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Elon Musk bacchetta i dipendenti: “Il lavoro da remoto non è più accettato”

“Il lavoro da remoto non è più accettato”. Questo è l’oggetto della mail che Elon Musk, fondatore e amministratore delegato di Tesla, ha mandato ai suoi dipendenti. Una presa di posizione che va in controtendenza rispetto a molte aziende statunitensi che hanno deciso di continuare a puntare sullo smart working.

“Tutti quelli che intendono lavorare da remoto”, scrive Musk, “devono essere in ufficio per un minimo (e sottolineo ‘un minimo’) di 40 ore a settimana, oppure devono lasciare Tesla. Se ci sono collaboratori con esigenze straordinarie per cui questo non sarà possibile, giudicherò e approverò direttamente io ogni singolo caso”, ha aggiunto il miliardario.

Il testo della mail di Elon Musk è stata pubblicata da un account Twitter,  @WholeMarsCatalog. Questo profilo conta 100mila follower e si occupa spesso di tematiche legate a Tesla e SpaceX. A seguito della pubblicazione della mail, Whole Mars Catalog ha chiesto a Musk di commentare la vicenda: “Hey Elon, molte persone stanno discutendo di questa mail. Vuoi dire altro alle persone che credono che lavorare in ufficio sia un concetto antiquato?”.

La replica di Musk non si è fatta attendere: “Queste persone dovrebbero far finta di lavorare da un’altra parte”, ha risposto il miliardario. Non smentendo, Musk ha di fatto confermato l’autenticità della mail.

Twitter e l’approccio allo smart working

Lo sfogo contro lo smartworking di Musk arriva su Twitter, una piattaforma che ha autorizzato i suoi dipendenti a lavorare “per sempre da casa o da qualsiasi altro posto in cui si sentono più produttivi e creativi”. La piattaforma social non è l’unica ad aver adottato questo approccio: anche Dropbox, Spotify, Meta e Airbnb permettono ai dipendenti di lavorare senza essere presenti in ufficio . “It’s over”, ha detto in una recente intervista Brian Chesky, ceo di Airbnb, riferendosi al mondo del lavoro prima della pandemia.

Bisogna comunque considerare che queste aziende, svolgendo attività tecnologiche e digitali, non richiedono necessariamente la presenza dei dipendenti negli uffici. Cosa diversa per Tesla che, occupandosi della produzione di auto elettriche, necessita di molto lavoro manuale.

La politica di Apple

Apple, rispetto alle altre aziende citate, ha deciso di integrare lo smart working al lavoro in presenza. Secondo i piani dell’azienda di Cupertino, i dipendenti potranno lavorare da remoto tre giorni a settimana. Pandemia permettendo. L’aumento dei casi Covid negli Stati Uniti ha infatti fatto slittare il ritorno negli uffici dei lavoratori di Apple. La questione aveva comunque sollevato molte polemiche, che avevano portato i dipendenti a scontrarsi con i vertici dell’azienda.

Lo scorso marzo, infatti, Apple aveva annunciato che i lavoratori sarebbero tornati a lavorare in presenza almeno due giorni a settimana. Si è deciso poi che i giorni da trascorrere obbligatoriamente in ufficio sarebbero diventati tre, ovvero il lunedì, il martedì e il giovedì. Le ragioni sono state spiegate dal ceo Tim Cook, secondo cui “i vantaggi di vedersi in ufficio sono innumerevoli”. In una mail la dirigenza ha sottolineato di volersi impegnare a dare ai dipendenti  “il supporto e la flessibilità” di cui avranno bisogno “in questa fase”.

Secondo i dipendenti di Apple, la presenza fisica sarebbe utile solo “una volta al mese”. Inoltre, commentando i presunti vantaggi di vedersi in ufficio, hanno sottolineato che la struttura degli uffici non permette in ogni caso di incontrare e scambiare opinioni e idee con i colleghi.

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