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Style 11 aprile, 2019 @ 9:13

Il laboratorio del meta-luxury di Visionnaire

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
Eleonore Cavalli, art director di Visionnaire.

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

Visionari. Di quelli che, anche dopo 15 anni, sempre in ottima salute, non smettono di alimentare il fuoco sacro della creatività. Lo stesso che nel 1959 ha portato alla nascita di un marchio specializzato in arredi di lusso che porta questa missione nel nome stesso del brand. Per Visionnaire, partecipata dai fondi Altopartners ed Ergon Capital III, il 2018, chiuso a quota 45 milioni di euro di fatturato, e il 2019, dedicato alla celebrazione del 60° anniversario dell’azienda “madre”, Ipe, sono stati due anni pieni di soddisfazioni.

“Vogliamo innanzitutto festeggiare il fatto che la produzione è rimasta italiana al 100%”, spiega Eleonore Cavalli, art director di Visionnaire, “la nostra alta sartorialità per l’arredo si fonda su una struttura fluida di circa 40 centri sparsi per il Paese. Tra tutti noi c’è uno scambio di saperi che ricorda un laboratorio rinascimentale. Condividiamo dei valori e abbiamo deciso di racchiuderli in Decàlogo, un volume edito in serie limitata e presentato in occasione della 58esima edizione del Salone del Mobile a Milano, in programma dal 9 al 16 aprile: i curatori Barbara Brondi e Marco Rainò ci hanno aiutato a fissare quei principi grazie agli scritti di Felix Burrichter, Natalia Timascheva e Leon Sun e alle immagini di Delfino Sisto Legnani”. Il libro però non è l’unica iniziativa del brand: gli scatti di Legnani ispirati ai dieci concetti chiave di Decàlogo diventano anche una mostra all’interno di Wunderkammer, lo spazio espositivo del flagship store di Visionnaire in piazza Cavour, sempre a Milano.

“L’anniversario ci ha portati a riflettere su dove vogliamo andare. Meta-luxury è la parola chiave, ovvero raccontarsi, aprirsi alle domande di chi cerca una storia dentro al prodotto. Per questo abbiamo anche pensato a una esperienza fatta di video installazioni firmate dallo studio MyBossWas, dove i clienti possono vivere le collezioni con un approccio immersivo”.

Tutto parte dall’intuizione di tre fratelli, Carlo, Pompeo e Vittorio Cavalli, che nel 1959 mettono in piedi nel bolognese un’azienda chiamata Ipe (Imbottiture prodotti espansi). Avevano esperienze nel settore automotive, dove l’avvento del poliuretano espanso stava di molto semplificando i processi produttivi per i sedili degli abitacoli. Loro però comprendono che quella rivoluzione può arrivare anche nelle case degli italiani. Così iniziano a produrre arredi. Arriva così la partecipazione alla prima edizione del Salone del Mobile, nel 1961, in occasione della quale l’azienda presenta la poltrona Mercury, disegnata dallo scultore Rito Valla ed entrata di diritto nella storia del design. Alla guida di Ipe subentrano poi il figlio di Vittorio, Luigi, e i suoi figli, Leopold ed Eleonore, che nel 2004 fondano, sempre in seno alla società, Visionnaire.

Quello che li distingue è la sapienza nell’applicare al proprio settore le dinamiche della haute couture, ovvero la costruzione interamente su misura di modelli esclusivi: “Realizziamo i sogni dei nostri clienti studiando apposta per loro progetti di interior design e architettura”, spiega Eleonore. Nel frattempo, il brand italiano guarda con sguardo fiero verso il futuro, mirando all’espansione su scala internazionale (il network attuale copre 30 boutique distribuite su 55 paesi) e al rafforzamento dei mercati esistenti. Come quello statunitense dove il marchio ha inaugurato di recente un nuovo spazio espositivo a Los Angeles.