Aurora sbarca in Borsa. E diventa la società quotata di guida autonoma con la più alta valutazione al mondo

Aurora camion
(foto Aurora)
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Questo articolo di Alan Ohnsman è apparso su Forbes.com

Aurora, una società che sviluppa la tecnologia per costruire auto e camion a guida autonoma, si unisce alla corsa per raccogliere fondi tramite Spac. Un’imminente fusione porterà nelle tasche dell’azienda circa 2 miliardi di dollari e farà salire la sua valutazione a 11 miliardi: la più alta tra tutte le società di veicoli autonomi già quotate.

Aurora è stata creata da Chris Urmson, ex capo del progetto di auto a guida autonoma di Google, dall’ex responsabile del pilota automatico di Tesla, Sterling Anderson, e dall’informatico Drew Bagnell, ex membro del programma di veicoli autonomi di Uber. La società si fonderà con Reinvent Technology Partners Y, fondata dagli investitori della Silicon Valley Reid Hoffman, Mark Pincus e Michael Thompson. La nuova società sbarcherà al Nasdaq, dove sarà indicata dalla sigla “Aur”. Tra coloro che investiranno nella nuova società ci sono alcuni pesi massimi del settore dei trasporti, come il produttore di camion Paccar, Volvo, Toyota e Uber, che sono partner di Aurora.

In precedenza, Aurora aveva raccolto circa un miliardo di dollari. Urmson, l’amministratore delegato, ha dichiarato a Forbes che l’iniezione di nuovo denaro con la quotazione contribuirà a coprire i costi dei lavori di sviluppo in corso, necessari a raggiungere l’obiettivo dell’azienda: commercializzare il primo veicolo – un sistema per camion a guida autonoma – entro la fine del 2023.

“È davvero cruciale portare quel primo prodotto sul mercato”, ha affermato Urmson. “La chiave sarà lavorare a testa bassa e utilizzare tutto ciò che abbiamo sviluppato per riuscire a lanciare il prodotto alla fine del 2023”. Le auto a guida autonoma e i taxi robotici seguiranno in un secondo momento, ancora non precisato. “A chi investe in Borsa possiamo dire di essere l’unica società quotata concentrata sia sulla fornitura di autotrasporti, sia sul mercato delle autovetture”.

La mossa di Aurora arriva nel mezzo di un’ondata di quotazioni di startup di veicoli elettrici e a guida autonoma. In particolare, tramite fusioni con le cosiddette Special purpose acquisition companies (Spac, o società di acquisizione per scopo speciale): assegni in bianco pensati per consentire quotazioni più rapide rispetto alle tradizionali Ipo. L’annuncio di Aurora era il più atteso, da parte di una società di guida autonoma, da quando TuSimple, azienda di San Diego specializzata in camion robotici, si è quotata via Ipo nella prima parte di quest’anno. Anche Embark, che ha sede a San Francisco e sviluppa camion robotici, ha annunciato un accordo per una Spac a giugno. Argo AI, che è affiliata a Ford e Volkswagen, ha dichiarato l’intenzione di quotarsi. Altri concorrenti molto ben finanziati di Aurora, tra cui Waymo, Cruise (sostenuta da General Motors) e Motional (supportata da Hyundai Motor) non hanno invece ancora annunciato piani in questo senso.

Aurora stima che, quando l’accordo sarà concluso, potrà disporre di 2,5 miliardi di dollari cash. Un incremento netto di 2 miliardi, in seguito a una transazione che comprende un impegno per un Pipe (Private investment in public equity) da un miliardo. Oltre agli investimenti di Paccar, Volvo, Toyota e Reinvent Capital, al Pipe parteciperanno anche società come Baillie Gifford e la Counterpoint Global di Morgan Stanley, assieme a T. Rowe Price, Primecap Management, Xn, Fidelity, Canada Pension Plan Investment Board, Index Ventures e Sequoia Capital.

“Vediamo nella tecnologia della guida autonoma un mercato enorme, che rappresenta davvero il genere di opportunità di venture capital su larga scala per cui abbiamo dato vita alla nostra società”, afferma Pincus di Reinvent. “E all’interno di quell’ambito, riteniamo che Aurora sia la migliore scommessa possibile per cogliere una grossa fetta di quella opportunità, grazie al suo team, alla sua tecnologia e alle sue partnership”.

Tuttavia, le entrate non saranno consistenti ancora per molti anni. La società ha affermato in un documento che punta a un fatturato di 123 milioni di dollari nel 2025, in rapida crescita fino a 2 miliardi nel 2027. Ciò nonostante, è probabile che registri perdite almeno fino al 2026, ossia cinque anni dopo la quotazione. Al momento, Aurora ha solo due autoarticolati registrati al dipartimento dei Trasporti statunitense.

Urmson, Anderson e Bagnell hanno fondato Aurora nel 2017 e hanno suddiviso il quartier generale tra la Silicon Valley e Pittsburgh. In un primo tempo, l’attività era concentrata sulla creazione di una tecnologia per auto e taxi robotici, ma si è spostata sui camion nel corso dell’ultimo anno. L’azienda ha aperto un deposito per autoarticolati robotici in Texas e, per il momento, sta dando la priorità a quel programma. Il settore dei camion è diventato un pensiero fondamentale per molti sviluppatori della tecnologia della guida autonoma. Permettere ai veicoli di guidarsi da soli sulle autostrade, per spostarsi da un magazzino o da un centro logistico a un altro, è visto come più semplice e più remunerativo, nel breve termine, rispetto a un servizio di taxi robotici on-demand. Ciò nonostante, Aurora sta lavorando con Toyota e Uber al programma per i veicoli passeggeri e prevede di avere presto ulteriori notizie anche su quel fronte.

“Entreremo prima nel settore dei camion, ma stiamo lavorando con Toyota e Uber per un servizio di mobilità per passeggeri, che entrerà in funzione poco dopo il lancio del primo prodotto legato all’autotrasporto”, ha dichiarato Urmson, senza entrare in dettagli. Secondo il ceo, sono proprio quelle partnership, assieme alla collaborazione con Paccar e Volvo, che distinguono Aurora dai concorrenti.

“Non vedo chi possa competere con noi, con le partnership che abbiamo”, ha affermato Urmson. “Abbiamo accordi con l’azienda numero uno nel campo del trasporto passeggeri, cioè Uber; con l’azienda di automobili numero uno al mondo, Toyota; e con due dei primi tre produttori di camion, che costituiscono circa il 50% della flotta presente in tutti gli Stati Uniti. Credo che, per noi, queste collaborazioni rappresentino una risorsa straordinaria”.

Thompson, ad di Reinvent, spiega che l’attrattiva di Aurora è che è una società forte in un settore in cui “il vincitore si prenderà la maggior parte dei mercati”. “Non crediamo che ci sarà un solo protagonista”, ha detto Thompson, “pensiamo che ce ne saranno un po’. Ma siamo convinti che Aurora sia l’attore indipendente meglio posizionato sul mercato. E non ci sembra che i rivali siano molto vicini”.