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Quanto inquinano i miliardari: Abramovich è il peggiore, Bill Gates ed Elon Musk tra i più green

Roman Abramovich
Roman Abramovich assiste a una partita del Chelsea (foto Paul Gilham/Getty Images)

L’idea per la ricerca, un tantino bizzarra ma che impone serie riflessioni, è venuta a Richard Wilk, direttore dell’Open anthropology institute dell’università dell’Indiana, e a Beatriz Barros, sua assistente, durante una nevicata. Chiusi in biblioteca, consultavano un articolo di Forbes in cui si rimarcava che i miliardari del mondo hanno visto la loro ricchezza complessiva aumentare di oltre 1.900 miliardi nel corso dello sciagurato – per altri – anno 2020. 

“Noi antropologi studiamo anche l’impatto ambientale delle fonti di energia e la cultura consumistica”, hanno spiegato sul sito The Conversation. “Volevamo condurre un’analisi che nessuno ha mai fatto prima: mettersi nei panni dei miliardari per un giorno e capire come tutta questa sfolgorante ricchezza si trasformi costantemente in consumi, con conseguenti emissioni”.

Normalmente, i miliardari non si muovono in monopattino o in metropolitana. Hanno jet privati e yacht, oltre a palazzi e ville che, con le loro luci, danno un cospicuo contributo alla massa di gas diffusi nell’atmosfera. Un superyacht con equipaggio permanente, pista per atterraggio e decollo di elicotteri, sottomarini per esplorare i fondali e piscine emette circa 7.020 tonnellate di CO2 all’anno.

I due studiosi hanno pensato allora di catalogare, valutare e fotografare la carbon footprint di ciascun miliardario.

Yacht, jet privati, ville galattiche

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Quanto inquinano i miliardari. In blu, l’impatto delle loro case. In giallo, quello degli yacht. In rosso, quello degli altri mezzi di trasporto. I numeri sono espressi in tonnellate di anidride carbonica equivalenti. Tra parentesi, i loro patrimoni secondo Forbes (dati aggiornati al 15 febbraio 2021, salvo il caso di Sheldon Adelson, morto l’11 gennaio). Grafico:

“Abbiamo preso spunto dall’elenco dei miliardari stilato da Forbes nel 2020, che comprende 2.095 nomi”, hanno spiegato i ricercatori. “Tra questi ci sono anche i Paperoni in incognito, che non si espongono e sono difficili da stanare: i cosiddetti invisibili, di cui si fatica perfino a trovare una foto su Google. È il caso di molti personaggi dell’Asia e del Medio Oriente. Quindi ci siamo concentrati su coloro che mostrano la loro ricchezza in pubblico”.

Meticolosi e testardi, i due ricercatori hanno setacciato 82 registri pubblici che attestano la proprietà di immobili, aerei, yacht e altri beni. Si sono quindi concentrati sui 20 miliardari più famosi, cercando di includere diversità di genere e geografia.

Come è stato calcolato l’impatto ambientale dei miliardari

L’analisi ha sfruttato un’ampia gamma di fonti, come la Energy information administration – l’agenzia statistica e analitica del dipartimento dell’Energia statunitense – e il sito carbonfootprint.com, per stimare le emissioni annuali di CO2 di ogni casa, aereo, veicolo a motore e yacht. I ricercatori hanno raccontato che, in alcuni casi, hanno dovuto “stimare le dimensioni di case e ville dei miliardari in base a immagini satellitari o foto”. Quanto all’uso di aerei o yacht, hanno cercato “notizie sui loro spostamenti sulla stampa e in televisione”. 

Va sottolineato che il calcolo si è concentrato sulle persone. Ha quindi escluso, per esempio, l’impatto degli stabilimenti produttivi di Tesla nel caso di Elon Musk, o quello delle consegne e dei magazzini di Amazon per Jeff Bezos. Tutti gli americani, compresi i miliardari, hanno emesso circa 15 tonnellate di CO2 a testa in un anno. 

Abramovich è il miliardario meno green

Nella hit parade degli inquinatori spicca Roman Abramovich, imprenditore del settore energia, petrolio e gas, oltre che proprietario del Chelsea. La sua vita si dipana tra il suo Eclipse, uno yacht di 162,5 metri, e i voli su un Boeing 767 progettato su misura, con una sala da pranzo da 30 posti. 

Per i viaggi brevi usa un jet Gulfstream G650, oppure, su rotte urbane più flessibili, un elicottero. Le sue proprietà immobiliari comprendono una villa in Kensington park gardens a Londra, un castello a Cap d’Antibes e una tenuta di 28 ettari a Saint Barthélemy in cui un tempo soggiornava un signore di nome David Rockefeller. Nel 2018 – come ricordano i ricercatori nell’articolo di The Conversation – ha lasciato la Gran Bretagna per stabilirsi in Israele, con doppia cittadinanza e un investimento immobiliare da 64,5 milioni di dollari.

Bill Gates tra i più virtuosi

Bill Gates, da poco diventato il maggior proprietario di terreni agricoli negli Stati Uniti, ha invece un peso modesto nella hit parade degli inquinatori. Merito di uno stile di vita che lo porta a leggere parecchi libri e a occuparsi della Bill and Melinda Gates Foundation, la più grande organizzazione benefica al mondo. Leggendaria la sua gigantesca villa di 6.131 metri quadrati con sensori e sistemi IoT che memorizzano le abitudini degli ospiti e riproducono la loro musica preferita in caso di una seconda visita, grazie a un database privato delle loro preferenze. 

La villa, raccontano le cronache, ha un garage capace di ospitare 23 auto, un cinema per 20 persone e 24 bagni. Il fondatore di Microsoft almeno altre cinque abitazioni tra California meridionale, isole San Juan (stato di Washington), North Salem (stato di New York) e New York City, oltre ad allevamenti di cavalli, quattro jet privati, un idrovolante e una collezione di elicotteri che, evidentemente, non mette in volo molto spesso.

Quanto inquina Elon Musk

E che dire di Elon Musk, seconda persona più ricca al mondo, che vanta un footprint molto inferiore a quello di Gates e di tanti altri miliardari? Attaccatissimo alle sue aziende, tanto da dormire in una fabbrica Tesla quando l’azienda non funzionava, non possiede yacht e racconta di “rinunciare spesso alle vacanze”. 

Negli ultimi mesi la sua impronta si è abbassata ulteriormente, poiché ha venduto tutte le sue case e ha promesso di cedere i suoi terreni. D’altronde, per chi pubblicizza la sua Solar City a ogni piè sospinto, essere un grande inquinatore sarebbe uno smacco e lo renderebbe preda di feroci attacchi social.

I due ricercatori si augurano che, anche grazie alla sensibilità al clima portata alla Casa bianca da Joe Biden, milioni di americani si impegnino a un comportamento più virtuoso, guardando alle rinnovabili e limitando i consumi da petrolio. E ricordano che gli svedesi hanno coniato recentemente un neologismo: “flygskam”, “vergogna di volare”. Vale per tutti i viaggiatori, e in particolare per i miliardari.

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