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Lifestyle 26 Maggio, 2020 @ 9:30

Porsche 911 Targa 2020: il ritorno del mito – GALLERY

di Emiliano Ragoni

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Porsche ha presentato la variante 2020 Targa della 911 serie 992. Si tratta di una particolare versione che affonda le radici nel 1965 (anno della prima 911 Targa), caratterizzata da un montate del tetto fisso, che svolge una funzione protettiva in caso di ribaltamento, del tutto simile a quella di un roll-bar, e da una capote in tela ripiegabile, con apertura e chiusura elettroattuata. In sostanza garantisce tutti i benefici di una Cabrio senza che però che venga meno la sicurezza di una versione “chiusa”. Sarà in vendita da giugno con prezzi da 132.571 euro per la 4 e di 148.431 euro per la 4S (a parità di allestimento, ha lo stesso prezzo della Cabriolet, superiore di circa 15.000 euro alla Coupé).

La casa tedesca in questa generazione di Porsche Targa (2020) ha provveduto a migliorare ulteriormente il meccanismo di apertura e chiusura del tetto, tanto che sono necessari appena 19 secondi per aprire la capote (un secondo in meno rispetto alla precedente generazione). Il meccanismo è un piccolo capolavoro di ingegneria:  inizialmente il lunotto in vetro trasla all’indietro e successivamente la capote si ripiega e scompare all’interno di un vano sotto al lunotto. Meccanismo che, a parità di allestimento, incide sul peso della vettura di 110 kg (1665 contro 1555 kg).

La nuova Porsche 911 Targa sarà disponibile esclusivamente con la trazione integrale, nei due allestimenti Targa 4 e Targa 4S. Il primo si distingue per il 6 cilindri turbo 3.0 da 385 cavalli e 450 Nm di coppia, che la spinge da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi, con una velocità massima di 289 km/h; il secondo può invece contare sul 3.0 da 450 cavalli e 530 Nm di doppia, che permettono uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e fino a 304 km/h di velocità di punta.

La Porsche Targa 4 e la 4S possono essere abbinate a un cambio manuale a 7 marce oppure con il robotizzato doppia frizione con 8 rapporti della PDK.

Lunga la lista degli optional, tra cui le ruote sterzanti posteriori, l’impianto frenante carboceramico e i rivestimenti interni in pelle Exclusive bicolore.

Lifestyle 9 Maggio, 2020 @ 7:01

Lamborghini presenta la Huracán EVO Spyder, per la prima volta in realtà aumentata

di Forbes.it

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La nuova Huracán EVO Rear-Wheel Drive Spyder (Courtesy Lamborghini)

Lamborghini ha presentato la nuova Huracán EVO Rear-Wheel Drive Spyder e ha scelto per la prima volta la realtà aumentata per il lancio virtuale sul suo sito ufficiale Lamborghini. Il nuovo modello V10 offre una celebrazione open air di soluzioni ingegneristiche leggere, trazione posteriore e un sistema P-TCS (Performance Traction Control System) appositamente sviluppato. A capote chiusa o abbassata, la guida di ogni giorno e il divertimento ad alte prestazioni sono accompagnati dal sound di un propulsore V10 aspirato, in grado di sprigionare 610 CV (449 kW) e una coppia di 560 Nm, al pari della versione Coupé. Con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3,5 secondi e una velocità massima di 324 km/h, anche la versione Spyder è pensata per chi ama una guida fatta di istinti, in cui il divertimento al volante è assicurato dall’hardware piuttosto che dal software.

Il design della Huracán EVO RWD Spyder ottimizza l’integrazione e la funzionalità della capote. Le linee esterne garantiscono una riduzione della resistenza e una deportanza analoga a quella della Coupé, senza necessità di componenti aerodinamici aggiuntivi.

Il design

La Huracán EVO RWD Spyder porta avanti il design della gamma delle V10 Lamborghini con nuovi elementi anteriori e posteriori, che la distinguono nettamente dalla sua omologa 4WD. Sfoggia un nuovo splitter anteriore e alette verticali accompagnate da prese d’aria anteriori più ampie e ben definite, mentre il paraurti posteriore, in nero lucido, integra un nuovo diffusore che fa il suo debutto proprio sulla Huracán EVO RWD Spyder.

