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Investimenti 13 Maggio, 2019 @ 5:42

Uber, gli investitori e le celebrity che hanno guadagnato di più con l’Ipo

di Forbes.it

Staff

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Anche Gwyneth Paltrow ha investimenti in Uber. ((Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

di Rachel Sandler e Biz Carson

I più grandi vincitori dell’Ipo di Uber non hanno suonato la campanella d’apertura. Ma potrebbero agevolmente accontentarsi di guardare il loro conto in banca.

Nella corsa verso la più grande Ipo degli Stati Uniti dai tempi di Alibaba nel 2014, il co-fondatore ed ex amministratore delegato Travis Kalanick ha cercato senza riuscirci di conquistare l’agognato posto sul balcone della Borsa di New York all’avvio delle negoziazioni nella giornata di venerdì. Invece è stato l’attuale ceo Dara Khosrowshahi a fare gli onori di casa.

Ma non importa. I fondatori di Uber, siano essi esiliati o meno dai festeggiamenti, sono pronti a raccogliere i maggiori benefici dall’Ipo da $ 8,1 miliardi, che ha valutato la società $ 82 miliardi (dopo un calo delle azioni nel primo giorno, la capitalizzazione di mercato è ora leggermente inferiore).

Basandosi sul prezzo dell’Ipo di giovedì ($ 45 per azione), e sul numero di azioni vendute in Ipo, ecco come si distribuiscono le loro fortune. Anche se occorre sottolineare che non è chiaro se gli azionisti iniziali abbiano finito per vendere le loro azioni – era prevista una sovrallocazione del 27% che i sottoscrittori dell’Ipo potevano decidere di esercitare, acquistando azioni al prezzo dell’Ipo quando il titolo sale.

1. Travis Kalanick: $ 5,4 miliardi di valore netto stimato

Nel 2015, Kalanick ha paragonato il fatto di quotarsi al ballo di fine anno – era troppo presto. Ora che il grande giorno è arrivato, la dirigenza della compagnia di trasporti ha assicurato che non sarà il re del ballo. Il tormentato amministratore delegato è finito al centro dei problemi di Uber, comprese le domande su come ha contribuito a una cultura aziendale che alcuni hanno definito “tossica”. Si è dimesso nel giugno 2017.

In ogni caso, Kalanick rimane un membro del consiglio e andrà via con il più grande incasso dell’Ipo di Uber. In combinazione con le sue precedenti vendite, il patrimonio immobiliare e gli investimenti nella sua nuova società, City Storage Systems, Forbes stima che il patrimonio netto di Kalanick sia di $ 5,4 miliardi. Continuerebbe a controllare il 6,7% della società dopo aver accettato di vendere 3,7 milioni di azioni nell’Ipo.

Un portavoce di Kalanick ha rifiutato di commentare.

2. Garrett Camp: $ 4,1 miliardi di valore netto stimato

Camp è stato uno di quelli che originariamente ha concepito il concetto di UberCab e ha riunito il suo primo pitch deck. L’imprenditore seriale aveva già fondato e venduto la società di web-linking Web StumbleUpon dopo aver avuto problemi ad accedere a un taxi. Camp non ha mai speso troppo tempo in un ruolo di leadership formale in azienda, ma è stato nel suo consiglio di amministrazione. Ha anche venduto diverse delle sue azioni nel corso del tempo rispetto a Kalanick, che era tristemente noto per non aver mai venduto una quota fino a quando SoftBank non ha investito nella compagnia a fine 2017.

Oggi Camp gestisce Expa, il suo studio di startup. Sta anche cercando di reinventare StumbleUpon con la sua nuova app di social discovery, Mix. Aveva in programma di vendere 3,1 milioni di azioni nell’Ipo, per un valore stimato al netto delle tasse di $ 98 milioni.

3. Ryan Graves: $ 1,5 miliardi di valore netto stimato

Il coinvolgimento di Graves in Uber è dovuto a un tweet incredibilmente fortunato. Kalanick stava cercando un product manager quando Graves ha risposto alla sua domanda: “Ecco un suggerimento. Mandami un’email”. Graves ha firmato come primo dipendente di Uber ed è diventato amministratore delegato nel 2010. Graves, che rimane anche nel board, è stato SVP di Uber delle operazioni globali fino alla sua partenza nel 2017. Ora vive alle Hawaii con sua moglie e due bambini e gestisce Saltwater Investments. La sua azienda ha supportato l’app di meditazione Calm e Fort Point Beer Company. Ha pianificato di vendere oltre 1,3 milioni di azioni nell’Ipo, ottenendo 41 milioni di dollari al netto delle imposte. La sua partecipazione in Uber assicura a Graves un patrimonio di $ 1,5 miliardi.

