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Innovazione 7 Luglio, 2020 @ 2:04

Come l’Italia sta risparmiando 4 miliardi di euro grazie alla PEC

di Forbes.it

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Pec - posta elettronica certificata
(shutterstock.com)

Tra i servizi digitali che durante il lockdown hanno ricoperto un ruolo strategico per la comunità la posta elettronica certificata ha conquistato una posizione di rilievo. L’aumento dei volumi e di caselle registrate dall’AgID dimostra come la PEC sia stata una principali strumenti di comunicazione ufficiale per cittadini, imprese e istituzioni, consentendo di fornire una risposta tempestiva ad un’esigenza di comunicazione certificata. Tuttavia, il lockdow ha dato solo una spinta al processo di diffusione di questo strumento digitale già in atto. In base agli ultimi dati presentati da AgID, infatti, nel 2019 nel nostro Paese risultavano attive 10,8 milioni di caselle PEC e i messaggi scambiati in un anno sono stati superiori a 2 miliardi e 380 milioni. Ed entro il 2022 si prevedono oltre 15 milioni di caselle attive e più di 3 miliardi di messaggi annuali.

Ma quali sono nel dettaglio i benefici dell’uso della posta elettronica certificata? A rispondere a questa domanda ci ha pensato la nuova analisi IDC promossa da Aruba, InfoCert e Trust Technologies.

Lo studio ha stimato in modo quantitativo i benefici diretti per l’intero sistema Paese – cittadini, imprese e istituzioni – dell’efficienza generata dall’uso della PEC in termini di: riduzione degli spostamenti (mobilità frizionale), abbattimento dell’impronta carbonica conseguente alla riduzione di tali spostamenti, eliminazione dei tempi di attesa (ore uomo risparmiate), liberazione degli spazi (m² di archivi non utilizzati). Inoltre, lo studio ha descritto in modo qualitativo i benefici indiretti di alcuni ambiti di applicazione in cui la PEC ha avuto maggiore impatto come l’amministrazione del processo civile o la compliance in ambito finanziario. Le stime effettuate riguardano un orizzonte temporale che va dal 2008 al 2022 ed includono la considerazione degli ulteriori sviluppi previsti, ad esempio nell’evoluzione verso gli standard europei (eIDAS) o nell’ambito del PCT.

I benefici della posta elettronica certificata

Entrando nel dettaglio, in termini strettamente economici, sono quantificati a 4 i miliardi risparmiati dal nostro Paese grazie all’utilizzo della posta certificata.

La digitalizzazione delle comunicazioni formali tra cittadini, professionisti, imprese e PA, infatti, comporta un vantaggio economico diretto riconducibile al passaggio da un modello di costi legato al volume della corrispondenza cartacea a uno determinato da abbonamenti annuali senza limite di messaggi. In base alle simulazioni sul dato storico, lo studio rileva come i benefici netti complessivi della PEC si attestano su un valore medio di circa 2,2 miliardi di euro sul mercato italiano nel periodo compreso tra il 2008 e il 2019. Valore che cresce ulteriormente di 1,8 miliardi di euro nella proiezione compresa tra il 2020 e il 2022.

Oltre ad un beneficio economico, l’uso della posta certificata riduce l’impronta carbonica e la mobilità frizionale. IDC ha calcolato che, attraverso l’uso della PEC, la mobilità frizionale è stata ridotta di 253 milioni di km nel 2019, destinati a diventare 391 milioni di km nel 2022. Inoltre, la PEC ha consentito un risparmio di 78.000 tonnellate di CO2 nel 2019, che saliranno a 120.000 tonnellate nel 2022.

Ancora, l’utilizzo diffuso della posta certificata riduce gli spazi di archiviazione di breve e lungo termine. Secondo le stime, l’archiviazione digitale della corrispondenza ha consentito di liberare oltre 1,3 milioni di m2 di spazi di archiviazione nel 2019 – sia di giacenza che di conservazione – che si prevede raggiungano la cifra di 1,6 milioni di m2 nel 2022.

