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Innovazione 7 Marzo, 2020 @ 11:44

Da Harvard ad Alibaba, chi sta usando l’intelligenza artificiale contro il virus

di Antonio Piazzolla

Studente universitario, mi occupo di giornalismo scientifico.Leggi di più dell'autore
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Jack Ma, fondatore di Alibaba (Wang He/Getty Images)

Quella che stiamo affrontando, è senza ombra di dubbio, una delle più grandi sfide che sta mettendo alla prova l’umanità: uno stress test che non si limita alla medicina ma che, a causa dell’elevato fattore virologico del COVID-19, sta modificando le abitudini della società, in tutti i suoi apparati

Ora l’AI scende in campo per contrastare il virus

E mentre continua la ricerca ad un vaccino efficace, ricercatori di tutto il mondo si stanno avvalendo dell’intelligenza artificiale per fare stime, prevenire i contagi, capire come contrastare il virus e contribuire allo sviluppo di farmaci.

Diagnostica: Jack Ma e Alibaba in prima linea

Primi fra tutti il colosso Alibaba: la multinazionale cinese ha affermato che il suo sistema di intelligenza artificiale è in grado di rilevare il coronavirus attraverso la tomografia computerizzata con un’accuratezza del 96%. Sono necessari solamente 20 secondi rispetto al quarto d’ora solitamente impiegato dall’occhio di un esperto. Il sistema è stato messo a punto sulla base dei dati acquisiti da 5000 casi confermati. Inoltre il fondatore Jack Ma ha annunciato che la sua fondazione donerà $ 2,15 milioni per lo sviluppo di un vaccino.

Al lavoro anche il team di Baidu, il principale motore di ricerca cinese, che ha rilasciato LinearFold, un algoritmo che riduce il tempo di previsione della struttura secondaria di una sequenza di acido ribonucleico (RNA) da 55 minuti a 27 secondi. Una riduzione dei tempi cruciale per comprendere meglio il virus e permettere di sviluppare farmaci efficaci in tempi celeri.

In Cina intanto è arrivato uno strumento che aiuta i medici a diagnosticare rapidamente potenziali malati di Coronavirus, si tratta di inferVISION: il software, basato sull’intelligenza artificiale, può evidenziare rapidamente potenziali casi problematici e fa affidamento sugli SDK Clara di NVIDIA, il framework di applicazioni sanitarie di NVIDIA per l’imaging medica basato sull’intelligenza artificiale. inferVISION si basa sui casi accertati per trovare analogie nelle infezioni polmonari.

Informare in tempo reale

Interessante il lavoro della Harvard Medical School, dove il ricercatore John Brownstein – membro di un team internazionale – sta utilizzando l’apprendimento automatico per “sfogliare” i social media e altre forme di dati dai canali di sanità pubblica ufficiali e delle autorità così da produrre analisi sanitarie dei focolai in tempo reale.

Anche l’azienda canadese BlueDot, una società di sorveglianza sanitaria con sede a Toronto, sta raccogliendo dati sulle malattie da una miriade di fonti online utilizzando le informazioni sui voli delle compagnie aeree per fare previsioni su dove potrebbero comparire le malattie infettive: anche e soprattutto le rotte aeree rappresentano infatti un vettore di trasporto della malattia.

Favorire lo sviluppo di farmaci

Su questo fronte vi sono diverse realtà al lavoro, come Insilico Medicine, società che utilizza l’intelligenza artificiale per realizzare farmaci; attraverso la GAN (rete generativa avversaria)  vaglierà le strutture di 100 molecole simili alla proteina chiave Covid-19. Lo scopo? Testare varie combinazioni per mettere a punto farmaci efficaci in tempi celeri. Le strutture molecolari saranno messe a disposizione sul sito, dove si invitano anche chimici indipendenti a contribuire.

Lavoro analogo quello dell’algoritmo BenevolentAI, che sta intrecciando i dati relative alle strutture molecolari con le informazioni biomediche su recettori e malattie. Il software ha già individuato la proteina chinasi 1 (AAK1), associata all’adattatore enzimatico, che regola l’endocitosi, il processo che porta materiale nelle cellule è che è anche una modalità di penetrazione del virus. I ricercatori, grazie a BenevolentAI, hanno identificato un possibile farmaco efficace chiamato “Baricitinib”.

 

Classifiche 29 Agosto, 2019 @ 1:30

Le 20 università che formano il maggior numero di futuri milionari

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Laureandi alla Harvard University. (Photo by Robert Spencer/Getty Images)

Tra i fattori di successo per diventare milionari c’è senza dubbio l’aver frequentato la ‘giusta’ università. Se poi questa si chiama Harvard University, si è già a metà dell’opera. Secondo un report di Wealt-X sulle università che formano più ricchi al mondo, Wealthy Alumni: University UHNW Alumni Rankings 2019, il prestigioso ateneo americano è al primo posto di questa speciale classifica, dal momento che – viene stimato – ben 13.650 studenti sono poi diventati ultra-high-net-worth (persone con un patrimonio netto superiore a $ 30 milioni). Una cifra che è più del doppio della Stanford e della University of Pennsylvania, rispettivamente al secondo e al terzo posto.

