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Leader 19 Maggio, 2020 @ 5:54

I manager di banche e reti di consulenza con la migliore reputazione sul web

di Forbes.it

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manager con la migliore reputazione sul web
Carlo Messina – ad di Intesa Sanpaolo

Chi sono i manager a capo del sistema bancario italiano con la migliore reputazione sul web? È uno dei punti indagati dallo studio mensile dell’Osservatorio Top Manager Reputation, che tra i vari settori ha puntato un faro anche sul comparto finance.

Aspetto che in un momento di crisi sanitaria ed economica, come quella dettata dal coronavirus, diventa fondamentale per guidare le aziende italiane e che, come sottolinea l’Osservatorio Top Manager Reputation, unisce diversi valori: la storia personale e il momento che vive il manager, tenendo conto che in rete i contenuti hanno flusso continuo, ma hanno anche una durata molto più lunga rispetto a quella degli altri canali di informazione.

La classifica dei manager in ambito finance con la migliore reputazione sul web

Partendo dal presupposto che questo studio si basa su dati, approfondimenti e aggiornamenti costanti sul web e che la classifica generale dei manager con la più alta reputazione sul web vede in testa John Elkann, in ambito finance primeggia un’altra figura, quella di Carlo Messina.

L’a.d. di Intesa Sanpaolo, secondo l’Osservatorio ha conquistato la vetta per due motivi: le numerose iniziative benefiche che il suo istituto ha intrapreso per contrastare la crisi e l’eco mediatico relativo alla proposta di acquisizione di Ubi Banca. Operazione che farebbe diventare Intesa Sanpaolo il settimo gruppo bancario europeo per attivi, con utili consolidati stimati a oltre 6 miliardi nel 2022. In sintesi, un colosso che amministrerebbe circa 1.100 miliardi di risparmi degli italiani.

Al secondo posto si piazza Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane. Secondo lo studio, oltre ad essere stato recentemente riconfermato alla guida dell’ente, Del Fante è stato apprezzato per la presentazione del piano industriale 2022 che punta su innovazione con un investimento di 2,8 miliardi per la modernizzazione dell’infrastruttura It e nello stesso tempo ha garantito che Poste mantenesse una forte presenza sul territorio attraverso i suoi oltre 12.800 uffici. 

A metà della top ten della classifica dei manager con la più alta reputazione sul web si piazza Fabrizio Palermo, ad di Cassa e Depositi e Prestiti. La società per azioni controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze è considerata l’autentica cassaforte dello Stato e nei periodi come questo viene sempre additata come la scialuppa di salvataggio del nostro sistema economico. In questi giorni, poi, Palermo ha presentato il primo bilancio di sostenibilità nella storia del gruppo. Un documento che ha al centro i cosiddetti “Piani città”, progetti che puntano sulla rigenerazione urbana e l’efficienza energetica, con nuovi cantieri sbloccati sul territorio nazionale (da 600 milioni solo nella Capitale) e la realizzazione di alloggi sociali per migliaia di famiglie.

Sale anche Gian Maria Mossa di Banca Generali

Gian Maria Mossa, a.d. di Banca Generali

Nella top ten degli manager con la migliore reputazione in ambito finance troviamo anche Gian Maria Mossa che scala due posizioni. Il manager milanese, ad e direttore generale di Banca Generali, è primo tra gli amministratori delle reti, dopo la storica presenza di Ennio Doris.

Da quando guida Banca Generali, ossia da tre anni, Gian Maria Mossa ha accelerato lo sviluppo dell’istituto scegliendo la sostenibilità, attraverso una strategia che propone ai clienti portafogli di investimento basati su responsabilità sociale, ambientale e di governance.

Una scelta vincente in questa fase di crisi, con i fondi sostenibili che meglio hanno performato sui mercati, tanto che l’Istituto del Leone ha chiuso aprile con una raccolta netta di 408 milioni, confermando per il secondo mese di fila un trend di crescita forte malgrado l’emergenza. Oltre ai risultati operativi, Mossa si è messo in evidenza per iniziative mirate alla ripresa in soccorso delle pmi. Tra queste: la collaborazione con la start-up fintech Credimi nata per avvicinare gli investimenti dei risparmiatori all’economia reale con l’obiettivo di dare linfa alle piccole e medie imprese ora in difficoltà. 

