Aprire un ufficio a bordo di una nave da crociera: la nuova frontiera del “fair working”

La sede della Paeda a bordo della Msc Grandiosa
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La sede della Paeda a bordo della Msc Grandiosa

Lavorare meno, farlo meglio e tutti. Si può riassumere così il senso del fair working, l’ultima tendenza che, secondo alcuni addetti ai lavori, diventerà la nuova frontiera dello smart working.

Il ricorso all’ennesimo inglesismo porta con sé l’indiscusso pregio di concentrare in due parole un concetto più complesso, ovvero: se è oggettivo che il lavoro agile – trascinato a forza nelle nostre dinamiche quotidiane da un virus che, con piccole eccezioni, ci tiene chiusi in casa da un anno – sia un bel passo avanti rispetto al telelavoro, sono ancora tantissime le aziende italiane che lo stanno applicando poco e male.

Risultato? Dipendenti che si ritrovano a lavorare lontano dall’ufficio senza essere stati formati, che non dispongono di un’infrastruttura IT adeguata e, soprattutto, di un ambiente di lavoro davvero smart. Insomma, che svolgono a distanza le funzioni per cui sono pagati in modo “unfair”. Così, per ovviare a questo problema, c’è chi ha pensato di dotare i propri collaboratori di tutto quello di cui hanno bisogno per il proprio benessere fisico e lavorativo, tra cui un temporary office a bordo nave, affacciato su un porto sempre diverso del Mediterraneo.

A percorrere per prima questa strada è la Paeda & Associati, piccola azienda di consulenza meneghina, che a inizio febbraio, dopo quelle di Milano e Catania, ha inaugurato una terza sede galleggiante a bordo della Grandiosa, l’unica nave della flotta MSC oggi operativa sulla tratta Genova-Napoli-Palermo-La Valletta. Ogni giorno il fondatore Davide Lenarduzzi e i suoi quattro dipendenti si incontrano al ponte 5, dove si trova il loro piccolo quartier generale, allestito con due grandi televisori, una lampada led ad anello per le video conferenze e scrivanie strategicamente collocate a ridosso degli oblò. L’ufficio è aperto h24 e ognuno segue gli orari di lavoro che gli sono più congeniali, intervallandoli con pranzo e cena a buffet o nei ristoranti tematici della Grandiosa. Alla fine della giornata, la scelta sul cosa fare spazia tra le tante attrazioni dell’ammiraglia MSC: un tuffo in piscina, una corsa in palestra, una serata danzante oppure a teatro, sfruttando la mancanza di coprifuoco a bordo.

“Stiamo sperimentando un nuovo modo di pensare, gestire e approcciare il lavoro, che va oltre lo smart working comunemente inteso e che permette di rendere i dipendenti più felici e più produttivi” ci dice Lenarduzzi. “Non parliamo solo dell’apertura della sede di una società, ma – in prospettiva – di un progetto più ampio che disegna uno scenario futuro in cui si vareranno navi dedicate, dove il turismo si mescolerà all’interno di veri e propri ‘central business district’ innovativi e itineranti. In questo nuovo mondo potranno prendere domicilio migliaia di imprese di qualsiasi dimensione e settore”.

A ben vedere, di testimonianze simili sulla terra ferma già se ne intravedono, basti pensare al format internazionale del The Student Hotel, realtà di hotel ibrida che offre sotto lo stesso tetto stanze per turisti e studenti oltre che ambienti condivisi in cui aziende e singoli professionisti possono lavorare e interagire con gli ospiti e la comunità locale, creando delle nuove opportunità professionali. Per non parlare dei visti che destinazioni esotiche come le Barbados stanno pubblicizzando per richiamare lavoratori agili da tutto il mondo, offrendo loro postazioni vista spiaggia dorata e acqua cristallina.

A metà tra un’astuta operazione di marketing e un osservatorio antesignano sulle nuove frontiere dello smart working, quello condotto dalla Paeda & Associati è un esperimento che terminerà dopo un mese, il prossimo marzo, con la prospettiva di valutarne i risultati e pensare a una futura sede fissa a bordo della Grandiosa. Nel frattempo, ciò che pare certo è che lo smart working diventerà una dinamica sempre più presente nelle nostre vite, anche nel post-pandemia. Trasformarlo dal modo in cui è inteso oggi – un telelavoro emergenziale che se da una parte elimina gli aspetti negativi del lavoro in sede, dall’altra può provocare conseguenze deleterie come iperconnessione e burnout – in autentico fair working, sarà una grossa sfida manageriale e culturale.

“Il vero smart working, quello fatto nel modo corretto, non aliena e fa risparmiare” conclude Lenarduzzi e posta subito sui social una foto del suo ufficio vista mare con tanto di dida motivazionale: “Vivere e lavorare nel più bel contesto possibile e itinerante mettendo al centro la persona, il suo lavoro, la sua famiglia e i suoi sogni”. E i costi? “Meno di quanto spenda un’azienda sommando le voci legate ad attività come il welfare, la formazione, il brand identity e soprattutto la fidelizzazione dei collaboratori”.

Resta da capire – ma solo il tempo ce lo dirà – quanto il superamento del paradigma che teneva ben separati la casa dal lavoro e il lavoro dalle ferie a favore di forme fluide di convivenza tra riposo, impegno e vacanze, sarà davvero un bene per tutti noi.