Con Science Accelerator Italia e Israele insieme per inventare lo spazio del futuro (e delle donne)

Science accelerator
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I ragazzi italiani e israeliani sono più forti del Covid, anche quando si parla di spazio. Lo conferma l’edizione 2022 della competizione “Science Accelerator”, che ha visto sette gruppi di studenti finalisti, di età compresa tra i 13 e i 17 anni (provenienti da scuole in Israele, Italia, Turchia, India e Nigeria), presentare i loro progetti innovativi a una giuria il 14 giugno. La finale del concorso, giunto alla sua quinta edizione e organizzato dall’impresa sociale israeliana per la promozione di imprenditorialità e innovazione nel settore dell’aerospazio “Out of the Box”, si è tenuta presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori (Fuis).

I sette progetti finalisti sono stati: “Wendy”, un’infermiera digitale in grado di fornire servizi di diagnostica medica e psicologica agli astronauti; “One Step Forward”, stivali da astronauta per migliore stabilità e movimento su Marte e sulla Luna; “Photomars”, un sistema di fotosintesi artificiale per Marte; “Lost in Space”, un telescopio su meteorite per riprese a profondità di campo; “Plants for Life”, soluzioni di sepoltura ecologica su Marte; “Lolaf”, un medico virtuale per gli astronauti di ritorno sulla Terra e “Back from Space”, un esoscheletro pensato per permettere un più rapido recovery agli astronauti di ritorno sulla Terra dallo Spazio.

Al primo posto gli stivali intelligenti

La vincitrice è stata la startup “One Step Forward”, che si è aggiudicata il primo posto con gli stivali intelligenti per camminare sulla Luna e sul Pianeta Rosso. Il team era composto da: Raz Ben Haim Orzel della Shimon Ben Zvi High School di Givatayim, Shir Hermosh, Kelai High School di Givatayim, Beary Bitton di ORT Liceo di Ma’ale Tiberias, Daniel Kand, del Liceo Kanot, Fabio Pastore e Riccardo Gobbi del Liceo Scientifico Democrito di Roma. Gli studenti italiani, coordinati dalla professoressa Tiziana Pisani, hanno lavorato con i colleghi israeliani per circa un anno, prevalentemente in remoto a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia. Nonostante ciò, sono riusciti a portare a termine il loro progetto, effettuando anche una presentazione con un modello 3D abbinato ai controller Arduino.

“Wendy” si è collocata al secondo posto. I membri della startup tutta israeliana sono: Hadar Kreisman e Itai Even Tov della Kelai High School di Givatayim, Roi Yakir, della Shimon Ben Zvi High School di Givatayim, Ilan Kayesar del Kanot Youth Village e Nikole Rodkin di Tapuach Pais o Akiva. Sul gradino più basso del podio, infine, è salita la startup Pfl -Plants for Life con i suoi membri Ortal Saidov, Yahav Aharon, Almog Yaakov, Assaf Kaplan, Ron Bader e Gilad Keshels del Kanot Youth Village.

Un parterre di esperti

Ogni team ha avuto dieci minuti per presentare la propria startup e il progetto in modo dettagliato. I ragazzi hanno poi risposto alle domande della giuria, composta da un parterre di esperti italiani e internazionali. Tra loro: Raphael Singer, ministro per gli Affari economici e scientifici dell’ambasciata di Israele in Italia; il tenente colonnello Giuseppe Gandolfo, Senior Staff Officer presso lo Stato Maggiore dell’Aeronautica e l’ingegner Ilaria Cinelli, esperta in ingegneria biomedica e spaziale.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a un enorme sviluppo nel campo dell’aerospazio. Ciò è stato reso possibile grazie allo sviluppo della tecnologia, ma soprattutto all’ingresso di imprenditori come Elon Musk (SpaceX), Jeff Bezos (Blue Origin), Richard Branson (Virgin Galactic), in collaborazione con le agenzie spaziali governative” ha spiegato Vared Cohen Barzilay, fondatrice e direttrice di Out of the Box, nonché una delle sole 35 donne al mondo a essere stata selezionata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari spaziali esterni (Unoosa) come mentore per la sua rete Space4Women, commentando il concorso.

“Il nuovo mercato spaziale”, ha aggiunto Barzilay, “sta crescendo rapidamente e si sta aprendo anche alle persone comuni che stanno diventando turisti spaziali e presto potranno lavorare o vivere un giorno su altri pianeti. Stanley Morgan stima che il nuovo mercato spaziale crescerà fino a un trilione di dollari in pochi anni. La generazione futura deve disporre delle competenze e degli strumenti appropriati per le sfide che dovrà affrontare in futuro”.

Cooperazione e diversity

“Tra Italia e Israele c’è una lunga tradizione di cooperazione nel settore dell’industria aerospaziale”, ha spiegato Singer, commentando lo stato dei rapporti bilaterali, “tra le agenzie spaziali dei due Paesi, l’Israel Space Agency (Isa) e l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), ci sono relazioni istituzionali, memoranda, attività congiunte e un costante scambio di visite. Inoltre, va ricordato il lancio di Dido 3, cubesat 3U prodotto dall’azienda israeliana SpacePharma, dove ricercatori di università e centri medici di Gerusalemme, Tel Aviv, Haifa, Roma, Bologna e Napoli hanno condotto esperimenti di biologia, chimica e medicina per l’industria farmaceutica. Siamo impazienti di approfondire la cooperazione nel campo dei satelliti”.

“Nel contesto spaziale, peraltro, un ruolo-chiave potrà essere giocato anche dalle donne. L’aerospazio”,  ha commentato Chiara Chiesa, presidente e co-fondatrice di Interstellars, “oggi è a prevalenza maschile. Grazie però al programma Space4Women abbiamo potuto fare rete tra mentori professioniste del settore e creare progetti interessanti, da cui sono nate diverse collaborazioni”.

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