L’a.d. di Banca Generali, inoltre, durante questo periodo di lockdown dettato dal coronavirus, è stato protagonista sul web di “Ricette di ripresa”, format video in cui giornalisti, economisti e dirigenti delle reti si confrontavano sulle varie proposte di risposte alla crisi. 

Una strategia comunicativa che ha puntato sul digitale anche in termini di attenzione ai risparmiatori che in questa fase hanno scelto di operare sempre di più sul trading online. Tanto che la piattaforma Bg Saxo, sim frutto dell’accordo sviluppato tra Banca Generali e Saxo Bank, ha visto crescere del 41% il totale delle operazioni effettuate e addirittura del 48% il totale dei volumi transati.

 

Investimenti 23 Aprile, 2020 @ 3:06

Come cambia il marketing della finanza al tempo del Covid-19

di Marco Barlassina

Direttore, Forbes.it

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Finanza: Francesca Sesia, responsabile Marketing di BlackRock Italia
Francesca Sesia, responsabile marketing di BlackRock Italia (Courtesy Balckrock)

Articolo tratto dal numero di aprile 2020 di Forbes Italia

Come sarà il mondo dopo il Coronavirus? Se lo chiedono in molti e non a caso. Perché il 2020 segnerà quasi sicuramente uno spartiacque in molti ambiti professionali. Come ad esempio dovrà cambiare il marketing per adeguarsi a un contesto radicalmente nuovo? Forbes Italia lo ha chiesto a Francesca Sesia, responsabile Marketing di BlackRock Italia dal 2018, oltre che parte dell’executive committee italiano. Prima di BlackRock, ha lavorato per più di 10 anni nella società di consulenza manageriale A.T. Kearney, dove ha guidato lo sviluppo del team di financial institution in Italia, partecipando a moltissimi progetti di strategia, organizzazione, trasformazione e innovazione digitale per banche e istituzioni finanziarie. Nel mezzo un matrimonio e un figlio, Tommaso, che oggi ha 11 anni. Ne è scaturito un incontro teso anche a indagare i plus della diversity in azienda.

 

Cosa significa essere a capo della struttura di marketing di una società così importante nel panorama degli investimenti a livello internazionale e italiano?

Significa lavorare a stretto contatto con la leadership italiana e internazionale per garantire il disegno e la realizzazione di una strategia di marketing allineata alle priorità per le diverse business line. Significa proporre e introdurre in maniera consistente elementi di innovazione, perseguendo obiettivi di efficienza nell’allocazione delle risorse. Significa fare leva su un’organizzazione internazionale dove certamente non mancano spunti, thought leaders, best practices e adattarle ai trend del mercato italiano per i diversi segmenti di clientela.

 

Quali doti sono necessarie per affrontare quotidianamente questa sfida e quale supporto trova nel suo curriculum professionale e di studi? La laurea in ingegneria (è laureata a pieni voti al Politecnico di Torino) non si trova facilmente nel marketing, è un vantaggio?

In effetti è vero. Tra ingegneria e marketing forse non troviamo un immediato collegamento. Da ingegnere ho imparato a cercare sempre una spiegazione e una ragione logica, a mettere in ordine e organizzare i singoli elementi necessari per arrivare al risultato. Nei 13 anni in cui ho lavorato nella consulenza strategica, questo era il problem solving. Anche nel marketing credo che sia necessario un approccio rigoroso, a partire dalla comprensione dei bisogni dei clienti, per definire un modello di comunicazione a 360 gradi, distintivo rispetto ai competitor e totalmente allineato alla strategia dell’azienda.

 

Se si guarda alle spalle quali crede siano state le sue caratteristiche personali che più hanno contribuito a farle raggiungere i risultati che ha conseguito?