Infine, la posta elettronica certificata consente l’eliminazione dei tempi di attesa per l’accesso ai servizi del sistema postale. Grazie alla sostituzione di una parte della Posta Descritta con la PEC si eliminano virtualmente i tempi di attesa fisica presso gli uffici postali, stimati – e questo è il dato più curioso – in 2.150 anni-uomo nel 2019, destinati a diventare addirittura 3.234 nel 2022.

Il report di IDC dimostra ampiamente l’impatto dei benefici ambientali ed economici della PEC sulla collettività, pur prendendo in esame solamente una parte minoritaria dei processi esistenti. Ne consegue come i benefici complessivi e reali, siano quindi molto più ampi, potenzialmente enormi”, ha commentato Gabriele Sposato, Direttore Marketing di Aruba.

Business 29 Giugno, 2020 @ 2:55

Prende forma il progetto di banca digitale per le imprese firmato dal duo Nicastro – Sforza

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Roberto Nicastro (Imagoeconomica)

E’ ufficialmente partito il “Progetto Banca Idea”, nickname (ma a breve si conoscerà il nome ufficiale) con il quale si sta sviluppando il progetto per creare una nuova banca fintech, interamente dedicata alle piccole imprese, che vede tra i promotori Roberto Nicastro e Federico Sforza. Il primo passo è stata la chiusura del primo round di finanziamento e l’acquisizione di Fide S.p.A., società che oggi si occupa di cessione del quinto e intermediario finanziario iscritto all’albo 106 del Testo Unico Bancario. 

E’ stata completata con successo la raccolta di 45 milioni di capitale (il più grande primo round di finanziamento mai realizzato per una startup fintech italiana) da parte di investitori e business angels di elevato standing nel mondo bancario, imprenditoriale, assicurativo, fintech e nel Venture Capital, tra cui il Gruppo Generali, Gruppo Sella, Gruppo IFIS, ISA. 

Il progetto è quello di sviluppare una banca digitale che coniughi l’esperienza di professionisti con differenti percorsi tra il fintech e il bancario, con l’obiettivo di offrire al mondo delle piccole e piccolissime imprese prodotti semplici, agili, tecnologici e focalizzati sulle loro esigenze. E’ stata inoltre autorizzata e completata con successo l’acquisizione, di un intermediario finanziario autorizzato per consentire un’accelerazione dell’iniziativa. Progetto Banca Idea è stata assistita nel capital raising e nell’acquisizione di Fide da KPMG Advisory e Bonelli Erede.

Oltre a Roberto Nicastro, che sarà presidente non operativo della nuova società e Federico Sforza (ex-Nexi) che ne sarà amministratore delegato, il gruppo dei promotori dell’iniziativa è composto da altri otto professionisti. Avranno cariche operative nella gestione della società: Elena Adorno (ex Societè Generale), Giovanni Beninati (ex American Express), Emanuele Buttà (ex Unicredit), Andrea Correale (ex Oliver Wyman), Stefano Gallotti (ex Avaloq), Alessio Marras (ex Deloitte), Federico Provinciali (ex Barclays). Ad essi si aggiunge senza cariche operative Giuseppe Rumi (partner Bonelli Erede). 

 “Nonostante il periodo difficile, siamo riusciti a completare questo significativo round di finanziamento e a completare l’acquisizione della piattaforma Fide – dichiara Federico Sforza, Amministratore Delegato – questo dovrebbe permetterci di essere operativi già in autunno con soluzioni innovative di credito alle piccole e piccolissime imprese, caratterizzate da semplicità, velocità e affidabilità. Stiamo definendo il nome della società, un elemento particolarmente strategico in termini di comunicazione. Siamo molto orgogliosi della squadra di investitori e manager che abbiamo riunito e che garantiscono al progetto da un lato serietà e solidità finanziaria e dall’altro il giusto mix di competenze e sinergie per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati: diventare la prima banca digitale del Paese totalmente dedicata alle piccole imprese; un comparto essenziale dell’economia italiana, in questo periodo è particolarmente provato dalla crisi economica, e che sta peraltro accelerando la propria vocazione digitale. Vogliamo  essere pronti entro l’anno per dare il nostro contributo alla ripresa e alla crescita di produttività del Paese”. 