La capote della Spyder si ripiega sotto al cofano posteriore in 17 secondi, anche mentre si guida, fino a una velocità di 50 km/h. Disponibile in diversi colori, la capote si abbina alle linee della carrozzeria e alle opzioni di colore di questa vettura a trazione posteriore, oltre a consentire di conversare e divertirsi in tranquillità, che sia chiusa o abbassata. A prescindere dalla posizione della capote, il conducente può anche azionare elettronicamente il lunotto posteriore, che funge da paravento, se alzato, e in grado di amplificare il suono del motore V10, quando abbassato. Sono stati inoltre previsti due cristalli laterali rimovibili, che attutiscono il rumore aerodinamico nell’abitacolo e permettono di conversare anche ad alte velocità.

Il touchscreen HMI da 8,4” nella console centrale della Spyder, controlla le funzioni della vettura e garantisce la connettività per telefonate, accesso a Internet e Apple CarPlay.

La Huracán EVO RWD Spyder può essere arricchita da una gamma di colori e finiture pressoché illimitata grazie al programma Lamborghini Ad Personam: ogni cliente può personalizzare la propria vettura secondo i propri gusti.

Prezzo e consegne

La consegna ai primi clienti della Lamborghini Huracán EVO RWD Spyder è prevista per l’estate del 2020, al prezzo di 175.838 euro, il prezzo al pubblico consigliato, tasse escluse.

Lifestyle 22 Gennaio, 2020 @ 12:20

Jaguar ha realizzato i primi sedili per auto che simulano una camminata

di Alessia Bellan

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Jaguar Land Rover Shape-Shifting (Courtesy Jaguar)

Per lunghi viaggi in autostrada o nel caotico traffico cittadino, una soluzione nel futuro potrà essere Morphable, il nuovo sedile sperimentale di Jaguar Land Rover. Sperimentato dalla divisione Body interiors research della casa britannica, il sistema shape shifting seat incorpora nell’imbottitura una serie di attuatori che, con costanti micro regolazioni personalizzabili e aggiornamenti continui, trasmettono al cervello la sensazione della camminata. Un sistema di seduta ergonomico attivo che si avvale di una tecnologia pionieristica, per garantire il massimo comfort. Oltre un quarto della popolazione mondiale, 1,4 miliardi di persone, conduce infatti una vita sedentaria con il rischio di indebolire il sistema muscolare e causare dolori alla schiena, strappi e cadute.

Simulando il movimento della camminata, questo nuovo sistema riduce gli effetti sulla salute derivanti dal rimanere seduti troppo a lungo durante i viaggi (l’automobilista medio britannico percorre ogni settimana 235 chilometri). “La salute dei nostri clienti è sempre al centro dei nostri progetti di ricerca. Con la nostra esperienza ingegneristica, sviluppiamo i sedili del futuro, dotati di tecnologie inedite per il mondo automobilistico, in grado di contribuire a mitigare un problema che colpisce la gente in tutto il mondo”, ha dichiarato il dottor Steve Iley, chief medical officer di JLR.

I veicoli Jaguar Land Rover vantano già il design ergonomico più avanzato, con regolazioni multi-direzionali, funzione massaggio e controllo del clima sull’intera gamma, ulteriore conferma del costante impegno della casa a migliorare il benessere, contribuire a rendere la società più sicura e sana e l’ambiente più pulito. Come testimoniano i progetti precedenti, tra cui una ricerca volta a diminuire gli effetti della chinetosi e l’impiego della luce ultravioletta per impedire la diffusione di influenza e batteri. Il progetto Morphable è ancora in fase sperimentale ma, entro qualche anno, vedremo il sistema definitivo nei listini optional dei Suv e delle berline inglesi.

Forbes Italia 21 Novembre, 2019 @ 8:30

Il primo Suv firmato Aston Martin è realtà: com’è fatta la nuova Dbx

di Emiliano Ragoni

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Aston Martin DBX
Aston Martin DBX (Courtesy: Aston Martin)

 Si apre un nuovo capitolo nei 106 anni di storia dell’Aston Martin; la casa inglese ha infatti presentato la sua prima suv di lusso, la DBX, che proverà a dare del filo da torcere alla Bentley Bentayga e alla Lamborghini Urus. L’Aston Martin DBX verrà costruita nello stabilimento di St Athan, in Galles, ed è ingegnerizzata su una piattaforma dedicata alle SUV. Il prezzo iniziale è di 193.500 euro; la vettura è attualmente prenotabile, con le prime consegne previste per l’inizio del secondo trimestre 2020.

