Svolta storica in Silicon Valley: nasce il sindacato dei lavoratori di Google

Google sindacato, alphabet workers union
Mountain View, 1 novembre 2018: i dipendenti di Google lasciano il lavoro per protestare contro la gestione da parte dell’azienda di denunce di cattiva condotta sessuale. (Foto di Mason Trinca / Getty Images)
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Google sindacato, alphabet workers union
I dipendenti di Google durante una protesta nel novembre 2018. (Foto di Mason Trinca / Getty Images)

“Il nostro sindacato si impegna a proteggere i lavoratori di Alphabet, la nostra società globale e il nostro mondo. Promuoviamo la solidarietà, la democrazia e la giustizia sociale ed economica”. È con queste poche ma dirette parole che nella giornata di ieri è nata Alphabet Workers Union, la prima organizzazione sindacale per la casa madre di Google che rappresenta una vera e propria novità sia per la Silicon Valley sia per le industrie tecnologiche.

Rivolto a tutti i lavoratori di Big G, dipendenti a tempo pieno, dipendenti temporanei, fornitori e appaltatori, il sindacato Alphabet Workers Union ha l’obiettivo di garantire che le condizioni di lavoro siano eque e che, al tempo stesso, Alphabet agisca in modo etico. “Non c’è posto per molestie, fanatismo, discriminazione o ritorsione. Diamo la priorità ai bisogni e alle preoccupazioni degli emarginati e dei vulnerabili. I lavoratori sono essenziali per il business. La diversità delle nostre voci ci rende più forti”, si legge nella nota ufficiale visibile sul sito stesso dell’organizzazione.

I valori su cui si fonda il sindacato

Entrando nel dettaglio, il sindacato di Alphabet ha voluto precisare quali sono i 5 valori che governeranno la sua stessa attività:

  1. Tutti i lavoratori di Alphabet meritano una voce: dipendenti a tempo pieno, dipendenti temporanei, appaltatori e fornitori. “Ci prendiamo cura e ci sosteniamo a vicenda lottando per un dialogo aperto e continuo tra i membri del sindacato”.
  2. La giustizia sociale ed economica è fondamentale per ottenere risultati giusti. “Daremo la priorità ai bisogni dei più poveri. La neutralità non aiuta mai la vittima”.
  3. Tutti meritano un ambiente accogliente, libero da molestie, fanatismo, discriminazione e ritorsioni indipendentemente da età, casta, classe sociale, paese di origine, disabilità, razza di genere, religione o orientamento sessuale.
  4. Tutti gli aspetti del nostro lavoro dovrebbero essere trasparenti, inclusa la libertà di rifiutarsi di lavorare su progetti che non sono in linea con i nostri valori. “Dobbiamo conoscere l’impatto del nostro lavoro, che si tratti di lavoratori di Alphabet, delle nostre comunità o del mondo”.
  5. Le nostre decisioni vengono prese democraticamente, non solo eleggendo i nostri leader che stabiliscono l’agenda, ma ascoltando attivamente e continuamente ciò che i lavoratori ritengono importante.
  6. Diamo priorità alla società e all’ambiente invece di massimizzare i profitti a tutti i costi. Possiamo fare soldi senza fare il male.
  7. Siamo solidali con i lavoratori e i sostenitori di tutto il mondo, che stanno combattendo per rendere i loro luoghi di lavoro più giusti e chiedono che l’industria tecnologica si rifiuti di mantenere le infrastrutture di oppressione.

Perché è nato l’Alphabet Workers Union

Composto da 226 lavoratori di Google e diretto da Parul Koul e Chewy Shaw (rispettivamente presidente e vicepresidente esecutivo) l’Alphabet Workers Union è affiliato al Communications Workers of America (un sindacato che rappresenta i lavoratori delle telecomunicazioni e dei media negli Stati Uniti e in Canada) e nasce dopo un anno di tentativi e studio. Lo scorso novembre, secondo quanto riportato dal New York Times, Google avrebbe licenziato quattro dipendenti impegnati nella creazione del sindacato con l’accusa di violazione della privacy dei colleghi.

“Siamo entrati in Alphabet perché volevamo costruire una tecnologia che migliori il mondo. Eppure, più volte, i leader aziendali hanno anteposto i profitti alle nostre preoccupazioni. Ci stiamo unendo insieme – temporanei, fornitori, appaltatori e dipendenti a tempo pieno – per creare una voce unificata dei lavoratori. Vogliamo che Alphabet sia un’azienda in cui i lavoratori abbiano voce in capitolo nelle decisioni che riguardano noi e le società in cui viviamo”, hanno scritto sempre sul New York Times Parul Koul e Chewy Shaw.

Infine, è importante specificare che i membri dell’Alphabet Workers Union contribuiranno con una quota pari all’1% del proprio compenso personale. Cifra che, come evidenzia la stessa organizzazione, “è stata identificata sulla base di un’analisi delle quote di altri sindacati (dove l’1,25% era nella media) e che servirà per costituire un fondo di sciopero per compensare le persone per la perdita di salario in caso di sciopero.

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