Milano-Roma in mezz’ora: l’Hyperloop di Richard Branson arriverà in Italia

Capsula treno superveloce virgin Hyperloop Richard Branson
(courtesy Virgin Hyperloop)
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Il sogno di percorrere il tragitto Roma-Milano in trenta minuti con Hyperloop, se mai si dovesse realizzare, ha radici lontane, che partono dall’infanzia del pirotecnico imprenditore inglese Richard Branson, fondatore di Virgin group e, quindi, di Virgin Hyperloop, che ha realizzato un test iniziale con la capsula a induzione magnetica a 400 km/h nelle radure che circondano Las Vegas. In quel Nevada privo di acqua e di verdi colline, che non ha nessuna affinità geografica e paesaggistica con la nostra Toscana o con il Lazio.

L’altro esperimento in corso si tiene in West Virginia, ma anche in questo caso siamo alle prese con un test che necessita di molte verifiche e permessi da parte delle autorità locali. Branson, imprenditore british della ricca nidiata dei Thatcher boys, con una villa a Holland Park, Londra, come ogni miliardario che si rispetti, da bambino viveva nella campagna inglese. Sua madre, amatissima e appena scomparsa a 96 anni per Covid-19, lo sottopose a un test estremo per un bambino di sei anni. Siccome faceva i capricci mentre andavano a trovare nonna, lo fece scendere dalla macchina: “Trova da solo la strada per la casa della nonna”, disse al bambino la volitiva signora, dando gas alla sua Rover. Richard superò la prova. Dopo circa due ore bussò al campanello del cottage.

Il fondatore di Virgin, insomma, con il settore viaggi ha una certa, nativa affinità. Ma si capisce che un progetto che costa 60 milioni di euro a chilometro prevede enormi finanziamenti, con prospettive di ritorno molto incerte, se tra i benefici dell’operazione non vogliamo includere la generosa copertura stampa.

 

La visione di Elon Musk

Da quando Elon Musk, nell’agosto 2017, realizzò il primo prototipo con Hyperloop One, questo progetto – una capsula a induzione magnetica che viaggia dentro un grosso tubo a 1000 km/h – ha fatto sognare ed eccitare i neuroni di vari investitori. Tra loro anche l’italiano Paolo Barletta, che con la sua Alchimia fa da testa d’ariete per Hyperloop nel mercato italiano, come advisor ufficiale. 

Si parla per ora di un piano di fattibilità e di date collocate verso il 2030 con piccole tratte, come racconta al Corriere della Sera Barletta. Per esempio Milano-Malpensa e Roma-Fiumicino, percorribili in due minuti. Ma si immagina anche una “grande metropolitana del Nord” da Torino a Venezia. Il costo del biglietto, neppure esagerato, si attesta tra i 70 e i 140 euro: cifre simili a quelle necessarie per viaggiare su un treno ad alta velocità o su un aereo. 

Hyperloop in Italia

Convinto della fattibilità del progetto italiano, che vede anche il gruppo Leonardo come “interessato”, è il ceo di Virgin Hyperloop, Jay Walder, manager con un passato di direttore in società pubbliche di trasporto urbano a New York, Hong Kong e Londra, scelto da Branson per portare avanti alleanze con vari Paesi. 

Secondo Walder, con Hyperloop l’Italia potrebbe muovere persone e merci, aiutando l’industria manifatturiera e creando nuovi posti di lavoro. Non trascurabile, secondo Walder, l’impatto sulla nostra industria del turismo, che potrebbe offrire pacchetti di viaggio molto attraenti abbattendo i tempi per gli spostamenti da una zona all’altra del Paese.

Ma dietro il progetto si potrebbe nascondere un jolly: la nuova sensibilità degli stati verso la green economy, i generosi fondi europei e il ventilato super ministro della rivoluzione green, che avrebbe a disposizione soldi per un cambiamento radicale della viabilità. Da qui al 2030, la data annunciata da Barletta, tutto potrebbe accadere.