Innovazione 4 Giugno, 2020 @ 3:30

Esiste un sito internet per trovare tutti i negozi che hanno riaperto

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Aperturanegozi.com
(shutterstock.com)

E’ nato Aperturenegozi.com, un sito web che conferma in tempo reale quali sono i negozi e le aziende italiane che hanno già riaperto. Per cominciare, il sito di ricerca mostrerà ristoranti, bar e luoghi dove mangiare, negozi di abbigliamento e calzature, ottici, lavanderie e parrucchieri, con la possibilità di cercare ciò che è aperto localmente in tutta Italia. Nelle prossime settimane il sito andrà ad includere ulteriori categorie.

Aperturenegozi.com è frutto della partnership tra Mastercard e Sixth Sense, società tecnologica italiana specializzata in data analysis. È infatti proprio quando viene effettuato un acquisto con Mastercard all’interno di un’attività commerciale che il sito la rileverà  automaticamente come aperta. L’esercente non dovrà dunque effettuare alcuna registrazione. La ricerca fornirà anche un link Google per le persone che desiderano maggiori dettagli sull’attività, come i contatti e gli orari di apertura.

Aperturenegozi.com fa parte del programma Recovery Insights di Mastercard, nato per supportare aziende e governi di tutto il mondo nella ricerca delle risorse idonee per gestire al meglio i rischi per la salute, la sicurezza e l’economia legati alla pandemia da Covid-19.

Luca Corti, VP Business Development di Mastercard, ha aggiunto: “La nuova fase dell’emergenza che stiamo vivendo richiede un ripensamento completo della gestione delle nostre routine quotidiane e ha portato nuove abitudini di acquisto per i consumatori che si stanno affidando sempre di più agli strumenti digitali. Crediamo che un servizio online facilmente accessibile dal proprio smartphone come aperturenegozi.com, sia un primo passo per gli esercenti per informare i loro clienti, e per i consumatori per organizzarsi meglio durante i giorni della ripresa”.

Innovazione 9 Maggio, 2020 @ 10:47

Microsoft investirà un miliardo e mezzo di dollari in Italia

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Microsoft sede di Milano
La sede Microsoft di Milano (Shutterstock)

Si chiama “Digital Restart” il nuovo ingente piano di investimenti annunciato da Microsoft che veicolerà verso il nostro Paese 1,5 miliardi di dollari in cinque anni con lo scopo di accelerarne il processo di trasformazione digitale e traghettare l’Italia verso una modalità lavorativa sempre più smart.

“Sono orgoglioso di annunciare il nostro piano di investimenti per l’Italia del valore di 1,5 miliardi di dollari. Questo piano aiuterà i professionisti a innovare e far crescere il proprio business, a esplorare nuove opportunità imprenditoriali e ad affrontare alcune delle maggiori sfide del Paese, offrendo al contempo le massime garanzie di sicurezza e compliance. Puntare sul Cloud Computing, sull’AI e sui programmi di formazione digitale rappresenta una grande opportunità per accelerare l’innovazione dell’ecosistema nazionale”, ha dichiarato Jean-Philippe Courtois, executive vice president and president, Microsoft Global Sales, Marketing and Operations.

La prima Regione Data Center di Microsoft in Italia

Parte del progetto di ecosistema “Ambizione Italia” lanciato nel 2018, Digital Restart darà vita alla prima Regione Data Center Microsoft in Italia, a Milano, che entrerà a far parte di una rete a scala globale di 61 Regioni rendendo Microsoft Azure, la piattaforma cloud pubblica di Microsoft che offre servizi di cloud computing, accessibile in oltre 140 paesi. Attraverso il nuovo data center, Microsoft  permetterà alle aziende di accedere a servizi cloud locali, questo grazie anche a una rinnovata partnership con Poste Italiane.

