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Tecnologia 26 Settembre, 2019 @ 11:30

Digitaliani si diventa. L’impegno di Cisco per rigenerare business con la rete

di Forbes.it

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Smart city
(Shutterstock)

Articolo tratto dal numero di settembre di Forbes. Abbonati

di Enzo Argante

Sono passati 30 anni dall’esordio del web, da quando cioè si pensava che la nuova tecnologia avrebbe rivoluzionato la connessione fra
le persone. E solo 10 anni da quando alle persone si sono aggiunti i processi, i dati, le macchine. Oggi più di 500 miliardi di soggetti sono collegati tra loro e hanno generato un nuovo mondo. La grande sfida adesso, non priva di lati controversi, è ingaggiarla mantenendo al centro le persone, le aziende, le istituzioni, i governi. Assisterli digitalmente in maniera intelligente, produttiva e sicura. Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco: “C’è un percorso di digitalizzazione in Italia che sta avvenendo e c’è la comprensione dell’importanza dell’investimento nel digitale. Il tema è: in quanto tempo lo facciamo per colmare il gap della produttività?”.

Da Cisco, il luogo industriale dove nasce l’infrastruttura della rete, la panoramica è completa. Così come credibili sono le ricette: “Intanto ci vuole agilità e velocità per portare a compimento qualsiasi progetto; quindi visione chiara degli obiettivi da raggiungere che devono partire dal presupposto che il digitale accredita una visione ‘orizzontale’ dei processi. Il mio suggerimento è basarsi su quattro termini chiave che delimitano il recinto entro cui costruire le piattaforme che devono essere: semplici, aperte, programmabili, sicure. Funzionali allo sviluppo delle imprese, delle città, del Paese, delle scuole, delle strutture sanitarie, del governo stesso”.

Agostino Santoni Cisco
Agostino Santoni, ad di Cisco

E su questa partita la multinazionale americana fa una sostanziosa puntata con un piano triennale di investimenti da 100 milioni di dollari per contribuire ad accelerare il processo di innovazione del sistema paese. Il progetto si chiama Digitaliani e affronta in termini operativi i temi del lavoro, delle imprese, dei mercati, del sociale nella trasformazione digitale. Termini, ancora una volta, sintetizzati in parole chiave: skilling, smart city, sicurezza, Sud.

Per quanto riguarda il primo punto, con il programma Networking Academy per le scuole, Cisco ha raggiunto in meno di tre anni l’obiettivo di formare 100mila studenti. “Siamo il primo Paese nella regione Europa, Medio Oriente, Africa e Russia, e il sesto nel mondo (dopo colossi come Usa, Cina, India) per il numero di studenti che hanno frequentato le nostre Networking Academy. Attualmente ne formiamo quasi 53mila all’anno, di cui 9.500 ragazze. Oltre 10mila di questi studenti hanno seguito dei percorsi career ready, ovvero orientati direttamente all’acquisizione di una certificazione professionale Cisco immediatamente spendibile sul mondo del lavoro”.

Non è solo questione di generare nuove skill, ma anche di reskilling, rigenerare appunto. “Abbiamo avviato diversi progetti, tra cui un accordo con Enel per lo sviluppo delle smart grid (reti intelligenti ndr) e la formazione o riqualificazione di professionisti nel settore, e ha focalizzato l’attenzione sulle tecnologie per la cybersecurity, essenziali per proteggere lo sviluppo”.

Entriamo nel cuore del tema smart city. “Ci siamo impegnati a collaborare con le pubbliche amministrazioni locali, per sperimentare l’evoluzione digitale dei servizi offerti ai cittadini attraverso delle esperienze di living lab, che permettano a comuni e regioni di ottenere riscontri e di ottimizzare i progetti in ambito smart city che potranno poi scegliere di portare avanti in autonomia”. Avviate collaborazioni con la Regione Friuli Venezia Giulia, con il Comune di Palermo, con il Comune di Perugia, Torino, la Regione Liguria, il Comune di Genova. Con il Comune di Milano per la realizzazione di un Security Operation Center a servizio della città.

