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25 marzo 2026

Confindustria: "Se la guerra in Iran continua fino alla fine dell'anno, l'Italia sarà in recessione"

Il centro studi di Confindustria stima tre scenari di preoccupazione sul pil italiano a causa della guerra in Iran e il suo impatto sull’economia italiana
Confindustria: "Se la guerra in Iran continua fino alla fine dell'anno, l'Italia sarà in recessione"

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria

Giulia Zamponi
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Giulia Zamponi

Se la guerra in Medio Oriente continuerà per tutto il resto dell’anno 2026 e quindi per altri dieci mesi, il pil italiano è stimato in recessione a -0,7%. Se invece, il conflitto andrà avanti fino a giugno, si parla di stagnazione, crescita zero. Infine, nella migliore delle possibilità, ovvero la conclusione della guerra entro marzo, la crescita sarà dello 0,5%.

Questi i tre scenari di preoccupazione che ha stimato il centro studi di Confindustria sul pil italiano a causa della guerra in Iran e il suo impatto sull’economia italiana, nel “Rapporto di Previsione – Primavera 2026”. Cruciale è stato il blocco dello Stretto di Hormuz, punto strategico per la fornitura energetica globale: questo ha determinato effetti devastanti su prezzi e scambi internazionali, con ripercussioni sull’inflazione e la crescita economica.

I tre scenari dell’inflazione

Nelle migliori delle ipotesi, il rincaro dei prezzi di petrolio e gas insieme, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025; con altri quattro mesi di conflitto, fino a giugno, arriva al +60%; con altri dieci mesi di conflitto, sale al +133%.

Secondo gli esperti, questo significa “un potenziale aumento di oltre +13 punti dell’inflazione nello scenario peggiore rispetto al 2025 e +6 punti nello scenario intermedio”. Non solo. “A questo impatto diretto vanno aggiunti gli effetti di second round, ovvero gli aumenti dei prezzi di beni e servizi non energetici che incorporano l’aumento dei costi energetici che in Italia si sviluppano in circa 6 mesi dallo shock iniziale”.

Confindustria parla di “shock energetico” e di un aumento significativo dei prezzi: infatti, il petrolio potrebbe crescere fino al 90% e il gas fino al 50%.

L’aumento delle bollette

Nell’ipotesi in cui il conflitto si dovesse protrarre fino all’estate, con prezzi superiori a 60 euro/Mwh per il gas e di 110 dollari/barile, le imprese manifatturiere italiane si troverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi l’anno in più in bolletta rispetto al 2025.
Nell’ipotesi peggiore, con un prezzo del gas di 100 euro/Mwh e del petrolio di 140 dollari/barile, si parla di 21 miliardi in più.

L’urgenza di adottare misure decisive

Si parla di vulnerabilità che riflette l’elevata esposizione dell’economia italiana agli shock energetici e commerciali. Confindustria sottolinea che le tre situazioni “non contemplano un’auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”. È quindi indispensabile l’adozione immediata di misure italiane ed europee a sostegno di imprese e famiglie.

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha commentato le stime, sottolineando l’adozione di “misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, le imprese anche europee”. Come è stato fatto con Eurobond, durante il periodo di Covid-19, avere un mercato unico europeo dell’energia. “Oggi l’Europa deve fare presto. Abbiamo bisogno che l’Europa definisca le linee ma che non possiamo permetterci di metterci troppo tempo”, conclude Orsini.