Credo si tratti di diverse caratteristiche che nel tempo sono emerse in maniera differente. All’inizio la determinazione e l’assiduità nello studio e nell’approfondire tutto ciò che necessariamente era nuovo, poi la flessibilità e la capacità di adattarsi a diverse realtà e progetti, molto importante soprattutto nell’ambito della consulenza, proprio per la natura del lavoro. Infine, la consapevolezza dei propri limiti e la capacita di ricercare nuove sfide con cui confrontarsi. Non si smette mai di imparare!

 

Ritiene che la sua italianità e il suo essere donna abbiano condizionato la sua carriera? È possibile che entrambi i fattori possano aver costituito un plus a dispetto di quanto si ritiene generalmente? E se sì perché e in quali ambiti?

Certamente sì. Nella mia esperienza in aziende internazionali, l’italianità emerge sempre quando e necessaria innovazione, necessita di identificare soluzioni alternative e creare un ambiente di lavoro positivo ed entusiasta. Emerge magari lentamente, per via appunto di stereotipi e del pensare comune, ma nel medio termine diventa un plus, soprattutto in contesti complessi e dinamici. Allo stesso modo l’essere donna, pur non senza difficolta, è nel tempo diventato un elemento che ha influenzato positivamente la mia carriera. La capacità organizzativa del proprio lavoro e soprattutto delle risorse a disposizione, la flessibilità a trovare soluzioni alternative, la capacità di instaurare un dialogo costruttivo all’interno della propria organizzazione e con i clienti, sono caratteristiche molto femminili che almeno nel mio caso hanno decisamente aiutato.

 

Quella in cui ci troviamo è naturalmente una fase complicata per le persone e per le imprese. Secondo lei quali nuovi capacità di marketing dovranno saper esprimere le società che si occupano di investimenti una volta conclusasi l’emergenza Coronavirus?

In questo momento la priorità per chi si occupa di investimenti, dalle case di gestione alle reti e alle banche, è di essere vicini ai propri clienti, con informazioni tempestive. Sta emergendo chiaramente il grande potere delle piattaforme di marketing digitale in questo momento, imponendo una fortissima accelerazione a un trend di comunicazione che comunque già riscontriamo da un po’ di tempo. Una volta conclusasi l’emergenza si potrà fare tesoro dello sforzo messo in campo in questo momento difficile per trasmettere positività e ancora di più la necessita di cercare valore nel lungo periodo.

 

Crede che ci sarà anche necessità di un nuovo modo di fare marketing? Nel tono così come nelle tecnologie utilizzate? O anche assisteremo all’emergere di nuovi bisogni da parte dei risparmiatori?

Come detto, la tecnologia ora ci sta aiutando molto e continuerà a farlo, per essere tempestivi, per analizzare e comprendere i comportamenti dei nostri clienti e, in base a quelli, modulare tono, messaggi e utilizzo dei diversi strumenti di comunicazione. Quanto ai consumatori, penso che andrà fatto un grande lavoro di ripristino della fiducia negli investimenti e nell’importanza di avere obiettivi di lungo periodo, pensando al proprio portafoglio nel suo complesso.

Cultura 17 Aprile, 2020 @ 4:38

Diavoli, la saga della finanza di Guido Maria Brera diventata serie tv

di Massimiliano Carrà

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Guido Maria Brera, amministratore delegato del gruppo Kairos (Imagoeconomica)

Da lupi a diavoli. I broker dell’alta finanza cambiano le proprie vesti, ma rimangono amanti dell’oscurità e di una delle frasi simbolo dell’economia e dell’attuale periodo storico: “Whatever it takes”.

Dopo settimane di attesa, oggi venerdì 17 aprile arriverà in prima serata su Sky Atlantic “Diavoli”, la serie tv thriller-finanziaria italiana, britannica e francese, prodotta da Sky Italia e Lux Vide e composta da dieci puntate.

Da “Wall Street” a “The big short” (La grande scommessa”), passando per “The “Wolf of Wall Street”, il mondo finanza è stato identificato in diversi modi: oscuro, manipolatore, affamato e surreale, ma mai diabolico come si evince dal titolo della serie tv di Sky tratta dall’omonimo romanzo di Guido Mario Brera. 

diavoli serie tv sky

Diavoli e la crisi finanziaria del 2008

Nessuno si sarebbe aspettato, né tantomeno Sky, che “Diavoli” avrebbe visto la luce durante una delle crisi sanitarie ed economiche più importanti dal dopoguerra, come quella causata dalla diffusione della pandemia da coronavirus, nonostante ciò la serie tv thriller-finanziaria è pronta a tenere incollati sul piccolo schermo milioni di italiani.

