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Leader 3 Febbraio, 2020 @ 2:57

Marco Lavazza: “Così ho scelto di far scendere in campo il caffè”

di Eleonora Poggio

Scrivo – per passione – di imprese e finanza.Leggi di più dell'autore
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Marco Lavazza (Courtesy Lavazza)

Apriamo a Londra entro la fine dell’anno il nostro secondo flagship store Lavazza, il primo all’estero. Un viaggio nel mondo del caffè, dal produttore al consumatore, per vivere un’esperienza unica. Londra è una città internazionale ed attrattiva dove riteniamo che diffondere la cultura del caffè italiano con esperienze innovative dia grandi risultati. Pensi che come Lavazza iniziammo nel 2011, a supportare il torneo di tennis Wimbledon-  il più antico evento di tennis-  il pubblico ha risposto molto bene. Abbiamo raddoppiato i consumi dal 2011. L’investimento è stato sempre win – win quindi siamo fiduciosi. Il flagship – il primo è a Milano in piazza San Fedele- non rappresenta una nuova linea di business, la nostra strategia prevede aperture selezionate in mercati chiave

Così Marco Lavazza, vice presidente del gruppo Lavazza, quarta generazione dell’omonima famiglia proprietaria del gruppo torinese che vanta ricavi per quasi 2 miliardi di euro, 4mila collaboratori nel mondo, 10 stabilimenti produttivi. Si esprime in modo chiaro, gentile, con entusiasmo fermo, senza dimenticare le sue radici e il carattere della sua famiglia che, prosegue,  “è sempre l’understatment. Siamo cresciuti –  e siamo in 6 comprendendo mio papà- dedicandoci prima agli studi e poi all’azienda perché potesse crescere sana, mantenendo i valori con cui era nata, ma con una visione strategica chiara e innovativa. Sappiamo di essere dei privilegiati ma non volevamo entrare in azienda per “diritto”. Per noi conta vendere il nostro nome e non sprecarlo. Quest’anno compiamo 125 anni: abbiamo scelto di non avere cariche operative ma strategiche. Abbiamo rispettato le idee di tutti e investito all’unanimità su scelte precise che portassero il gruppo alla solida diffusione senza spaccature e nel pieno rispetto dei valori Lavazza.”  Non a caso la famiglia Lavazza oggi ricopre ruoli nel consiglio di amministrazione, ma lo stesso cda è stato aperto a membri esterni e l’azienda è guidata da Antonio Baravalle che, spiega Lavazza, “ha autonomia decisionale e condivide le scelte con gli azionisti”

Il tennista Jannik Sinner e Marco Lavazza (Courtesy: Lavazza)

Marco Lavazza è un runner “adoro correre nella mia città, Torino, soprattutto in inverno, sarà che ho sciato per 20 anni a Sestriere e quindi adoro il freddo” e da ex sciatore che gareggiava ammette “nello sci impari la concentrazione, la riflessione per raggiungere l’obiettivo e lo stesso accade in azienda. Mi è servito questo sport perché in azienda occorre prima restare in silenzio, ascoltare, esser concentrati e non perdere di vista la finish line”. Anche se è nel tennis, nel grande Slam, che Lavazza ha scelto di esserci “perché il tennis è uno sport trasversale come il caffè, e dopo il risultato dei consumi ottenuti con Wimbledon, abbiamo scelto di esserci anche agli Australian Open e siamo l’unico brand al mondo del settore ‘food&beverage’ partner dei quattro tornei del Grande Slam. Per noi essere presenti a eventi di questo tipo in mercati strategici significa veicolare i valori dalla marca a un’audience molto vasta, con coffee experience personalizzate in base ad abitudini di consumo e tradizioni locali”. Lavazza ci sarà anche a Torino per gli Atp Finals? “E’ ancora presto per dirlo, dipenderà da molte variabili. Noi il know how l’abbiamo e se ci saranno le condizioni daremo il nostro contributo. Certamente questo evento che è stato assegnato per cinque anni è una opportunità per la città ma non basta. Torino ha bisogno di investire ancora molto in comunicazione, ha bisogno di investimenti privati che credano in Torino. Noi abbiamo la fortuna di avere un grande patrimonio artistico, paesaggistico, imprenditoriale e gastronomico: occorre crederci ed essere positivi.”

Il ristorante Condividere all’interno della Nuvola Lavazza a Torino (Courtesy Lavazza)

Lavazza cresce anche con acquisizioni esterne, ma non dimentica, anzi valorizza, la città di origine. Non a caso prosegue Marco Lavazza “abbiamo voluto che  la nostra sede di Torino, Nuvola, fosse soprattutto un luogo di cultura per la città, e il ristorante aperto all’interno Condividere che ha dall’apertura sempre lunghe liste di attesa è per noi il regalo più bello. Lo chef Federico Zanasi ha preso la stella ma il suo stile segue perfettamente il nostro: non apparire ma essere. E nei dolci ovviamente c’è del caffè Lavazza.”

E quando Lavazza pensa al futuro, cosa vede? “Io e la mia famiglia andiamo avanti con orgoglio e con impegno. Ho due figli, di 12 e 3 anni e mezzo che rappresentano la quinta generazione insieme agli altri cugini. Ma questo non significa nulla. Bisogna lavorare con impegno e dedizione, crederci sempre.”

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