Nel momento in cui Digitaliani entra nel merito delle fragilità del sistema Italia non può non mettere il dito nella questione meridionale. In cima alla lista c’è l’attività a Napoli: “Nel Digital Transformation Lab presso l’Università Federico II, vero e proprio centro di co-innovazione, formazione di nuove professionalità per la digitalizzazione, trasferimento di innovazione tecnologica sul territorio e nell‘Innovation Center Tim #Wcap. E ancora, più a sud: nello Smart City Living Lab a Palermo, dove c’è anche MoU in Sud Italia e un originale modello pubblico-privato per attività di formazione sulle competenze digitali dei giovani, supportare il comune nell’innovazione e creare uno Smart City Living Lab nell’area turistica più prestigiosa (il percorso Arabo Normanno) in centro a Palermo. Stiamo realizzando anche una soluzione di rete (wi-fi) sicura come piattaforma a disposizione di turisti e di realtà locali che sviluppano app e servizi per il turismo e i cittadini”.

Altro tema di primo piano è quello della sicurezza. “Insieme a Leonardo Company abbiamo avviato il progetto di ricerca triennale Filierasicura, guidato dall’Istituto Cini in coordinamento con otto università e centri di ricerca italiani, dedicato a sviluppare nuovi framework, tecnologie e soluzioni per proteggere le infrastrutture critiche del paese e la sua supplychain industriale. In particolare la valorizzazione con Università La Sapienza e dal Cini di giovani talenti (16-22 anni) in ambito cybersecurity. Ma siamo attivi anche a Milano con un nuovo Data center edge con Tim che potenzierà il servizio Cisco Umbrella, un nuovo investimento in sicurezza per la protezione semplice ed efficace delle nostre pmi. Tim Safe Web offre infatti una piattaforma di servizio altamente sicura, basata su Cisco Umbrella e integrata nella rete Tim, in grado di proteggere i piccoli utenti aziendali dalle attività informatiche dannose”. Il peggio è passato? Forse. La molla è scattata e Digitaliani sta contribuendo ad una iniezione di fiducia. L’onda lunga della crescita tecnologica esponenziale spaventa un po’ meno.

Cisco - Digitaliani
Si chiama Digitaliani ed è l’impegno concreto di Cisco in Italia per lo sviluppo e l’innovazione del nostro Paese. L’azienda ha messo sul piatto 100 milioni di dollari per incentivare la svolta economica e produttiva dell’Italia. Il progetto affronta in termini operativi i temi del lavoro, delle imprese, dei mercati, del sociale nella trasformazione digitale. Quattro le aree di intervento: skilling, smart city, sicurezza e Sud.
Tecnologia 28 Giugno, 2019 @ 2:18

Google Cloud Summit 2019: la trasformazione digitale vola in alto attraverso la “nuvola”

di Forbes.it

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Uno dei momenti del Google Cloud Summit 2019
Un momento del Google Cloud Summit 2019 (Courtesy Google)

Oltre 2.500 persone hanno partecipato al Google Cloud Summit, l’evento annuale di Google dedicato alla trasformazione digitale delle imprese e delle amministrazioni italiane attraverso il cloud.

L’evento, che si è tenuto a Milano martedì 25 giugno ed al quale hanno preso parte imprenditori, decisori, partner e sviluppatori, è stata l’occasione per approfondire le più recenti innovazioni tecnologiche di Google Cloud e le testimonianze più interessanti in Italia.

Le innovazioni tecnologiche di tendenza al Google Cloud Summit 2019

Quattro i temi principali sui quali sono state intavolate più di 40 sessioni parallele durante l’arco della giornata: modernizzazione delle infrastrutture, sicurezza, sviluppo applicazioni e gestione dati intelligenza artificiale. Tra le maggiori tendenze evidenziate: l’esigenza di soluzioni multi-cloud che siano flessibili per operare nel cloud con fornitori differenti (Anthos); soluzioni di intelligenza artificiale semplici e a portata di ogni impresa (Cloud AutoML) e lo sviluppo di soluzioni specifiche per i diversi settori industriali, come per esempio la vendita al dettaglio (Google Cloud for Retail).

Google Cloud, la soluzione scelta dalle grandi aziende che puntano allo sviluppo dei servizi

Oltre 30 aziende italiane hanno raccontato come stanno puntando al futuro grazie all’implementazione delle tecnologie cloud di Google. Testimonianze di come “anche in Italia, Google Cloud è un partner d’eccellenza per i più̀ importanti progetti di trasformazione digitale”, afferma Fabio Fregi, Country Manager di Google Cloud per l’Italia. Tra queste aziende: Generali Italia e Telepass.

