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Life 24 Marzo, 2020 @ 4:53

Disney + da oggi in Italia. Negli Usa è lo streaming che cresce di più nell’era Covid-19

di Forbes.it

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di Ariel Shapiro per Forbes.com

Mentre gli americani si preparano a trascorrere settimane (o mesi) all’interno delle loro case a causa della diffusione del coronavirus, si stanno abbonando a servizi di streaming aggiuntivi, con Disney + che si rivela di gran lunga la scelta più popolare.

  • Tra sabato 14 marzo e lunedì 16 marzo, il numero di registrazioni a Disney + è più che triplicato rispetto allo stesso periodo della settimana precedente, secondo i dati forniti in esclusiva a Forbes dalla società di analisi di streaming Antenna.
  • In concomitanza con la chiusura delle scuole in tutto il paese, il periodo ha visto il più grande aumento per Disney + nel 2020.
  • La tendenza, secondo il cofondatore di Antenna e il ceo Rameez Tase, è stata osservata dai dati raccolti dai panel di consumatori inseriti nelle mailing list per la ricezione di comunicazioni.
  • Anche i servizi di streaming premium tra cui HBO Now e Showtime hanno registrato notevoli guadagni (rispettivamente 90% e 78%) nello stesso periodo di tre giorni, ma c’è un problema: i dati includono anche prove gratuite e quei servizi tendono ad avere tassi di abbandono più elevati di Netflix o Disney +.
  • Netflix ha visto un aumento più modesto del 47% nel numero di crescita degli abbonati, ma è comunque una solida spinta per il gigante dello streaming che ha già 61 milioni di abbonamenti negli Stati Uniti
  • Apple ha registrato solo un aumento del 10% dei nuovi abbonati rispetto alla settimana precedente, il più basso di tutti i principali servizi di streaming.

Scenario di fondo: questo è un punto importante per la Disney, poiché gran parte della sue attività sono attualmente ferme. All’inizio di questo mese, la società ha deciso di chiudere i suoi parchi tema negli Stati Uniti e in Europa oltre a quelli in Asia che erano stati chiusi in precedenza. Il suo studio cinematografico ha anche ritardato l’uscita di film di riferimento come Mulan Black Widow e affronta un futuro incerto quando riapriranno i cinema. La scorsa settimana, la Disney ha annunciato l’intenzione di raccogliere fondi per far fronte alla perdita di entrate; forse anche il salto negli abbonati Disney + potrà essere d’aiuto.

Cosa cercare: se questa fame di contenuti si tradurrà in abbonamenti per i prossimi servizi HBO Max , che debutterà a maggio, e Peacock di NBCUniversal , che avrà un lancio iniziale ad aprile e che sarà rilasciato negli Stati Uniti a luglio. Come Disney +, HBO Max e Peacock avranno profondi cataloghi di film classici e programmi televisivi che il pubblico può trovare di conforto in questo momento di incertezza e paura.

Quello che non sappiamo: se il pubblico si atterrà alle loro nuove iscrizioni a lungo termine. Tase ha affermato che l’azienda continuerà ad analizzare i dati per vedere se il pubblico manterrà i propri servizi di streaming una volta che la vita tornerà alla normalità.

Tecnologia 20 Marzo, 2020 @ 1:23

Netflix e YouTube abbassano la qualità dello streaming per ridurre il sovraccarico delle reti

di Forbes.it

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Articolo di Isabel Togoh per Forbes.com

La notizia: Netflix e YouTube ridurranno temporaneamente la qualità dello streaming in Europa per ridurre il sovraccarico dei fornitori di servizi Internet poiché i blocchi imposti dall’emergenza coronavirus e il distanziamento sociale spingono più persone a lavorare da remoto e divertirsi al chiuso.

  • Entrambe le società hanno concordato di ridurre il loro bitrate (velocità di trasmissione) streaming per evitare il blocco della rete Internet, poiché lo streaming sulle piattaforme rappresenta una buona parte dell’uso di Internet.
  • Le mosse sono la risposta alle discussioni avvenute tra i CEO di Youtube e Netflix e il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, questa settimana.
  • Netflix afferma che ridurrà la sua qualità video, con una mossa che ridurrà il consumo di dati in Europa del 25%. Lo streaming ad alta definizione può utilizzare tre volte più dati all’ora rispetto alla definizione standard.
  • Un bit rate più elevato significa che le immagini appaiono più chiare sullo schermo, il che significa che gli utenti di tutta Europa potrebbero dover rinunciare allo streaming di dati e allo streaming 4K ad alta intensità di dati per i loro programmi preferiti.
  • YouTube di Alphabet sta seguendo l’esempio, dopo che Breton ha parlato con il CEO di YouTube Susan Wojcicki e il CEO di Alphabet Sundar Pichai.
  • Tutto il traffico europeo passerà alla definizione standard come impostazione predefinita, anziché in alta definizione, per almeno 30 giorni.

Commento importante: Breton ha twittato venerdì: “Accolgo con favore l’azione molto rapida che Netflix ha intrapreso per preservare il regolare funzionamento di Internet durante la crisi COVID19 mantenendo una buona esperienza per gli utenti

“Il Ceo @reedhastings dimostra un forte senso di responsabilità.”

Ha anche elogiato Pichai e Wojcicki per l’azione.

Il contesto: misure senza precedenti per mantenere milioni di persone al chiuso nello sforzo di contrastare la diffusione del coronavirus hanno visto un picco nell’uso di Internet in Europa, con i fornitori Vodafone e Deutsche Telekom tra quelli che segnalano un aumento nell’uso, in particolare quando più persone lavorano da casa. Breton è stato spinto ad agire per prevenire il sovraccarico dei fornitori di servizi Internet e all’inizio di questa settimana ha invitato gli utenti a passare alla definizione standard di “accesso sicuro a Internet per tutti”.

