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BrandVoice - Bain & Company 26 Marzo, 2020 @ 11:52

Come diventare leader nella trasformazione digitale – BRAND VOICE

di Forbes.it

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Come diventare leader nella trasformazione digitale
(Courtesy Bain & Company)

Perché l’innesto abbia successo occorre rispettare determinate condizioni di attecchimento. E se nell’ambito della botanica queste condizioni hanno a che fare soprattutto con il genoma delle piante, le tecniche e le tempistiche di taglio, per quanto riguarda l’adozione e la buona riuscita di un processo di trasformazione digitale, sono quattro le condizioni verso le quali chief digital officer, dipartimenti IT e top management devono alzare la soglia dell’attenzione. A illustrare quali sono e come procedere per radicare interventi e migliorie nella vasta complessità dell’organizzazione aziendale è Emanuele Veratti, partner e digital practice leader di Bain & Company, società di consulenza strategica che in Italia è presente e opera con 500 dei suoi 8mila specialisti impiegati a livello globale. E che non ha affatto smesso di crescere, come dimostra il varo del Digital Innovation Hub negli uffici di piazza Cordusio a Milano che porterà all’assunzione di 40 persone nel giro di un paio d’anni, soprattutto ingegneri, designer, data scientist e sviluppatori. Senza dimenticare le innumerevoli partnership che la società nata a Boston nel 1973 e in Italia dal 1989 sta avviando con startup, università e centri d’eccellenza del made in Italy che a vario titolo operano nel campo dell’innovazione e della ricerca applicata. Realtà con cui Bain intende collaborare per arricchire l’offerta di servizi e per il bene dei suoi clienti.

Emanuele Verratti, partner e digital practice leader di Bain & Company
Emanuele Veratti, partner e digital practice leader di Bain & Company

La prima condizione perché la trasformazione digitale attecchisca con profitto in azienda, o in altro tipo di organizzazione complessa, spiega Veratti, è la “centricità del cliente”, che non vuol dire semplicemente “mettere le sue esigenze al centro della propria strategia”, bensì domandarsi “cosa dobbiamo fare noi, come dobbiamo cambiare, per riuscire a trasformare la sua esperienza in qualcosa di unico ed esclusivo”. La seconda condizione è rappresentata dalla capacità di saper utilizzare i dati. “Di concetti quali advanced analytics o data driven strategy si parla ormai da tempo”, constata Veratti, “ma è giunto il momento di scaricare a terra tutto il loro potenziale” rendendolo fruibile nel concreto del lavoro di ogni giorno. Le altre due condizioni fondamentali per recepire benefici e potenzialità della trasformazione digitale sono: l’accettazione e adattamento alla “nuova cultura aziendale che sottostà alle moderne professionalità”, senza avere pretesa alcuna di cambiarla o piegarla al consueto modus operandi dell’azienda ma aprendosi alla novità (“e non è solo un tema generazionale”, tiene a precisare Veratti); l’orientamento, infine, della progettualità verso il “breve termine”, perché, conclude il ragionamento, “sta diventando sempre più complesso fare piani anche solo a due anni e occorre dunque saper riadattare di volta in volta metodi di lavoro e ricalibrare il business”.

Va da sé che per porre in essere simili condizioni, oltre a eccellere nel proprio settore di riferimento, un notevole aiuto può venire proprio dalla consulenza qualificata di soggetti terzi all’ordinaria quotidianità della governance aziendale, che rappresentano sempre più una risorsa strategica irrinunciabile. Non fosse altro perché ricerca e sviluppo sono sempre meno appannaggio esclusivo di dipartimenti interni all’azienda, e sempre più oggetto di contaminazione continua con il mondo delle startup o di chiunque sia capace di visione e innovazione. Ed è anche questo il mondo che Bain & Company intende coinvolgere nelle attività del suo Digital Innovation Hub per poter continuare a offrire insight sui diversi mercati e servizi d’eccellenza, allargando sempre più gli orizzonti del top management aziendale cui si rivolge con trent’anni di autorevolezza alle spalle nel campo della consulenza.

