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Tecnologia 19 giugno, 2019 @ 1:17

Arriva su Youtube il primo tutorial per make-up con la realtà aumentata

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
trucchi pc
(shutterstock)

Il mondo del beauty si prepara ad accogliere una nuova rivoluzione (tecnologica). Con i tutorial di make-up sempre più popolari nel web, YouTube ha ben pensato di sfruttare questo trend lanciando un filtro per truccarsi online. Si chiama AR Beauty Try-On ed è un sistema basato sulla realtà aumentata che consente di provare diverse combinazioni di make up direttamente dall’app di YouTube.

Tutorial trucco: come funziona il filtro di YouTube

La nuova funzionalità della piattaforma americana che sfrutta la realtà aumentata permette agli utenti di provare virtualmente il trucco del video dell’influencer che stanno guardando in un determinato momento. Il tutto grazie alla condivisione dello schermo: nei video che avranno questa funzionalità attiva, l’utente potrà attivare la fotocamera frontale e attraverso una maschera interattiva, provare virtualmente il prodotto presente nel filmato. In questo modo, se rimane soddisfatto dal risultato potrà acquistare il prodotto (un apposito pulsante indicato nel video indirizzerà l’utente alla pagina e-commerce del marchio). Se sarà o meno un successo è ancora presto per dirlo. Intanto, la piattaforma statunitense ha fatto sapere che durante la fase di test il 30% delle persone ha attivato l’esperienza AR impiegando in media 80 secondi per provare un rossetto virtuale.

volti trucco
(sephoravirtualartist.com)

Make-up revolution: Mac Cosmetics e gli altri

Attualmente disponibile in versione alpha tramite FameBit, piattaforma di branded contents di YouTube, il filtro ha già attirato l’attenzione di colossi della bellezza come MAC Cosmetics che ha sperimentato una campagna pubblicitaria utilizzando il sistema AR Beauty Try-On. Ma a sfruttare le potenzialità della realtà aumentata sono stati in passato anche altri nomi del settore. Come Sephora con la sua Sephora’s Virtual Artist per vivere un’esperienza beauty 3D e L’Oréal che ha unito le sue forze con Facebook per lanciare test virtuali, Live Try-Onche permettono agli acquirenti di provare virtualmente prodotti diversi prima dell’acquisto.

Tecnologia 11 giugno, 2019 @ 12:00

Un tour della Silicon Valley con un gestore di fondi

di Forbes.it

Staff

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nuove tecnologie
(GettyImages)

A cura di Scott Berg, gestore del fondo Global Growth Equity Strategy di T. Rowe Price

 

Il settore tecnologico è cambiato drammaticamente in tempi relativamente brevi, generando allo stesso tempo un’enorme quantità di valore. In qualità di investitori, dobbiamo confrontarci con questo comparto estremamente dinamico, facendo attenzione alle valutazioni elevate in certe aree. In quest’ottica, la nostra visita annuale alla Silicon Valley, che ripetiamo da ormai 15 anni, ci permette di approfondire la comprensione degli investimenti nel settore e di ottenere spunti originali anche su società teoricamente ben note.

 

La tecnologia è  un porto sicuro in un contesto macroeconomico incerto

Quest’anno la visita è stata particolarmente ricca di incontri incoraggianti. Le società tecnologiche chiaramente non stanno (ancora) sperimentando alcun rallentamento. In molti hanno esplicitamente constatato una distanza nei confronti delle attuali preoccupazioni macroeconomiche. L’aspetto incoraggiante è che queste società stanno investendo attivamente per crescere e aumentare la propria quota di mercato. Inoltre, il ritmo mozzafiato dell’innovazione rimane immutato, con la maggior parte dei player che citano gli stessi temi: la corsa al cloud, l’Intelligenza Artificiale (IA) e il Machine Learning (ML).

Con il rallentamento dell’economia nel complesso, una certa decelerazione del settore è inevitabile. D’altra parte, non possiamo ignorare le forze secolari che stanno evidentemente aggirando il contesto macroeconomico impegnativo. Un obiettivo degli incontri è proprio quello di individuare queste forze. In particolare, al momento vediamo tre fattori principali che continueranno a influenzare il settore high tech nel lungo termine.