Poste Italiane al fianco di Microsoft per la trasformazione digitale italiana

Microsoft e Poste Italiane lanceranno un piano congiunto per sviluppare una nuova serie di servizi cloud per soddisfare le esigenze digitali emergenti delle aziende italiane e del settore pubblico, tra cui un progetto di digital skilling per i dipendenti stessi di Poste Italiane e un’iniziativa congiunta per la formazione nel Paese.

Facendo leva sulle tecnologie Microsoft, Poste Italiane accelererà inoltre il processo di trasformazione digitale a supporto della propria crescita sostenibile. Nel corso degli ultimi anni, infatti, Poste Italiane ha puntato sulle piattaforme tecnologiche Microsoft per migliorare produttività e collaborazione, oltre a rinnovare la rete degli uffici postali e dell’ecosistema di servizi offerti a vantaggio del mercato, diventando un esempio virtuoso nel panorama italiano di trasformazione digitale.

La collaborazione tra Poste Italiane e Microsoft ha contribuito in questi anni all’avanzamento tecnologico di Poste e, contemporaneamente, del Paese, grazie ai servizi digitali offerti dall’Azienda ai cittadini, alle imprese e alla PA ha spiegato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane -. Oggi rinnoviamo una partnership di lungo orizzonte che cade in un momento di emergenza nazionale in cui le piattaforme digitali hanno dimostrato concretamente la loro importanza sul piano organizzativo del lavoro, assicurando anche e soprattutto servizi indispensabili alla vita e alla salute delle persone. E’ partendo da questa esperienza – ha concluso Del Fante – che Poste e Microsoft proseguiranno il lavoro comune per offrire soluzioni sempre più evolute di pubblica utilità e nuove competenze tecnologiche per contribuire alla ripresa del Paese”.

Microsoft, una spinta per la ripartenza dell’Italia in chiave tecnologica

Oltre alla creazione della Regione Data Center, il piano di investimenti di Microsoft si articola in diverse altre azioni che vanno dall’offerta di programmi di formazione digitale e supporto dello smart working agli aiuti alle imprese nella fase di ripartenza attraverso l’accesso ai laboratori “AI Hub” e a programmi appositamente pensati per le PMI.

1,5 milioni di persone tra studenti, professionisti e disoccupati nel corso dei prossimi tre anni potranno attraverso Microsoft acquisire nuove competenze digitali richieste dal mercato del lavoro. I programmi di formazione faranno leva su Microsoft  Learn e la piattaforma LinkedIn.

Con l’obiettivo di promuovere la produttività e l’innovazione delle PMI, Microsoft e alcuni partner selezionati – tra cui Borsa Italiana, Cariplo Factory, Confindustria, EY, OGR Tech, Politecnico di Milano School of Management, Poste Italiane, Sace, UniCredit e Vodafone Italia  – creeranno un’Alleanza per lo Smartworking con programmi e soluzioni digitali dedicati a tutte le aziende italiane per una nuova cultura del lavoro flessibile e innovativa.

Sorgeranno anche gli “AI Hub“, centri esperienziali per aiutare le aziende a utilizzare l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è promuovere la trasformazione digitale in cinque settori chiave – Made in Italy (retail, moda e design), manifatturiero, servizi finanziari, sanità e infrastrutture – con risorse dedicate di Microsoft, dei suoi partner e di una più ampia rete di ricercatori come le migliori università, gli Innovation Center e le startup.

Sostenibilità e Innovazione, un binomio inscindibile

Infine Microsoft sosterrà ulteriormente il nostro Paese lanciando una Alleanza per la Sostenibilità al fine di creare un ecosistema di open innovation sui temi green.

Dal canto suo Microsoft si impegna a ridurre al minimo l’impatto ambientale dei propri prodotti e delle attività, investendo in nuove tecnologie e collaborando con i propri partner in tutto il mondo per sviluppare modelli innovativi a supporto della transizione verso un futuro sostenibile e a basse emissioni di carbonio. Questo impegno rientra nell’obiettivo di Microsoft di diventare carbon negative entro il 2030 e di rimuovere dall’ambiente, entro il 2050, tutto il carbonio emesso dall’azienda in modo diretto o a causa dei propri consumi elettrici a partire dal momento della fondazione nel 1975.