Ad ogni costo non è solo il pensiero dell’ex presidente della Bce Mario Draghi, ma anche il fulcro principale della trama dell’opera televisiva diretta da Nick Hurran e Jan Maria Michelini. Ambientata nel biennio 2011-2012, “Diavoli” sposta l’asse del potere economico finanziario dagli Usa all’Europa (in particolare su Londra) e mette insieme realtà e finzione.

E per farlo parte dalla crisi finanziaria del 2008 e dal termine “shortare”. Quest’ultimo fondamentale per capire lo scoppio della bolla immobiliare e dei guadagni che ancora oggi in tempi di crisi riescono a mettere a segno diversi protagonisti della finanza. 

Proprio Guido Maria Brera, autore del libro e amministratore delegato del gruppo Kairos (di cui è stato anche co-fondatore), ha insistito per far sì che questo termine “shortare”, che non è altro che un’operazione finanziaria, fosse presente per accendere la luce sull’oscurità dei diavoli. 

Inoltre, per limare quel confine tra realtà e finzione, in ogni puntata della serie tv i titoli di testa e di coda di ogni puntata mostreranno dei filmati reali che contestualizzeranno ogni episodio nella storia recente.

La trama e il cast di Diavoli

Entrando nel dettaglio della trama, “Diavoli” narra la storia di Massimo Ruggero (interpretato da Alessandro Borghi, che per la prima volta ha recitato in inglese), spregiudicato Head of Trading della New York London Investment Bank, cresciuto nel mondo finanziario da Dominic Morgan (Patrick Dempsey), ceo della banca.

Quando Massimo è a un passo dall’essere premiato con la carica di vice ceo, l’apparente suicidio di un collega e uno scandalo che coinvolge l’ex moglie di Massimo, portano Dominic a negargli la promozione.

Ciò, ovviamente, non ferma il personaggio interpretato da Alessandro Borghi, che decide di andare alla ricerca della verità su quanto è successo. Tuttavia scoprirà di essere al centro di una guerra finanziaria intercontinentale. Ad affiancare i due attori in questo thriller vi è anche Kasia Smutniak (nelle veci di Nina, la moglie di Dominic Morgan).

Curiosità finale. Durante la conferenza stampa di presentazione (completamente virtuale) della serie tv, è stato annunciato che “Diavoli” non finirà al termine delle dieci puntate, ma vi sarà una seconda stagione. 

Business 19 Febbraio, 2020 @ 11:09

Gli Stati Uniti superano la Svizzera nella classifica dei paradisi fiscali

di Massimiliano Carrà

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paradisi fiscali (isole Cayman)
shutterstock

Le Isole Cayman si confermano per l’ennesima volta il paradiso fiscale maggiormente in grado di attrarre capitali di origine lecita, ma anche illecita. A renderlo noto è il Financial Secrecy Index 2020 (indice di segretezza finanziaria), elaborato – come ogni anno – dalla Tax Justice Network, un’organizzazione composta da ricercatori e attivisti che analizzano gli effetti nocivi di evasione fiscale, elusione fiscale e competizione fiscale.

Giunto alla sesta edizione, il Financial Secrecy Index 2020 ha dato vita a una classifica che stabilisce appunto quali sono i Paesi, che sulla base di varie caratteristiche (soprattutto finanziarie e legali), possono essere considerati dei paradisi fiscali.  Tra l’altro è importante evidenziare che il 18 febbraio le Isole Cayman sono state inserite nella black list dei paradisi fiscali dell’Unione europea insieme a Panama, alle Seychelles e a Palau. Senza dimenticare che nella lista nera c’erano già le Fiji, Oman, Samoa, Trinidad e Tobago, Vanuatu e i tre territori Usa delle American Samoa, Guam e Isole Vergini.

