Xiaomi lancia i suoi occhiali intelligenti: sfida con Facebook e Luxottica

Xiaomi smart glasses
(foto Xiaomi)
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La tempistica non è certo casuale. Xiaomi ha scelto infatti di annunciare un paio di occhiali smart proprio a ridosso del lancio di quelli nati dalla collaborazione tra Facebook e il produttore di hardware Ray-Ban (Luxottica). 

Ma rispetto ai Ray-Ban stories (questo il nome), indossati dallo stesso Mark Zuckerberg in un video dimostrativo, gli occhiali di Xiaomi offrono parecchie funzioni in più e la possibilità di gestire la realtà virtuale. Ray-Ban Stories è infatti un prodotto che ricorda Snapchat e i suoi già dimenticati Spectacles, nati per raccontare brevissime storie quotidiane.

Traduzioni in tempo reale

Gli smart glass di Xiaomi permettono, ad esempio, una traduzione in tempo reale quando li indossiamo e stiamo conversando con un interlocutore che parla un’altra lingua. Permettono di rispondere alle telefonate, leggere i messaggi, gestire le mappe di Google e scattare fotografie con una fotocamera 5 megapixel.

Gli occhiali comprendono un processore integrato Arm quattro core e un microschermo da 2,4 x 2,2 millimetri – ovvero 0,13 pollici -, con tecnologia microled. “Più piccolo di un chicco di riso”, specifica il gruppo tecnologico fondato dal miliardario Lei Jun.

Che cosa fanno gli occhiali smart di Xiaomi

Al momento, per quanto smart appaiano le tecnologie impiegate, la visione della realtà non è a colori, bensì in bianco e nero. Un limite che l’azienda spiega così: “Occorreva assicurare un passaggio di luce sufficiente attraverso ottiche molto sofisticate”. Se questo è un limite, un vantaggio consiste invece in una sua vocazione standalone: il dispositivo non deve necessariamente avere vicino uno smartphone per permettere di accedere ai contenuti oppure scattare foto. 

Certo, per gestire questi occhiali bisogna avere dimestichezza con la tecnica del multitasking. Se stiamo seguendo sugli occhiali la mappa che ci porta al ristorante, per esempio, potrebbe arrivare la telefonata di un amico che comunica il suo ritardo. Dobbiamo saper fare più cose contemporaneamente, come accade spesso durante il lavoro online.

Finora l’azienda, nonostante il video presente su YouTube e gli annunci scritti, non ha comunicato il prezzo al pubblico e la data di uscita. Poi c’è sul tavolo – stesso problema per i Ray-Ban Stories – il tema della privacy, che tagliò le gambe agli occhiali smart di Google. Non tutti vogliono essere fotografati o filmati per finire sui social media. Zuckerberg dice che “la privacy era un valore dei nostri padri”. Eppure non è sempre così.