Aruba Enterprise
16 Aprile, 2020 @ 11:58

Dematerializzazione dei documenti e certificazione dei file audio, le soluzioni di Aruba Enterprise per il settore bancario

di Forbes.it

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Digital trasnformation
(Shutterstock)

Nel 2024 i servizi di digital banking supereranno i 3,6 miliardi di utenti, un balzo in avanti non da poco rispetto ai 2,4 miliardi previsti per il 2020. A rivelarlo è uno studio realizzato dalla società americana Juniper Research, specializzata nella realizzazione di ricerche di mercato che hanno per focus le tecnologie digitali. Una crescita che trova le sue ragioni nel costante sviluppo di realtà bancarie “all-digital” che offrono ai propri clienti servizi sempre più avanzati. Alle banche classiche non resta così che mettersi alla pari implementando i propri servizi in ottica digitale. Ed è proprio questo quello che sta facendo il Gruppo Banca IFIS, player attivo nello specialty finance che, come principale attività di business, sviluppa servizi e soluzioni per il credito alle imprese, nonché acquisizione e gestione di portafogli di crediti deteriorati.

Aruba Enterprise al fianco di Banca IFIS nel processo di digital innovation

Per ottimizzare alcune prassi bancarie, la Digital Factory di Banca IFIS ha deciso di avviare una serie di progetti di digitalizzazione dei processi di raccolta e gestione dei piani di rientro, seguendo due aspetti che riguardano la dematerializzazione ab origine della documentazione gestita durante le attività degli agenti in ambito NPL e la digitalizzazione del processo di raccolta dei riconoscimenti di debito e degli accordi di dilazione mediante call center.

Per conseguire i propri obiettivi la banca ha scelto di affidarsi ad Aruba Enterprise identificato come partner abilitatore tecnologico per questo tipo di processi specifici del settore bancario.

Nell’ambito dei Trust Services, con l’obiettivo di supportare l’attività degli agenti bancari, è stato ideato un processo che prevede l’utilizzo di una soluzione di Firma Elettronica Avanzata (FEA) in modalità Grafometrica, a cui si è aggiunto l’utilizzo del servizio di Marca Temporale e la Conservazione Digitale a Norma di tutta la documentazione: tutti servizi utili alla gestione dell’intero processo in modalità paperless e a garantire validità legale dei documenti; mentre per supportare l’attività dei call center è stata progettata una soluzione integrata di strumenti e procedure per la registrazione, la Marcatura Temporale e la Conservazione Digitale a norma dei file audio prodotti durante l’attività lavorativa.

La digitalizzazione di tali prassi e operazioni si inserisce all’interno di un importante piano di Banca IFIS volto ad accelerare l’innovazione tecnologica a partire da determinati processi interni, mantenendo costante l’attenzione ai temi della sicurezza dei dati dei clienti e alla compliance normativa, attraverso l’adozione di servizi digitali in grado di dematerializzare una grande mole di documenti mantenendo però intatto il valore legale degli stessi.

BrandVoice
27 Gennaio, 2020 @ 2:19

Gestire l’innovazione: soluzioni sartoriali di marketing technology

di Forbes.it

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Di Andrea Marcante – Managing Director intech

Nessuno dubita che sia necessario nelle aziende, sfruttare le potenzialità del digitale per mantenere e aggiungere capacità competitiva anche a breve termine. E questa osservazione è sicuramente vera per il marketing.

Tuttavia, la retorica di cui sono permeati gli approcci sul digital marketing, è ammantata di disruption, revolution, e di una serie di altri roboanti proclami che appiattiscono il discorso e non permettono neppure di capire che cosa è realmente in gioco. Anzi, un paio di recenti articoli della Harvard Business Review ricordano che introdurre innovazione digitale in termini di rivoluzione è – per utilizzare una vecchia similitudine del mondo analogico – come gettare sabbia negli ingranaggi.

L’approccio da cui ci sembra corretto partire dopo 20 anni di continua presenza nel mare del web, è semmai evolutivo: si tratta di introdurre in primis una visione strategica sulle potenziali innovazioni di processi e poi di progettare e implementare le soluzioni tecnologiche adatte caso per caso.

