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Lifestyle 12 Febbraio, 2020 @ 5:20

La NBA è una macchina da soldi: ecco la nuova classifica Forbes delle squadre più ricche

di Massimiliano Carrà

Staff

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Scott Halleran – Getty Images

La NBA non si ferma e continua a crescere economicamente anno dopo anno. A renderlo noto è la consueta classifica annuale di Forbes.com che analizza quali sono le squadre più ricche e quale è valore medio di tutti e 30 i team che compongono la lega americana di basket più famosa e importante al mondo. 

Partendo proprio dal valore medio delle 30 squadre NBA, la ricerca ha evidenziato che rispetto all’anno precedente è andato incontro a una crescita del 14% e si attestato a 2,1 miliardi di dollari. Ampliando l’arco temporale, Forbes.com evidenzia che negli ultimi 10 anni questo valore è cresciuto di ben sei volte. 

È interessante notare, che anche se gli ascolti siano andati incontro un calo, tuttavia il giro d’affari dell’NBA e delle squadre è cresciuto, trascinato da diversi ricavi come i diritti tv, le nuove sponsorizzazioni e le diverse arene realizzate e inaugurate negli ultimi anni.

NBA: le squadre più ricche

Entrando nel merito della classifica delle squadre più ricche della NBA, in testa non vi è alcun cambiamento. I New York Knics infatti si confermano per il quinto anno consecutivo al top. Con un valore di 4,6 miliardi di dollari (+15% rispetto all’anno precedente), il team del presidente Steve Mills è addirittura, dopo i Dallas Cowboys (squadra della NFL), il club sportivo più ricco negli Usa. 

Scendendo la classifica, non vi sono novità anche guardando il secondo e il terzo posto. Subito dietro ai New York Knics si piazzano infatti i Los Angeles Lakers e i Golden State Warriors. I primi,con un valore di 4,4 miliardi di dollari, in crescita del 19% rispetto all’anno scorso (anche grazie all’arrivo di LeBron James) si stanno avvicinando sempre di più alla vetta della classifica. Ovviamente, però devono anche guardarsi alle spalle. I Golden State Warriors, grazie a una crescita del 23% , hanno infatti attestato il valore della propria squadra a 4,3 miliardi di dollari. 

Ecco il valore delle 30 squadre della NBA

  1. New York Knics: 4,6 miliardi di dollari (+15%)
  2. Los Angeles Lakers: 4,4 miliardi di dollari (+19%)
  3. Golden State Warriors: 4,3 Golden State Warriors (+23%)
  4. Chicago Bulls: 3,2 miliardi di dollari (+10%)
  5. Boston Celtics: 3,1 miliardi di dollari (+11%)
  6. Los Angeles Clippers: 2,6 miliardi di dollari (+18%)
  7. Brooklyn Nets: 2,5 miliardi di dollari (+6%)
  8. Houston Rockets: 2,475 miliardi di dollari (+8%)
  9. Dallas Mavericks: 2,4 miliardi di dollari (+7%)
  10. Toronto Raptors: 2,1 miliardi di dollari (+25%)
  11. Philadelphia 76ers: 2 miliardi di dollari (+21%)
  12. Miami Heat: 1,95 miliardi di dollari (+11%)
  13. Portland Trail Blazers: 1,85 miliardi di dollari (+16%)
  14. San Antonio Spurs: 1,8 miliardi di dollari (+11%)
  15. Sacramento Kings: 1,775 miliardi di dollari (+13%)
  16. Washington Wizards: 1,750 miliardi di dollari (+13%)
  17. Phoenix Suns: 1,625 miliardi di dollari (+8%)
  18. Denver Nuggets: 1,6 miliardi di dollari (+16%)
  19. Milwaukee Bucks: 1,58 miliardi di dollari (17%)
  20. Oklahoma City Thunder: 1,57 miliardi di dollari (+7%)
  21. Utah Jazz: 1,55 miliardi di dollari (+9%)
  22. Indiana Pacers: 1,525 miliardi di dollari  (+9%)
  23. Atlanta Hawks: 1,520 (+17%)
  24. Cleveland Cavaliers: 1,510 miliardi di dollari (+18%)
  25. Charlotte Hornets: 1,5 miliardi di dollari (+20%)
  26. Detroit Pistons: 1,45 miliardi di dollari (+14%)
  27. Orlando Magic: 1,43 miliardi di dollari (+8%)
  28. Minnesota Timberwolves: 1,37 miliardi di dollari (+9%)
  29. New Orleans Pelicans: 1,35 miliardi di dollari (+11%)
  30. Memphis Grizzlies: 1,3 miliardi di dollari (+8%)
Leader 17 Settembre, 2019 @ 3:35