Chris Brahm, global leader del Technology & Analytics Group di Bain & Company
Chris Brahm, global leader del Technology & Analytics Group di Bain & Company

“Bain lavora con i leader e i capitani di industria in Italia e in tutto il mondo per portare risultati concreti e duraturi attraverso la digital transformation”, dichiara Chris Brahm, global leader del Technology & Analytics Group di Bain & Company. “Il nuovo Digital Innovation Hub a Milano è il luogo dove uniamo tecnologia all’avanguardia, analytics e visione innovativa per lavorare in partnership con i nostri clienti per disegnare e creare il loro futuro”. Ma ecco qualche esempio dei benefici che si possono generare quando un processo di trasformazione digitale è governato con profitto da parte del top management aziendale, nel rispetto delle suddette condizioni.

Come emerso lo scorso gennaio a San Francisco, in occasione della 38esima conferenza che ogni anno J.P. Morgan dedica all’healthcare, le innovazioni dell’industria 4.0 applicate al settore farmaceutico sono in grado di generare risparmi sui costi nell’ordine di grandezza del 20%, in particolare: 17% di risparmio sui costi di produzione, 15% di risparmio sui costi di conversione delle materie prime in medicinali e 14% dall’aumento della precisione nelle consegne. Secondo quanto risulta a Bain & Company, inoltre, nel comparto delle assicurazioni il ricorso a dispositivi mobili sta crescendo moltissimo, tanto nel ramo auto quanto in quello della previdenza e della cura della persona: il 40% della clientela utilizza almeno un device connesso, il 72% ritiene che in futuro dovrà farlo. Ma soprattutto un terzo dell’utenza che decide di servirsi di strumenti digitali, gestisce il suo profilo in autonomia, senza mai rivolgersi di persona al proprio consulente in un anno. Al tempo stesso, però, l’interazione con il proprio profilo è cinque volte superiore rispetto a chi non utilizza dispositivi elettronici. Senza contare poi che in questo settore stanno cominciando a entrare player digitali che non nascono come provider di servizi assicurativi. Uno scenario in cui chi non coglie le potenzialità del digitale è molto probabilmente destinato a perdere significative quote di mercato, se non addirittura a scomparire.

Un’ulteriore evidenza registrata da Bain & Company è che l’adozione di appropriati ed efficaci tool digitali consente di implementare la resa del reparto commerciale, di aumentare le vendite, quale che sia il settore di riferimento. Le compagnie più performanti, infatti, ricorrono a un 25% in più in media di strumentazione digitale rispetto a quelle che crescono di meno, sono due volte più propense ad aggiornarsi e a manutenere adeguatamente il funzionamento delle applicazioni utilizzate. Mentre nel campo della manifattura, chi accoglie la spinta del digitale grazie all’automazione e all’analisi dati, cresce in efficienza del 15/20% in media.

Hernan Saenz, global practice leader Bain & Company
Hernan Saenz, global practice leader Bain & Company

Trasformazione digitale però non è uno slogan e l’implementazione dei benefici che essa può generare ha bisogno di una strada, di un percorso di crescita equilibrato e sostenibile, scandito da tappe definite. Se ne sono accorti al World Economic Forum di Davos di cui Bain & Company è partner. “Cosa stanno facendo i leader della trasformazione digitale?”, si è chiesto Hernan Saenz, global practice leader. “Innanzitutto, tutto ciò che essi fanno è basato su di una strategia e gli obiettivi stabiliti (velocità, affidabilità e flessibilità) sono chiaramente definiti al di là dei costi. In secondo luogo, sebbene essi comprendano le tecnologie, incluse le più moderne come il calcolo quantistico o i robot intelligenti, definiscono sempre quali possono essere le declinazioni concrete come fanno, per esempio, nell’automazione e nell’automotive. Terzo aspetto è che i digital leader scelgono: fanno meno cose ma le fanno in grande”, spiega Saenz, “mentre altre aziende lanciano troppi progetti insieme ma rimangono bloccate in quello che viene definito come un ‘purgatorio digitale’. Quarto e probabilmente più importante aspetto è la capacità di costruire sinergie di scala per digitalizzare la forza lavoro, adottando anche modalità di lavoro agili per far crescere l’organizzazione costruendo solide partnership con clienti, fornitori e start-up. Infine, i digital leader prendono decisioni in modo fastidiosamente veloce e quando lo fanno avviano processi”.