A spingerla troviamo una versione rivista del caratteristico motore V8 da 4 litri con doppio turbocompressore della DB11 e della Vantage, che garantisce alla DBX una potenza di 550 CV e 700 Nm di coppia, uno scatto da 0 a 100 km/h di 4,5 secondi e una velocità massima di 291 km/h, oltre a una “voce” decisamente evocativa e prorompente.

Abbinato al V8 troviamo un cambio automatico con convertitore di coppia a nove rapporti, abbinato a un sistema di trazione integrale con differenziali attivi (quello posteriore è a slittamento limitato, eDiff), che trasmette la coppia sia davanti che dietro a seconda delle condizioni di guida.

A garantire guidabilità e adeguate doti dinamiche ci pensano le sospensioni pneumatiche adattive a controllo elettronico, che possono alzare l’altezza di marcia di 45 mm o abbassarla di 50 mm, combinate con sistema di controllo antirollio (collegato all’impianto da 48V); questi sistemi garantiscono comfort e guidabilità in praticamente tutte le condizioni di marcia.

Nonostante la mole e le dimensioni generose (504 cm di lunghezza, 200 cm la larghezza e 168 cm l’altezza), grazie all’utilizzo dell’alluminio incollato (un metodo costruttivo che l’Aston Martin ha affinato attraverso lo sviluppo delle sue auto sportive), la struttura della carrozzeria è molto leggera e rigida, e l’ago della bilancia si ferma a “soli” 2.245 kg.

Essendo una suv lo spazio all’interno non manca. La DBX può infatti ospitare fino a cinque persone e offre 632 litri di spazio per i bagagli (i sedili posteri si possono abbattere con la divisione 40:20:40), che garantiscono quindi un adeguato impiego come suv famigliare. Tra i tanti optional disponibili possiamo annoverare il pacchetto Pet, dotato di una serie di accessori che consentono di lavare il cane dopo una passeggiata in mezzo al fango, o il pacchetto Snow, che consente adeguato riscaldamento degli scarponi.

Gli interni, come da tradizione, sono decisamente opulenti con l’alternanza di materiali come metallo, vetro e legno e un sistema di illuminazione a 64 differenti colori in due zone. Una volta all’interno dell’abitacolo si apprezza il tetto panoramico in vetro a tutta lunghezza e i vetri delle porte senza cornice. I sedili sono rifiniti in sontuosa pelle pieno fiore, proveniente dal partner Bridge of Weir. L’utente, attraverso il programma di personalizzazione dell’Aston Martin, può customizzare gli interni con legni pregiati, compositi e impiallacciati in metallo. Oltre al lusso, dentro alla DBX c’è anche tanta tecnologia. Centralmente troviamo infatti uno schermo TFT da 10,25″ del sistema multimediale, accompagnato da quello da 12,3″ posizionato davanti al volante e preposto per fornire informazioni al guidatore.

La DBX esteticamente ha forti, fortissimi, richiami con le sportive della casa. Nonostante sia una suv, presenta una linea di cintura bassa e una livrea piuttosto dinamica; la casa ha infatti lavorato duramente per tenere basso il coefficiente di penetrazione aerodinamica. Il frontale è caratterizzato dalla grande mascherina e da affilati fari a led. La linea laterale è pulita e definita dalle grandi feritoie collocate all’altezza dei passaruota anteriori. Molto affascinante il posteriore, grazie alla presenza dello spoiler superiore, collocato nella parte superiore del lunotto, e alla movimentata zona dei fanali.

Lifestyle 15 Novembre, 2019 @ 9:14

McLaren Elva, svelata la nuova hypercar da 1,8 milioni di euro

di Emiliano Ragoni

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McLaren Elva, la nuova hypercar da 1,8 milioni di euro
(Courtesy McLaren)

Le hypercar rappresentano una tipologia di vetture che, oltre a fare breccia nei cuori dei loro possessori, con il passare degli anni diventano dei veri e propri oggetti da collezione, la cui quotazione aumenta. Il perché è presto detto: queste vetture estreme sono prodotte in tirature molto limitate e prevedono delle personalizzazioni molto spinte, peculiarità che di fatto le fanno diventare degli oggetti da collezione. La nuova McLaren Elva rientra perfettamente in questa categoria.