4. Dara Khosrowshahi: Khosrowshahi non diventerà un miliardario, né diventerà un multimilionario. Per aver portato Uber sul mercto e aver guidato la sua inversione di tendenza negli ultimi due anni, ha incassato 196.000 azioni della società, per lo più costituite da opzioni e azioni vincolate che maturano a fine di maggio. Quelle opzioni valgono solo $ 1,7 milioni con Uber a $ 45 per azione.

Venture Capital: chi ha investito in Uber

Il primo investitore Benchmark Capital ha una partecipazione del valore di $ 6,8 miliardi. L’azienda è stata una dei primi venture capital a sostenere Uber, guidando il round d’investimento nel 2011. Benchmark ha un posto nel board, che viene occupato dal partner Matt Cohler.

SoftBank’s Vision Fund, il maggiore azionista di Uber, ha una quota di $ 10 miliardi, detenendo il 16% della società prima della sua Ipo. SoftBank è stato un investito rerecente: ha investito $ 1,25 miliardi direttamente in Uber all’inizio del 2018 e speso altri miliardi per acquistare azioni in un’offerta secondaria, anche dopo gli anni di turbolenza che hanno portato alla cacciata di Kalanick.

Altri investitori sono: il fondo dell’Arabia Saudita, che investe in diverse società della Silicon Valley, con una partecipazione del valore di $ 3,3 miliardi, la società di venture di Alphabet, Google Ventures, con una quota di $ 3,2 miliardi, Lowercase Capital di Chris Sacca con una quota di quasi $ 2 miliardi.

Le star che hanno investito in Uber

Jay Z e Beyonce. (Photo by Christopher Polk/Getty Images for NARAS)

Potrebbero non avere la posta in gioco più grande, ma anche le celebrity che hanno investito in Uber raccoglieranno i loro frutti. L’elenco degli investitori famosi include Gwyneth Paltrow, Jay-Z, Olivia Munn e Jay Brown. Anche Beyoncé avrebbe accumulato $ 6 milioni in azioni vincolate come pagamento per una performance del 2015.

Fedele alla canzone di Beyoncé “Pay me in equity, watch me reverse out of debt,”, ci sono celebrità che sostengono le loro quote in Uber abbiano giù cambiato le loro fortune. Lance Armstrong ha detto alla CNBC che il suo investimento “ha salvato la nostra famiglia” dopo aver pagato milioni di dollari per risolvere questioni legali legate all’assunzione di farmaci che migliorano le prestazioni. Esattamente quanto, non viene detto, solo che è “troppo bello per essere vero”. Il trio di miliardari di Uber – Kalanick, Camp e Graves – è sicuramente d’accordo.

Investimenti 8 Maggio, 2019 @ 11:00

Le 4 incognite (e le 2 scommesse) che attendono Uber in vista dell’Ipo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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Il quartier generale di Uber a San Francisco, California. (Photo by Justin Sullivan/Getty Images)

Potrebbe essere la settimana dell’attesissimo sbarco in Borsa di Uber che, con un obiettivo di raccolta a $ 10 miliardi, si appresta a diventare la più grossa Ipo di un 2019 molto ricco sotto questo punto di vista. Ma per comprendere meglio come il colosso dei trasporti guadagna e in che modo gestisce i suoi costi, la società di ricerche CB Insight ha esaminato i suoi dati finanziari, le dichiarazioni dei top manager di Uber e le loro interviste per poter fare un bilancio sulla sostenibilità del business, e – soprattutto in vista dell’ipo – sulle incognite e sulle sfide future.

Come ricorda il report, Uber ha fatto la fortuna dei tanti investitori – tra cui SoftBank, Alphabet, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, i suoi fondatori e la Benchmark Capital Partners – con il suo modello di business che ha rivoluzionato un settore tradizionale come quello dei taxi, azzerandone al contempo i costi di gestione. La società infatti non paga i suoi conducenti come se fossero dei dipendenti, ma come una sorta di “appaltatori indipendenti”. E, come è ormai noto, Uber (come puro servizio di taxi) non possiede nessun autoveicolo.

LEGGI ANCHE: “Anche WeWork si prepara al debutto in Borsa”

Eppure questo modello è finito per essere piuttosto costoso. Ad oggi le perdite di Uber sono la più grande fonte di incertezza della startup. Nel 2018 ha registrato sì un fatturato da $ 11,2 miliardi, ma i conti in rosso (in termini di Ebitda) sono lievitati a ben $ 1,85 miliardi. Sempre secondo CB Insight tra i costi maggiori che deve affrontare Uber ci sono:

1. Acquisizione della clientela
L’acquisizione dei clienti, soprattutto all’inizio, è stata guidata in gran parte dagli effetti della rete locale e dagli incentivi finanziari per i nuovi utenti. In realtà l’abbandono da parte dei clienti non è un problema significativo: la quota di Uber sul mercato americano è di circa il 70%. Il costo dell’acquisizione dei clienti è quindi relativamente basso – con il taglio degli incentivi, potrebbe persino scendere e stabilizzarsi. Semmai, l’ostacolo più significativo alla crescita dei clienti di Uber fino ad oggi è stata la campagna #DeleteUber, che ha influenzato negativamente la sua immagine, e quindi la sua quota mercato. A marzo dell’anno scorso, tuttavia, la società era già tornata ai livelli pre-scandalo.

