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Lifestyle 6 Febbraio, 2020 @ 11:00

Apre a New York una terrazza (con ristorante) sospesa al 100esimo piano

di Forbes.it

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The Edge Hudson Yards New York: l’osservatorio a cielo aperto più alto dell’emisfero occidentale
The Edge (Courtesy of Related-Oxford)

di Melania Guarda Ceccoli

Non solo Dubai. Anche New York vuole il suo primato e lo fa con una spettacolare terrazza trasparente per vedere non solo la città, ma anche quello che c’è sotto ai nostri piedi.

Bastano appena 60 secondi per arrivare al 100esimo piano e ritrovarsi sul ponte a cielo aperto più alto del mondo. L’11 marzo aprirà a New York “The Edge”, un emozionante pavimento di vetro a 344 metri di altezza che forma un grande terrazzo di 700 metri quadrati con una vista a 360 gradi su Manhattan e sul fiume Hudson.

Un’esperienza da brividi visto che lo sky deck esterno è realizzato con pannelli di vetro senza cornice, coraggiosamente inclinati verso l’esterno. Quindi non adatto a chi soffre di vertigini!

Saranno quindici i differenti punti di osservazione, dalla scalinata alle varie balconate, fino alla punta più estrema da cui affacciarsi per un panorama da brivido. Per i più impavidi poi, sull’estremità della terrazza il pavimento è in vetro, per vedere tutta la città sotto i propri piedi.

E per concludere la serata basta salire al piano superiore dove si troverà Peak; il ristorante, il bar, la caffetteria e lo spazio eventi.

The Edge è stato progettato da William Pedersen e Kohn Pedersen Fox Associates (KPF), con gli interni firmati Rockwell Group.

Dove si trova The Edge, la terrazza sospesa sul grattacielo

Hudson Yards è un nuovo complesso di edifici costruito lungo il fiume Hudson. Questa zona nel West Side di Manhattan nasce da una riqualifica di un’area un tempo degradata e inospitale, È qui che si trovano nuove costruzioni tra cui sei grattacieli, un centro darte e cultura chiamato Shed e il simbolo della zona, Vessel, una struttura a nido dape composta solo da scale connesse tra loro da piattaforme, a metà strada tra una scultura e un punto di osservazione.

I biglietti per The Edge a Hudson Yards New York

Anche se l’apertura di The Edge è prevista a marzo, i biglietti sono già in vendita. Il prezzo va dai 36 dollari fino a 90 dollari se si desidera accompagnare la visita con un bicchiere di champagne o per portarsi a casa un servizio fotografico su misura. La terrazza è aperta tutti i giorni dalle 8 alla mezzanotte, ma i pacchetti base hanno un orario di arrivo. https://www.edgenyc.com/

Lifestyle 17 Gennaio, 2020 @ 10:03

L’italo-irlandese che fa bella la finanza di Manhattan

di Alessandra Mattanza

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Tara Cruz (Foto: Andrew Werner)

Gli occhi sono solari e pieni di calore, come quelli di un’italiana. Lo spirito è tenace, e determinato come quello di un’irlandese. Tara Cruz, è nata in America, ma è estremamente fiera delle sue origini europee, perché crede che questo Paese sia diventato tanto grande proprio grazie al duro lavoro degli immigrati. Anche i suoi antenati, ma non troppo lontani, dato che lei è la prima generazione statunitense, sono arrivati qui passando da Ellis Island, con un sogno nel cuore. Ed è stato l’amore che le hanno trasmesso per l’America, come quello per la loro origine, i valori classici italiani, quello della famiglia, della creatività, del sacrificio, a convincerla a tenere duro anche nei momenti più difficili. E, a farcela. Adesso è direttrice di una delle spa più alla moda di Manhattan, quella dentro il Four Seasons Downtown, a pochi passi da Wall Street e presso il nuovo World Trade Center. E’ prediletta da tanti imprenditori, uomini d’affari e perfino celebrity, che vivono nel vicino quartiere di Tribeca. A Forbes racconta come, secondo lei, tanti altri giovani italiani ce la possono fare in questo settore a New York. “Sono nata a Long Island, anche se adesso vivo a Brooklyn, dove i miei nonni abitavano quando immigrarono originariamente in America. Arrivarono a Ellis Island nel 1930 e aprirono un piccolo business… “ ricorda.

Quali sono le sue origini italiane?

