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Boom di investimenti nell’intelligenza artificiale. Ma per alcuni esperti è la prossima grande bolla

TikTok impiegò nove mesi per arrivare a 100 milioni di utenti, Instagram due anni e mezzo. ChatGPT, il chatbot intelligente che risponde alle domande in linguaggio naturale ed è in grado di scrivere poesie e articoli, li ha raggiunti in due mesi. Non sorprende, allora, che tanti investitori si stiano riversando sull’intelligenza artificiale (Ia). Forse anche troppi. Perché alcuni analisti temono che proprio l’Ia – e in particolare quella generativa, cioè in grado di creare nuovi contenuti – diventi la prossima bolla speculativa.

“Intorno all’intelligenza artificiale notiamo tutti i tratti caratteristici delle bolle: camere d’eco sui social media, finanziamenti da venture capital che lievitano, media polarizzati”, hanno dichiarato al Financial Times fonti di Morgan Stanley. “Durante i nostri viaggi negli Stati Uniti della scorsa settimana, in cui dovevamo discutere di decarbonizzazione e di rientro in patria delle aziende, tutte le conversazioni viravano su ChatGPT”.

I titoli dell’intelligenza artificiale

Un mese fa le azioni di SoundHound Ai, società di tecnologie per il riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale, venivano scambiate a 1,35 dollari. Alla chiusura del 13 febbraio il loro prezzo era di 3,28 dollari (+143%) ed era già ridimensionato rispetto ai 4,63 toccati la scorsa settimana. C3.ai, fornitore di software di intelligenza artificiale, ha guadagnato il 91% rispetto all’inizio dell’anno. BigBear.ai, azienda di analisi fondate sull’Ia, addirittura il 437%.

Il fenomeno non si limita alle aziende specializzate. La società di media BuzzFeed segna un +134% rispetto a inizio 2023. Merito di un balzo compiuto tra il 25 e il 27 gennaio, quando il valore delle sue azioni è quadruplicato in seguito all’annuncio dell’amministratore delegato, Jonah Peretti, di voler usare l’intelligenza artificiale per migliorare alcuni contenuti.

I finanziamenti all’Ia

Microsoft ha fatto sapere di volere investire ancora 10 miliardi in OpenAI, il consorzio che ha creato ChatGPT, dopo che già lo aveva finanziato con un miliardo nel 2019. Anche altre giovani aziende di intelligenza artificiale sembrano immuni al cosiddetto ‘inverno delle startup’, cioè al calo dei finanziamenti seguito ai record del 2021.

Jasper Ai, un assistente di scrittura basato sull’Ia, ha raccolto 125 milioni di dollari a novembre ed è diventato un unicorno, con una valutazione di 1,5 miliardi. Runway, che permette di creare immagini a partire da un testo, ha concluso un round da 50 milioni di dollari a dicembre e vale 500 milioni.

Il modello di business da trovare

Il giornalista di Business Insider Hasan Chowdhury ha sottolineato che queste valutazioni arrivano malgrado le aziende non abbiano “fatturati commisurati, e meno che mai profitti commisurati”. Il caso più evidente è quello di OpenAI, che, secondo il Wall Street Journal, avrebbe ricavi per “alcune decine di milioni di dollari”. La valutazione di 29 miliardi a cui guardano i dirigenti sarebbe quindi tra 290 e 2.900 volte le entrate.

Alcuni esperti non sono convinti che le aziende di Ia sapranno creare a breve un modello di business redditizio. “OpenAI è molto lontana dal potere sfidare Google”, ha dichiarato a Business Insider Richard Windsor, fondatore della società di ricerca Radio Free Mobile. Per Windsor, a OpenAI si applica il teorema della scimmia instancabile: se una scimmia riuscisse a premere per un tempo infinito i tasti di un pc, prima o poi finirebbe per comporre qualsiasi testo, dalle opere di Shakespeare alla Divina Commedia. “Se un computer ha abbastanza capacità di calcolo e gli fornisci abbastanza dati, prima o poi la risposta giusta spunterà fuori”.

In questo modo, però, OpenAI consuma un’enorme potenza di calcolo. Secondo uno studio di Morgan Stanley, rispondere a una domanda costa a ChatGPT 0,02 dollari. Per una ricerca su Google il costo è sette volte inferiore: 0,003 dollari.

La legge delle startup

Nemmeno gli analisti più scettici mettono in discussione le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Vale però il principio per cui circa nove startup su dieci sono condannate a fallire. “Crediamo che le potenziali applicazioni dell’Ia in tanti ambiti porteranno alla nascita di un grande numero di aziende”, ha dichiarato a TechCrunch Don Butler, managing director del gruppo Thomvest Ventures. “Alcune raggiungeranno valutazioni che faranno sbavare i mercati. Perciò siamo convinti che la prossima grande bolla sia già in fase di espansione”.

“Vi ricordate Clubhouse?”

Alcuni esperti citati da Business Insider accostano la febbre dell’intelligenza artificiale ad altri fenomeni che si sono sgonfiati negli ultimi anni. François Chollet, ingegnere del software di Google, ha scritto su Twitter che “l’attuale clima intorno all’Ia” ha molti punti in comune “con quello sperimentato nel 2021 con il web3”, ovvero il web decentralizzato e basato sulla blockchain. Tyler Griffin, managing partner di Restive Ventures, società di venture capital specializzata nel fintech, ha detto a TechCrunch di trovare “un’eco dei primi giorni delle criptovalute. C’è un sincero entusiasmo per una nuova, affascinante tecnologia, abbinata a previsioni che tradiscono la scarsa comprensione di ciò che sta succedendo, spesso da parte di persone senza competenze tecniche”.

L’investitore Kyle Harrison ha scelto un altro paragone: “Vi ricordate quando si pensava che Clubhouse fosse la piattaforma di domani e poi tutti hanno cominciato a integrare il suo servizio? [Lo strumento di progettazione grafica] Canva ha appena aggiunto la funzione ‘da testo a immagine’”.

Una nuova bolla

Il paragone più facile e più ricorrente, però, è con la madre delle bolle moderne: quella delle dot com. “La tecnologia sottostante ha valore, ma la maggior parte delle aziende che oggi propongono sbocchi applicativi non ne hanno”, ha dichiarato a TechCrunch Spencer Greene di Tsvc. “Ricordate quello che accadde con AltaVista, Myspace, etc.? Essere i primi a partire non è tutto”.

Sam Clayman, partner di Asymmetric Capital Partners, ha sottolineato che la possibile creazione di nuove grandi aziende non esclude quella di un disastro per chi investe oggi. “Le due cose possono essere vere allo stesso tempo: potrebbero nascere enormi compagnie e allo stesso tempo il ritorno sugli investimenti potrebbe rivelarsi terrificante”.

Malgrado i tanti pronostici sfavorevoli, chi scommette sull’intelligenza artificiale può consolarsi all’idea che le stesse previsioni, in passato, si sono rivelate sbagliate. Nel 2018 un rapporto di Riot Research avvertiva dell’imminente scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale e stimava che il giro d’affari sarebbe diminuito nei cinque anni successivi. Più o meno quelli passati prima dell’avvento di ChatGPT.

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