Forbes Responsibility 26 Settembre, 2019 @ 11:30

Digitaliani si diventa. L’impegno di Cisco per rigenerare business con la rete

di Forbes.it

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Smart city
(Shutterstock)

Articolo tratto dal numero di settembre di Forbes. Abbonati

di Enzo Argante

Sono passati 30 anni dall’esordio del web, da quando cioè si pensava che la nuova tecnologia avrebbe rivoluzionato la connessione fra
le persone. E solo 10 anni da quando alle persone si sono aggiunti i processi, i dati, le macchine. Oggi più di 500 miliardi di soggetti sono collegati tra loro e hanno generato un nuovo mondo. La grande sfida adesso, non priva di lati controversi, è ingaggiarla mantenendo al centro le persone, le aziende, le istituzioni, i governi. Assisterli digitalmente in maniera intelligente, produttiva e sicura. Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco: “C’è un percorso di digitalizzazione in Italia che sta avvenendo e c’è la comprensione dell’importanza dell’investimento nel digitale. Il tema è: in quanto tempo lo facciamo per colmare il gap della produttività?”.

Da Cisco, il luogo industriale dove nasce l’infrastruttura della rete, la panoramica è completa. Così come credibili sono le ricette: “Intanto ci vuole agilità e velocità per portare a compimento qualsiasi progetto; quindi visione chiara degli obiettivi da raggiungere che devono partire dal presupposto che il digitale accredita una visione ‘orizzontale’ dei processi. Il mio suggerimento è basarsi su quattro termini chiave che delimitano il recinto entro cui costruire le piattaforme che devono essere: semplici, aperte, programmabili, sicure. Funzionali allo sviluppo delle imprese, delle città, del Paese, delle scuole, delle strutture sanitarie, del governo stesso”.

Agostino Santoni Cisco
Agostino Santoni, ad di Cisco

E su questa partita la multinazionale americana fa una sostanziosa puntata con un piano triennale di investimenti da 100 milioni di dollari per contribuire ad accelerare il processo di innovazione del sistema paese. Il progetto si chiama Digitaliani e affronta in termini operativi i temi del lavoro, delle imprese, dei mercati, del sociale nella trasformazione digitale. Termini, ancora una volta, sintetizzati in parole chiave: skilling, smart city, sicurezza, Sud.

Per quanto riguarda il primo punto, con il programma Networking Academy per le scuole, Cisco ha raggiunto in meno di tre anni l’obiettivo di formare 100mila studenti. “Siamo il primo Paese nella regione Europa, Medio Oriente, Africa e Russia, e il sesto nel mondo (dopo colossi come Usa, Cina, India) per il numero di studenti che hanno frequentato le nostre Networking Academy. Attualmente ne formiamo quasi 53mila all’anno, di cui 9.500 ragazze. Oltre 10mila di questi studenti hanno seguito dei percorsi career ready, ovvero orientati direttamente all’acquisizione di una certificazione professionale Cisco immediatamente spendibile sul mondo del lavoro”.

Non è solo questione di generare nuove skill, ma anche di reskilling, rigenerare appunto. “Abbiamo avviato diversi progetti, tra cui un accordo con Enel per lo sviluppo delle smart grid (reti intelligenti ndr) e la formazione o riqualificazione di professionisti nel settore, e ha focalizzato l’attenzione sulle tecnologie per la cybersecurity, essenziali per proteggere lo sviluppo”.

Entriamo nel cuore del tema smart city. “Ci siamo impegnati a collaborare con le pubbliche amministrazioni locali, per sperimentare l’evoluzione digitale dei servizi offerti ai cittadini attraverso delle esperienze di living lab, che permettano a comuni e regioni di ottenere riscontri e di ottimizzare i progetti in ambito smart city che potranno poi scegliere di portare avanti in autonomia”. Avviate collaborazioni con la Regione Friuli Venezia Giulia, con il Comune di Palermo, con il Comune di Perugia, Torino, la Regione Liguria, il Comune di Genova. Con il Comune di Milano per la realizzazione di un Security Operation Center a servizio della città.

