Il calcio che fa bene: l’esempio virtuoso dell’Udinese raccontato da Magda Pozzo

Magda Pozzo
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Magda Pozzo, strategic marketing coordinator dell’Udinese Calcio

All’interno di un sistema calcio italiano, dove a regnare sono spesso l’incertezza economica e l’incapacità di abbracciare un modello di business sano e remunerativo, l’Udinese Calcio rappresenta ormai da anni un esempio in controtendenza. Una società virtuosa che ha fatto della sinergia tra corretta gestione dei conti, valorizzazione del brand e buoni risultati sportivi il suo punto di forza, capace di mantenere nel corso degli anni una filosofia di gestione coerente. Uno dei manager più rappresentativi di questa realtà è la strategic marketing coordinator Magda Pozzo, una delle donne più conosciute che operano nel calcio italiano. Due passioni che si incrociano: quella per il marketing, nata “quando ho scelto questa facoltà all’Università negli Stati Uniti” e quella per uno dei club più antichi d’Italia, tra i fiori all’occhiello degli investimenti della famiglia Pozzo. 

L’Udinese è forse uno dei pochi club italiani che da sempre si è distinto per una gestione sostenibile e virtuosa del business. Secondo lei qual è l’elemento cruciale per rendere il calcio un investimento fruttuoso in Italia?
Innanzitutto abbiamo insistito sulla professionalizzazione del management all’insegna della passione ma, al tempo stesso, del pragmatismo. E’ un’azienda e bisogna investire secondo fatturato, potenzialità e sostenibilità.  Tutti vorremmo vincere e la grande capacità è proprio questa: ottenere risultati straordinari ma consoni alla realtà e agli investimenti. Questo è stato il segreto: passione ma oculata, con visione innovativa. In quest’ottica, un tasto sul quale abbiamo sempre insistito è lo stadio. La Dacia Arena rappresenta il fulcro di una gestione virtuosa soprattutto poiché è concepita come un autentico incubatore di progetti anche extra calcistici. Un concept moderno per un impianto che vive 365 giorni l’anno di iniziative collaterali e ambisce a consolidarsi sempre di più come venue di respiro internazionale trasversale che ospiti meeting, business school, fino all’ambizione di diventare una gaming house per gli esports.

Cos’altro?
Aspetto fondamentale, poi, è quello della sostenibilità ambientale. Come club abbiamo avviato una green policy testimoniata appieno proprio dalla Dacia Arena che già da tempo ha avviato una politica di efficientamento energetico per uno stadio Co2 free, in collaborazione con il nostro partner Bluenergy. 
L’attenzione all’ambiente, inoltre, ispira tutte le nostre attività: basti pensare alle nostre maglie da gioco realizzate da Macron con un tessuto ricavato dal plastic recycle e siamo onorati di essere una delle poche realtà brandizzate al mondo ad aver sposato questo progetto come nostra precisa mission aziendale.

Facciamo un passo indietro e ragioniamo sulla sua esperienza professionale. Quali sono state le tappe fondamentali della sua crescita manageriale?
Ho avuto la grande fortuna di avere esperienze in vari paesi nel mondo grazie alla diversità delle attività del nostro gruppo. Fondamentalmente c’è una base di grande tradizione industriale che è essenziale per acquisire una visione “concreta” manageriale. Riguardo il calcio, lo ripeto: uno stadio di proprietà, la Dacia Arena, concepito come incubatore di progetti e concetti innovativi non strettamente legati al calcio e attivo 365 giorni all’anno, è stata ed è la mia grande sfida. In generale credo fortemente nella professionalizzazione e nel pragmatismo e mi fa piacere scorgere grandi segnali in tal senso anche nel calcio italiano.

Quali sono gli obiettivi professionali che si è posta per gli anni a venire?
L’Udinese è sempre stata riconosciuta come un “model” business per scouting, stadio e concetti innovativi all’altezza di grandi club italiani ed europei, l’aspirazione è questa: continuare ad esserlo.

Se non fosse finita a lavorare nel marketing, dove si sarebbe vista in alternativa e perché?
Credo nella specializzazione, ma nella mia posizione è anche doveroso essere esperti “generalisti”. Ognuno di noi ha una mission e un dono speciale, io mi sento molto a mio agio nello sviluppo di concetti innovativi collegati al marketing, in alternativa mi sarei vista comunque nello stesso ambito ma in settori diversi.

Chiudiamo con un’altra domanda a bruciapelo: qual è il suo primo pensiero della mattina?
Devo dire che sono mattiniera e pragmatica. Revisionare l’agenda e preparare i meeting sono il miei primi pensieri. Ciò detto, credo che la responsabilità più grande, specialmente in periodi d’emergenza e di incertezze come quelli che stiamo vivendo, sia quella di essere particolarmente attenti alle decisioni e, al tempo stesso, flessibili in modo da poter cambiare rotta senza grandi traumi. Un altro pensiero ricorrente è di poter essere una valida guida per il mio team e possibilmente un’utile fonte d’ispirazione.