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Cultura 8 Febbraio, 2021 @ 2:00

L’arte esaltata dal cibo: gli Uffizi diventano da…mangiare

di Glenda Cinquegrana

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PhD in Economia della Cultura, gallerista, consulente d’azienda e art advisor.Leggi di più dell'autore
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Pitocchetto, Ragazzo con pesce

I musei vivono in questa complessa stagione di pandemia una situazione difficile in cui la comunicazione online rappresenta un elemento chiave per conservare, nelle aperture a singhiozzo una relazione continuativa con il proprio pubblico. Veicolare dei contenuti capaci di appassionare il pubblico è la chiave di un successo a volte difficile da ottenere in virtù della proliferazione di mille progetti, non esattamente tutti rilevanti. 

Il museo degli Uffizi, sotto la direzione di Eike Schmidt, punta ad accrescere il coinvolgimento attraverso lo sviluppo sui social sviluppando una nuova modalità di racconto ardita basata sulla costruzione di una relazione nuova fra arte antica, capolavori del Rinascimento italiano e ricette dei migliori chef italiani.

Uffizi da mangiare, 1. Willelm Van Aelst, Natura morta con frutta
Willelm Van Aelst, Natura morta con frutta
3. Jacopo Chimenti detto l’Empoli, Dispensa con botte, selvaggina, carni e vasellame

 

#Uffizidamangiare è stato lanciato lo scorso 17 gennaio, sui canali Facebook del museo come appuntamento domenicale che mette al centro alcuni fra i più bei lavori del museo fiorentino, presentati da uno chef. Si tratta di una delle poche occasioni in cui il pubblico del museo si trova di fronte alla possibilità di attivare alcuni sensi contemporaneamente, di cui il primo è l’occhio, ma il secondo è certamente il gusto; al centro la cucina con i suoi segreti ed opere poco accessibili, in un racconto che, stabilendo un ponte inedito fra presente e passato, arricchisce la nostra capacità di immaginare di fronte all’opera.

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L’invito che il museo gioiello fiorentino ha fatto a un gruppo di notissimi volti noti televisivi e non della cucina italiana è stato quello di sfornare per gli affamati occhi del pubblico del museo alcune ricette esclusive, ispirate ai capolavori del museo. Il tutto è condensato in un video di pochi minuti in cui i contenuti dell’opera sono raccontati accanto alla ricetta, dove gli chef raccontano dettagli e inanellano ricette gustose, che sviluppano il potere simbolico e significativo del quadro.

Dario Cecchini

Fabio Picchi, chef del ristorante Cibrèo di Firenze e volto noto della tv, ci spiega nel video che nell’opera “Ragazzo con la cesta del pesce” di Giacomo Ceruti ci troviamo di fronte a una golosa granceola, che è un pesce da mangiare con le mani, che si può assaporare accompagnandola ad una semplice maionese. Dario Cecchini, proprietario della celeberrima Antica Macelleria di Cecchini Panzano in Chianti, chef del Chianti, invece si misura con una natura morta di Jacopo Chimenti detto l’Empoli, intitolata “Dispensa con botte, selvaggina, carni e vasellame”.  Le prossime puntate saranno dedicate ad opere di Caravaggio, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, ed altri grandi artisti.

Il rapporto arte e cibo, secondo Schmidt non è casuale: “Negli ultimi decenni, il vincolo tra arte e gastronomia è diventato una vera e propria scienza e materia di una seria indagine storica”. Lo scopo di questo progetto squisitamente social è, prosegue Schmidt “quello di creare un legame ancora più stretto con le opere del Museo, inserendole in un contesto attuale e vitale. Il cibo dipinto e quello cucinato si incontrano così su un piano di verità che stimola l’attenzione dell’osservatore e porta alla ribalta i significati profondi e inaspettati nascosti nelle scene e nelle nature morte create dai pittori”. 

A vedere i video, come quello realizzato da Dario Cecchini che ha come oggetto una magnifica costata alla fiorentina, viene il sospetto che la meravigliosa arte del Rinascimento fiorentino comunichi al pubblico la profondità storica del nostro patrimonio enogastronomico. Il Cecchini, felice di essere testimonial per il museo, dice “Il cibo è patrimonio culturale che affonda le sue radici nella poesia di Dante nell’arte del Rinascimento. La comunicazione del museo non fa che portare alla luce quello che noi chef e chi ama la buona tavola sanno da sempre.”

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