Svelata in anticipo ad alcuni fortunati e facoltosi clienti durante la Monterey Car Week (la settimana dei motori californiana), la McLaren presenta al grande pubblico la nuova componente della famiglia della Ultimate Series, la Elva, un’hypercar stradale con l’abitacolo scoperto (tetto, parabrezza e finestrini sono completamente assenti) e monoscocca in fibra di carbonio. Si tratta quindi di una vera e propria barchetta e, come le vetture che l’hanno preceduta, la P1TM, la Senna e la Speedtail, sarà prodotta nella tiratura limitata di 399 esemplari, la cui realizzazione inizierà il prossimo anno.

(Courtesy McLaren)

I clienti che vorranno sedere al volante di questa vettura così particolare dovranno staccare un assegno da ben 1.737,731 euro, cifra che però può lievitare piuttosto facilmente grazie alle tante possibilità di personalizzazione offerte dal programma McLaren Special Operations (MSO). Il vantaggio offerto dalle praticamente infinite customizzazioni è che il cliente può effettivamente far diventare la sua hypercar un pezzo unico.

La casa inglese utilizzando il nome Elva ha attinto al passato, celebrando le McLaren-Elva M1A, M1B e M1C, auto da competizione ad abitacolo aperto progettate da Bruce McLaren a metà degli anni ’60.

Tecnicamente la McLaren Elva presenta un motore montato al centro-posteriore dell’abitacolo V8 da 4,0 litri con doppio turbocompressore (lo stesso della Senna e Senna GTR), che eroga 815 cavalli e garantisce 800 Nm di coppia. Il V8 è accoppiato a un cambio robotizzato a doppia frizione a sette rapporti che trasferisce la potenza alle ruote posteriori. Grazie a un peso ridotto, consentito dall’utilizzo del monoscocca in fibra di carbonio, è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in meno di 3” e da 0 a 200 all’ora in 6”7 (due decimi in meno della Senna). Prestazioni davvero mostruose.

(Courtesy McLaren)

L’estetica della McLaren Elva è ovviamente ricercata e accattivante: forme morbide e affusolate, passaruota integrati alla carrozzeria, forti richiami al passato della casa. L’abitacolo avvolge letteralmente il guidatore il quale, anche senza indossare il casco (in Europa è prevista anche una versione con parabrezza), può guidarla senza troppi disagi. Il motivo è da ricercare nella “bolla di protezione” generata da un raffinato sistema di gestione dell’aria che si chiama Active Air Management System” (AAMS). Questo sistema comprende un ingresso per l’aria centrale situato sopra lo splitter, uno sfiato frontale di scarico a conchiglia e un deflettore mobile in fibra di carbonio (alto 15 cm), che si alza e si abbassa verticalmente e che consente di spingere l’aria in alto prima che essa raggiunga l’abitacolo. Alle basse velocità urbane l’AAMS non è attivo e il condotto centrale viene sigillato.

(Courtesy McLaren)

Al fine di garantire condizioni ottimali di sfruttamento del sistema AAMS, la Elva è inoltre dotata di due radiatori a bassa temperatura (LTR) posizionati davanti a ciascuna ruota anteriore, che aiutano al raffreddamento dell’olio del cambio a sette marce. Questi radiatori si aggiungono ai due radiatori ad alta temperatura (HTR) collocati davanti alle ruote posteriori, utili a raffreddare il motore, e che possono sfruttare l’aria proveniente dalla zona anteriore e dalle prese d’aria laterali.

Le soluzioni aerodinamiche prevedono poi uno spoiler posteriore attivo a tutta larghezza (la cui altezza e inclinazione sono regolati simultaneamente per ottimizzare l’equilibrio aerodinamico), che lavora congiuntamente al diffusore. Garantiscono ottime doti dinamiche anche le sospensioni idrauliche a controllo elettronico, regolabili dal selettore delle modalità, Active Panel, insieme alla mappatura del motore.

