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Leader 6 Marzo, 2019 @ 8:09

Da socio di Lapo Elkann a Xerjoff, Andrea Tessitore racconta la sua nuova sfida

di Anna Rita Russo

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ritratto Andrea Tessitore
Andrea Tessitore, presidente Xerjoff Group e senior advisor Elite-Borsa Italiana (Courtesy Xerjoff)

Andrea Tessitore è una persona che di cose ne ha fatte, e ne ha da raccontare, tante. Classe 1973, torinese, laureato in giurisprudenza a Torino con tesi alla Sorbona di Parigi e master in Corporate Finance all’University of Virginia School of Law, avvocato con esperienze professionali a New York e Londra presso gli studi Latham & Watkins e a Roma negli uffici legali Gianni Origoni & Grippo. Nel suo recente passato figura il nome di Lapo Elkann con il quale ha fondato il brand di occhiali Italia Independent rivestendo fino al 2016 il ruolo di ceo. Dal luglio scorso ha deciso di affrontare una nuova sfida nel mondo del lusso con Xerjoff, realtà leader nella profumeria di nicchia, che nel 2018 ha toccato i dieci milioni di ricavi e nel cui portfolio rientrano anche i brand Casamorati e Kemi. Da novembre Xerjoff è anche sbarcata a Piazza Affari nel progetto Elite di Borsa Italiana, piattaforma che favorisce la crescita delle aziende e di cui Tessitore è senior advisor.

“La mia volontà – spiega a Forbes.it – era quella di entrare in un gruppo e in un settore dove portare il know how e l’esperienza decennale sviluppati con Italia Independent, un’azienda fondata nel 2007 da un pezzo di carta bianca e diventata oggi un brand riconosciuto, che è riuscito a lasciare un segno evidente nel campo dell’occhialeria grazie ad alcune innovazioni. Il lungo percorso con Italia Independent è stato fondamentale in quanto mi ha permesso di conoscere un settore con molte similitudini a quello della mia nuova avventura nella profumeria di nicchia, una realtà che sta vivendo un cambiamento epocale, perché sta dettando i nuovi standard dell’industria. I grandi conglomerati negli ultimi anni hanno iniziato una serie di acquisizioni di marchi e gruppi più piccoli, proprio come Xerjoff Group e si sono avvicinati al linguaggio della profumeria di nicchia, che preferisco definire di lusso, poiché le creazioni olfattive sono ora più qualitative, durano più a lungo, i prezzi dei profumi sono cresciuti e i contenitori sono più ricercati. A differenza della profumeria commerciale, quella di nicchia non nasce necessariamente dalle esigenze del pubblico, ma sono vere e proprie creazioni artistiche. Se guardiamo al mercato europeo, secondo i dati forniti durante l’edizione di settembre di Pitti fragranze, la profumeria di nicchia genera a livello wholesale circa 600 milioni di fatturato e 1,3 miliardi a livello retail. Solo il 10% delle imprese supera i 5 milioni di euro di ricavi e il 60% meno di 500mila. Xerjoff lo scorso anno ha superato i 10 milioni di fatturato, anche se occorre trovarle ancora un giusto posizionamento sul mercato e riflettere su come in primis strutturarsi a livello aziendale e di obiettivi. Ho deciso di abbracciare questa realtà soprattutto per le persone che ne fanno parte, i fondatori Sergio Momo e Dominique Salvo, con cui abbiamo condiviso da subito alcune linee strategiche, perché entrambi aperti al dialogo, al mondo, al mercato e a capire che rafforzare la squadra era importante. Inoltre si tratta di un’eccellenza italiana che viene dalla mia città di origine, Torino, presente in 60 Paesi con il 95% di export”.

andrea tessitore e sergio momo
Andrea Tessitore con Sergio Momo, founder e artistic director di Xerjoff (Courtesy Xerjoff)

Solo beauty o puntate a offrire esperienze immersive e complete al cliente come strategie di cross-industry?

La mission è quella di affermare e sviluppare a livello globale i tre marchi di proprietà del gruppo: Xerjoff, Casamorati e Kemi, ognuno con un proprio target di riferimento. Il nostro è un bisogno estremo di sana visibilità fuori contesto e non limitarsi esclusivamente al settore del beauty. Per mettere in atto ciò abbiamo deciso di intraprendere una partnership nuova per il mondo della profumeria, sviluppando una comunicazione che vada al di là delle mosse classiche che uno si aspetterebbe dal settore. Xerjoff sarà sponsor al prossimo motomondiale della MV Agusta, storico marchio italiano che torna in pista dopo 42 anni. Essere presenti sul cupolino di una moto mitica che corre nella classe Moto2 darà a Xerjoff non solo una visibilità estrema, ma trattandosi di un brand che per quanto con volumi e quantità ridotti vanta una presenza mondiale in 60 Paesi, le 19 tappe del MotoGP ci permetteranno di andare a sviluppare i rapporti con i nostri stakeholder locali. La visione aziendale di Xerjoff Group non consiste nell’ottenere successo creando un nuovo profumo, ma adottando le giuste modalità attraverso cui questo viene proposto al cliente.

Quali i mercati su cui siete presenti e quali quelli su cui investire?

