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Style 9 maggio, 2019 @ 2:00

Racine Carrée, a tu per tu con la mente creativa Viviana Vignola

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
Un modello Racine Carrée
(racinecarree.it)

Regola numero uno: mantenere l’aplomb di una donna moderna. Regola numero due: rimanere sempre fedele alla qualità artigianale. Regola numero tre: creare scarpe che permettano alle donne di sentirsi a proprio agio e diano loro il coraggio di intraprendere decisioni importanti. Sono gli assiomi di Racine Carrée, brand di luxury shoes nato nel 2016 dalla creatività e passione della sua fondatrice Viviana Vignola che è riuscita in tre anni a conquistare i mercati di Italia, Usa, Canada, Europe Middle East, Cina e Russia.

In attesa di salutare la prima collezione bridal del marchio, che prevede di raggiungere quota 15 milioni di ricavi entro il 2022, Forbes.it ha chiesto a Viviana Vignola di raccontarci i segreti del suo successo.

persona nero bianco
La stilista Viviana Vignola
Quando è nato il brand?

Il brand Racine Carrée (in italiano radice quadrata, ndr) è nato nel 2016 e rappresenta la radice quadrata di una passione, un percorso tutto al femminile a partire dal nome, che esprime l’unicità del suo stile. Allure francese, condita da materie prime e lavorazioni artigianali 100% Made in Italy. La radice quadrata di uno stile che conduce appunto all’essenza dello stile e della seduzione al femminile.  La scelta di tradurre in francese il mio  simbolo deriva dal mio forte legame con il Paese: francesi sono i primi designer che mi hanno emozionato e sempre Parigi è una delle mie prime mete di lavoro e ispirazione. Parigi e Napoli, la mia città natale, sono apparentemente contrapposte ma di fatto non poi così tanto.

Qual’è stata la tua formazione e come è nato il tuo amore per le scarpe?

Sono nata a Napoli, sotto il segno della Vergine, e ho vissuto in diverse città come Roma e Parigi prima di trasferirmi a Milano. In un certo senso, penso di essere una “figlia d’arte”. Sono cresciuta vicina all’impresa di famiglia, una conceria di alta tradizione partenopea dove si lavorano materie prime d’eccellenza come i pellami. E’ dal luogo “misterioso” della conceria che parte la mia storia. Ma se sia da questa esperienza che è partita la mia passione per le scarpe, non so dire. So solo che, dopo un apprendistato nell’impresa di famiglia e al termine degli studi in giurisprudenza, sono corsa ad iscrivermi all’Accademia di Costume e Moda, che sommato a tre anni di “vera bottega” e ricerca in un calzaturificio, mi hanno avvicinata al percorso che desideravo intraprendere. Così, sono arrivate anche le prime collaborazioni importanti come direttore creativo di alcune linee.

A che tipo di donna si rivolge il marchio?

Vogliamo parlare alle it-girls, millenials e globetrotter che amano essere riconoscibili. Che siano sexy, irriverenti, capricciose, determinate, e soprattutto grintose.

Cosa ti ispira quando crei un nuovo modello?

Ho sempre amato i viaggi, capaci di trasmetterti suggestioni, profumi, emozioni. Amo osservare le persone, il loro stile, le loro abitudini e soprattutto le loro diverse culture. Dalla diversità nasce il bisogno di comunicare un’emozione ed è fonte di stimolo per la creatività. Bisogna poi trasformare le sensazioni in materia ed è qui che prende forma uno schizzo su carta. Cerco poi di rielaborare quelle linee guardando alle abitudini, alle esigenze delle donne per riuscire a creare un oggetto del desiderio.

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Alcuni modelli Racine Carrée

Per cosa si distingue la tua ultima collezione?

Ho scelto la montagna, la roccia e l’arrampicata come elementi di rottura e forza per esprimere al meglio la tensione e l’impegno del mio lavoro. Il climbing come metafora del percorso di ricerca per la mia nuova collezione primavera-estate. Un momento di svolta e insieme di rafforzamento della mia identità di designer. Così è nato il progetto “Vertical shoes’ climbing”: idea, collezione e campagna raccontano l’emancipazione al femminile attraverso lo sport estremo. La scalata, inoltre, ha per me un significato più intimo, che va oltre la voglia di stupire: riguarda la passione, lo sforzo, l’impegno verso nuovi traguardi. E soprattutto svela la fatica, unita alla scoperta dell’emozione dell’ascesa.

Hai un modello di riferimento?

Frida Kahlo è sicuramente una grande fonte di ispirazione. L’arte come specchio di se stessi. Mi rispecchio in certi aspetti e cerco con l’arte e con le mie creazioni di comunicare i bisogni delle donne.

Quali sono i tuoi stilisti di riferimento e con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?

Adoro Alessandro dell’Acqua, lo trovo sensazionale.

Quante scarpe deve avere secondo te una donna? E quante ne hai tu?

Posso dire con fermezza che le scarpe non bastano mai, sono come le proprie emozioni: non smettono mai di sorprenderci e abbiamo sempre bisogno di un nuovo paio. La voglia di cambiare, di sentirci amate o semplicemente comode sono bisogni tipicamente femminili che causano disastri all’interno della cabina armadio. Nella mia casa a Napoli ho tre cabine dedicate alle scarpe che colleziono dal mio primo paio.

Che consigli daresti a un giovane designer che vuole intraprendere la tua stessa carriera?

Bisogna essere sicuri, audaci e avere tanta forza. La moda è molto complessa, diversa dagli altri settori, richiede sacrificio e dedizione. Se queste sono le premesse, allora bisogna crederci, perseverare e costruire il proprio percorso. E’ fondamentale essere determinati e proiettarsi con tenacia per trasformare il proprio sogno in una storia concreta.

Qual’è il tuo motto?

“Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso” (Fëdor Dostoevskij)