Seguici su
Leader 31 Marzo, 2020 @ 2:09

Ferrero premia i dipendenti che non si sono mai fermati: fino a 750 euro in busta paga

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi

 

Giovanni Ferrero (Imagoeconomica)

Fino a 750 euro lordi in busta paga. È questo il premio previsto da Ferrero per i dipendenti che lavorano negli stabilimenti dell’azienda, per il personale del network logistico e per i venditori di Ferrero Italia. In sintesi, per tutti coloro che non si sono fermati anche durante l’emergenza dettata dal coronavirus. 

La stessa multinazionale del food, in una nota, ha evidenziato che i 750 euro lordi di premio saranno “parametrati per ognuno alla effettiva presenza in azienda” e saranno assicurati a coloro che hanno garantito la “loro opera tra il 16 marzo e il 24 aprile”. 

Quindi, in base a quanto espresso da Ferrero, il bonus previsto per queste categorie di dipendenti è simile per funzionamento a quello previsto dal governo italiano. Nel decreto cura Italia, infatti, tra le varie misure economiche vi è anche un premio di massimo 100 euro (netti) in busta paga che verrà garantito ai dipendenti che hanno lavorato in azienda nel mese di marzo, in base a giorni di effettiva presenza.

Ferrero e le misure anti-coronavirus

Il premio previsto per alcune categorie di dipendenti non è, ovviamente, l’unica iniziativa di Ferrero in risposta all’emergenza sanitaria ed economica dettata dal coronavirus. Nelle scorse settimane, infatti, la famiglia della famosa azienda italiana ha effettuato una donazione di 10 milioni di euro. 

Dal punto di vista prettamente aziendale, Ferrero ha tenuto a specificare che fin dallo scoppio della pandemia e del lockdown statale ha attivato:

  • lo smart working fino a data da destinarsi per tutto il personale non direttamente coinvolto in attività produttive e di vendita (personale che usufruirà delle ferie tutti i venerdì fino al prossimo 17 aprile) 
  • la riduzione del 50% della forza lavoro sulle linee nello stabilimento di Alba – in questo caso col ricorso per il 50% alle ferie e per la parte restante a permessi retribuiti, anche qui fino al 17 aprile.
  • raddoppio delle linee bus di trasporti dipendenti
  • raddoppio degli ingressi nello stabilimento di Alba e accorgimenti in luoghi di lavoro e spazi comuni, per mantenere il rispetto delle distanze raccomandate; 
  • il controllo della temperatura dei dipendenti e degli appaltatori in entrata con termoscanner, la messa a disposizione di mascherine per tutti i dipendenti.
Business 18 Febbraio, 2020 @ 4:02

Ferrero: il fatturato non conosce soste, anche grazie al fenomeno “Nutella biscuits”

di Massimiliano Carrà

Staff

Leggi di più dell'autore
chiudi
shutterstock.

La Ferrero non smette di crescere e continua ad aumentare i propri ricavi. Come dimostra il bilancio consolidato al 31 agosto 2019, il fatturato del colosso fondato dal miliardario italiano Giovanni Ferrero si è attestato a 11,4 miliardi di euro. Ciò significa che, ancora una volta, il giro d’affari della Ferrero è andato incontro a una crescita del 6,2% rispetto all’anno precedente. Nel 2018 infatti il fatturato si era attestato a 10,7 miliardi di euro.

A renderlo noto è la Ferrero International, la società a capo del gruppo del gruppo dolciario, che in una nota ha appunto rivelato alcune delle voci del bilancio consolidato al 31 agosto. Un altro aspetto interessante riguarda la crescita dell’organico medio del gruppo. Nel 2018/2019 si è infatti attestato a 33.003 unità, oltre 1000 in più rispetto al 2017/2018 quando era di 31.748 dipendenti.

Ferrero: i prodotti che hanno spinto la crescita

Uno dei fattori che senza dubbio ha contribuito alla crescita del fatturato è l’aumento delle vendite dei prodotti finiti Ferrero. Come evidenzia l’azienda, esse hanno fatto segnare un incremento del 6% e sono state trainate da tre mercati principali: Germania, Francia e Usa. Entrando nel dettaglio dei prodotti, la Nutella si conferma tra i migliori in assoluto. A essa si aggiungono: i Ferrero Rocher, i Kinder Bueno, i prodotti freschi e quelli da ricorrenza.