McLaren Elva con la M1A. (Courtesy McLaren)

In conformità con l’estetica della vettura anche gli interni sono essenziali e minimalista. Il tunnel in fibra di carbonio divide i sedili con scocca in fibra di carbonio del conducente e quello del passeggero (personalizzabili nei colori e nei materiali) per supportare un bracciolo centrale che custodisce il pulsante di avvio del motore e i comandi Drive, Neutral e Reverse.

A eccezione dei comandi che sono posizionati al volante, tutte le altre funzionalità dell’auto sono accessibili tramite il monitor touchscreen da 8 pollici del sistema multimediale, montato al centro della plancia, rivolto verso il conducente, che consente di gestire il navigatore, la telemetria, la telecamera posteriore e di impostare la climatizzazione.

I tecnici della casa inglese hanno ovviamente lavorato per ridurre al massimo il peso, quindi hanno tolto dall’abitacolo tutto il superfluo, compreso l’impianto audio. Gli acquirenti possono comunque richiedere, senza costi aggiuntivi, un sistema su misura con altoparlanti adatti all’uso esterno.

McLaren Elva con la M1A. (Courtesy McLaren)

Il cliente per personalizzare la sua auto può comunque far riferimento al McLaren Special Operations (MSO), che comprende scelte di colore degli interni per il tessuto l’Ultrafabric e le pelli, il badge personalizzato in oro bianco 18 carati o platino con inserto in TPT, i colori per la carrozzeria, praticamente illimitati e con la possibilità di creare specifici dettagli cromatici. I clienti possono scegliere anche un corpo in fibra di carbonio a vista lucido, che espone non solo i pannelli del corpo in fibra di carbonio, ma anche la traccia perfettamente allineata del materiale composito.

Lifestyle 14 Novembre, 2019 @ 9:02

Nuova Ferrari Roma, le prime foto ufficiali della GT ispirata alla Dolce Vita

di Forbes.it

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Nuova Ferrari Roma
Ferrari Roma

La Ferrari Roma è stata presentata oggi ai clienti nel corso di un evento esclusivo tenutosi nella Città Eterna. La nuova coupé 2+ a motore centrale-anteriore della Casa di Maranello è caratterizzata da un design senza tempo, da una spiccata raffinatezza e da guidabilità e prestazioni di assoluta eccellenza.

Nuova Ferrari Roma
(Courtesy Ferrari)
Nuova Ferrari Roma
(Courtesy Ferrari)

La Ferrari Roma non è infatti solo una vera e propria icona di design italiano, ma è anche in grado di garantire prestazioni al vertice della categoria grazie al suo motore V8 turbo appartenente alla famiglia vincitrice del premio Engine of the Year per 4 anni consecutivi. Il motore da 620 cv a 7.500 giri/min. è abbinato al nuovo cambio dual-clutch a 8 rapporti, introdotto per la prima volta sulla SF90 Stradale.

Nuova Ferrari Roma
(Courtesy Ferrari)

 

Lifestyle 16 Ottobre, 2019 @ 11:00

L’a.d. di Porsche Italia spiega la svolta elettrica di Taycan

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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Il modello high taycan turbo S

dal numero di ottobre di Forbes

Una berlina di lusso completamente elettrica. A metà strada tra una Panamera e una leggendaria 911. Taycan è il nuovo corso di Porsche, inaugurato lo scorso settembre a pochi giorni dall’avvio del Salone di Francoforte 2019, dove ha costituito una delle novità più fotografate.

E d’altro canto, cosa può rappresentare un cambio di paradigma nel mondo dell’auto più di una Porsche dall’anima elettrica? A Francoforte, la Taycan si è presentata in due versioni: la Turbo e la Turbo S. Entrambe le vetture sono mosse da due motori elettrici disposti sui due assi che le spingono da 0 a 100 km orari in meno di 2,8 secondi (3,2 per la Turbo) per una velocità massima di 260 km orari e una percorrenza di oltre 400 km (stando a quanto dichiarato dalla casa per fare il pieno bastano pochi minuti: in soli 5 minuti si può accumulare energia sufficiente per percorrere 100 km). La linea richiama quella di altri modelli della casa di Stoccarda, ma con alcuni particolari inediti, dalla foggia dei fari anteriori alla scritta Porsche dall’effetto vetro sul posteriore. Anche gli interni, dove spicca uno schermo centrale da 10,9” e una strumentazione di bordo completamente digitale, è ispirata a criteri verdi, con la classica pelle degli interni che ha lasciato il posto a materiali sostenibili.