Nel momento in cui Digitaliani entra nel merito delle fragilità del sistema Italia non può non mettere il dito nella questione meridionale. In cima alla lista c’è l’attività a Napoli: “Nel Digital Transformation Lab presso l’Università Federico II, vero e proprio centro di co-innovazione, formazione di nuove professionalità per la digitalizzazione, trasferimento di innovazione tecnologica sul territorio e nell‘Innovation Center Tim #Wcap. E ancora, più a sud: nello Smart City Living Lab a Palermo, dove c’è anche MoU in Sud Italia e un originale modello pubblico-privato per attività di formazione sulle competenze digitali dei giovani, supportare il comune nell’innovazione e creare uno Smart City Living Lab nell’area turistica più prestigiosa (il percorso Arabo Normanno) in centro a Palermo. Stiamo realizzando anche una soluzione di rete (wi-fi) sicura come piattaforma a disposizione di turisti e di realtà locali che sviluppano app e servizi per il turismo e i cittadini”.

Altro tema di primo piano è quello della sicurezza. “Insieme a Leonardo Company abbiamo avviato il progetto di ricerca triennale Filierasicura, guidato dall’Istituto Cini in coordinamento con otto università e centri di ricerca italiani, dedicato a sviluppare nuovi framework, tecnologie e soluzioni per proteggere le infrastrutture critiche del paese e la sua supplychain industriale. In particolare la valorizzazione con Università La Sapienza e dal Cini di giovani talenti (16-22 anni) in ambito cybersecurity. Ma siamo attivi anche a Milano con un nuovo Data center edge con Tim che potenzierà il servizio Cisco Umbrella, un nuovo investimento in sicurezza per la protezione semplice ed efficace delle nostre pmi. Tim Safe Web offre infatti una piattaforma di servizio altamente sicura, basata su Cisco Umbrella e integrata nella rete Tim, in grado di proteggere i piccoli utenti aziendali dalle attività informatiche dannose”. Il peggio è passato? Forse. La molla è scattata e Digitaliani sta contribuendo ad una iniezione di fiducia. L’onda lunga della crescita tecnologica esponenziale spaventa un po’ meno.

Cisco - Digitaliani
Si chiama Digitaliani ed è l’impegno concreto di Cisco in Italia per lo sviluppo e l’innovazione del nostro Paese. L’azienda ha messo sul piatto 100 milioni di dollari per incentivare la svolta economica e produttiva dell’Italia. Il progetto affronta in termini operativi i temi del lavoro, delle imprese, dei mercati, del sociale nella trasformazione digitale. Quattro le aree di intervento: skilling, smart city, sicurezza e Sud.
Tecnologia 28 Giugno, 2019 @ 2:18

Google Cloud Summit 2019: la trasformazione digitale vola in alto attraverso la “nuvola”

di Forbes.it

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Uno dei momenti del Google Cloud Summit 2019
Un momento del Google Cloud Summit 2019 (Courtesy Google)

Oltre 2.500 persone hanno partecipato al Google Cloud Summit, l’evento annuale di Google dedicato alla trasformazione digitale delle imprese e delle amministrazioni italiane attraverso il cloud.

L’evento, che si è tenuto a Milano martedì 25 giugno ed al quale hanno preso parte imprenditori, decisori, partner e sviluppatori, è stata l’occasione per approfondire le più recenti innovazioni tecnologiche di Google Cloud e le testimonianze più interessanti in Italia.

Le innovazioni tecnologiche di tendenza al Google Cloud Summit 2019

Quattro i temi principali sui quali sono state intavolate più di 40 sessioni parallele durante l’arco della giornata: modernizzazione delle infrastrutture, sicurezza, sviluppo applicazioni e gestione dati intelligenza artificiale. Tra le maggiori tendenze evidenziate: l’esigenza di soluzioni multi-cloud che siano flessibili per operare nel cloud con fornitori differenti (Anthos); soluzioni di intelligenza artificiale semplici e a portata di ogni impresa (Cloud AutoML) e lo sviluppo di soluzioni specifiche per i diversi settori industriali, come per esempio la vendita al dettaglio (Google Cloud for Retail).

Google Cloud, la soluzione scelta dalle grandi aziende che puntano allo sviluppo dei servizi

Oltre 30 aziende italiane hanno raccontato come stanno puntando al futuro grazie all’implementazione delle tecnologie cloud di Google. Testimonianze di come “anche in Italia, Google Cloud è un partner d’eccellenza per i più̀ importanti progetti di trasformazione digitale”, afferma Fabio Fregi, Country Manager di Google Cloud per l’Italia. Tra queste aziende: Generali Italia e Telepass.