Chi sono Goldstein e Bhatia, i due superfan milionari dell’NBA

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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di Francesco Nasato

Il concetto di tifo nella NBA è diverso da quello a cui siamo abituati, soprattutto nel calcio. Niente ultras, niente striscioni, niente spostamenti di massa in trasferta, niente cori, tamburi o bandiere. Anche all’interno della lega sportiva più globale e spettacolare del mondo, in cui agonismo e intrattenimento si sfiorano di continuo, non mancano però personaggi che del loro tifo e passione per il basket hanno fatto un segno distintivo.

Su tutti due nomi che con percorsi diversi sono arrivati allo status di “superfan”: James,
detto Jimmy, Goldstein e Nav Bhatia, dall’India al Canada partendo con zero dollari nelle tasche e una laurea in ingegneria.

Jimmy Goldstein è un’icona della NBA senza aver mai giocato un singolo minuto nel corso della sua vita da professionista. 80 anni il prossimo 5 gennaio, moda, architettura e donne come interessi oltre al basket, se gli si chiede come sia diventato multimilionario si limita a dire “ho fatto alcuni investimenti che mi sono andati particolarmente bene”. Profilo basso che sparisce completamente ogni volta che si presenta in un’arena NBA: tutti si fermano da lui anche solo per un rapido saluto, mentre Jimmy sfoggia cappelli larghi, pantaloni a zampa d’elefante, scarpe lunghe a punta, gilet, camicie e magliette sgargianti, in un mix improbabile se non fossimo negli Stati Uniti e non stessimo parlando di Jimmy Goldstein. Originario del Wisconsin e di Milwaukee, ha scelto come sua residenza una meravigliosa villa sulle colline di Bel Air, la Sheats–Goldstein Residence, pensata dall’architetto John Lautner, allievo di Frank Lloyd Wright, comparsa anche in film come “Il grande Lebowski” e “Charlie’s Angels”. Senza fare distinzione tra Clippers e Lakers, anche se pubblicamente ha dichiarato di non essere un fan dei gialloviola, è presenza fissa a bordo campo allo Staples Center grazie a un abbonamento annuale dai costi sostenibili per pochi, tra cui lui, con la regia americana sempre pronta a inquadrarlo durante un timeout o una pausa della partita. L’amore per il basket di Goldstein arriva però oltre: soprattutto in periodo di playoff cerca di non perdersi nemmeno una sfida, passando così da una parte all’altra degli Stati Uniti senza che età o acciacchi fisici possano impedirgli di assistere allo spettacolo da una posizione assolutamente privilegiata, a pochi metri dalle panchine di quei campioni che se possono gli diventano amici senza esitare. Il conto totale arriva a circa 100 partite dal vivo ogni stagione. L’investitura definitiva di superfan per Jimmy arriva nel 2010, quando l’allora commissioner della NBA David Stern dichiara: “È il nostro più grande investitore in biglietti NBA nel mondo e il tifoso che
si veste nella maniera più unica”.

