Tutte le innovazioni di un campione della navigazione satellitare come Garmin

Stefano Viganò, Garmin Italia
Stefano Viganò, ad di Garmin Italia (Courtesy Garmin Italia)
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Stefano Viganò, Garmin Italia
Stefano Viganò, ad di Garmin Italia (Courtesy Garmin Italia)

Articolo tratto dal numero di luglio/settembre 2020 di BIKE, in allegato a Forbes Italia. Abbonati

Un colpo di pedale su percorsi virtuali per rilanciare una crescita al cento per cento reale. È ciò che è successo a Garmin con l’imprevista serrata e il confinamento causati dalla pandemia da coronavirus. A livello globale l’azienda campione della navigazione satellitare che ad aviazione, nautica e automotive ha affiancato con successo la produzione di dispositivi per sport di fatica come ciclismo e corsa, veniva da un 2019 chiuso con un record di fatturato a 3,8 miliardi di dollari e quasi 70 milioni di euro in Italia, dove cresce in doppia cifra da diversi anni. Ma è sopraggiunta un’enorme sfida: il maledetto nanokiller Covid-19 ha iniziato a mietere vittime e seminare panico in ogni angolo del pianeta, metà della popolazione mondiale reclusa in casa e i profitti delle aziende congelati.

Garmin
(Courtesy Garmin Italia)

“Marzo e aprile sono stati mesi difficili”, dice a BIKE Stefano Viganò, amministratore delegato di Garmin Italia. “Per fortuna siamo un’azienda solidissima, nessun debito, e abbiamo assorbito il colpo senza ricorrere alla cassa integrazione”. Una positiva sorpresa poi è giunta dal successo dei cicloergometri Tacx, società acquisita nel 2019 che ha portato in dote la moderna versione dei rulli su cui i ciclisti si allenano da casa. Dispositivi all’avanguardia che, grazie alla tecnologia della gamma di ciclo-computer Garmin Edge sono divenuti veri e propri simulatori di uscite e corse su strada. Attività che però, diversamente da altri e-sport da salotto, richiedono fatica vera: la pedalata è reale, grazie anche alla simulazione dell’altimetria e agli obiettivi fissati dall’app.

Il risultato “è stato incredibile”, constata Viganò: “abbiamo prosciugato i magazzini di mezza Europa facendo registrare vendite al di là di ogni più rosea aspettativa”. Va detto anche che Garmin ha attivamente contribuito a stimolare la domanda di cicloergometri e ciclo-computer, rendendosi promotrice, in partnership con Rcs Sport, del primo Giro d’Italia e della prima Milano-Sanremo virtuali. Due eventi che, oltre ad aver visto la partecipazione di atleti professionisti e vecchie glorie del pedale, hanno aperto le porte a migliaia di cicloamatori connessi da remoto. E chi ancora non era attrezzato per competere ha cominciato a valutare l’acquisto, quando non a finalizzarlo.

“Il 2020 non si concluderà in modo drammatico”, assicura Viganò, “certamente sarebbe stato meglio poter proseguire al ritmo di crescita del 2019, ma vorrà dire che i nostri ambiziosi obiettivi si proietteranno sul 2021 e sul prossimo triennio”. In Garmin dal 2007, quando la società che ha il suo quartier generale a Olathe, Kansas, ha deciso di rilevare l’allora distributore italiano, Viganò riconosce come punti di forza per la ripartenza alcuni “valori che contraddistinguono questa azienda: onestà, integrità e rispetto”. E ne aggiunge un quarto: “La passione, perché Garmin produce prodotti fatti da appassionati per appassionati, che si tratti di pilotare un elicottero, comandare una nave oppure guidare una bici”.

Qualità, eccellenza e stile sono anche la ragione per cui un manufatto come il Garmin fēnix, sviluppato in collaborazione con l’alpinista Simone Moro, ha saputo sbarcare nell’orologeria di tutti i giorni come prodotto lifestyle e di tendenza. Grazie anche alla costruzione di un brand fortemente aspirazionale dal forte appeal tra quanti amano l’eleganza casual in contesti formali dove portare con sé un segno delle proprie passioni. Un azzardo tutto italiano poi replicato con successo anche all’estero.

Viganò vede all’orizzonte una “ripresa repentina” perché, “chi vive davvero una passione vuole tornare quanto prima a fare ciò che ama: correre, andare in bicicletta, in barca a vela o giocare a golf”. E Garmin è pronta. “Con il nostro modello aziendale di integrazione verticale”, prosegue l’ad, “gestiamo direttamente tutti i processi di progettazione, produzione, marketing e magazzino, fino alla consegna e all’assistenza”. Vale per i 60 dipendenti in Italia così come per gli oltre 14.500 che sono dislocati in 65 uffici distribuiti in tutto il mondo.

Garmin Tacx
(Courtesy Garmin Italia)

Durante il lockdown, insieme al boom dei cicloergometri “che ci ha dato la vera dimensione di questo mercato”, sono nate due ulteriori iniziative, conclude Viganò. “Abbiamo istituito webinar periodici per i nostri rivenditori facendo formazione sulle caratteristiche tecniche dei prodotti, sulle app e sulla tecnologia Garmin”. La seconda è l’app per la lotta al Covid-19 realizzata in collaborazione con Healthia per sviluppare un modello di diagnostica a distanza in grado di effettuare un primo screening grazie ai parametri rilevati dallo smartwatch.