Trasformare, innovare e personalizzare prodotti e servizi offerti ai clienti retail e corporate. È questo l’obiettivo della partnership strategica basata sul cloud stretta tra Generali Italia e Google, partnership che si concretizzerà anche nell’apertura di un nuovo laboratorio, con sede all’Innovation Park del Leone, in cui personale qualificato di Google affiancherà̀ gli esperti di Generali Italia nell’ideazione e industrializzazione di prodotti e servizi innovativi. Tra le priorità̀ dell’accordo: la gestione dei servizi di mobilità connessi a supporto della piattaforma paneuropea della mobilità del Gruppo Generali che parte dall’Italia.

Oggi, attraverso questa partnership – dichiara Francesco Bardelli, Ceo di Generali Jeniot e Chief Business Transformation Officer di Generali Italia acceleriamo ulteriormente nello sviluppo di servizi innovativi e nella costruzione di nuovi ecosistemi”.

Anche Telepass, società del gruppo Atlantia, oggi leader Europeo nel settore del telepedaggio per numero di paesi coperti, ha scelto Google Cloud per la migrazione dell’intera infrastruttura e la gestione smart dell’analisi dati e dei carichi di lavoro.

“Grazie alla collaborazione con Google Cloud – afferma Gabriele Benedetto, AD di Telepass – miriamo a diversificare ancora più velocemente i nostri servizi e a valorizzare, a vantaggio dei clienti, la mole di dati che gestiamo”.

Strategia 18 Maggio, 2019 @ 5:00

Come scegliere un Chief Digital Officer, il leader per la trasformazione digitale

di Simona Politini

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La trasformazione digitale agita le aziende che, per non rischiare di dover fermare la propria attività, decidono di guardare a nuove figure da inserire all’interno del proprio organico di modo da assicurarsi la capacita di perseguire strategie di business innovative. Non sorprende dunque l’aumento di richieste di professionisti per ricoprire il ruolo di Chief Digital Officer, un esperto della innovazione digitale in grado di assumersi la responsabilità di tutto ciò che compete questo settore.

Il punto diventa adesso: quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un candidato per poter essere selezionato per il ruolo di Chief Digital Officer?

Come trovare un Chief Digital Officer per guidare l’azienda nella trasformazione digitale

Il successo di un candidato nel ruolo di Chief Digital Officer è fortemente influenzato da due fattori: competenza e credibilità. Questo è il risultato dello studio condotto dai ricercatori Michael Wade, professore di Digital Business Transformation presso l’International Institute for Management Development (IMD) in Svizzera e Nikolaus Obwegeser, ricercatore presso l’IMD’s Global Center for Digital Business Transformation. Lo studio è stato pubblicato sulla MIT Sloan Management Review, la rivista edita presso il Massachusetts Institute of Technology.

Trovare il candidato giusto per ricoprire la posizione di Chief Digital Officer non è facile e gli incarichi tendono ad essere brevi. A partire da questa constatazione i ricercatori, durante la fine del 2018 e l’inizio del 2019, hanno analizzato i percorsi di carriera di 508 Chief Digital Officer, esaminato oltre 1.000 risposte di sondaggi da parte di questi e altri leader digitali e intervistati 42 di loro in 28 paesi operanti in settori diversi per comprendere meglio la posizione.

Competenza e credibilità, i fattori chiave di un futuro Chief Digital Officer

I risultati dello studio suggeriscono dunque che l’esito di un processo di selezione per il ruolo di Chief Digital Officer dipende per la maggior parte da quanto si è in grado di far percerpire all’esaminatore: competenza e credibilità. La competenza è un termine generico per la combinazione di conoscenze digitali, abilità ed esperienza. La credibilità è la convinzione all’interno di un’organizzazione che un candidato può raggiungere gli obiettivi dichiarati.

Per il ruolo di Chief Digital Officer meglio scegliere un candidato interno o esterno all’azienda?

Se assumere un Chief Digital Officer dall’interno o portarne uno dall’esterno è una decisione importante. Le organizzazioni spesso pensano che la competenza e la credibilità possano essere meglio combinate in un candidato esterno. Tuttavia, anche se i candidati esterni possono portare competenze ed esperienze digitali fondamentali per le organizzazioni che puntano ad una migliore struttura digitale, potrebbero faticare a costruirsi attorno credibilità necessaria per il cambiamento organizzativo.