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Innovazione 15 Maggio, 2020 @ 3:09

Lo specchietto retrovisore per la bici diventa digitale e si collega allo smartphone

di Matteo Rigamonti

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Garmin Varia
Garmin Varia

Lo specchietto retrovisore in bici si fa digitale e intelligente. Addio appendici scomode e antiestetiche: a sostituirle saranno i radar e le app. È questa una delle nuove tendenze che si stagliano all’orizzonte della micromobilità sicura e sostenibile insieme al graduale percorso di abbandono del lockdown dopo il coronavirus, che vedrà le biciclette prime protagoniste di tanti spostamenti quotidiani per andare al lavoro, al parco o muoversi in città.

Tra i principali operatori del settore c’è Garmin che da qualche tempo ha brevettato radar retrovisori destinati per lo più agli appassionati della bici da corsa e che spesso già montano qualcuno dei suoi dispositivi, come il ciclocomputer che misura i chilometri percorsi e la velocità. L’azienda statunitense campione della navigazione satellitare, che in Italia ha sede a Milano, ha però deciso di puntare con forza sulla mobilità per tutti. E dunque con la nuova gamma di radar Varia guarda anche al ciclista che alle dure salite preferisce le brevi distanze di ogni giorno, meglio se percorse in totale sicurezza.

I prodotti Garmin RVR315 (acronimo che sta per Rear View Radar) e Varia RTL515 (Radar Tail Light), spiega una nota del gruppo, grazie all’applicazione Varia, possono interfacciarsi con lo smartphone, trasformandolo in un display in grado di mostrare con semplici e intuitivi avvisi l’avvicinarsi di veicoli provenienti alle spalle del ciclista, già dalla distanza di 140 metri. Il secondo dei due dispositivi inoltre è dotato di una luce posteriore integrata che, durante il giorno, è visibile fino a 1,6 chilometri di distanza.

Quello prodotto da Garmin è un dispositivo che, almeno per il momento, non sembra avere praticamente competitor sul mercato, per lo meno nella medesima gamma di prodotto. Cercando qualcosa di simile sul web, infatti, si trova la massimo qualche informazioni su app di sicurezza stradale o telecamere, come quelle prodotte dall’australiana Cyclicq, che però si limitano a registrare tutto quanto capiti di bello o di brutto in una uscita in bicicletta, senza interagire con il conducente.

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