È finita l’era dei giganti? Si dividono Johnson & Johnson, Toshiba e General Electric

Toshiba conglomerato
Una sede di Toshiba (foto Shutterstock)
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Johnson & Johnson si divide in due società: una per il mercato consumer e una per i farmaci e i dispositivi medici. Toshiba ne genera addirittura tre, con l’obiettivo di calmare gli azionisti furibondi per gli scandali che hanno colpito il conglomerato giapponese. E anche General Electric annuncia in frazionamento in tre società distinte, dedicate ad altrettanti mercati differenti.

La grande corsa alle fusioni e alle joint venture – che si sono susseguite negli ultimi decenni per accrescere la competizione, avere maggiore potere contrattuale con i fornitori esterni e praticare migliori prezzi sul mercato – vede ora una netta inversione di tendenza. Segno che il modello delle conglomerate non regge alla velocità e alla specializzazione dei tempi correnti. 

J&J si spacca

Notizia nella notizia, mentre J&J, colosso con 135 anni di storia e 130mila dipendenti, si fraziona, il suo storico presidente e amministratore delegato, Alex Gorsky, ascolta le sirene di Cupertino ed entra nel consiglio di amministrazione di Apple. Gorsky, ex comandante dell’esercito americano è stato accolto da Tim Cook con entusiasmo: “Alex è un visionario della salute e un grande appassionato di tecnologia. Con lui faremo grandi cose”.

La Mela sembra puntare a un’espansione nel settore della sanità digitale, di cui Apple Watch già veicola servizi. Lasciando la Johnson & Johnson, Gorsky ha dichiarato: “I prodotti per il largo consumo e quelli medicali si stanno evolvendo come attività fondamentalmente diverse”.

Toshiba si fa in tre

Toshiba, nata nel 1875, è stata flagellata negli ultimi anni da una serie di scandali. Tanto che l’azienda è costretta ora a spezzarsi in tre nel tentativo di placare le ire degli azionisti, che invocano una revisione radicale del conglomerato. Chiedono, in particolare, di non accentrare troppe funzioni su pochi manager e di garantire maggiore trasparenza.

Una prima divisione Toshiba si occuperà di prodotti energetici e infrastrutturali, una seconda si dedicherà agli hard disk e ai semiconduttori, la cui domanda cresce in maniera esponenziale, e una terza gestirà la partnership con la società di chip e di memorie flash Kioxia Holding. Gli ex pc di Toshiba sono invece già commercializzati sotto il marchio Dynabook, dopo l’acquisizione dell’80,1% da parte di Sharp, a sua volta controllata dalla taiwanese Foxconn. 

Lo spezzatino di General Electric

Dopo 129 anni di attività, la General Electric, nome di casa in ogni famiglia americana, si divide per cercare di uscire dalle sabbie mobili di una crisi finanziaria che si trascina dietro da oltre un decennio. L’amministratore delegato, Larry Culp, ha deciso di costituire tre società. Una di queste si dedicherà al settore più strategico del momento, la sanità, un’altra alla produzione di energie rinnovabili, una terza all’aviazione. Tutto questo accadrà dal 2023. Due aziende avranno nuovi brand – Ge Healthcare e Ge Renewable Energy – mentre Ge invece resterà nel mercato dell’aviazione.

Sul tema della fine dei grandi conglomerati, Jim Osman, fondadore della società di ricerca Edge Consulting Group, ha commentato alla Reuters: “Storicamente, quando i mercati diventano maturi, vediamo un verificarsi grande numero di frazionamenti, per cercare dei modi alternativi per creare più valore per gli azionisti”. La crisi delle conglomerate, quindi, potrebbe essere solo all’inizio.