L’allarme dell’Onu: gli incendi estremi aumenteranno del 50% entro il 2100

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(foto Milos Bicanski/Getty Images)
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La frequenza degli incendi in tutto il mondo sta notevolmente aumentando. Negli ultimi anni diversi roghi hanno devastato luoghi abitati ed ecosistemi. Dall’Australia all’Artico, al Nord e al Sud America, gli esempi sono molti. La causa è attribuibile al cambiamento climatico che sta contribuendo, assieme ad altri fattori, all’aumento delle temperature globali.

L’allarme sugli incendi delle Nazioni Unite

Il nuovo rapporto, Spreading like Wildfire: The Rising Threat of Extraordinary Landscape Fires, pubblicato dalle Nazioni Unite e dal partner norvegese Grid-Arendal, realizzato da oltre 50 ricercatori di tutto il mondo, rileva che i cambiamenti climatici e lo sfruttamento del suolo porteranno a una crescita globale degli incendi anche in aree precedentemente non interessate. Di conseguenza, influiranno sulla già grave situazione climatica, introducendo significative quantità di gas serra nell’atmosfera. Secondo il report, il rischio di grandi incendi è destinato a salire del 14% entro il 2030, del 30% entro il 2050 e del 50% entro la fine del secolo.

Sebbene alcuni incendi siano considerati essenziali per il funzionamento degli ecosistemi, i ricercatori hanno affermato che i roghi a cui stiamo assistendo negli ultimi anni rappresentano un rischio ambientale, sociale o economico. Gli esperti segnalano inoltre che gli incendi potrebbero essere responsabili  di decine di migliaia di morti al mondo ogni anno, a causa delle emissioni rilasciate. L’aumento delle temperature e i venti più forti rendono più probabili questi incendi assieme a disastri meteorologici di grave entità.

Gli interventi necessari

Il rapporto non si limita a lanciare l’allarme in vista dei prossimi anni, ma fornisce anche indicazioni su come rendere meno devastanti questi incendi. I ricercatori hanno infatti chiesto ai governi di cambiare radicalmente il loro approccio alla prevenzione. Al momento, sostengono gli scienziati, i politici “mettono i soldi nel posto sbagliato”. La proposta è di destinare due terzi dei loro budget per queste calamità alla pianificazione, prevenzione, preparazione e ripristino, che attualmente riceve meno dell’1% della spesa totale. Secondo il Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (United nations environment programme, Unep), bisogna agire soprattutto sulle politiche di pianificazione e ripristino, per farsi trovare più preparati in vista dell’aumento esponenziale dei roghi.

Inoltre, per prevenire meglio gli incendi, gli scienziati suggeriscono di migliorare la cooperazione internazionale e un maggiore utilizzo dei sistemi di monitoraggio basati sulla scienza. Occorre, secondo il direttore esecutivo dell’Unep, Inger Andersen, “ridurre al minimo il rischio di incendi estremi anche lavorando con le comunità locali e rafforzando l’impegno globale nella lotta al cambiamento climatico”.

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