Trasformare, innovare e personalizzare prodotti e servizi offerti ai clienti retail e corporate. È questo l’obiettivo della partnership strategica basata sul cloud stretta tra Generali Italia e Google, partnership che si concretizzerà anche nell’apertura di un nuovo laboratorio, con sede all’Innovation Park del Leone, in cui personale qualificato di Google affiancherà̀ gli esperti di Generali Italia nell’ideazione e industrializzazione di prodotti e servizi innovativi. Tra le priorità̀ dell’accordo: la gestione dei servizi di mobilità connessi a supporto della piattaforma paneuropea della mobilità del Gruppo Generali che parte dall’Italia.

Oggi, attraverso questa partnership – dichiara Francesco Bardelli, Ceo di Generali Jeniot e Chief Business Transformation Officer di Generali Italia acceleriamo ulteriormente nello sviluppo di servizi innovativi e nella costruzione di nuovi ecosistemi”.

Anche Telepass, società del gruppo Atlantia, oggi leader Europeo nel settore del telepedaggio per numero di paesi coperti, ha scelto Google Cloud per la migrazione dell’intera infrastruttura e la gestione smart dell’analisi dati e dei carichi di lavoro.

“Grazie alla collaborazione con Google Cloud – afferma Gabriele Benedetto, AD di Telepass – miriamo a diversificare ancora più velocemente i nostri servizi e a valorizzare, a vantaggio dei clienti, la mole di dati che gestiamo”.

Strategia 18 Maggio, 2019 @ 5:00

Come scegliere un Chief Digital Officer, il leader per la trasformazione digitale

di Simona Politini

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La trasformazione digitale agita le aziende che, per non rischiare di dover fermare la propria attività, decidono di guardare a nuove figure da inserire all’interno del proprio organico di modo da assicurarsi la capacita di perseguire strategie di business innovative. Non sorprende dunque l’aumento di richieste di professionisti per ricoprire il ruolo di Chief Digital Officer, un esperto della innovazione digitale in grado di assumersi la responsabilità di tutto ciò che compete questo settore.

Il punto diventa adesso: quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un candidato per poter essere selezionato per il ruolo di Chief Digital Officer?

Come trovare un Chief Digital Officer per guidare l’azienda nella trasformazione digitale

Il successo di un candidato nel ruolo di Chief Digital Officer è fortemente influenzato da due fattori: competenza e credibilità. Questo è il risultato dello studio condotto dai ricercatori Michael Wade, professore di Digital Business Transformation presso l’International Institute for Management Development (IMD) in Svizzera e Nikolaus Obwegeser, ricercatore presso l’IMD’s Global Center for Digital Business Transformation. Lo studio è stato pubblicato sulla MIT Sloan Management Review, la rivista edita presso il Massachusetts Institute of Technology.

Trovare il candidato giusto per ricoprire la posizione di Chief Digital Officer non è facile e gli incarichi tendono ad essere brevi. A partire da questa constatazione i ricercatori, durante la fine del 2018 e l’inizio del 2019, hanno analizzato i percorsi di carriera di 508 Chief Digital Officer, esaminato oltre 1.000 risposte di sondaggi da parte di questi e altri leader digitali e intervistati 42 di loro in 28 paesi operanti in settori diversi per comprendere meglio la posizione.

Competenza e credibilità, i fattori chiave di un futuro Chief Digital Officer

I risultati dello studio suggeriscono dunque che l’esito di un processo di selezione per il ruolo di Chief Digital Officer dipende per la maggior parte da quanto si è in grado di far percerpire all’esaminatore: competenza e credibilità. La competenza è un termine generico per la combinazione di conoscenze digitali, abilità ed esperienza. La credibilità è la convinzione all’interno di un’organizzazione che un candidato può raggiungere gli obiettivi dichiarati.

Per il ruolo di Chief Digital Officer meglio scegliere un candidato interno o esterno all’azienda?

Se assumere un Chief Digital Officer dall’interno o portarne uno dall’esterno è una decisione importante. Le organizzazioni spesso pensano che la competenza e la credibilità possano essere meglio combinate in un candidato esterno. Tuttavia, anche se i candidati esterni possono portare competenze ed esperienze digitali fondamentali per le organizzazioni che puntano ad una migliore struttura digitale, potrebbero faticare a costruirsi attorno credibilità necessaria per il cambiamento organizzativo.