Fattore 1: la crescita delle piattaforme media

Alphabet (Google) e Facebook sono diventate due tra le società di media più grandi al mondo, fornendo piattaforme che collegano i creatori, gli advertiser e i consumatori di contenuti.

Nel nostro incontro con il management di Facebook, compresa la COO Sheryl Sandberg e tre responsabili divisionali, la maggior parte della discussione si è concentrata sulla regolamentazione e l’inserimento di elementi di controllo. Abbiamo avuto l’impressone che il management abbia compreso e stia affrontando attivamente queste problematiche. Un altro aspetto incoraggiante è il grande lavoro che stanno facendo dietro le quinte per incrementare la monetizzazione delle attività. Ascoltare la visione del responsabile di Instagram su Insta Video, IGTV, la monetizzazione della natura effimera delle Instagram Stories e l’aumento della personalizzazione, ci ha dato una vivida percezione delle prospettive potenziali. L’incontro con il responsabile dell’Advertising ci fatto capire che le Storie potrebbero essere un game changer: pur essendo più lente del feed, genereranno un maggior user engagement. Siamo meno convinti sulla strategia di Messenger, ma riteniamo che la monetizzazione di WhatsApp sia un’opzione aggiuntiva per Facebook. È improbabile che la crescita dei ricavi rallenti, e c’è la possibilità che tra circa un anno si possa parlare di accelerazione.

Un altro aspetto chiave è la crescita delle dimensioni e del raggio di azione delle principali società, spinta dalla tecnologia. Netflix è un ottimo esempio, essendo diventata la più grande società di video della storia principalmente grazie alla sua libertà da vincoli infrastrutturali.

Fattore 2: l’avvento del Machine Learning e dell’Intelligenza Artificiale

ML e AI saranno i temi chiave per il prossimo decennio, e non solo. Le ‘platform company’ si trovano nella posizione migliore per beneficiarne, avendo accesso a più dati, una maggiore potenza di calcolo e impiegando gli ingegneri migliori.

Dopo essere stato un argomento teorico per molti anni, si inizia a vedere un impatto reale dell’utilizzo dell’AI sui modelli di business delle imprese. Alcuni usi possono sorprendere. Workday è un provider di applicazioni per la gestione delle risorse umane basato sul cloud. A differenza dei software ‘statici’ che i competitor installano sui server delle aziende, il prodotto di Workday impara continuamente, e la sua interazione con la documentazione relativa a milioni di dipendenti fa sì che oggi possa prevedere, ad esempio, quali lavoratori corrano il rischio di diventare insoddisfatti della propria mansione. Nel nostro incontro con Workday abbiamo constatato la stabilità e la durevolezza dei loro flussi di cassa e la potenza delle loro capacità analitiche, in grado di creare valore per il cliente.

Fattore 3: l’importanza del cloud

In quasi tutti gli incontri è stata sottolineata l’importanza del cloud. I sistemi di software basati sul cloud e costantemente aggiornati permettono alle imprese di integrare l’informazione in modi nuovi. Salesforce.com è all’avanguardia in questa trasformazione. Il loro sistema di customer relationship management, offerto via Internet tramite sottoscrizione, permette alle aziende non solo di tenere traccia dei clienti esistenti, ma anche di individuarne di possibili nuovi, generando dati che poi confluiscono nelle previsioni sui ricavi, nella gestione delle scorte e in altre parti dell’attività.

Le autostrade digitali non sbandano

Anche lo sviluppo della guida autonoma sta procedendo, anche se ad un ritmo più lento di quanto alcuni si aspettavano. Abbiamo avuto un incontro rassicurante con il nuovo responsabile della produzione di Tesla, Jerome Guillen, in cui si è parlato di complessità dei prodotti e di come la semplificazione della linea abbia dato i suoi frutti. Il costo della manodopera e della produzione e l’efficienza si stanno muovendo nella giusta direzione. Tesla è un titolo il cui prezzo può variare ampiamente a seconda del sentiment, ma siamo fiduciosi che i fondamentali trionferanno in ultima analisi.

