Non solo Elon Musk: chi sono gli altri miliardari con neurodiversità

Richard Branson Virgin miliardari
(foto Robert Prezioso/Getty Images)
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Questo articolo di Carlie Porterfield è apparso su Forbes.com.

Durante il suo monologo d’apertura a Saturday Night Live, l’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, ha rivelato di avere la sindrome di Asperger. Ma non è certo il primo miliardario a divulgare la sua condizione di neurodiversità.

Un altro miliardario, Bill Gross, fondatore di società di gestione di investimenti, nel 2019 ha rivelato di avere ricevuto anch’egli una diagnosi di sindrome di Asperger. Gross ha dichiarato a Bloomberg di essere convinto che la sua condizione lo abbia reso un investitore migliore: “Ti permette di concentrarti sul lungo periodo, senza ritrovarti impantanato in dettagli”, ha affermato.

Gross, il cui patrimonio è stimato da Forbes in circa 1,5 miliardi di dollari, ha affermato anche che la diagnosi spiega probabilmente la sua difficoltà nel mantenere il contatto visivo e il suo interesse quasi ossessivo per il collezionismo di francobolli.

Richard Branson, che possiede una fortuna da 4,2 miliardi di dollari secondo i calcoli di Forbes, ha parlato apertamente della sua dislessia in un post del 2018 sul blog di Virgin. Branson ha scritto che, da bambino, era stato etichettato come “pigro e stupido” perché faticava a scuola. “La dislessia è solo un modo di pensare diverso e creativo”, ha affermato il miliardario, che ha aggiunto di essere convinto che la sua condizione lo renda più fantasioso.

Charles Schwab, che ha fondato la più grande società di intermediazione degli Stati Uniti e ha un patrimonio di 11,4 miliardi di dollari, ha avuto difficoltà a leggere e scrivere per tutta la vita a causa della dislessia.

Il defunto fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad, il cui patrimonio è stato stimato da Forbes anche in 28 miliardi di dollari tra il 2005 e il 2010, era dislessico. Kamprad aveva perfino deciso di dare ai prodotti Ikea i loro caratteristici nomi svedesi perché la sua condizione gli rendeva difficile lavorare con i classici numeri da inventario.