In fondo, se l’innovazione di prodotto e comunicazione verso i potenziali clienti parla di customizzazione, perché non partire dalla customizzazione dell’innovazione?

Senza rifuggire gli standard che permettono di inquadrare e replicare velocemente il contesto, si tratta di proporre soluzioni sartoriali che vanno dalla individuazione dei dati di interesse alla costruzione di processi di normalizzazione e modellazione dei dati, fino ad offrire insight e attivazione dei dati stessi sulle piattaforme di delivery. Ebbene sì, a questo punto possiamo anche iniziare a lavorare con machine learning e intelligenza artificiale.

Insomma, ci siamo resi conto che rende di più un lavoro fine da bottega artigiana piuttosto che una bella piattaforma industrializzata ready-to-use e non per una ragione distintiva, o quantomeno non solo per questo, quanto proprio per una ragione di efficienza ed efficacia di un progetto di innovazione digitale, che abbia tempi ragionevolmente brevi di prima implementazione ma anche un respiro evolutivo ad almeno tre anni.

Ciò che fa la differenza è la comprensione del contesto all’inizio di un progetto.

Ci è capitato di incontrare eccellenti proposte da un punto di vista tecnologico che, in fase di attuazione, hanno incontrato problemi di realizzazione enormi proprio per la mancanza di competenza specifica del contesto.

Se chi deve realizzare uno strumento di normalizzazione e manipolazione dei dati, non ha ben chiaro che la misurazione del numero di utenti o della reach è fortemente influenzata dal fattore temporale (e che quindi, per esempio, non posso sommare la reach di week 1 con la reach di week 2 per avere una reach totale di periodo) rischia di fornire una visione della situazione completamente distorta. E ancora, se il progettista non ha una conoscenza anche verticale di quali siano le domande e i bisogni di un dipartimento di marketing digitale, non si accorgerà che avere pronto da qualche parte il dato di placement trafficati può essere petrolio – giusto per utilizzare un’altra abusata metafora – per un analista e quindi rischierà di non accorgersi che fornirà un livello di aggregazione troppo alto e di sottovalutare il volume di dati di un fattore fino a 10.000 volte inferiore con ovvie conseguenze di costi ed effort.

Si noti che questi esempi, che riportano situazioni realmente affrontate, non vogliono insistere su un possibile errore di brief ma su una premessa a monte di un intero progetto di marketing technology. Nei casi qui esposti evidentemente ci si è mossi avendo a disposizione un bouquet di soluzioni tecnologiche da proporre pensando a un obiettivo di ottimizzazione di flussi dati e, quando ci si muove così, la proposizione quasi automatica è di adattare un sistema già pronto altrove.

Il cliente però non parte dal bisogno di ottimizzazione del flusso dati: il cliente necessita di capire quali informazioni permettono di verificare il comportamento di segmenti di utenti rispetto a prodotti e azioni di comunicazione e magari se sia possibile ottenere degli insights previsionali su cui poi prendere decisioni.

Da qui parte allora un doppio lavoro che potremmo definire di mappatura geografica”.

È necessario in primis una mappa degli stakeholder coinvolti nel progetto: chi fa parte del progetto di marketing technology lato aziendale? Vi sono eventuali altri consulenti o provider che hanno voce in capitolo nel progetto? Individuate queste figure, bisogna definire le aree specifiche di cui sono investite, le relazioni tra queste aree e declinare di conseguenza quali sono le risposte che si attendono dai dati. In questa fase, si configura un lavoro di vera e propria traduzione tra portatori di competenze, interessi e conseguentemente linguaggi diversi: è facile esemplificare questa fase nelle due grandi aree di marketing e tecnologia che usano appunto approcci e vocabolari molto diversi. I designer esperti di sistemi e tecnologie di comunicazione direbbero che ci posizioniamo all’interno, o meglio, come uno dei vertici di un triangolo semiotico a fare da codifica e decodifica per il marketing da una parte e l’IT dall’altra, discutendo e proponendo l’evoluzione della stack tecnologica all’IT e il set di informazioni significative al marketing e magari valutando già la forma visuale che semplifichi la lettura. Se questo posizionamento riesce, il progetto trova una velocizzazione decisiva in quanto si assicura al cliente il controllo di entrambi i lati del progetto e come consulenti sappiamo che stiamo ricevendo indicazioni dai decisori corretti.