Nav Bhatia è molto più normale nel suo modo di vestire e ha un unico amore sotto canestro: i Toronto Raptors. Come lui, anche la squadra fresca vincitrice del titolo NBA ha dovuto farsi accettare da una città, Toronto, e da uno stato, il Canada, in cui lo sport di riferimento è l’hockey. I Raptors sbarcano in città nel 1995, lui invece è già in Canada dal 1984, quando arriva dall’India con indosso il tipico turbante dei Sikh. Pochi soldi in tasca, ma una grande voglia di emergere, realizzando così il classico sogno americano. A dire dello stesso Bhatia, nonostante la laurea in ingegneria, servono oltre 300 colloqui di lavoro prima che un concessionario d’auto si decida a dargli un’opportunità. Da qui in poi la scalata è irresistibile, vende macchine come nessuno, viene promosso nei quadri dirigenziali prima di decidere di diventare il proprietario di quel posto che aveva creduto in lui. Intanto dalla prima partita giocata dai Raptors in casa del 1995 è presenza fissa a bordocampo. Non importa se si tratti della più inutile gara di pre-season o di fine stagione regolare, primo turno di playoff o NBA Finals. Nav c’è sempre e nel frattempo le sue fortune imprenditoriali lo hanno portato a diventare il principale venditore d’auto indiano di tutto il Canada, in grado di spendere ogni anno più di 300mila dollari per i biglietti delle gare in casa dei Raptors, con sei posti garantiti a bordocampo. Rigorosamente con canotta della squadra e turbante in testa. Una fedeltà così incrollabile da renderlo il super fan numero uno dei Raptors, quasi più popolare del rapper Drake, anche lui grande tifoso di Toronto, anche se le sue presenze non sono paragonabili a quelli di Bhatia. Il 14 giugno scorso, quando i Raptors hanno vinto il titolo NBA per la prima volta nella storia, era naturalmente presente a bordo campo e intervistato ha dichiarato di sentirsi “in cima al mondo” mentre orgoglioso indossava la maglietta celebrativa sotto all’immancabile turbante.

Business 16 Agosto, 2019 @ 11:30

Il co-fondatore di Alibaba pronto a spendere miliardi per i Brooklyn Nets

di Matteo Rigamonti

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Barclays Center
Il Barclays Center a New York (Foto: Shutterstock)

Joseph Tsai, vice presidente e co-fondatore di Alibaba insieme a Jack Ma, è pronto ad acquistare i Brooklyn Nets e il loro stadio per la cifra record di 3,3 miliardi di dollari complessivi.

A dare la notizia per primo è stato il New York Post secondo il quale nei giorni scorsi c’è stata un’accelerata nelle trattative e Tsai sarebbe pronto a chiudere l’operazione sia per il team (a 2,35 miliardi di dollari) sia per lo stadio, il Barclays Center (a 700 milioni).

A prevedere l’opzione per rilevare la proprietà dei Nets entro tre anni dal suo ingresso nella proprietà è il contratto che il co-fondatore di Alibaba ha firmato quando nell’aprile 2018 è diventato socio di minoranza al 49% dell’attuale proprietario: il russo Mikhail Prokhorov che ha fatto la sua fortuna nell’industria del nickel e nel 2010 aveva pagato per l’80% della squadra e il 45% dei diritti operativi dell’impianto 365 milioni di dollari.

Secondo il New York Post l’annuncio del passaggio di proprietà potrebbe avvenire già questa settimana. Tsai, che ha speso 1 miliardo per il 49% dei Nets e deve mettere sul piatto altri 1,35 miliardi in tre anni per il 51%, si renderebbe protagonista di un’operazione del valore complessivo di 3,3 miliardi di dollari, debito compreso.

L’acquisto dei Nets, osserva Forbes, batterebbe il precedente record di 2,28 miliardi pagati dal manager di hedge fund David Tepper per i Carolina Panthers, squadra di Nfl. Ma soprattutto regalerebbe ai tifosi di Brooklyn, già esaltati dagli acquisti di Kevin Durant e Kyrie Irving, il sogno di poter scalzare i New York Nicks nella corsa al titolo togliendosi definitivamente di dosso l’appellativo di seconda squadra della Grande Mela.