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31 luglio 2026

Novo Nordisk scommette sull’Italia: “Vogliamo essere un partner del sistema sanitario”

Jens Pii Olesen racconta la strategia del gruppo tra obesità, innovazione terapeutica, intelligenza artificiale e investimenti industriali.
Novo Nordisk scommette sull’Italia: “Vogliamo essere un partner del sistema sanitario”

Jens Pii Olesen è general manager di per l’Italia di Novo Nordisk

Elisa Serafini
Scritto da:
Elisa Serafini

Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

La salute non si misura più solo in molecole. In un mondo in cui la longevità si scontra con l’esplosione delle patologie croniche, il farmaco è solo l’ultimo miglio di un ecosistema complesso fatto di dati, prevenzione e impatto sociale. Lo testimonia Novo Nordisk, colosso farmaceutico europeo con oltre un secolo di storia. L’azienda è il punto di riferimento mondiale per le terapie basate sul Glp-1 (glucagon-like peptide-1), principio attivo che replica l’omonimo ormone intestinale, responsabile di regolare la glicemia e aumentare il senso di sazietà, rallentando lo svuotamento dello stomaco. Un’innovazione terapeutica utilizzata nella lotta contro le patologie metaboliche croniche.

Novo Nordisk sta ridisegnando la sua presenza in Italia come partner infrastrutturale del Sistema sanitario nazionale. Questa visione si fonda su investimenti industriali nel Paese. Con il potenziamento dello stabilimento di Anagni (Fr) la società ha rafforzato il proprio radicamento, trasformando il sito in un polo manifatturiero strategico. A ciò si aggiunge la scelta di rendere la filiale italiana un centro globale per lo sviluppo clinico. Per l’economia nazionale non si tratta solo di distribuire farmaci, ma di trattenere sul territorio investimenti ad alta tecnologia, competenze scientifiche e occupazione qualificata. Al centro di questa trasformazione c’è Jens Pii Olesen, general manager per l’Italia da gennaio 2026, con esperienza in oltre dieci paesi. Di recente Olesen è stato inserito nella lista dei 200 danesi più influenti su LinkedIn.

Quali opportunità vede e quale impronta intende dare alla sua gestione in Italia?
Sono arrivato in Italia con grande ammirazione. Questo è un paese che ha fatto scuola: nel 1987 è stato il primo in Europa a istituzionalizzare per legge la cura professionale del diabete in ogni regione, garantendo risultati clinici ancora oggi tra i migliori del continente. Lo scorso anno è stato di nuovo pioniere nel riconoscere per legge l’obesità come malattia cronica. Tra 20 anni ringrazieremo la lungimiranza di queste istituzioni. Le patologie sono le stesse ovunque; cambiano solo i contesti sociali. Il mio obiettivo è fare in modo che Novo Nordisk sia un partner strategico e aperto al dialogo. Se c’è fiducia si muovono le montagne, altrimenti non si muove uno spillo. Voglio sedermi al tavolo dei decisori politici per co-progettare soluzioni che migliorino la vita dei pazienti e garantiscano, al contempo, la sostenibilità economica del sistema sanitario.

L’obesità e le malattie croniche rappresentano una sfida per il welfare. In che modo la vostra ricerca può contribuire a risolvere il problema?
Un terzo dell’intero carico di malattie nel mondo è causato dall’eccesso di peso. Parliamo di una condizione che influisce negativamente su oltre 200 patologie, dai tumori ai problemi cardiovascolari. Paradossalmente, se azzerassimo l’eccesso di peso, un terzo di ospedali, medici e farmaci non sarebbe più necessario. Come società abbiamo sottovalutato il problema, considerandolo spesso una questione estetica. Tra le cause principali c’è il cibo ultra-processato, che confonde i segnali biologici di sazietà del corpo. La nostra ricerca sui recettori Glp-1 risponde a questo: la scienza mostra che queste terapie non solo regolano la fame, ma modificano la percezione del gusto, riducendo l’attrazione verso cibi industriali, zuccheri e alcol. Abbiamo la pipeline sull’obesità più grande al mondo, ma sappiamo che il farmaco non basta: serve un’alleanza tra medici, istituzioni e media per fare vera prevenzione.

Come si integra la sostenibilità nei processi di Novo Nordisk?
Per me la sostenibilità è la definizione stessa di successo, non un compito da svolgere. Se un manager non pensa in modo olistico, considerando l’impatto economico, ambientale e sociale di ogni scelta, non può essere un leader in Novo Nordisk. In Italia portiamo avanti il programma Circular for Zero, per azzerare le emissioni nette entro il 2045. La nostra maggioranza azionaria è detenuta da una fondazione il cui scopo è rendere il mondo più sano. In quest’ottica la mia visione è quella di poter lavorare in un’azienda che vuole essere accanto alla comunità e alle sue esigenze, come fosse un buon vicino di casa: un partner che aiuta dove c’è bisogno e tende la mano a chi è in difficoltà.

Avete una partnership con OpenAI. Come si concilia l’IA con una visione che mette al centro le persone e la responsabilità sociale?
L’obiettivo è trasformare le nostre persone in ‘super persone’. Se mettiamo al centro le macchine o il puro taglio dei costi, abbiamo già perso. Se non siamo capaci di costruire una relazione umana profonda con le persone con cui lavoriamo, come possiamo pretendere di curare con empatia un milione di pazienti italiani? L’accordo con OpenAI democratizzerà l’accesso alla conoscenza e l’efficienza operativa. Ma i veri benefici arriveranno da intuizioni spontanee: dando ai nostri 400 professionisti in Italia gli strumenti per diventare ‘super’, vedremo nascere micro-innovazioni che nessun leadership team avrebbe mai pianificato. C’è però un tema cruciale: l’integrità. In Danimarca la nostra fondazione ha donato alla società civile il sesto supercomputer più potente al mondo, sviluppato con Nvidia. Lo abbiamo fatto perché l’IA non può essere guidata solo da una narrativa commerciale, ma deve riflettere la cultura e i sistemi di valori europei, rimanendo nelle mani di chi cura il benessere collettivo.