È a questo punto che si può passare a mappare le fonti dati e le dipendenze tra loro. Generalmente in questa fase quello che emerge è la non connessione e la mancanza di normalizzazione tra i dati stessi. Intervenire sui processi di integrazione delle fonti di dati è di nuovo delicato perché spesso agire sui dati significa agire sui processi di lavoro e spesso con referenti diversi, non è raro infatti che, ad esempio, analytics, dati di advertising e CRM siano gestiti da tre team diversi. In questo caso, il lavoro non è tanto di traduttori, quanto di fluidificatori dei processi (un collega una volta si presentò come data plumber, per fortuna il cliente comprese l’ironia della situazione). Unire i vari pezzi del puzzle è conveniente a tutte le parti in gioco: quando tutti iniziano a vedere insights interessanti, si verifica anche un miglioramento della collaborazione tra reparti del cliente stesso.

Il risultato è quindi una mappa dettagliata che mostra stakeholder, fonti dati, e i processi che connettono stakeholder stessi con fonti dati. Da qui si può lavorare a normalizzare i dati e a estrarli in modo coerente e consistente. Su questi dati si costruiscono sistemi di visualizzazione, siano dashboard interattive o report, e si implementano eventuali processi automatici di delivery delle azioni di comunicazione, come ad esempio calibrare il bidding delle search ads o i messaggi su fattori esterni quali localizzazione geografica o meteo.

Su queste soluzioni, che chiamano in causa algoritmi di machine learning, e su un altro aspetto chiave, la privacy dei dati, torneremo in prossimi post. Entrambi questi aspetti si posizionano proprio nel processo consulenziale che abbiamo qui tratteggiato.

Innovazione 24 Settembre, 2019 @ 10:09

Harmonic Innovation Week, NTT DATA porta in piazza l’innovazione digitale

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NTT DATA Harmonic Innovation Week

La strada per l’innovazione digitale si è materializzata nel centro storico di Castrolibero, in provincia di Cosenza. È successo in occasione della giornata conclusiva dell’evento firmato NTT DATA, Harmonic Innovation Week, e realizzato su concept di Oltre Open Innovation Hub e Università della Calabria, in partnership con la Fondazione Bruno Kessler e con l’Advisory Strategico di Entopan.

Walter Ruffinoni Ceo NTT DATA Italia
Walter Ruffinoni Ceo NTT DATA Italia

Al centro delle quattro giornate è stato il concetto di tecnologia quale infrastruttura per garantire un futuro più sostenibile. In linea con la visione di Walter Ruffinoni, ceo di NTT DATA Italia, secondo il quale anche dai piccoli borghi storici e della periferia possono partire nuove sfide. Siamo orgogliosi di aver dato il nome a una iniziativa così virtuosa e capace di esplorare concetti quali tecnologia, empatia, sostenibilità e società. Grazie all’NTT DATA Harmonic Innovation Week intendiamo infatti identificare soluzioni che siano sostenibili per il futuro e al contempo mettano al centro sia l’uomo che i suoi valori, in un nuovo modello di società.”

Obiettivo dalla manifestazione che, dal 16 al 20 settembre, ha visto il borgo dell’antica cittadina calabra trasformarsi in un laboratorio di innovazione diffuso è quello di contribuire concretamente all’affermarsi di uno sviluppo tecnologico che ponga al centro la persona umana, favorendo l’incontro e la collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti nella filiera dell’innovazione. Intenti spiegati anche da Giorgio Scarpelli, senior vice president e chief technology officer & Innovation di NTT DATA Italia, divisione nazionale della società giapponese leader nell’ambito dell’innovazione e informazione tecnologica: “Il nostro obiettivo è quello di contribuire concretamente all’affermarsi di uno sviluppo tecnologico che ponga al centro la persona umana, favorendo l’incontro e la collaborazione tra diversi soggetti coinvolti nella filiera dell’innovazione per creare un nuovo ecosistema integrato”.