Il prezzo di partenza per la versione Turbo è di 156mila euro, che salgono a poco meno di 191mila euro per la Turbo S. Somme che non hanno impedito alla Taycan di riempire velocemente le pagine del libro ordini. Già prima della presentazione mondiale il 4 settembre scorso, più di 20mila possibili acquirenti in tutto il mondo hanno richiesto di essere inseriti in lista d’attesa per possedere una Taycan. In Europa, i potenziali clienti hanno pagato 2.500 euro come deposito solo per accedere al pre-ordine, nonostante non avessero mai visto l’auto. Lasciando intendere un forte interesse del pubblico.

E anche sul mercato italiano ci sono grandi aspettative: l’attesa è che Taycan possa arrivare a rappresentare circa il 10% delle vendite totali di Porsche Italia nel 2020. Su un target non necessariamente identico a quello classico del marchio di Stoccarda: “Taycan”, spiega Pietro Innocenti, ad di Porsche Italia, “è una Porsche a tutti gli effetti, sia nello stile che nelle prestazioni, con una dinamica impressionante in grado di dare quel tipo di emozione e piacere di guida che il nostro cliente ricerca e si aspetta dal nostro marchio. Si tratta però di una vettura totalmente rinnovata, che segna un nuovo inizio per Porsche e per questo crediamo che ci aiuterà a raggiungere un nuovo bacino di utenti. Ci aspettiamo che circa il 50% dei clienti Taycan acquisterà una Porsche per la prima volta e, in media, questi clienti saranno più giovani di quanto non sia la media attuale”.

Turbo e Turbo S sono già ordinabili presso i concessionari, ma non costituiscono il punto di arrivo della strategia commerciale di Porsche. “Le due motorizzazioni Turbo rappresentano la punta di diamante di Porsche E-Performance e sono fra i modelli di produzione più potenti attualmente presenti nella nostra gamma. Versioni meno potenti (e quindi meno costose) verranno introdotte nel corso dell’anno. Il primo derivato che si aggiungerà alla gamma verso la fine del prossimo anno sarà la Taycan Cross Turismo. Si tratta di un metodo tipico di Porsche, quello top-down, che ci consente di mostrare e dimostrare le massime prestazioni delle nostre vetture fin dall’inizio”.

Lifestyle 14 Settembre, 2019 @ 10:00

Ferrari 812 GTS, ovvero la spider più potente sul mercato

di Forbes.it

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Ferrari 812 GTS. (Courtesy Ferrari)

A 50 anni esatti dall’introduzione dell’ultima spider a motore V12 anteriore nella gamma Ferrari, la 812 GTS segna il trionfale ritorno di questo tipo di modello, che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del marchio sin dalle sue origini. La storia delle Ferrari V12 spider è costellata di modelli leggendari, a partire dalla 166 MM del 1948, vera e propria gran turismo da competizione che nel 1949 fu in grado di aggiudicarsi la Mille Miglia e la 24 ore di Le Mans, le due gare endurance più prestigiose del mondo.

Ferrari 812 GTS. (Courtesy Ferrari)

L’ultima rappresentante di questa nutrita famiglia è la 365 GTS4 del 1969, chiamata anche Daytona Spider in seguito al celeberrimo trionfo targato Ferrari alla 24 Ore di Daytona nel 1967, quando due 330 P4 ufficiali e la 412 P del North America Racing Team si sono allineate davanti a tutti prima di tagliare il traguardo.

Da allora, l’architettura con motore V12 anteriore non era più stata proposta dalla casa di Maranello su una vettura spider di gamma; sono stati invece prodotti quattro modelli in edizione speciale limitata, vale a dire la 550 Barchetta Pininfarina nel 2000, la Superamerica nel 2005, la SA Aperta nel 2010 e, più di recente, la F60 America nel 2014, di cui furono realizzati solamente dieci esemplari, per celebrare i 60 anni di presenza di Ferrari nel mercato statunitense. Al pari dei modelli storici che l’hanno preceduta, la 812 GTS rappresenta un nuovo punto di riferimento in termini di prestazioni ed esclusività: grazie al maestoso V12 Ferrari da 800 cv è la spider di serie più potente sul mercato, nonché la più fruibile grazie all’hard top ripiegabile, soluzione unica nel segmento che garantisce inoltre uno spazio di carico aumentato.

