Da fonte scoperta per caso a eccellenza della Puglia: la storia di Acqua Amata e della famiglia Avella

Matteo Avella, ceo Acqua Amata
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Correva l’anno 1990 e il viticoltore Giovanni Antonio Mazzone stava cercando acqua per irrigare i suoi campi. Originario di Turi, in provincia di Bari, aveva iniziato la sua attività negli anni ’70 da una piccola proprietà di due ettari dove coltivava uva da tavola. Dopo 20 anni di investimenti, era arrivato ad avere una proprietà di circa 100 ettari sparsi per la Puglia. Era quindi riuscito ad acquistare dei terreni nella Murgia barese e proprio lì, durante una notte di ricerche, s’imbatté in una sorgente sotterranea profonda circa 600 metri. Fu una scoperta che cambiò per sempre la vita della famiglia. Ed è da qui che inizia la storia di Acqua Amata, eccellenza pugliese dell’acqua minerale che nel 2021 ha venduto circa 100 milioni di bottiglie. Oggi l’azienda, selezionata tra le 100 Eccellenze di Forbes Italia nel 2021, è passata nelle mani del nipote Matteo Avella, di 25 anni, che immagina un futuro in espansione tra investimenti e progetti di acquisizione.

La holding e i riconoscimenti

“Abbiamo ancora tanti obiettivi da raggiungere”, racconta a Forbes l’attuale ceo Matteo Avella. “Stiamo puntando tanto sull’automazione e sulla sostenibilità. Ma oltre a investire vorremmo crescere per linee di imbottigliamento esterne e dunque stiamo cercando aziende interessate a un’acquisizione. A capo del gruppo c’è una holding, costituita nel 2021, che controlla integralmente altre società tra cui quella operativa dell’imbottigliamento di acqua minerale, del settore immobiliare, dei trasporti, energetico e agricolo”.

Acqua Amata è stata eletta Prodotto dell’anno 2022, un premio all’innovazione basato sul voto dei consumatori. E, nel 2018, la Plimsoll Publishing Limited le ha attribuito la certificazione Business Excellence posizionando la società produttrice di Acqua Amata al 28° posto tra le imprese più in crescita del settore dell’industria delle bibite analcoliche e acqua minerale in Italia e al 13° posto tra le aziende con ROA (Return on Assets, l’indice di bilancio che calcola la redditività relativa al capitale investito o all’attività svolta) più elevato dell’industria.

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Un timoniere giovane

Matteo Avella è solo di tre mesi più grande della società di imbottigliamento di acqua minerale a marchio Amata. Si è diplomato al Liceo Classico, “ma non ero per niente studioso”, scherza. In seguito è arrivata la laurea in Economia e organizzazione aziendale. “Subito dopo ho viaggiato per studiare l’inglese a Londra, analizzare i miei competitor e lavorare per un mio fornitore di materie prime. Poi decisi di specializzarmi a Roma in management, frequentando un corso di studi specifico per le aziende operanti nell’industria della distribuzione di prodotti da consumo extradomestico. Ancora prima di laurearmi costituii due società nel settore agroalimentare e, ora, sono amministratore di altre tre società del nostro gruppo”. 

L’inizio dell’avventura

Se oggi l’azienda è florida e in crescita, il percorso verso il successo è stato lastricato di difficoltà per questa famiglia. Fin dai momenti successivi alla scoperta della fonte sotterranea: “Da subito mio nonno si accorse che quell’acqua era speciale”, ricorda Matteo. “Credeva che avesse degli effetti benefici per la salute, ma in famiglia erano tutti scettici. Nessuno credeva che quell’acqua potesse essere commercializzata, ad eccezione di mio padre, Giuseppe, all’epoca novello fidanzato di mia madre e giovane architetto”. Proprio lui si occupò di far analizzare l’acqua e procedere con il difficile e lungo iter burocratico. Il sogno di nonno Giovanni si realizzò solo nel 1996: l’anno in cui fu costituita la società di imbottigliamento. “E solo 2 anni dopo il Ministero della Salute riconobbe la nostra come acqua minerale oligominerale”.

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Le difficoltà e il progetto di rilancio 

Per lanciare l’attività, la famiglia diede fondo ai risparmi di una vita e ottenne prestiti bancari per le cifre mancanti, indebitandosi ulteriormente. “Nel gennaio 2001, l’impianto di imbottigliamento di produzione fu pronto, con i suoi uffici e circa 4mila metri quadrati di capannone. Le cose però all’inizio non andarono bene. Anzi, all’inizio degli anni 2000 rischiammo la bancarotta”. La famiglia Avella allora provò a vendere tutto, ma non trovò acquirenti seriamente interessati. Fu proprio allora che iniziò la risalita: “Mandammo via parte della dirigenza e mia madre, Maria Mazzone, si mise in prima persona a capo dell’azienda. Mio nonno continuava a ripetere: se questa azienda perde soldi, voglio vedere io con i miei occhi dove li perde”. Il piano di ristrutturazione ebbe successo e le sorti dello stabilimento si ribaltarono. 

Diventare tra le prime 15 aziende italiane per litri imbottigliati

L’industria delle acque minerali in Italia è ben radicata su tutto il territorio nazionale con presenza articolata di sorgenti e stabilimenti di imbottigliamento in tutte le regioni italiane. In Italia operano oltre 100 aziende che gestiscono circa 130 stabilimenti di produzione di acque minerali, che imbottigliano 235 marche diverse. Acqua Amata, grazie agli investimenti in atto, vuole essere tra le prime 15 aziende in Italia per numero di litri imbottigliati. Ma oltre a quelli produttivi, la società ha a cuore obiettivi di sostenibilità. “L’acqua oligominerale Amata viene imbottigliata in bottiglie in pet riciclato e riciclabili al 100%, utilizzando 100% di energia fotovoltaica auto prodotta. Dal 2021, poi, abbiamo una nuova grafica per etichetta e fardello dove sono evidenti le qualità dell’acqua e il nostro impegno”. 

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