In conclusione, il settore tecnologico continua ad evolvere a ritmi serrati, generando un immenso valore per gli investitori. Non si tratta solo dei FAANG o delle platform company di grandi dimensioni: vi sono molte aree ricche di aziende con ampie prospettive di crescita. Un aspetto da sottolineare è che i comparti più colpiti da cambiamento e disruption sono anche quelli che si prestano meglio alla gestione attiva, dato che il divario di performance tra vincitori e perdenti è molto più pronunciato rispetto agli altri settori.

Tecnologia 23 maggio, 2019 @ 4:00

Ford presenta Digit, il robot dalle fattezze umane che consegna i pacchi a casa

di Simona Politini

Staff

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Digit, il robot di Ford per la consegna pacchi
(Ford)

L’e-commerce sta stravolgendo il modo di fare acquisti rivoluzionando anche i settori ad esso collegati, in primis il servizio consegna pacchi che si trova a gestire adesso, e sempre di più nel prossimo immediato futuro, una serie infinita di ordini da evadere in tempi strettissimi. Se si pensa, infatti, che il servizio postale degli Stati Uniti da solo ha consegnato più di 6 miliardi di pacchi nel 2018, raddoppiando il volume che gestiva circa 10 anni fa, si comprende l’entità del cambiamento.

Partendo da questa constatazione Ford, in collaborazione con Agility Robotics, società che sviluppa robot bipedi dal 2015, ha deciso di lanciare un progetto innovativo: un auto a guida autonoma coadiuvata da un robot dalle sembianze antropomorfe che dalla strada porta il pacco sino a dietro la porta di casa. A dirla così può sembrare un po’ inquietante, e certo il primo impatto potrebbe essere un bel mix tra stupore e paura, ma il futuro non si ferma ed alla fine ci toccherà semplicemente abituarci a vedere girare tra noi questi esseri composti da metallo e microchip.

Come funziona Digit, il robot per la consegna pacchi di Ford

Digit è il nome che Ford ha dato alla sua creatura. Il robot-postino, non siederà però accanto al conducente che non c’è, ma attenderà di giungere a destinazione riposto nel vano di carico. Una volta arrivati all’indirizzo del destinatario il portello si aprirà e Digit dispiegherà le sue lunghe gambe e effettuerà la consegna.

Come riportato nella comunicazione ufficiale, Digit è costruito in materiale leggero, può sollevare pacchi che pesano fino a 20 kg circa, salire e scendere scale, muoversi su terreni sconnessi e mantenere l’equilibrio in caso di urto. L’androide può anche piegarsi, così, una volta completata la “missione consegna pacchi”, Digit, sempre autonomamente, si ricollocherà nella parte posteriore del furgone pronto a spiegarsi e trasportare pacchetti un’altra volta. Digit ha sensori e telecamere LiDAR e può anche “connettersi” al veicolo che si guida da solo, quindi i dati e le informazioni del veicolo vengono inviati al robot. Una connessione necessaria per assicurarsi che il robot arrivi alla porta senza problemi.

Agility Robotics sta ancora testando Digit, ma prevede di iniziare a consegnare il robot all’inizio del 2020.

Tecnologia 16 maggio, 2019 @ 8:30

Il riconoscimento facciale diventa di massa: rischi e tentazioni

di Paolo Mossetti

Contributor, scrivo di cultura economica.Leggi di più dell'autore
Nato a Napoli, ha studiato economia e antropologia a Milano, lavorato nel marketing editoriale a Londra e Oxford e come scrittore freelance e cuoco a New York. Ha scritto, tra gli altri, per N+1, Domus, Esquire Italia, Il Tascabile e Lo Straniero. chiudi
(Getty Image)

L’allarme è arrivato da due giganti che avrebbero tutto da guadagnare dallo sfruttamento della tecnologia, e sarebbe il caso di non prenderlo sottogamba. È vero: il riconoscimento facciale è uno strumento prezioso per fare soldi e soprattutto acchiappare i criminali, spiega Amazon in un comunicato stampa. Ma negli ultimi tempi la società si è accorta, da alcuni test effettuati con la sua divisione specializzata, che quello stesso strumento potrebbe essere usato per discriminare e reprimere i diritti civili: per esempio, faticando a individuare l’identità delle persone dalla pelle scura.

