Gate Farm vanta inoltre un chilometro di spiaggia privata sull’Oceano con due stagni d’acqua dolce, un orto, una piscina all’aperto, un campo da tennis e una casa sull’albero, che la signora Onassis ha costruito per i suoi nipoti. Un luogo fortemente legato alla personalità di Jackie Kennedy, forse una delle leggende dello stile più amate e invidiate di sempre, che rappresenta ancora oggi un’icona di eleganza senza tempo.

Blockchain & Co 4 luglio, 2019 @ 11:29

Il futuro del mercato dell’arte è nella blockchain?

di Glenda Cinquegrana

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Dal 2006 al 2014 dirige la galleria Glenda Cinquegrana: the Studio, in cui si occupa di soprattutto di giovani artisti italiani e internazionali. Dal 2014 fa consulenza nell’ambito di progetti di arte e comunicazione con Glenda Cinquegrana Art Consulting. Nel 2016 crea la piattaforma di scouting e formazione per le arti visive, The Art Incubator. Dal 2008 in poi ha collaborato come contributor con diverse riviste online sui temi della fotografia e dell'arte contemporanea. Sul cartaceo di Forbes ha una pagina mensile dedicata all'arte. chiudi
quadri colori
(christies.com)

La blockchain non è più solo la tecnologia applicata alle criptovalute, ma uno strumento utile per gli usi più diversi. Nell’arte le catene di blockchain cominciano a essere utilizzate come database elettronici certificati capaci di custodire le informazioni sulle opere. È questo l’uso sperimentale che ne ha fatto recentemente Christie’s, casa d’asta leader al mondo nel settore per giro d’affari, da sempre anche all’avanguardia per quanto riguarda la messa in pratica delle nuove tecnologie.

Ricordiamo che fu la prima auction house a creare una piattaforma apposita per l’on-line bidding nel 2011, oggi strumento ampiamente usato nel mercato. Quella che all’epoca era una feature sperimentale legata all’asta della collezione di Elizabeth Taylor fu adottato su base permanente, per poi essere adottato anche dai concorrenti. Lo stesso potrebbe accadere con la blockchain. Il primo esperimento di applicazione di catena certificata a un’asta è accaduto lo scorso novembre, quando in occasione della vendita la collezione Barney A. Ebsworth a New York i clienti hanno avuto a disposizione un catalogo interamente registrato su blockchain realizzato da Artory, società da due anni attiva nella costruzione di tecnologie di ‘catena dei blocchi’ per l’arte con sedi a New York e Berlino.

L’asta è stata un successo: ha segnato anche un record mondiale per il maestro della pittura americana Edward Hopper, la cui tela Chop Suey è stata venduta per quasi 92 milioni di dollari. Ma non solo. Richard Entrup, Chief Information Officer di Christie’s ci spiega che una volta creata, la catena blockchain è concepita come servizio aggiuntivo per i clienti: ad ogni collezionista viene data una tessera elettronica che consente l’accesso personalizzato al database che contiene sostanzialmente le informazioni presenti in catalogo. La presenza di un database di transazioni certificate renderà semplificate le procedure di stima delle opere, realizzate non più da un professionista del settore con un certo grado di soggettività, ma calcolate in modo automatico da un algoritmo.

La seconda novità dovuta alla creazione di database elettronici è il contenuto di validazione che la catena porta con sé: attraverso l’uso della tecnologia blockchain, Christie’s può mettere a disposizione del cliente un certificato digitale, firmato crittograficamente, strumento di convalida della veridicità delle informazioni sulle opere fornite. E questo servizio in futuro potrebbe essere fornito anche dagli altri operatori dell’arte. Secondo Entrup il nuovo applicativo in questa fase è importante per attrarre ‘technology-minded people’, ovvero i clienti che percepiscono come un’attrattiva questo strumento di trasparenza, che nell’immediato futuro potrà aumentare la fiducia nell’operato professionale delle case d’asta.

Christie’s in questo senso vuole giocare di anticipo sui cambiamenti tecnologici, offrendo già oggi le risposte ai bisogni che verranno. Per Nanne Dekking, ceo di Artory, la maggiore diffusione di questi strumenti diventerà importante per i dealer per la validazione delle informazioni sulle opere. Un mercato percepito come più trasparente e efficiente potrebbe diventare in futuro più ampio: è dalla maggiore fiducia dipende nell’operato degli attori che dipende l’ingresso di nuovi acquirenti. In Europa dove le normative sulla tutela dei dati personali sono al momento più restrittive, lo scioglimento del nodo legato protezione delle informazioni di proprietà delle opere è il requisito essenziale per mettere in pratica il sistema blockchain.

 

Life 20 giugno, 2019 @ 3:00

Cosa c’è nella collezione privata di gioielli più grande al mondo

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

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Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
asta persone
(christies.com)

Dopo un tour mondiale che ha visto migliaia di persone accorrere alle sale di Christie’s, una mostra di New York appositamente progettata e un’asta di 12 ore presieduta da cinque diverse case, la collezione Maharajas & Mughal Magnificence ha messo a segno 109,3 milioni di dollari: il valore più alto per qualsiasi asta di arte indiana e la seconda più alta per una collezione di gioielli privata, appartenuta allo Sheikh Hamad bin Abdullah Al-Thani, emiro del Qatar che possedeva pezzi unici (dal 17esimo al 21esimo secolo).

Sul piatto circa 400 lotti, dai leggendari diamanti di Golconda alle abbaglianti pietre colorate e accessori usati nelle corti reali fino a spade e pugnali un tempo di proprietà dei sovrani indiani. Pezzi unici come una collana Rivière con diamanti venduta per $ 2.145.000, una spilla con diamanti e smeraldi di Bhagat, il più grande gioielliere indiano ($ 399.000), uno smeraldo intagliato Cartier ($ 735.000) e una fibbia in smeraldo Art Déco del marchio francese di lusso, che ha attirato l’applauso generale quando è stata venduta per $ 1.545.000 (il prezioso oggetto fu progettato per Sybil Sassoon, Marchesa di Cholmondeley, che la indossò per le incoronazioni di Re Giorgio VI nel 1937 e della Regina Elisabetta II nel 1953).

Non solo gioielli: simboli dell’abilità militare e dell’autorità politica, le armi e le armature indiane usate nelle processioni reali comprendono una spada cerimoniale del Nizam di Hyderabad ($ 1.935.000), record mondiale d’asta per una spada indiana, e la collana Nizam di Hyderabad, venduta allo stesso prezzo.

“Dai pugnali eccezionali indossati dai nobili d’élite e dalle famiglie reali dell’India a gioielli importanti ispirati alla tradizione e all’architettura indiana, l’asta ha rappresentato un momento culturale significativo per l’arte indiana e islamica”, ha commentato William Robinson, direttore internazionale di World Art presso Christie’s.