L’azienda ha anche sottolineato che l’aumento delle vendite è stato dettato in alcuni mercati anche dal lancio di altri due prodotti: i Nutella Biscuits e le Kinder Cards. Riguardo i primi, la Ferrero ha precisato che si fa riferimento al periodo maggio – agosto 2019 in cui il prodotto è stato commercializzato in Francia e non al lancio del prodotto in Italia.

L’azienda piemontese ha anche dichiarato di aver speso 663 milioni in investimenti tecnologici, concentrandosi su immobili, impianti e macchinari (contro i 580 milioni di euro registrati precedentemente). Le aree più coinvolte sono state l’Italia, la Germania, il Canada, la Polonia, il Belgio e il Lussemburgo (dove l’azienda sta completando il nuovo headquarter).

I Nutella biscuits sono le nuove pepite d’oro di Ferrero

E se la Nutella è sempre (e probabilmente sempre sarà) l’emblema di Ferrero, i Nutella Biscuits puntano a diventare le nuove pepite d’oro dell’azienda di Alba. Lanciati a novembre in Italia, i nuovi biscotti di Ferrero sono andati totalmente a ruba nei vari supermercati del Bel Paese.

Tant’è che, come descritto dal Sole 24 Ore Radiocor Plus, in pochissimi mesi sono state già vendute 17,5 milioni di confezioni di Nutella Biscuits. Ciò ha spinto Ferrero alla decisione di aumentarne immediatamente la produzione, circa il 30% in più, e di lanciarli anche nel mercato tedesco a partire dal prossimo mese di aprile. 

Infatti, come ha rivelato sempre al Sole 24 Radiocor Plus, Gerardo Nardiello, segretario regionale della Uila Basilicata, dal primo febbraio lo stabilimento di Balvano (Potenza) è passato a produrre a pieno regime: “Lavoriamo 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Per questo motivo, sono state assunte circa 170 unità in più (il 40% a tempo indeterminato) e i volumi sono incrementati del 30%”. Nonostante ciò, conclude il segretario regionale della Uila Basilicata “la linea produttiva è già satura”. Proprio per questo, e in vista del debutto in Germania “potrebbero esserci presto nuovi investimenti”.

Classifiche 27 Ottobre, 2019 @ 3:33

Cambia il più ricco d’Italia: Del Vecchio scavalca Ferrero

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
chiudi
Da sinistra: Giovanni Ferrero, Leonardo Del Vecchio, Giorgio Armani. (ForbesITALIA)

E’ tempo di ribaltoni nella classifica Forbes dei billionaires, le persone più ricche al mondo.

In settimana ha avuto molta eco la notizia del sorpasso di Bill Gates ai danni di Jeff Bezos nella classifica in tempo reale degli uomini con il maggior patrimonio personale al mondo, prontamente ribaltato il giorno successivo (ne abbiamo scritto qui).

Non si tratta tuttavia degli unici cambi al vertice della classifica calcolata in real time da Forbes rispetto alla classifica annuale pubblicata nel marzo scorso.

Anche tra i componenti italiani dell’elenco spiccano novità di peso rispetto alla classifica 2019, cristallizzata appunto al marzo scorso.

Giovanni Ferrero, guida dell’omonimo gruppo dolciario, con un patrimonio stimato da Forbes in 21,9 miliardi di dollari, non è più al vertice della graduatoria degli italiani più ricchi. Ferrero può consolarsi con la 46esima posizione a livello mondiale, ma davanti a lui ora c’è Leonardo Del Vecchio, patron del gruppo Luxottica, balzato, con un patrimonio di 24,3 miliardi anche alla 38esima posizione della classifica mondiale. Merito della cavalcata in Borsa del titolo EssilorLuxottica, che dall’aprile scorso a Piazza Affari ha gudagnato circa il 35 per cento. La classifica in tempo reale tiene conto infatti principalmente delle variazioni di valore degli asset quotati sui mercati finanziari. Cosa su cui non può contare invece Ferrero, che ha sempre rifuggito la tentazione della quotazione in Borsa.

Non si tratta delle uniche novità nel nostro Paese. Tra le primissime posizioni dei più ricchi sale Giorgio Armani, giunge sul terzo gradino del podio (in precedenza quarto) con un patrimonio di 11,2 miliardi. Fa invece il suo ingresso nella top ten il fondatore di Mediolanum, Ennio Doris. Merito anche in questo caso soprattutto della Borsa, dato che negli ultimi 15 giorni il titolo Banca Mediolanum ha messo a segno una progressione di circa 10 punti percentuali.