I miei nonni materni venivano dalla Calabria, mentre quelli paterni sono dell’Irlanda. Sono stata cresciuta rimanendo molto connessa alle mie origini italiane, in particolare riconoscendo il valore più importante: quello della famiglia. Anche nell’ambiente professionale per me è fondamentale creare un’atmosfera dove tutti i dipendenti si sentano parte di una grande famiglia. Sono stata cresciuta in un ambiente dove contava più la qualità della quantità, anche se questo non impediva a mia madre e a mia nonna di preparare un pasto di cinque portate per nove persone ogni domenica sera, con tanto amore. E questo sentimento, alla fine, mi ha guidato in tutta la mia carriera e mi ha dato la forza di non mollare, anche quando tutto sembrava andare molto male. Ho anche applicato i valori tradizionali che mi sono stati trasmessi, il mio essere una persona genuina e diretta, nella mia esistenza di tutti giorni e nella mia carriera. E, si sono dimostrati vincenti. Penso, quindi, che i principi italiani, i nostri valori, siano molto valutati in America, come il fatto di essere orgogliosi delle proprie origini. Questa gentilezza e cortesia cerco di trasmetterla a tutti i miei clienti, nel settore benessere a cui mi sono dedicata.

Come ha cominciato a lavorare nel campo del wellness?

Fui ispirata da mia madre, che ha lavorato come parrucchiera e come make-up artist, in un piccolo salone a Long Island, vicino a casa nostra. In un quartiere modesto come era il nostro, seppe portare un tocco di lusso e di eleganza a quel posto, mentre contemporaneamente cresceva quattro figlie… L’osservavo da bambina in quell’arte della cortesia che aveva nel far sentire i clienti a loro agio, nel servirli nel modo migliore, perfino con tanti sorrisi e una buona conversazione. E, già, stavo imparando… Decisi di studiare business management, per avere una base più concreta, e, allo stesso tempo, approfondii diverse terapie di wellness, come il massaggio e il drenaggio linfatico. Dovetti andare in Arizona a lavorare in diverse spa di lusso, prima di poter tornare a New York, ricoprendo diversi ruoli e posizioni. A New York, prima riuscii ad essere assunta in una spa in un albergo a Tribeca, poi in una nell’Upper East Side e così imparai e acquisii esperienza. Alla fine sono riuscita a diventare direttrice della spa del Four Seasons Hotel Downtown, in una posizione veramente ambita da tanti professionisti, una delle migliori in questo ambito e in tutta Manhattan.

Cosa sta cambiando il suo settore? 

I tempi in cui bastava offrire massaggi, trattamenti viso e altre tradizionali terapie per il corpo sono finiti…  Se si vuole avere successo, bisogna sapersi distinguere. I clienti cercano qualcosa di più interessante, che miri a dare un’esperienza, che promuova uno stile di vita, più che la semplice bellezza. Questo settore sta sviluppandosi in una direzione che deve essere innovativa e non temere di osare, per restare competitivo. Perché se è vero che quello del wellness è uno dei settori più in espansione, esiste una forte competizione, attualmente come non mai.

Su che idee ha puntato quindi?

Nella mia spa ho lanciato, per esempio, un programma di Resident Healers, e ho puntato al potere curativo oltre che estetico… E’ un problema che riguarda anche tanta gente nel mondo del business e del corporate, dato che lo stress è a livelli estremi. Le nostre healers “di casa” sono tre donne altamente specializzate e professioniste a livello internazionale. Deganit Nuur è molto brava nell’agopuntura, chiaroveggente ed erborista, creatrice di The Nuurvana Method. Rashia Bell ha inventato il trattamento The Cristalline applicando la cristalloterapia ed è inoltre una professionista della meditazione, sempre più praticata da tanti amministratori delegati, trader, imprenditori, guru high tech. Anche a New York, e a Brooklyn, al momento esiste un vero boom in campo tecnologico e ingegneristico. Snow Shimazu si è specializzata nel sistema Air Beautiful, un’esperta del wellness nel campo dei viaggi, e nel mitigare ogni tipo di jet lag, una conoscitrice profonda del corpo e una guru del benessere. Di recente questa idea delle healers ha avuto un successo tale, che abbiamo acquisito un’altra specialista, Michelle Pirret, una alchimista sonica internazionale, che usa il magnetismo per sviluppare armonia di corpo e spirito. Tutti queste terapiste, “personaggi” nel settore wellness, offrono servizi diversi da quelli di una spa tradizionale.