Paradisi fiscali: Usa al secondo posto, ma la segretezza diminuisce

E se da una parte, il primato delle Isole Cayman non stupisce, dall’altra la sorpresa più grande riguarda proprio la sua inseguitrice, che per la prime volta non è più la Svizzera. Dopo aver resistito agli attacchi, questa volta il Paese elvetico ha dovuto cedere la sua seconda posizione ed è stato sorpassato dagli Usa.

Come evidenzia la Tax Justice Network, c’è però un aspetto positivo da segnalare in questa nuova classifica svelata dal Financial Secrecy Index 2020: l’indice di segretezza del mondo si sta riducendo sempre di più. Dal 2018 ad oggi, quindi nel giro di due anni, l’indice di segretezza finanziaria è calato del 7%. Questo significa che lo scambio automatico di informazioni e la realizzazione in alcuni Paesi di registri dei beneficiari finali che consentono di identificare chi sono i titolari effettivi di una società stanno fornendo il loro contributo alla causa. 

Alex Cobham, amministratore delegato di Tax Justice Network, ha infatti evidenziato che il “mondo ha iniziato a vincere la lotta contro il segreto finanziario”. Tuttavia – tuona Cobham – “è deplorevole tuttavia, che di fronte a questi progressi, un asse di segretezza anglo-americana abbia attivamente scelto di raddoppiare le pratiche che aggravano la corruzione, l’abuso fiscale e le disuguaglianze globali”.

Il Regno Unito punta alla top 10 dei paradisi fiscali

Come sottolineato dallo stesso Alex Cobham, oltre agli Usa, uno dei risultati più negativi in tema di segretezza finanziaria arriva dal Regno Unito. Esso infatti ha aumentato il suo indice di segretezza finanziaria del 26%, più delle Isole Cayman che si sono fermate al 24,3%. Hanno fatto meglio del Paese anglosassone, in termini di “crescita” solamente la Lituania e la Macedonia. La prima ha fatto registrare un aumento del 56% dell’indice, mentre la seconda del 37,9%. Quinti gli Usa con il 14,5%.

Questo aumento dell’indice di segretezza finanziaria ha permesso ovviamente al Regno Unito di avvicinarsi sempre di più alla top 10 dei paradisi fiscali. Dal 2018, e quindi in soli due anni, il Paese è balzato dal 23° posto in classifica al 12°.  Secondo John Christensen, direttore e fondatore di Tax Justice Network, “l’aumento del Financial Secrecy Index nel Regno Unito solleva serie preoccupazioni sulla strategia post Brexit per trasformare la City di Londra in una “Singapore sul Tamigi”.

Come funziona l’indice di segretezza e dove si colloca l’Italia 

Come specifica la Tax Justice Network, l’indice della segretezza finanziaria che permette di capire quali sono i paradisi fiscali più importanti al mondo, classifica ogni Paese in base alla connessione tra due sistemi: quello finanziario e legale. Ciò significa che l’indice misura l’intensità con cui il sistema legale e finanziario del Paese in questione consente a individui benestanti e a criminali di nascondere e riciclare denaro proveniente da tutto il mondo. Di conseguenza, l’indice classifica il sistema giuridico e finanziario con un punteggio di segretezza che va da 0 a 100, dove lo zero rappresenta la piena trasparenza e il 100 la massima segretezza.

Successivamente, il punteggio della segretezza del Paese viene poi combinato con il volume delle attività finanziarie realizzate all’interno dello stesso paese dai non residenti per calcolare quanta segretezza finanziaria viene fornita al mondo da quella singola giurisdizione. Sulla base di ciò e dopo aver analizzato quali sono i tre paradisi fiscali mondiali, è giusto anche sottolineare che l’Italia si colloca nella prima parte della classifica (che analizza 133 Paesi) e precisamente al 41° posto. Il Paese invece che ha ottenuto il miglior punteggio in assoluto e che quindi può essere considerato più trasparente sono le Isole Cook. 