Le università statunitensi dominano la top 20. Una prevalenza che rispecchia lo status degli Stati Uniti come paese con la più grande popolazione Uhnw del mondo: una caratteristica che è – in un perfetto circolo virtuoso – anche merito delle sue università, tra le migliori al mondo. Solo tre sono fuori dagli Usa: Oxford e Cambridge rappresentano il Regno Unito, mentre l’Insead francese è al 19° posto.

Secondo il report anche le caratteristiche degli stessi Unhw differiscono in base alla università frequentata.  L’84%, gli ex studenti Uhnw che si sono laureati all’Università della Virginia e dell’Università di Chicago costituiscono la più alta percentuale di persone self-made. Di contro, la ricchezza ereditata è rara. In media, solo il 7% di questi ex studenti Uhnw ha ereditato la sua fortuna. La Columbia University ha il maggior numero di ricchi ereditieri, ma il 12% è in ogni caso una percentuale relativamente bassa. Gli ex studenti di Cambridge, invece, sono sostanzialmente internazionali e la loro ricchezza tende a essere una mix tra eredità e patrimonio autogenerato.

Escludendo le università degli Stati Uniti, la classifica cambia in maniera sostanziale, ma anche in questo caso, tra le prime 20 manca – e non è una sorpresa – l’Italia. Dominano le inglesi, sette su 20, con Cambridge e Oxford rispettivamente al primo e al secondo posto. Tre sono australiane e due in Canada; due, infine, hanno sede in Cina e India. Da sottolineare che 18 delle prime 20 sono università pubbliche, in netto contrasto con la classifica generale (dove sono incluse anche gli istituti americani) nella quale prevalgono quelle private.

Classifiche 20 Giugno, 2019 @ 9:08

Le 10 migliori università del mondo e d’Italia nel 2020

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Harvard University. (Getty Images)

Le università americane continuano a guidare il ranking dei migliori atenei mondiali, nel quale si affacciano tuttavia i primi esponenti dell’Asia, mentre l’Italia si guadagna posizioni di rispetto grazie alle proprie eccellenze.
E’ quanto emerge dalla sedicesima edizione, riferita al 2020, di quella che viene considerata la classifica delle università globali più consultata al mondo: la QS World university rankings, pubblicata dagli analisti di QS Quacquarelli Symonds basandosi sulle opinioni di quasi 100mila accademici e ricercatori, oltre che di 45mila manager dell’area delle risorse umane.

Guidano la classifica generale – come detto – tre università statunitensi:

1 – Massachusetts Institute of Technology (MIT) – Usa
2 – Stanford University – Usa
3 – Harvard University – Usa
4 – University of Oxford – Uk
5 – California Institute of Technology (Caltech) – Usa
6 – ETH Zurich – Swiss Federal Institute of Technology – Svi
7 – University of Cambridge – Uk
8 – UCL – Uk
9 – Imperial College London – Uk
10 – University of Chicago – Usa

Fuori dalla top 10 spiccano due università di Singapore, classificate rispettivamente all’undicesimo e al dodicesimo posto: la Nanyang Technological University e National University di Singapore.

Gli atenei che guidano la classifica generale ricorrono spesso anche nelle classifiche “di specialità”, quelle riferite a singole aree di studio o facoltà.

Per le arti e le materie umanistiche il terzetto di testa è composto da: Oxford, Harvard e Cambridge.
Per ingegneria e tecnologia: MIT, Stanford, ETH Zurich – Swiss Federal Institute of Technology, istituto quest’ultimo tra quelli maggiormente cresciuti rispetto alla classifica dello scorso anno.
Per scienze della vita e medicina: Harvard, Oxford e Cambridge.
Per matematica, fisica e facoltà scientifiche: MIT, Stanford e Harvard.
Per scienze sociali: Harvard, London School of Economics and Political Sciences (LSE) e Stanford.

Tra le italiane guida il Politecnico di Milano, l’unico ateneo tra le prime 150 posizioni. Di seguito le Top 10 università italiane con il rispettivo posizionamento in classifica.

149  – Politecnico di Milano
177  – Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
177  – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
203  – Università Sapienza Roma
204 – Scuola Normale Superiore di Pisa
234 – Università di Padova
302 – Università di Milano
348 – Politecnico di Torino
389 – Università di Trento
389 – Università di Pisa