“I videogiochi sono oppio spirituale per i giovani”: il governo cinese mette nel mirino anche Tencent

Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese (Photo by Kevin Frayer/Getty Images)
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C’è un nuovo episodio dell’offensiva del governo contro le grandi compagnie tech cinesi. A farne le spese sono stati i videogiochi venduti da Tencent, bollati come “oppio spirituale” per i giovani. L’accusa arriva dal quotidiano Economic Information Daily gestito dall’agenzia di stampa governativa cinese Xinhua (Nuova Cina) e provoca un terremoto nel mercato del gaming.

Bisogna ricordare che il sostantivo “oppio” per la cultura cinese ha una forte valenza negativa. L’oppio, infatti, fu all’origine di forti contrasti con l’Occidente. A tal punto che in nome dell’oppio sono state combattute ben due guerre a metà del 1800, tra la dinastia cinese Qing e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

Punita WeChat e gli acquisti dei giovani

Dopo l’articolo citato – che ha fatto scendere nell’immediato le azioni di Tencent del 10% – il governo ha imposto al videogame best seller Honor of Kings, prodotto dalla stessa Tencent, di limitare il gioco con la “modalità giovani” a un massimo di un’ora nei giorni feriali e due nei festivi per i minori di 18 anni, come riporta il sito della Reuters.

Le autorità cinesi hanno poi avviato una causa civile contro l’app WeChat, una divisione di Tencent che milioni di consumatori usano per gli acquisti online. È proprio attraverso questa piattaforma che i giovani acquistano i videogiochi violando le leggi che proteggono i minori.  Secondo le nuove regole, infatti, adesso per comprare videogame online attraverso WeChat bisogna avere 16 anni compiuti e non spendere più di 31 dollari al mese.

Frenare lo strapotere delle tech company

Ma perché il governo cinese se la prende con Tencent? Nello scorso aprile, il bersaglio del governo guidato da Xi Jinping è stata Alibaba, la potente piattaforma di e-commerce fondata da Jack Ma. Il miliardario è sparito dalla scena economica per mesi ed è stato privato di buona parte del suo potere.

La supermulta comminata ad Alibaba è un macigno sui conti dell’azienda: 18,23 miliardi di yuan traducibili in 2,8 miliardi di dollari, senza contare il deprezzamento delle azioni conseguente a questa iniziativa. Ed eccoci al mese di luglio, quando la Cyberspace Administration of China ha ordinato agli app store di rimuovere Didi Chuxing, la piattaforma che molti cinesi usano per prenotare taxi e trasporti privati. Il motivo? Poco dopo la quotazione a Wall Street di Didi, il governo è intervenuto in quanto l’app avrebbe violato “gravemente i regolamenti sulla raccolta di dati personali” degli utenti cinesi.

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Tutti contro “Honor of Kings”

Questo titolo che viene giocato nel mondo da una comunità di 100 milioni di persone al giorno è una gallina dalle uova d’oro per Tencent. Le vendite generate dagli acquisti “in app” hanno superato i 2,6 miliardi di dollari, che lo pongono tra i giochi più redditizi al mondo, secondo le analisi periodiche della società Sensor Tower che si occupa di monitore le app di maggior successo.

Nel mese di giugno c’è stata una prima allerta giunta da una organizzazione non governativa come la Beijing Children’s Law Aid and Research Center che accusa Tencent di vendere un gioco come Honor of Kings che “viola i diritti dei minori incoraggiando comportamenti di dipendenza e mostrando contenuti inappropriati”. Era solo il preludio alle recenti azioni intraprese dal governo cinese che da mesi persegue, con assoluta costanza un ridimensionamento dell’autonomia che prima aveva elargito alle società tecnologiche.