Microsoft, dal canto suo, fa sapere in una nota simile che la tecnologia potrà, sicuramente, servire a ritrovare bambini scomparsi (un esempio tra molti) ma rischia di favorire anche il controllo di massa da parte di governi e multinazionali, oltre alle già menzionate decisioni frettolose e sbagliate. Tutta colpa dei programmatori? O è l’essenza stessa del cosiddetto machine learning a contenere il rischio autoritario? Il riconoscimento facciale resta uno dei settori innovativi dalle potenzialità di profitto più attraenti, come racconta anche il sito Axios, e potrà toccare tanto il campo dei social quanto quello dell’intelligence.

La tecnologia è ancora imperfetta, per usare un eufemismo. Riccardo Luna ha ricordato quando a un concerto di Taylor Swift, un anno fa, migliaia di spettatori sono stati fotografati da un computer che poi “inviava automaticamente le immagini in un ufficio a oltre tremila chilometri di distanza, a Nashville, dove le foto venivano intrecciate con un database dove erano stati registrati un centinaio di stalker della cantante” (le persone coinvolte avrebbero saputo del test solo grazie alla rivista Rolling Stone). E sempre qualche mese fa, scrive Vox, uno dei più noti software in circolazione ha confuso 28 membri del Congresso statunitense con altrettanti criminali comuni. Senza dimenticare il caso dell’adolescente che ha fatto causa alla Apple per un miliardo di dollari perché era stato arrestato per un furto che non aveva commesso.

Così i dirigenti aziendali e programmatori stanno correndo ai ripari. Quando c’è la volontà politica di farlo, certo. Se fra qualche giorno, il 22 maggio, gli azionisti di Amazon potranno votare simbolicamente per chiedere che il sistema fatto in casa di nome Rekognition, già venduto a diverse polizie e alla dogana statunitense, non venga utilizzato dalle agenzie federali, una delle decisioni dal valore simbolico più forte è arrivata martedì dalla città di San Francisco, il cuore della Silicon Valley, dove con un voto a schiacciante maggioranza si è deciso di vietare l’utilizzo del riconoscimento facciale (il provvedimento si chiama Stop alla sorveglianza segreta).

Il divide, affascinante e minaccioso al tempo stesso, tra l’opportunità di un’invenzione e l’incubo in cui può trasformarsi è illustrato perfettamente da uno scoop di Nbc News. In un’inchiesta due giornalisti hanno scoperto come Ever, una app di immagazzinamento per le foto digitali, sta sperimentando con questa tecnologia per poi venderla “a società private, alla polizia e all’esercito”. “Ogni volta che gli utenti di Ever acconsentono al riconoscimento facciale sulle proprie foto per raggruppare immagini delle stesse persone – scrivono i reporter Nbc – la tecnologia apprende dagli abbinamenti e si auto-addestra. Quell’apprendimento, a sua volta, fa ingigantire le potenzialità commerciali della società”.

Il guaio è che l’unica menzione della tecnologia di riconoscimento facciale che sta dietro Ever è una “breve nota aggiunta alla sezione sulla privacy policy” soltanto dopo che gli autori dello scoop hanno contattato la società. In ogni caso il piano ha funzionato, poiché i creatori di Ever, dopo aver annunciato di volersi focalizzare sul riconoscimento facciale, hanno raccolto 16 milioni di dollari dai venture capital.

E che dire delle potenzialità – o sarebbe meglio chiamarle brutalità – del facial recognition in Cina? Face++, una società lanciatissima nel settore, ha raccolto la settimana scorsa alla borsa di Hong Kong circa 750 milioni di dollari, e ha un valore stimato adesso in oltre quattro miliardi di dollari. I festeggiamenti arrivano mentre Human Right Watch riporta che il software di Face++ è impiegato dal governo di Pechino per identificare i potenziali terroristi interni.