2. L’espansione geografica
Una delle maggiori spese di Uber è la continua espansione geografica, che spesso si è rivelata inefficace. Nel mercato cinese, russo e in quello del Sud-est asiatico, Uber ha trovato parecchie difficoltà e resistenze, e ha deciso di abbandonarli definitivamente nel corso degli anni (non senza aver speso miliardi inizialmente) per concentrarsi sui mercati ritenuti principali. “I costi di Uber sono ancora relativamente più alti rispetto alla maggior parte degli unicorni tecnologici”, dice CB Insight. “Il problema non è solo l’espansione fisica. Il problema è che ogni luogo in cui Uber si espande è diverso: ha regolamenti diversi, bisogni tecnologici diversi e diverse culture”.

3. La lotta con i monopoli
Nonostante Uber non abbia costi di gestione dei dipendenti o relativi alle auto di proprietà, deve spesso trattare (soprattutto al di fuori degli Stati Uniti) con i governi locali che hanno leggi sul lavoro più restrittive o regolamenti sui trasporti. In Germania, per esempio, Uber è stata obbligata a far acquisire a ciascuno dei suoi conducenti una patente di guida speciale, con un costo intorno ai 100 € – 200 € per autista. A Hong Kong, ha pagato le spese legali e la cauzione per i conducenti imprigionati con l’accusa di lavorare per “un servizio illegale di autotrasporto”. Ha usato il suo budget di lobbying per cercare di ridurre le regolamentazioni in città come New York City; o come a Londra, dove ha speso ingenti somme di denaro per ingraziarsi le comunità locali.

4. La scarsa fidelizzazione del driver
Il costo per l’acquisizione di driver è stata una delle voci più “dolorose” del business di Uber sin dall’inizio. La società spende ancora centinaia di milioni di dollari a trimestre per attrarre nuovi conducenti, pagare incentivi e finanziare autoveicoli. Soprattutto perché il tasso di abbandono mensile del conducente è del 13%: significa ingenti spese di marketing per mantenere i driver. “Inoltre, nonostante gli annunci sostengano che i conducenti possano arrivare a guadagnare anche $ 90.000 all’anno (circa $ 25 l’ora), la paga media di un autista Uber negli Stati Uniti oggi – dopo le imposte – è ancora di circa $ 10 l’ora. Il processo di acquisizione dei driver di Uber (che compensa così gli abbandoni) non ha comunque subìto un rallentamento significativo; ma i problemi di abbandono e stipendio rappresentano uno dei costi più significativi nella gestione dell’azienda e una delle maggiori potenziali minacce a lungo termine”.

Le 2 scommesse per il futuro

La soluzione a cui sta ricorrendo Uber è una diversificazione del business. Oggi, le due principali scommesse per il futuro sono le forme alternative di trasporto (come gli scooter) e i veicoli a guida autonoma. Va in questa direzione la decisione di circa un anno fa di comprare la startup di moto elettriche Jump per un valore di $ 200 milioni. “A lungo termine, l’espansione in forme alternative di trasporto come biciclette e scooter è un modo per Uber di fidelizzare i propri utenti”.

Le auto autonome – l’altra scommessa fondamentale – non solo potrebbero rafforzare il valore di Uber, ma anche abbattere il costo per le consegne di “ultimo miglio”. Uber ha già sperimentato la consegna con il servizio di food delivery Uber Eats. Ovviamente con le auto autonome Uber dovrà cambiare il suo modello di business: possedere una flotta di veicoli autonomi significa anche pagare i costi relativi a tali veicoli, come manutenzione, assicurazione e ammortamento.

Ma le opportunità della guida autonoma sono ancora in fase di sviluppo. E il progetto non è ancora profittevole: l’unità self-driving di Uber, Advanced Technologies Group, perde – secondo il report – tra $ 125 milioni e i $ 200 milioni a trimestre.

Conclusioni

Nonostante le sfide e le incognite per il futuro, Uber può contare sulla diversificazione dei suoi servizi. I driver di Uber, conclude il report, hanno sempre la possibilità di fare lavori per altre aree, come Uber Eats, e ciò significa un minor periodo di inattività e maggiore utilizzo degli stessi. E se Uber è in grado di incentivare i conducenti a rimanere nell’ecosistema Uber, allora questa varietà dei servizi potrebbe essere un modo efficace per differenziarsi dal competitor Lyft.

“Il destino di Uber presto si manifesterà nei mercati finanziari. Che gli investitori comprino o no dipende, in larga misura, da come vedono il modello di business di Uber. Per essere una società pubblica di successo, Uber deve ridurre i suoi costi e aumentare i ricavi”.