Ferrari 812 GTS. (Courtesy Ferrari)
Ferrari 812 GTS. (Courtesy Ferrari)

Il tetto rigido ripiegabile, apribile in appena 14 secondi a veicolo fermo o in marcia fino a una velocità massima di 45 km/h, riesce a preservare lo spazio a bordo per garantire il massimo confort, mentre il lunotto elettrico (che fa anche da wind-stop) rende la vettura totalmente sfruttabile anche a tetto aperto; inoltre, in configurazione coupé può essere lasciato aperto per continuare a godere appieno del rombo unico del V12 aspirato.

LEGGI ANCHE: “Ferrari F8 Spider: l’evoluzione della specie è “scoperta”

Il motore della Ferrari 812 GTS

La 812 GTS è la versione spider della 812 Superfast, dalla quale ha mutuato specifiche tecniche e prestazioni a partire dal motore, il medesimo propulsore in grado di offrire la potenza più elevata nel segmento (800 cv a 8500 giri/min). I suoi 718 Nm di coppia garantiscono poi un’accelerazione impressionante, praticamente identica a quella ottenibile dalla 812 Superfast. La presenza di un limitatore di giri fissato a 8900 giri/min, inoltre, garantisce una sportività di guida immutata.

Ferrari 812 GTS. (Courtesy Ferrari)

Proprio come per la 812 Superfast, è stato possibile ottenere un tale livello di prestazioni ottimizzando il design del motore e introducendo contenuti innovativi, tra cui il sistema a iniezione diretta a 350 bar e il sistema di controllo dei condotti di aspirazione a geometria variabile, mutuato dai motori di F1 aspirati. Tali dispositivi consentono di sfruttare l’incremento di cilindrata (da 6,2 l a 6.5 l) per massimizzare la potenza erogata mantenendo un eccellente livello di guidabilità anche ai bassi regimi.

Ferrari 812 GTS. (Courtesy Ferrari)

Ferrari 812 GTS: il design

La 812 GTS, progettata dal Centro Stile Ferrari e basata sulla 812 Superfast, conferma il codice di lettura delle proporzioni delle V12 anteriori Ferrari senza alterarne dimensioni esterne né abitabilità interna. Proprio grazie alle sue proporzioni, la dodici cilindri Ferrari risulta quindi un connubio perfetto tra sportività ed eleganza. Osservandone la silhouette si nota la connotazione da fastback: una 2 volumi dalla coda sostenuta che richiama la leggendaria 365 GTB4 (Daytona) del 1968.

Lifestyle 27 Giugno, 2019 @ 4:00

Il test drive allo Yacht Club

di Forbes.it

Staff

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(articolo apparso sul numero di giugno di Forbes)

di Alessio Artemi

Non ci sono più le mezze stagioni e non ci sono più le granturismo di una volta, quelle che giravi la chiave dell’avviamento, accendevi e partivi, facevi tutto quello che dovevi fare per raggiungere l’Olimpo dei sensi nel mondo della guida e giudicavi. Oggi, invece, prima di salire su un’elegante wagon sportiva come la nuovissima Audi A6 Avant tocca studiare. Perché è dotata di tanta intelligenza artificiale e vanta una schiera di aiuti alla guida che vanno capiti prima di partire per essere sfruttati al 100%. Per esempio, nelle code e ai semafori frena e accelera che si potrebbe anche leggere le ultime di Borsa sul giornale, salvo poi spiegare al vigile urbano che questa è la sicurezza del futuro mentre il Codice della Strada si limita a fotografare il passato e il presente della tecnologia applicata alle quattro ruote. Il set di controllo su A6 Avant comprende cinque radar, cinque telecamere per luce diurna, una telecamera a infrarossi per il Night vision assistant e 12 sensori a ultrasuoni. Perché inserirla nella flotta di famiglia o dell’azienda è presto spiegato.