Nella vita di tutti i giorni, il Big data del controllo si traduce in una cifra variabile di musulmani uiguri imprigionati che va dall’1 ai 2 milioni di individui, e almeno altrettanti sotto sorveglianza costante, come riporta anche un articolo recente del New York Times. Le autorità cinesi controllerebbero, secondo il report di Hrw, ogni aspetto della vita della minoranza più importante dell’est del paese – dal consumo di elettricità alla frequentazione delle moschee – anche tra coloro che non hanno nulla a che fare con attività eversive.

Secondo Hrw “un vasto numero di persone” è detenuto arbitrariamente, anche a causa dei “dubbi criteri usati per l’identificazione dei cittadini”. Più fortunati gli abitanti della costosissima San Francisco, diventati i primi negli Stati Uniti a vedersi messa fuori legge – o perlomeno in discussione – la sorveglianza di massa.

 

 

Tecnologia 24 aprile, 2019 @ 1:44

Intelligenza artificiale: un europeo su quattro la vorrebbe al posto dei politici

di Simona Politini

Staff

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Robot giocattolo vintage
(Shutterstock)

Le elezioni europee sono alle porte, ma se ci fosse la possibilità di votare Mr. AI probabilmente ci ritroveremmo guidati da una serie infinita di sofisticati algoritmi. È ciò che emerge dalla ricerca condotta dal Center for the Governance of Change (CGC) presso la IE University di Madrid.

 

Intelligenza artificiale vs politici europei

Secondo l’European Tech Insights 2019, questo il nome dello studio che ha coinvolto oltre 2.500 adulti tra i 18 e i 99 anni in otto paesi europei (Francia, Germania, Irlanda, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito), infatti, un cittadino europeo su quattro preferirebbe lasciare che fosse un’intelligenza artificiale a prendere decisioni importanti sulla gestione del proprio Paese. Nei Paesi Bassi, in Germania e nel Regno Unito, la percentuale è ancora più alta con un cittadino su tre che ammette di preferire una macchina per determinare la direzione del proprio paese piuttosto che un essere umano. In Italia tale percentuale si attesta al 28 per cento.

Diego Rubio, direttore esecutivo del CGC, ha dichiarato: “Questa mentalità, che probabilmente fa riferimento alla crescente sfiducia dei cittadini nei confronti dei governi e dei politici, costituisce un interrogativo importante a carico del modello europeo di democrazia rappresentativa, poiché sfida la stessa nozione di sovranità popolare”.

 

Intelligenza artificiale e lavoro

La ricerca, volta a comprendere meglio le percezioni e le preoccupazioni nei confronti delle nuove tecnologie informatiche, rivela inoltre come la quarta rivoluzione industriale stia producendo un crescente senso di insicurezza e incertezza, con molti cittadini europei convinti che, se non adeguatamente controllate, le innovazioni tecnologiche potrebbero causare più danni che benefici per la società nel prossimo decennio.

La stragrande maggioranza degli europei intervistati (oltre il 70%) si aspetta infatti che i propri governi stabiliscano nuove leggi e tasse per limitare l’automazione ponendo addirittura dei limiti al numero di posti di lavoro che le aziende potranno sostituire con le macchine, anche se ciò significherebbe fermare il progresso tecnologico, e lamentano (il 60%) un sistema educativo inadeguato nel prepararli ad affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie in un mercato del lavoro in rapida evoluzione.

 

Nuove tecnologie informatiche: la sfiducia dei cittadini europei

Di seguito presentiamo altri numeri rilevanti ricavabili dallo studio e che segnalano una crescente preoccupazione degli europei verso l’invasività della tecnologia:

  • Il 56% degli europei è preoccupata che i robot possano occupare la maggior parte dei posti di lavoro oggi appannaggio di esseri umani;
  • Il 67% degli europei pensa che la governance delle nuove tecnologie sia, con il cambiamento climatico, la più grande sfida che l’UE deve affrontare in questo momento;
  • Oltre alle sfide sul mercato del lavoro, gli europei temono un cambiamento nella loro vita sociale: oltre due terzi degli intervistati (il 68%) ritengono che in futuro le persone passeranno più tempo a socializzare online che di persona.