La startup di questo 29enne consegna pasti pronti personalizzati grazie all’intelligenza artificiale

Andrea Lippolis
Andrea Lippolis
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Articolo tratto dal numero di marzo 2022 di Forbes Italia. Abbonati!

Il modello della subscription economy ha attecchito immediatamente nelle nostre vite. L’idea di pagare in abbonamento beni e servizi è partita dal mondo dell’intrattenimento per poi espandersi in settori come il cloud, il digital e la finanza. Tutti servizi che non richiedono un particolare allineamento di valori e obiettivi tra l’utente che effettua la sottoscrizione e l’azienda che offre il servizio.

Promuovere l’alimentazione bilanciata con l’AI

Le cose sono inevitabilmente cambiate quando Andrea Lippolis ha deciso di importare lo stesso modello nel mondo del food. In un paese come l’Italia, in cui la tradizione gode di una aura di sacralità, un servizio di cibo a domicilio in abbonamento non poteva che porsi obiettivi chiari e solidi fin dall’inizio: generare un impatto positivo sulla vita delle persone, promuovendo una nutrizione bilanciata. Con questa ambizione, uno scooter per le consegne a Lecce e appena cinquemila euro di risparmi in tasca, Lippolis ha fondato Feat Food. Oggi la sua azienda propone a tutti un’alimentazione sana, semplice, accessibile e personalizzata, rispettando l’unicità di ogni persona.

Feat Food consegna pasti pronti personalizzati in ingredienti, abbinamenti e grammature secondo le caratteristiche fisiche e le necessità dell’utente. Per preparare i pasti bilanciati vengono sfruttate le potenzialità dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Funziona così: l’utente inserisce i suoi dati (sesso, età, peso, altezza, obiettivi) e il software, attraverso un’analisi predittiva, individua la quota di calorie giornaliere e di macronutrienti necessari per il raggiungimento degli obiettivi. “Sappiamo che ogni persona è diversa e ha esigenze nutrizionali uniche”, spiega. “Per questo ogni utente può scegliere i suoi alimenti preferiti tra una selezione proposta, indicare se desidera ricevere il pranzo, la cena, snack e colazione e per quanti giorni”.

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L’ordine arriva nelle cucine, dove i cuochi preparano singolarmente i piatti, che vengono consegnati nel giorno indicato dall’utente, con cadenza settimanale: tutti i pasti si conservano per dieci giorni, in modo che la persona possa seguire una dieta bilanciata di settimana in settimana.

L’alimentazione 100% personalizzata

“Dall’idea nata ai tempi dell’università per un’esigenza personale ho costruito, insieme al mio team, una realtà che oggi vuole semplificare e rendere alla portata di tutti la scelta di un’alimentazione sana e 100% personalizzata”, racconta Lippolis, ex giocatore di basket con in tasca una laurea in ingegneria e una grande passione per la lettura, i viaggi e la tecnologia. Acquistare cibo in abbonamento non è come guardare un film su Netflix o ascoltare una canzone su Spotify. Soprattutto in Italia, dove il pubblico è abituato alle ricette della nonna.

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“Siamo un team di golosi, amiamo il cibo e le tradizioni alimentari italiane. Proporre un servizio che faciliti il mantenimento di un’alimentazione sana e bilanciata non significa chiedere di rinunciare a una buona pizza o una porzione di lasagna preparata con amore. Feat Food vuole supportare le persone nel difficile compito di trovare il proprio personale equilibrio alimentare. Non si tratta solo di un business, ma di un progetto che ha l’ambizione di creare una cultura attorno al benessere personalizzato”.

L’impatto sulle abitudini alimentari

Come tutti i servizi in abbonamento, la sfida è quella di creare una relazione duratura con il cliente: fornire un prodotto buono, in tempi rapidi e personalizzato non basta. Ma bisogna costruire una relazione di fiducia che va alimentata ogni settimana. “Deve essere così radicata e sincera che permetta di vivere con comprensione, per esempio, il possibile piccolo ritardo del corriere o l’oretta che il nostro costumer care passa in call con un utente per guidarlo passo passo nella creazione del suo piano alimentare”, dice Lippolis. “Credo fermamente che la nostra cultura sia uno degli asset più importanti che abbiamo: oltre la tecnologia e la qualità degli ingredienti, la sfida del nostro modello di business va misurata in termini di impatto che siamo in grado di generare settimana dopo settimana nelle abitudini alimentari nella vita delle persone”.

Amadori e Riso Gallo tra i soci

Dalla fase di startup, partita a Lecce grazie ai risparmi di una vita, Feat Food ha saputo attirare l’attenzione di diversi investitori: a dicembre è stato chiuso un round da 1,5 milioni di euro da Cdp Venture Capital Sgr e una serie di investitori privati nel settore food & tech. In passato la società, che vanta tra i soci marchi come Amadori e Riso Gallo, aveva raccolto circa due milioni di euro. “L’obiettivo dei prossimi round è continuare a crescere e a far evolvere questo ambizioso progetto attraverso il supporto dei venture capitalist”, commenta.

Gli investimenti saranno utili per alcuni obiettivi che l’azienda vuole realizzare nei prossimi mesi, a partire da un rebranding e da una nuova strategia di comunicazione volta a trasformare l’azienda in un love brand, capace di generare cultura non solo sull’alimentazione ma sul benessere in generale. Toccherà poi all’internazionalizzazione del modello, inevitabile per un’azienda che punta ad avere un impatto positivo sul maggior numero possibile di persone.

“Le persone vogliono sapere cosa mangiano”

A dettare i prossimi passi di Feat Food non saranno le mode o i trend, ma le esigenze delle persone e la capacità di dare loro risposte su preoccupazioni, ambizioni e desideri. “In cima alla lista, per me, c’è un’esigenza di consapevolezza e rispetto. Le persone vogliono sapere cosa mangiano, sia in termini nutrizionali sia di filiera. Hanno più rispetto verso se stessi e per il mondo esterno: non sono più disposte ad accettare passivamente modelli di bellezza precostituiti e sono sempre più consapevoli dell’emergenza ambientale”, conclude. “Al secondo posto c’è la personalizzazione. Infine rimane sempre centrale il concetto di cibo come esperienza: tutti noi amiamo sperimentare e condividere sapori nuovi con chi amiamo”.

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