I 10 paradisi fiscali

  1. Isole Cayman
  2. Usa
  3. Svizzera
  4. Hong Kong
  5. Singapore
  6. Lussemburgo
  7. Giappone
  8. Paesi Bassi
  9. Isole Vergini Britanniche
  10. Emirati Arabi Uniti
BrandVoice
7 Gennaio, 2020 @ 2:31

Accelerare l’evoluzione digitale della finanza, con una visione olistica

di Forbes.it

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(Foto di Lorenzo Cafaro da Pixabay)

Articolo tratto dal numero di dicembre 2019 di Forbes Italia. Abbonati

Accelerare l’evoluzione digitale dell’industria mondiale del wealth & asset management, fornendo soluzioni e servizi tecnologici sulla base di centralità del cliente, esperienza di settore e innovazione di prodotto: questa la mission di Objectway. Da 30 anni sul mercato, il gruppo Objectway è un Global top 100 fintech provider (secondo la classifica Idc) nell’industria del software e servizi per il mondo della finanza.
Nel 2000 l’azienda inizia una prima fase di sviluppo che ne consolida la leadership sul mercato italiano. Dal 2012 coniuga la crescita organica con un programma di espansione internazionale, finalizzando acquisizioni in Benelux, Uk e Italia che portano Objectway a diventare un player di riferimento per le istituzioni finanziarie in Emea, con un volume di affari di circa 75 milioni di euro, oltre 700 dipendenti, e 200 clienti nei principali paesi europei.

Il suo fondatore e amministratore delegato, l’ingegnere nucleare Luigi Marciano, ha puntato sulla specializzazione in un segmento di business ad alto valore aggiunto. Un settore che è cresciuto del 5,1% nel 2018 e del 4% quest’anno, secondo le stime di una delle principali società di consulenza e ricerca nel campo dell’information technology. In questo trend di crescita, la digitalizzazione fa la parte del leone, spingendo gli operatori finanziari a sfruttarne appieno le opportunità. In questo ambito, Objectway abilita la digitalizzazione dell’intera catena del valore del wealth management, dell’asset management e del life insurance con una visione olistica, mettendo a disposizione di banche, sgr, sim e outsourcer una copertura completa, front-to-back, delle loro esigenze applicative.

Le soluzioni di Objectway per il wealth management permettono di digitalizzare la relazione tra cliente, advisor e istituzione finanziaria; rendono il processo di advisory automatizzato e performante; migliorano l’efficienza della gestione di portafogli finanziari e dell’operatività sugli investimenti; facilitano la gestione delle reti di promotori abilitando l’operatività di migliaia di consulenti finanziari che servono milioni di clienti in tutta Europa. Per gli asset manager, Objectway abilita la gestione automatizzata di sofisticati portafogli finanziari, sia private che istituzionali, per oltre un trilione di asset. Gestisce a 360° tutte le esigenze di sgr e banche depositarie in relazione ai fondi aperti e fondi chiusi, ottimizzando le performance degli intermediari finanziari grazie a un’amministrazione efficiente ed efficace.

La spinta del digitale

Attualmente, secondo le più autorevoli analisi di settore, la maggior parte degli operatori finanziari sta sfruttando le opportunità fornite dalla digitalizzazione per iniziative di ottimizzazione, efficienza e produttività negli ambiti dell’automatizzazione dei processi e della customer experience. Gli asset manager richiedono di intervenire a livello di tecnologico per fare fronte a tutta una serie di esigenze che comprendono l’automazione di numerose attività effettuate sui portafogli, inclusi i più sofisticati, per renderle più efficaci e quindi ridurre i costi di gestione, migliorando anche il time-to-market e il servizio ai clienti.

Sul fronte della gestione del cliente e del supporto all’advisor, stanno evolvendo i modelli di consulenza e di conseguenza le piattaforme che li supportano, nell’ottica di aggiungere valore al servizio per il cliente, nonché al lavoro del consulente finanziario, per consentirgli di interagire con l’investitore avendo a disposizione una base di dati molto più ampia e completa. Ad esempio, alcuni clienti della società hanno completamente digitalizzato il customer journey, potenziando la collaborazione tra cliente e advisor; altri sono più focalizzati a utilizzare la tecnologia per la costruzione di portafogli modello; altri ancora sono maggiormente concentrati, per esempio, sull’automazione delle proposte di investimento mediante l’applicazione della Mifid II ex ante, in modo da disporre di proposte già adeguate su grande scala. In tutti questi contesti, si applicano tecnologie digitali di automazione, di robotizzazione, e successivamente anche degli strumenti di machine learning, più avanzati, che supportano la persona e aumentano le sue capacità, valorizzandone il ruolo.