Una familiare qualche differenza vantaggiosa sulle dominanti suv la vanta ancora. A6 Avant è comoda (chiedere ai meno agili) per salire senza doversi arrampicare e scendere senza sporcarsi la gamba dei pantaloni strisciandola contro il battitacco; è una viaggiatrice nata, straordinariamente idonea alle lunghe percorrenze perché è silenziosa: il coefficiente di resistenza aerodinamica (CX) è pari a 0,27; assicura un handling intrigante (non solo sulle divertenti e complicate strade della Gallura) grazie allo sterzo integrale dinamico, al taglio del peso e all’elevata rigidità della scocca, in acciaio e alluminio. A renderla ideale nei lunghi spostamenti sono dotazioni come l’ampio tetto panoramico in vetro, le nuove poltroncine che avvolgono il corpo e l’Air Quality, con due profumazioni e ionizzatore, che trasforma l’abitacolo in una Spa.

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È tanta, lunga 494 cm, larga 187 e alta 148, con un baule ben sfruttabile da 565 litri. La lista delle personalizzazioni è enciclopedica, trazione anteriore o integrale, cambio automatico con convertitore di coppia, fari Led Matrix che trasformano la notte in una scenografia, hi-fi Bang&Olufsen da 1800 Watt, aiuto per il parcheggio. Per tutte, benzina o diesel, debutta l’elettrificazione attraverso la tecnologia mild-hybrid in grado di ridurre i consumi sino a 0,7 litri per 100 km. Il listino parte da 52.000 euro e grazie all’accordo con lo Yacht Club Costa Smeralda anche nell’estate del 2019 sarà possibile provare un’Audi nel territorio di Porto Cervo.

 

Lifestyle 13 Giugno, 2019 @ 11:30

Va all’asta l’iconica Aston Martin DB5 di James Bond

di Simona Politini

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Aston Martin DB5 1965
rmsothebys.com – ph Simon Clay

La Aston Martin DB5 del 1965, la mitica auto di James Bond che evoca nella mente avventure al cardiopalma, andrà presto in asta. La vendita, organizzata dalla RM Sotheby’s, si terrà a Monterey, in California, a metà agosto.

 

La Aston Martin DB5 del 1965 torna in asta completamente restaurata

Dopo che, non più di un mese fa, la casa automobilistica inglese aveva diffuso la notizia di una nuova produzione limitata a 25 repliche perfette della Aston Martin DB5 complete di tutti i gadget, adesso gli appassionati del brand e dell’Agente 007 avranno una nuova possibilità di possedere un piccolo pezzo di storia del cinema.

In realtà, la Aston Martin DB5 che andrà in asta non è l’auto utilizzata in Goldfinger, pur essendo speculare ad essa. Si tratta di una delle due auto prodotte da Eon Productions per promuovere il film di 007, Thunderball, uscito immediatamente dopo. Come tali, questi due modelli, non sono mai apparsi nel film. Dopo il film, le auto sono rimaste in magazzino per alcuni anni fino a quando il collezionista britannico Lord Anthony Bamford ha comprato entrambi. Dopo di lui l’auto ha avuto solo altri due proprietari privati. L’ultima vendita è avvenuta nel 2006, sempre tramite la RM Sotheby’s, per una cifra pari a $ 2,090,000.

Nel 2012 la Aston Martin DB5 è stata poi sottoposta ad un intervento di restauro completo. Il restauro, come riporta la casa d’aste, includeva anche i gadget, quindi oggi si dovrebbe essere in grado di sollevare lo schermo antiproiettile, estendere i paraurti, attivare lo schermo antifumo, le pistole anteriori e la chiazza di petrolio. Verosimilmente il sedile ad espulsione non funziona, ma il pannello sopra è rimovibile. Anche i vari interruttori a levetta dovrebbe essere funzionanti. Questo restauro, tuttavia, inciderà sicuramente sul costo dell’auto che si presume potrebbe attestarsi intorno ai 4 milioni di dollari o anche oltre.

Se la “Licenza di uccidere” non è compresa nel pacchetto, siamo certi che sarà sufficiente scendere della mitica Aston Martin DB5 e sorseggiare un Martini cocktail per sentirsi un vero “Agente 007 al servizio segreto di sua Maestà”.