Quali sono altri trattamenti che vanno più di moda in questo momento a New York?  

I trattamenti che, al momento, sono preferiti nel mondo dell’imprenditoria e della finanza sono un paio. L’Art of Wellness comprende un’ora di esperienza personale fitness, 50 minuti di trattamento per il corpo purificante con il fango, un massaggio di 80 minuti per risvegliare i sensi, un elixir wellness per dare energia e con funzione detox per il corpo. Il Royal Ritual include, invece, un trattamento detox per il corpo con cristalli e minerali, 80 minuti di massaggio a quattro mani con quarzo rosa caldo, 80 minuti di un trattamento per il viso al caviale verde, una manicure e pedicure, un cocktail allo Champagne ed oli essenziali che profumano di cioccolato. C’è poi un pacchetto che è davvero popolare adesso, il Luxury Chardonnay Ritual, con il rituale della vinoterapia, con semi d’uva e dal potere anti-age e antiossidante. Alla fine si sorseggia un bicchiere di Chardonnay.

Quali sono le regole per avere successo come spa manager o nel business wellness?

Credo nella passione, nella conoscenza e nella sicurezza. Questi sono “ingredienti” per riuscire, secondo me in ogni professione. Nella mia, in particolare, serve pure creatività e la capacità di mantenere il proprio team felice e con la volontà di supportarsi l’un l’altro. Un buon lavoro di team è fondamentale per riuscire, come una bella atmosfera.

Lifestyle 28 Agosto, 2019 @ 4:30

L’ex terminal TWA del JFK di New York ora è un albergo di lusso, con un pezzo d’Italia

di Mara Cella

Mi occupo di moda, lifestyle e imprenditorialità.Leggi di più dell'autore
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Il terminal Twa all'aeroporto JFK di New York
L’ex terminal Twa all’aeroporto JFK di New York

A New York c’è una nuova meta cult dove anche un pezzo d’Italia è protagonista. Con un investimento di circa 300 milioni di dollari è nato il TWA Hotel – forse l’hotel più atteso al mondo – sorto dal recupero del vecchio vecchio terminal TWA del JFK Airport. Questo storico ed avveniristico aeroporto definito una “cattedrale dell’aviazione” e firmato dall’architetto finlandese Eero Saarinen nel 1962 è rimasto inutilizzato dal 2001 in poi perché non riusciva ad ospitare il sempre crescente volume di passeggeri. Finalmente nel 2019 l’ambiziosa rinascita ha portato – dopo molti anni di attesa – all’apertura del TWA Hotel ed in pochi mesi è già un cult tra le destinazioni top assolutamente da non perdere della ‘Grande Mela’ sia per gli appassionati di design e di architettura di tutto il mondo ma anche per i trendsetter a caccia di novità di ogni sorta.  Ebbene anche l’Italia è decisamente protagonista di questa rinascita di successo: la storica azienda Solari di Udine ha portato il design italiano al centro del TWA Hotel del JFK Airport grazie al display-orario a palette ricostruito identico all’originale e diventato elemento-icona inconfondibile della grande lounge, esattamente come negli anni ’60. 

I display realizzati per il TWA Hotel negli stabilimenti di Udine di Solari sono 3: uno è appeso alla grande vetrata che si affaccia sulle piste e due affiancati – uno per le partenze e uno per gli arrivi – sono racchiusi come 50 anni fa nell’inconfondibile guscio ovale disegnato da Saarinen, completamente ricoperto da tessere bianche realizzate dai mosaicisti della celebre scuola di Spilimbergo, in provincia di Pordenone. Un vero incontro di eccellenze. La struttura ovale originale si è conservata intatta e rappresenta la cifra stilistica dell’intero progetto architettonico che celebra le linee curve. Era talmente importante l’autenticità di ogni dettaglio storico del progetto che Taylor Morse, CEO di Mcr, l’azienda proprietaria dell’hotel, ha fatto visita alla Solari a Udine circa un anno fa insieme a Richard Southwick, Director of Historic Preservation, per verificare la fattibilità del progetto: l’azienda è riuscita a risalire a tutti i progetti originali degli anni ’60 proprio per garantire che il display fosse davvero identico all’originale. Un progetto a dir poco impegnativo. 

Quanto tempo è servito?