Strategia 17 Maggio, 2019 @ 8:30

Michele Ferrero, perché tutti vorrebbero un capo col suo stile di leadership

di Roberto D’Incau

Staff

Headhunter e business coach.Leggi di più dell'autore
chiudi
michele ferrero in azienda
Michele Ferrero festeggia i 50 anni dalla fondazione dell’azienda nel 2014

Management tip by Roberto D’Incau, LANG&PARTNERS Younique Human Solutions

Forbes.it ha pubblicato a inizio aprile un articolo sui 17 punti applicati nella gestione delle risorse umane da Michele Ferrero quaranta anni fa. Questo articolo ha generato un traffico incredibile, centinaia di migliaia di views fin dalla prima settimana di pubblicazione, continuando a essere uno dei post più letti e apprezzati di tutto il sito ancora oggi.

Come mai tutto questo successo, tutto questo interesse verso il suo decalogo HR?

Ci sono degli imprenditori, e dei manager, che sono talmente avanti rispetto al loro tempo da essere considerati dei veri e propri visionari. Cosa significa essere visionari? Essere capaci di sviluppare la missione e la visione dell’azienda con un positivo impatto a medio e lungo termine, integrando informazioni di mercato incomplete o contraddittorie, e tracciare sulla base di esse un coerente piano strategico.

Michele Ferrero era tutto questo, e molto di più. Lo metterei nel gruppo degli imprenditori visionari come Adriano Olivetti, sensibile già decenni fa al tema del “purpose” e della responsabilità sociale dell’impresa; Nicholas Hayek, fondatore della Swatch, che quando tutti  aspiravano all’orologio svizzero meccanico, per pochi, lancia un orologio di plastica super economico cool, per tutti,  e costruisce un impero; Stelios Haji-Ioannou, che fonda EasyJet nel 1995, cambiando per sempre il nostro modo di viaggiare, e creando generazioni di easyjetters che ogni week end viaggiano in tutta Europa low cost; e vari altri.

Michele Ferrero era un visionario sotto due aspetti: per la capacità di inventarsi prodotti di successo (Nutella e tutte le sue altre intuizioni), e per lo stile di leadership.

Era un uomo semplice e understated: ad esempio, pur potendosi permettere una barca gigantesca, mi risulta che il suo yacht fosse grande poco più di dieci metri.

Nella gestione delle persone le regole che dettò ai suoi dirigenti quaranta anni fa sono validissime ancora oggi, e paradossalmente sembrerebbero essere il risultato della lettura dei libri più recenti sulla leadership emozionale e sull’importanza dell’empowerment: “Mettete i collaboratori a loro agio”; “Rendete partecipi i collaboratori dei cambiamenti e discutetene prima della loro attuazione con gli interessati”; “Comunicate gli apprezzamenti favorevoli ai lavoratori, quelli sfavorevoli comunicateli solo se necessario”, ecc. Sembra di leggere “Leadership emotiva” di Daniel Goleman, scritta anni dopo.

Alcuni dei consigli di Michele Ferrero mi ispirano una riflessione: non è che oggi, oltre che un leader visionario e carismatico, si cerchi anche un buon papà? 

Alcuni pensieri di Ferrero sono decisamente da buon padre di famiglia: “Siate sempre umani”; “Non chiedete cose impossibili”; “Preoccupatevi di quello che pensano i vostri collaboratori”; “Date sempre quello che dovete e ricordate che spesso non è questione di quanto, ma di come e di quando”; “Ricordate che un buon capo può far sentire gigante un uomo normale, ma un capo cattivo può trasformare un gigante in un nano”.

Vale anche per la gestione dei figli, non trovate? Molto spesso dietro un figlio ben riuscito, sereno, che sa quello che vuole, sicuro di sé, assertivo, c’è un buon padre che non ha abdicato alla sua autorità di padre, ma che ha saputo essere salomonicamente duro e buono al tempo stesso, motivante, in modo da tirare fuori il meglio che il figlio potesse esprimere. Michele Ferrero era così, coi suoi dirigenti e collaboratori: un buon padre, esigente ma giusto e motivante.

Dopo anni di leadership partecipativa in apparenza, ma in realtà poco orientata alle persone, che sia arrivato il tempo di una nuova voglia leader paterni, forti e equi al tempo stesso?  Che si sia stufi di imprenditori e manager senza scrupoli, orientati solo ai risultati di breve termine e che per questo sono pronti a passare sopra alle persone, anche a quelle a loro più vicine?

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!