Le professioni future nel comparto digitale

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Spesso ci si interroga sull’evoluzione delle professioni in un mercato in continua evoluzione, cercando di capire quelle che saranno più richieste, quelle nuove che sorgeranno nei prossimi anni e quelle che invece saranno destinate a scomparire. Nuove tecnologie e innovazione sono i motori di questi cambiamenti. Uno dei settori maggiormente interessati è logicamente il comparto digitale.

Per fare un po’ di luce su questo tema abbiamo chiesto il parere di Davide D’Andrea Ricchi, imprenditore nel settore della consulenza e autore del recentissimo libro Io sono Metaverso – Come fare marketing nel Metaverso e, nel 2021, del best seller Let’s Digitalize – 69 step dal negozio fisico a quello online (edizioni BFC Books, in collaborazione con Forbes Italia).

Puntiamo dritti al centro della questione, quali sono le professioni del futuro nel mondo digitale?

«Cerchiamo di stringere il campo di ricerca, altrimenti dovremo far un saggio sul tema. Se parliamo di futuro non possiamo che chiamare in causa lo sviluppo del noto fenomeno del Metaverso, e delle tecnologie collegate, sebbene oggi ci sia ancora molta confusione sull’argomento. C’è chi parla di pilastro fondante e chi ne nega addirittura l’esistenza, ma la verità e che siamo in una fase transitoria, di lavori in corso, nella quale sarebbe incauto ostentare eccessive certezze, formulare regole precise, o prendere per dogmi visionari le parole con cui Neal Stephenson definiva il Metaverso. D’altronde erano altri tempi e Snow Crash in fine dei conti è un romanzo. Quello che possiamo affermare è che il Metaverso, nella sua accezione più ampia, impatterà presto nella vita di tutti giorni e in particolare su alcuni settori di business; come dice il claim di un noto social network, che ha di recente cambiato nome: The Impact Will be Real (L’impatto sarà reale). Virtuale ha senso per me solo se concepito in ottica phygital».

Dal punto di vista tecnico, quali sono le professioni, e quindi le competenze, di cui si avrà sempre di più bisogno negli ecosistemi virtuali?

«Serviranno figure eterogenee. Partiamo dagli sviluppatori: ci sarà bisogno di programmatori con competenze in unity e unreal engine, back-end developer lato server e full-stack developer. Si tratta dei linguaggi di programmazione di due dei motori grafici multipiattaforma più usati al mondo oggi per la creazione di videogiochi».

Un reparto tecnico ben equipaggiato per progetti virtuali, non contempla solo sviluppatori specializzati nei videogiochi. Quali altre figure serviranno?

«Certo. Parliamo di sistemi, in alcuni casi, decentralizzati. Per questo serviranno degli sviluppatori esperti in blockchain. Professionisti che dovranno avere due competenze. Saper creare delle applicazioni su blockchain esistenti, oppure crearne di nuove. Altro professionista, sempre lato blockchain, è lo sviluppatore di NFT che dovrà avere competenze nell’utilizzo, in particolare, di blockchain come Ethereum, Flow e Solana, per stabilire un vantaggio competitivo rispetto agli altri».

I mondi e/o gli spazi virtuali sono anche la casa dei creativi. Quali tipologie saranno richieste?

«Penso, per esempio, ai designer specializzati in 3D, noti anche come 3D modeler. Cosa fanno? Si occupano di creare personaggi (leggasi avatar) e accessori. A loro si affiancheranno architetti e interior designer per la creazione di spazi. Tra i disegnatori c’è chi scommette che in futuro ci sarà una sottocategoria specializzata solo per abiti per gli avatar. Nel mio libro Io sono Metaverso, cito Paul Hemp che, in un suo articolo sulla Harvard Business Review del 2006, immaginava un futuro in cui entreremo nei negozi per comprare abiti su misura non solo per noi stessi, ma anche per i nostri avatar, approdando al concetto che mi piace definire non cross-selling, né up-selling ma double-selling».

Ci sarà anche una figura di coordinatore di tutte queste professioni?

«Sicuramente, il mercato della consulenza avrà bisogno di nuove professionalità, che potremmo definire Metaverse specialist, un po’ alla stregua degli e-commerce specialist, che fungeranno da esperti in strategie di sviluppo di progetti di realtà virtuale. Avranno diversi compiti, come per esempio fare degli studi di fattibilità dei progetti, per indicare alle aziende quale piattaforma usare, a quale partner tecnologico affidarsi e in che modo rientrare nell’investimento: un vero e proprio traghettatore verso questa nuova dimensione del business che amplierà il concetto di multicanalità. E poi saranno anche il collante tra brand e società di programmazione».

In un mondo così complesso, si evidenzieranno lacune normative generate da nuove fattispecie giuridiche. Serviranno quindi legali preparati su questi temi per tutelare audacemente aziende e privati.

«Sì la parte legale avrà un ruolo fondamentale ed è per questo che ho dedicato un capitolo del mio libro solo agli scenari normativi. Sugli universi decentralizzati domineranno sempre di più gli smart contract, ovvero dei codici digitali che servono a stabilire transazioni e contratti. Pertanto, serviranno professionisti che abbiano sia competenza tecnica sia legale sugli smart contract, e che dovranno occuparsi di verificare che tutti gli accordi tra gli utenti sulla blockchain siano conservati secondo la legge».

Qual è invece una delle professioni meno tecniche di cui avrà bisogno il Metaverso?

«Mi incuriosisce vedere come cambierà il ruolo del direttore artistico nel Metaverso. Gli eventi virtuali non mancano. Hanno già fatto il pieno di visitatori virtuali i concerti in Fortnite, con artisti del calibro di Marshmello, Travis Scott e Ariana Grande. Così come non mancano le esposizioni artistiche (rigorosamente in NFT) create da brand come per esempio Gucci, nella sua The Next 100 Years of Gucci. Il numero e il prestigio degli eventi nel Metaverso continueranno a crescere nel prossimo futuro: nasceranno allora figure come, il direttore artistico virtuale, capaci di disegnare esperienze immersive digitali di successo».

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