Business 2 Marzo, 2020 @ 3:34

Coronavirus spinge il consumo di video streaming e on demand

di Forbes.it

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L’emergenza coronavirus spinge il consumo di video streaming e on demand. Così secondo un’indagine di App Annie, società specializzata nall’analisi del traffico dati da dispositivi mobili come smartphone e tablet, citata in una nota di Iervolino Entertainment.

Secondo App Annie nelle prime due settimane di febbraio 2020 il ritmo con cui gli utenti cinesi hanno scaricato app è stato in aumento del 40% rispetto alla media del 2019.

Una tendenza riscontrata anche da Ugo di Tullio, docente di Organizzazione e legislazione dello spettacolo teatrale e cinematografico presso l’Università di Pisa, secondo cui l’aumento dell’attività di visione streaming e on demand subisce l’influsso delle misure precauzionali che hanno richiesto alla popolazione di ridurre le attività fuori casa.

“Aziende come la nostra non risentono delle restrizioni applicate dai governi in questi giorni, le decisioni prese non intaccano in alcun modo il nostro business model”, spiega a Forbes, Andrea Iervolino, fondatore e presidente di Iervolino Entertainment, società quotata all’Aim e specializzata nella produzione di contenuti cinematografici, televisivi, web series e short content. “Le visioni streaming registrate in questo momento sono in crescita in tutto il territorio nazionale e internazionale”, aggiunge.

Tecnologia 29 Luglio, 2019 @ 3:35

O lo streaming o la vita: da solo produrrebbe il 60% della CO2 di origine digitale

di Simona Politini

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ragazzo guarda un video su internet
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Guardare un video su YouTube o sprofondare sul divano per guardare, magari in un colpo solo, tutte le puntante della serie preferita in streaming su Netflix: semplici azioni della quotidianità che a noi danno piacere, ma che fanno male all’ambiente più di quanto possiamo immaginare.

Secondo uno studio realizzato da The Shift Project, un think tank francese che lavora per un’economia libera dalle emissioni di carbonio, infatti, quasi il 4% di tutte le emissioni di CO2 può ora essere attribuito al trasferimento globale di dati e all’infrastruttura ad esso necessaria. Una percentuale che potrebbe raddoppiare già nel 2025.

Il rapporto dal titolo “Climate crisis: The unsustainable use of online video – A practical case study for digital sobriety” punta il dito soprattutto sul trasferimento di video online ad alta intensità di dati: nel 2018, rivelano i ricercatori, il traffico video online ha rappresentato l’60% del totale dei flussi di dati mondiali divenendo responsabile di oltre 300 milioni di tonnellate di CO2 emesse nell’atmosfera, l’equivalente di quello che l’economia di un paese delle dimensioni della Spagna rilascia in un anno.

Video on demand: Netflix e Amazon Prime, un servizio streaming ad alto rischio ambientale

All’interno del traffico video online complessivo, sono principalmente quattro le tipologie che impattano in maniera negativa sul clima per via del massiccio utilizzo da parte degli utenti di tutto il mondo: al primo posto i ricercatori collocano i video on demand (Netflix, Amazon Prime, ecc.) che contribuiscono al totale del traffico video per il 34%, seguono le piattaforme di video per adulti (Pornhub, YouPorn, XVideo, ecc.) per il 27%, i video tube (YouTube, Daily Motion, Youku Tudou, ecc.) per il 21% e, infine, i video presenti sulle piattaforme di social network e altri (Facebook, Instagram, Tik Tok, Snapchat, Twitter, ecc.)  che contribuiscono per il 18%.

Una grave responsabilità ambientale pesa dunque sulle piattaforme come Netflix, Infinity TV, Now TV o Amazon Prime che stanno puntando sul mercato dello streaming on demand: dieci ore di film ad alta definizione (maggiore è la risoluzione di un video, più dati sono necessari) consumano più bit e byte di tutti gli articoli in lingua inglese di Wikipedia messi insieme, sottolinea lo studio.

Sobrietà digitale, un comportamento corretto per limitare le emissioni di CO2 legate alle nuove tecnologie

Trovare una soluzione per arginare le emissioni di CO2 generate dall’utilizzo delle tecnologie digitali online non è semplice: internet corre veloce e la ricerca di fonti di energia rinnovabili non riesce a tenere lo stesso passo. Tuttavia i membri di The Shift Project hanno un consiglio: sobrietà digitale.

Potremmo definire la sobrietà digitale come quell’insieme di comportamenti che prendono il via da una presa di coscienza sia da parte dei fornitori di contenuti video, che oggi mirano a massimizzare la quantità di contenuti consumati istigandone la fruizione indiscriminata, sia da parte degli utenti, che non percepiscono ancora abbastanza chiaramente le conseguenze di ogni propria azione.

Per aumentare la consapevolezza dell’impatto che la vita digitale quotidiana ha sul clima, The Shift Project ha quindi sviluppato Carbonalyser, un’estensione del browser Firefox gratuita in grado di misurare le emissioni di CO2 generate dall’attività internet.  Visualizzare questi dati dovrebbe farci comprendere, nella speranza dei ricercatori, l’impatto delle tecnologie digitali sui cambiamenti climatici. Per valutare questi impatti, il componente aggiuntivo: misura la quantità di dati che viaggiano dal browser internet, calcola il consumo di elettricità di questo traffico e calcola le emissioni di gas a effetto serra che il consumo di questa elettricità comporta.