Xerjoff Group è nato sin da subito con una vocazione a vendere oltre i confini nazionali e oggi ci vede protagonisti a Londra, mercato di riferimento e cuore commerciale dell’azienda, vantiamo una presenza in tutti i principali department store, come Selfridges, Harvey Nichols, Fortnum & Mason e una boutique al sesto piano di Harrods, dove Xerjoff è tra i marchi leader a livello di vendita. Inoltre siamo molto apprezzati anche nel Middle East, Russia e Stati Uniti, mentre l’Italia resta per noi un paese strategico, in cui Xerjoff è stato fondato, il paese dove operiamo e nel quale vogliamo far crescere la visibilità con una comunicazione più dinamica, efficace e trasversale in grado di catturare in maniera diversa l’attenzione del consumatore. L’Italia si sta approcciando da poco alla profumeria di nicchia, ma nelle città di Milano, Roma e Torino registriamo un costante aumento dell’attenzione e delle vendite. Il nostro store di Torino sta crescendo grazie all’affluenza di molti stranieri e le operazioni di marketing e comunicazione effettuate stanno avvicinando il pubblico al marchio. Il mercato invece in cui vorremmo rafforzare la nostra presenza è l’Asia, ad esempio la Cina non è pronta alla profumeria di lusso, ma con un corretto lavoro strategico potremmo essere tra i primi marchi ad entrare, a detta degli americani come first mover.

Da novembre Xerjoff è entrato nel programma Elite di Borsa Italiana in collaborazione con Confindustria, a sostegno delle Pmi per avvicinarle al mercato dei capitali, una piattaforma internazionale di cui lei è responsabile. Si tratta di un progetto ambizioso che sembra funzioni, tanto che avete raggiunto quota 1000 aziende.

È un progetto che nasce per supportare quella che rappresenta l’ossatura del nostro paese, ovvero le piccole e medie imprese. Nasce con l’intenzione di far capire all’imprenditore che si tratta di qualcosa che funziona, è uno strumento di crescita non solo dimensionale ma anche culturale, naturalmente con un focus sui mercati dei capitali. I benefici che Elite porta all’interno di una struttura sono innumerevoli e soprattutto danno all’imprenditore una forte consapevolezza di cosa si ha in mano e di come gestire l’azienda nel suo percorso di crescita. Elite garantisce un’alternativa a quello che il mercato dei capitali può offrire, quindi va oltre l’unica scelta che il piccolo medio imprenditore ha sempre utilizzato, che è il ricorso al credito bancario. Un progetto che sta avendo successo non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo, con più di 1000 aziende all’interno del programma. Per questo sono orgoglioso che Xerjoff Group sia entrato in questo progetto e nel prossimo biennio potrà ottenere il certificato che permetterà alle persone chiave dell’azienda di avere maggiore dimestichezza con quegli strumenti che serviranno a centrare l’obiettivo di crescita.

Il futuro è nelle mani di piccole aziende locali o grandi player?

In un mercato globale il fattore dimensionale è determinante, la crescita aziendale deve essere sana ed equilibrata e può avvenire solo tramite una forte crescita culturale. Per cui il futuro dell’Europa e nello specifico dell’Italia è quello di un paese che deve rendersi conto che il salto dimensionale è necessario per rimanere competitivi ed essere presenti in un ambito internazionale, e non ridursi a player locali. Il nanismo, le aziende piccole con eccezion fatta di artigiani di determinate categorie o di alcuni settori specifici, non ha più un vero senso di esistere.

Cosa pensa riguardo alle misure presenti nella Legge di Bilancio 2019 a sostegno del venture capital e private capital?

Elite parla ad aziende che funzionano e questo è per certi versi complicato perché chi funziona è meno propenso a ricevere consigli. Si rivolge ad aziende con almeno 10milioni di fatturato e un ebitda superiore al 5% o ad aziende con 5 milioni di fatturato ma che hanno registrato nell’ultimo triennio tassi di crescita superiori al 15. Il tema del venture capital è molto interessante e penso sia stato trattato adeguatamente con le ultime iniziative che sono state poste in essere, infatti il tema degli incentivi legati alle startup innovative, al credito di imposta che finalmente si può ottenere investendo in startup e piccole imprese è molto accattivante e incentivante. Bisogna proseguire su questa strada, perché è solo incentivando l’imprenditorialità e la creatività italiana che è valida, insieme al salto dimensionale di chi è piccolo medio, che continuiamo a essere competitivi. È fondamentale spostare l’attenzione sulla piccola media impresa, che è quella che ha bisogno oggi più che mai del supporto del governo e delle istituzioni.

Obiettivi futuri di Xerjoff Group?

Chiarezza di strategia, focalizzazione sui mercati principali, crescita dei marchi di proprietà del gruppo, in particolare Xerjoff e Casamorati, con una chiara e netta distinzione di geografie e target di riferimento, e la multicanalità. Infine attenzione alla digitalizzazione, ossia a come avvicinare la profumeria di lusso al digitale a 360 gradi. Che però non riguarda solo la piattaforma xerjoffuniverse.com lanciata di recente con ottimi riscontri, ma anche a tutte quelle innovazioni tecnologiche che potrebbero essere applicate ad esempio alle bottiglie di profumo.

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