Oltre 1.900 ore di produzione per serigrafare e assemblare a mano le oltre 44.000 palette che compongono i tre display, 450 ore per la progettazione hardware e 160 per la progettazione software che ne controlla la gestione e il continuo aggiornamento. Le palette sono quelle originali brevettate da Solari negli anni ‘60, quelle che, mentre ruotano per aggiornare gli orari di arrivi e partenze, producono quel suono inconfondibile che ogni viaggiatore del mondo riconosce negli aeroporti e nelle stazioni. Anche il lavoro di ricerca storica è stato curato nel minimo dettaglio: Solari ha recuperato nei propri archivi i disegni originali, le font e i colori dei marchi di 78 compagnie aeree. 

“Con l’apertura del Twa Hotel, ancora una volta Solari è al centro del mondo, simbolo intramontabile del tempo del viaggio e icona del design italiano – ha sottolineato Massimo Paniccia, presidente di Solari – Il JFK non è solo uno degli hub internazionali più importanti, ma ora, grazie a questo albergo, diviene esso stesso una destinazione di viaggio: una meta in cui c’è anche un tocco di Italia grazie a Solari”. 

Un’altra curiosità? 

Nel display più grande – 4 metri di larghezza per 1,5 metri di altezza – è stato creato uno speciale assetto delle palette in modo da far apparire la parola  “benvenuto” in 15 lingue e rispettivi alfabeti: amarico (Etiopia), arabo, bulgaro, tibetano, cinese, lao (Laos), giapponese, ebraico antico, armeno, farsi urdu, russo, thailandese, koreano, hindi e greco.

Una dritta per i nostalgici e design lovers di tutto il mondo?

Moltissimi ricorderanno il ‘Cifra 3’l’orologio progettato da Gino Valle alla fine degli anni ’60, e riconosciuto in tutto il mondo come una delle icone di design del XX secolo. Oggi Cifra 3 può dirsi il più piccolo orologio a lettura diretta con il sistema a rulli di palette creato da Remigio Solari e brevettato nel 1966, nonché il prodotto simbolo di Solari da oltre 50 anni. 

Ebbene nello shop dell’hotel – all’interno del quale si possono acquistare oggetti, gadget e vari capi d’abbigliamento marchiati TWA – sarà in vendita anche il Cifra 3 in edizione limitata TWA. Una chicca da portare a casa o in ufficio e mettere in bella mostra, per avere sulla scrivania un pezzo di storia e futuro, esempio di vincenti sinergie oltreoceano del Made in Italy.

Business 31 Maggio, 2019 @ 8:00

New York strappa a Londra il titolo di capitale finanziaria globale

di Forbes.it

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le ore nel mondo
(Getty Images)

New York riconquista il titolo di principale hub finanziario nel mondo ai danni di Londra. E’ quanto emerge dalla settima edizione del Global Regulatory Outlook Report 2019 di Duff & Phelps, società di consulenza che l’anno scorso è stata protagonista dell’acquisizione di Kroll.

L’analisi, basata su un’indagine che ha coinvolto esperti professionisti di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, ha rilevato che gli intervistati considerano New York il centro finanziario più importante a livello mondiale. New York strappa così il primato a Londra, in cima alla classifica lo scorso anno, risultato, questo, su cui ha sicuramente influito la Brexit, che continua a gettare un’ombra di incertezza sull’economia del Regno Unito. In particolare, il 52% del campione vede New York come il centro finanziario mondiale per eccellenza, segnando un incremento del 10% rispetto al 2018. Il 36% vede invece attualmente Londra come l’hub finanziario globale più rilevante (-17% dallo scorso anno).

le capitali della finanza
Le capitali della finanza oggi e fra cinque anni secondo la survey di Duff & Phelps (Global Regulatory Outlook 2019)

Proiettandosi avanti di 5 anni, la percentuale di professionisti che crede che New York manterrà questa posizione è scesa al 44%, e solo il 21% del campione ha dichiarato che Londra potrebbe essere il più importante centro finanziario mondiale. Inoltre, il 12% degli intervistati ha dichiarato che Hong Kong deterrà questo primato entro il 2024, un incremento significativo rispetto al 3% che aveva espresso questa opinione nel 2018. 

Altre città vengono citate come possibili capitali finanziarie globali del futuro, tra queste: Shanghai (9%), Dublino (4%), Francoforte (4%), a Lussemburgo (3%). Nessuna di queste raggiunge livelli compatibili con una rilevanza statistica, ma – spiega il report – conferiscono ulteriori evidenze di degli effetti combinati di globalizzazione e Brexit, che stanno spingendo l’industria finanziaria a ricercare nuovi centri finanziari in Europa.