Intelligenza artificiale, passaggio generazionale e nuovi player fintech

Luigi Marciano
Luigi Marciano

Una fase, dunque, di adozione della tecnologia finalizzata all’ottimizzazione nella gestione di portafogli, alla digitalizzazione del contatto con la clientela e al supporto del lavoro dei consulenti. Da osservatore e da attore del mercato, Objectway ritiene quindi che il problema non sia quello degli strumenti. L’intelligenza artificiale è la frontiera più avanzata delle tecnologie digitali e alcuni operatori la stanno già adottando. L’automazione più spinta – con l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale – avrà sempre più spazio e impatterà tutti gli ambiti del wealth e asset management. Gli operatori del settore, infatti, stanno pensando ad un utilizzo pervasivo dell’intelligenza artificiale in tutte le fasi del front, middle e back office. Il grado di applicazione varierà a seconda della necessità dell’apporto dell’elemento umano, che sarà maggiore nelle attività di relazione con il cliente, minore nell’operatività di back office.

Insieme a una rapida evoluzione della tecnologia, lavorando con i propri clienti Objectway assiste a un altrettanto veloce cambiamento dei comportamenti degli investitori, che richiede alle istituzioni finanziarie di ripensare la gestione della relazione. La nuova generazione di clienti vuole essere maggiormente coinvolta nelle decisioni di investimento e si aspetta una user experience paragonabile a quella che sperimenta in altri settori. Le banche dovranno confrontarsi con nuovi player (Amazon, Facebook, Google) che fanno della tecnologia e della user experience elementi centrali della loro offerta.

Riguardo all’ingresso sul mercato di startup del fintech, una delle società di consulenza tecnologica più note al mondo ha definito Objectway “un’azienda che unisce l’esperienza di un player consolidato con la capacità di innovazione di una fintech”. Nell’opinione dell’azienda, chi riesce ad unire la conoscenza del mercato, l’esperienza in un settore molto complesso, con la capacità di innovazione non deve preoccuparsi delle fintech. Possono avere successo nei modelli di business più semplici, ad esempio i sistemi di pagamento, ma più difficilmente raggiungere risultati importanti nei servizi di investimento, caratterizzati da un’elevata complessità dei prodotti e dove la relazione con il cliente resta molto importante.

Due approcci per la digitalizzazione

Objectway mette a disposizione dei propri clienti l’adozione della piattaforma completa (WealthTech Suite), o delle sue componenti. Tutto dipende dalle esigenze: i grandi player generalmente integrano nei propri sistemi le componenti specifiche che servono. Le istituzioni finanziarie di dimensioni medie o le realtà di nicchia utilizzano la piattaforma completa. Il senso dell’uso “platform” è evidente: se per esempio si desidera sfruttare la digitalizzazione avanzata, applicando strumenti di intelligenza artificiale, bisogna avere un sistema in grado di raccogliere una quantità massiva di dati in modo che possano essere utilizzati dagli algoritmi. I clienti, così, beneficiano in tempi sostanzialmente brevi di tecnologia avanzata, integrata e subito disponibile, che consente di supportare la gestione del cliente, le attività dell’advisor, l’ottimizzazione dei portafogli e tutte le altre funzioni che servono per gestire l’intero ciclo di vita degli investimenti sul patrimonio del cliente.

Awards e riconoscimenti da autorevoli enti di settore (2019):

• Top 100 – IDC Fintech Rankings
• “Best Wealth Management System” – Goodacre Systems in the City Awards
• 1° posto – IBS Sales League Table
• Top 100 WeatlhTech Companies – Fintech Global
• Top 500 Champions – Italy Post | L’Economia del Corriere della Sera