NTT DATA Harmonic Innovation Week: Castrolibero, villaggio dell’innovazione

L’Harmonic Innovation Week è stata pensata come una kermesse internazionale di contaminazione tecnologica e culturale, orientata ai temi dell’innovazione sociale e della trasformazione digitale che introduce un format del tutto inedito.

Iniziative come la Harmonic Innovation Week, infatti, valorizzando comunità e territori e mettendo in moto un villaggio globale dell’innovazione tecnologica, dimostrano l’impegno di NTT DATA nel voler far leva sull’innovazione per una società più sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale.

NTT DATA Harmonic Innovation Week
Centro storico di Castrolibero

Il centro storico di Castrolibero, per cinque giorni, è stato trasformato in un “villaggio dell’innovazione” in cui startup, innovatori, centri di ricerca, mentori, grandi player dell’industria, nonché investitori privati e istituzionali, hanno interagito per identificare nuove idee e traiettorie di sviluppo in diversi domini tecnologici. Un risultato che rende particolarmente orgoglioso Francesco Cicione, ceo di Entopan: “Siamo fieri di questa prima edizione che registra un bilancio molto positivo. Circa 200 persone provenienti da tutto il mondo si sono riunite nel centro storico di uno dei borghi più belli della Calabria per confrontarsi su temi di stringente attualità, presentando soluzioni innovative e producendo idee di grande qualità.”

Un fitto palinsesto è stato alla base del successo riscosso dall’Harmonic Innovation Week: panel ispirazionali, esposizioni interattive di nuove tecnologie, presentazioni di startup e tavole rotonde. Ad arricchire il format anche incontri aperti al pubblico, eventi di contatto con la cultura del territorio e interventi di personaggi di spicco della cultura italiana e internazionale. “Il village – ha detto Gino Mirocle Crisci, rettore dell’Università della Calabria – è stato un grande esperimento di creazione di valore, ponendo nello stesso ‘reattore’ un borgo stupendo, dei player a livello globale, una importante Università e un provider di innovazione. L’auspicio è che “la reazione” creativa possa proseguire, e per questo stiamo lavorando, potenziando la vocazione per l’innovazione che la regione già parzialmente esprime, affiancando l’asset della ricerca a quelli più tradizionali e storici”.

Harmonic Innovation Week NTT DATA, serata conclusiva: la trasformazione digitale scende in strada

La conclusione dell’evento Harmonic Innovation Week ha visto due momenti di punta.  Alle ore 19.00 è stata inaugura ufficialmente per tutto il pubblico e i cittadini l’Innovation Avenue: una strada nel centro storico del borgo, nella quale gli innovatori sono entrati in contatto diretto con i cittadini attraverso dimostrazioni, esperienze interattive e momenti divulgativi. A seguire, negli spazi dell’anfiteatro di Castrolibero, 9 startup innovative, selezionate dall’Harmonic Innovation Contest su un panel di circa 70 partecipanti, hanno presentato il proprio modello di business e la propria value proposition ad una platea di esperti, stakeholders e investitori istituzionali.

Le startup selezionate (VirtuItaly, Reset, Innoflex, Macingo, Arcon, Mediaclinics, Altilia, ErreQuadro, ShieldIOT) hanno proposto soluzioni tecnologiche innovative negli ambiti Data & Intelligence, Internet of Things, Customer Experience, Cybersecurity & Blockchain, Intelligent Automation, IT Optimization.

A valutare le proposte emerse durante l’Harmonic Innovation week, un comitato di esperti costituito da Diego Teloni, Network Advisor di Oltre Open Innovation Hub, e dai professori Piero Dominici dell’Università di Perugia, Gianluigi Greco dell’Università della Calabria, Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa.

Ha chiuso la kermesse l’intervento del noto scrittore e giornalista Federico Rampini.