Dal multi-cloud a soluzioni on-premise, così Cloudera vuole essere un punto di riferimento nel campo dei dati ibridi

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Fabio Pascali, regional director di Cloudera
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Se dovessimo identificare un’etichetta di riferimento per il momento storico che stiamo vivendo, questa con ogni probabilità sarebbe ‘ibrida’. Il modo di lavorare lo è diventato, perdendo i legami con le tradizionali consuetudini organizzative. E le applicazioni aziendali si sono fatte ibride, spesso distribuite in un insieme di risorse locali e pubbliche.

Il vantaggio è una flessibilità mai sperimentata in precedenza, resa possibile dalla costante evoluzione tecnologica, ma anche da una visione imprenditoriale e organizzativa che negli ultimi due anni ha subito una decisa accelerazione sulla scia della pandemia.

La crescita dei dati ibridi

La tendenza all’ibrido riguarda anche i dati. Negli ultimi dieci anni, la quantità di dati strutturati creati, acquisiti, copiati e consumati a livello globale è cresciuta da meno di 1 ZB nel 2011 a quasi 14 ZB nel 2020. Numero impressionante, che viene ulteriormente superato dal volume di informazioni non strutturate, cloud e prodotte dalle macchine, altri 50 ZB. In effetti, si prevede che la quantità totale di dati sarà quasi triplicata entro il 2025.

La causa principale di questa crescita va ricercata in quelli ibridi, ovvero le enormi quantità di dati creati ovunque le aziende operino: in cloud, on-premise e sull’edge. Solo una parte di questi viene effettivamente archiviata e gestita, motivo per cui i dati ibridi rappresentano sia un’enorme opportunità che una sfida impegnativa. Per capitalizzarne il potenziale è necessario essere in grado di sfruttare il valore di tutti le informazioni, indipendentemente da dove si trovino.

L’architettura ibrida di Cloudera

La società di software Cloudera ha condotto una ricerca sull’Enterprise Data Maturity su oltre 3.000 tra responsabili IT e di business scoprendo che il 40% delle organizzazioni sta attualmente utilizzando soluzioni ibride, ma principalmente on-premise, e che il 36% prevede di passare a soluzioni ibride multi-cloud nei prossimi 18 mesi. Lo stesso studio ha rivelato anche che l’89% dei responsabili IT concorda sul fatto che le organizzazioni che implementano un’architettura ibrida come parte della loro strategia sui dati otterranno un vantaggio competitivo.

In questo scenario, la possibilità di ottenere informazioni in tempo reale da qualsiasi dato, in ogni ambiente cloud, per prendere decisioni rapide e informate che riducono il time to value, diventa realmente critica per ogni azienda. “È necessario gestire e analizzare dati di tutti i tipi, compresi quelli macchina, strutturati e non, transazionali, ovunque”, spiega Fabio Pascali, regional director di Cloudera.

“Solo Cloudera ha la capacità di spaziare tra multi-cloud e on-premise con una piattaforma di dati realmente ibrida. Offriamo analisi dei dati cloud-native per l’intero ciclo di vita delle informazioni, dall’ingestion del dato, alla sua trasformazione e utilizzo in moderni data warehouse, in modelli transazionali, in streaming, a disposizione dei data science e di algoritmi di machine learning, che sono portabili attraverso le infrastrutture. E solo Cloudera consente analisi multifunzionali che possono essere scritte una volta ed eseguite ovunque”.

L’importanza della Cloudera Data Platform

Le aziende possono ora capitalizzare il valore di tutti i loro dati, offrendo una piattaforma ibrida per architetture di dati moderne con informazioni ovunque. Cloudera Data Platform (CDP) è progettata per
soddisfare i requisiti critici delle moderne architetture di dati di oggi e di domani. Il futuro ecosistema dovrebbe sfruttare componenti di gestione dei dati distribuiti, che possono essere eseguiti su più cloud e/o on-premise, ma che vengono trattati come un insieme coeso con un elevato grado di automazione.

L’integrazione, i metadati e le funzionalità di governance uniscono i singoli componenti. “Il vantaggio per i nostri clienti è che Cloudera Data Platform, in quanto vera e propria piattaforma di dati ibrida, offre funzionalità di scrittura una volta e di esecuzione ovunque che rendono lo sviluppo di applicazioni di dati più veloce, più facile e conveniente”, spiega Pascali.

La strategia tecnologica di Cloudera permette l’integrazione di analisi dei dati multifunzione con una gestione delle informazioni sicura e governata, costruita con tecnologia open source che opera come un sistema coeso, è allineata al 100% con l’abilitazione della moderna architettura dei dati raccomandata dagli esperti del settore.

“Cloudera fornisce attraverso la sua piattaforma un efficiente livello di Data Fabric, orchestrando in maniera dinamica e intelligente le sorgenti dati più disparate, garantendo un livello di sicurezza trasversale e embedded nella piattaforma, e fornendo meccanismi efficienti di replica per realizzare modelli Hybrid Cloud e Multi Cloud”,  sottolinea Pascali.

Inoltre, Cloudera Data Platform fornisce architetture dati moderne come il DataLakehouse, o meglio Open DataLakehouse. Cloudera integra e unifica gli strumenti tipici del mondo del Data Warehouse con quelli del Data Lake, consentendo ai mondi della BI, del ML/AI e Data Engineering di lavorare sullo stesso Data Set. Grazie alle proprie radici nel mondo dell’open source, è in grado di fornire queste architetture in maniera Open, per evitare problematici lock-in.

Infine, in linea con la strategia Data Mesh, Cloudera, grazie alla propria architettura e gestione degli accessi e della sicurezza, consente ai clienti di lavorare per domini di dati, posseduti da team indipendenti, che
hanno al loro interno strutture di Data Engineering e Data Product. Ma al tempo stesso tali dati vengono ospitati, preparato e serviti da un’unica piattaforma dati, coniugando efficienza, sicurezza e controllo, con
l’indipendenza dei team funzionali possessori dei dati stessi.

“Rimaniamo fedeli alla nostra visione di rendere dati e analisi facili e accessibili a tutti e alla nostra missione di essere un punto di riferimento nel campo dei dati ibridi, perché crediamo che le informazioni possano rendere possibile domani ciò che oggi è impossibile,” conclude il regional director.

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