
Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Quando le si chiede di raccontare i momenti più significativi nella lunga storia di Elt Group, Domitilla Benigni, l’amministratrice delegata, si prende qualche secondo prima di rispondere. In 75 anni, l’azienda fondata a Roma nel 1951 come Elettronica da Filippo Fratalocchi, zio di Enzo Benigni, padre dell’attuale ceo, di traguardi ne ha tagliati molti.
Anche per questioni anagrafiche, Benigni si sofferma sugli ultimi 30 anni: “Di sicuro quando Elettronica è diventata codesign authority del sistema di autoprotezione dell’Eurofighter (il caccia europeo, pilastro della difesa continentale e della Nato, ndr), una conquista importante e un punto di svolta per l’azienda”.
Poi cita il ruolo nel Gcap, il Global combat air programme, il progetto del caccia multiruolo stealth di sesta generazione, connesso a sciami di droni e satelliti.
Una cosa Benigni la racconta senza esitazioni: quella di Elt Group è la storia di una gestione famigliare assurta a campione nazionale nell’ambito della difesa elettronica (soggetta a golden power, tra gli azionisti Leonardo e la multinazionale francese Thales) e arrivata nello spazio. In sintesi, l’attività del gruppo consiste nel fornire la capacità di individuare i segnali elettromagnetici prodotti da sistemi nemici, come aerei, navi, droni e satelliti, e reagire per primi, con le stesse contromisure.
“Parliamo di qualunque piattaforma con sensori e strumenti elettromagnetici: missili, droni che portano dispositivi radar o a infrarosso. È come una partita a scacchi per la superiorità informativa: ci sono altre aziende nel mondo a produrre sistemi come i nostri, chi ha più dati di qualità e più velocemente vince”.
Poi c’è la difesa attiva: i dispositivi a bordo producono a loro volta segnali per “accecare” gli opponenti. Sono oltre tremila i sistemi venduti, afferma l’ad. Il cliente principale sono le forze armate italiane, molte europee e anche extra Ue.
Nella “guerra elettromagnetica” tutto è interconnesso e funziona come il nodo di una rete. Benigni parla di un dominio onnicomprensivo, che si estende dalle profondità marine alla terra, all’aria, al cyber, fino allo spazio extra atmosferico, dove viaggiano asset basilari per la vita di tutti.
L’esempio più clamoroso, e non meno controverso, ha coinvolto nell’agosto 2025 l’aereo della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, i cui sistemi “accecati” hanno perso i satelliti di posizionamento poco prima di atterrare in Ucraina. I piloti, esperti, sono comunque riusciti a portare il velivolo a terra, sebbene con non poche difficoltà.
“Molte funzioni militari si baseranno sempre di più sui satelliti, in particolare quelli in orbita bassa, che per questo diventeranno via via un bersaglio sensibile: si pensi all’oscuramento delle connessioni Viasat in Ucraina, subito prima dell’invasione”, riprende Benigni. “La nostra vocazione di anticipare una minaccia ci ha portato anche lì”. L’esempio è significativo: la guerra asimmetrica in Ucraina ha dimostrato quanto gli scenari bellici stiano cambiando. “È costosissimo, per esempio, difendersi da droni che su Amazon si comprano a pochi euro, riempiti di esplosivo. La minaccia non è più solo militare”.
Per questo, nel 2023, in testa a un razzo Falcon 9 di SpaceX, Elt Group ha lanciato Scorpio, il prototipo di un payload satellitare per attività di intelligence, capace di rilevare segnali elettromagnetici. Invisibile e discreto, perché piccolo e lontano, ha però un “udito” molto sensibile.
Il payload di Elt viaggiava, e continua a viaggiare, a bordo di un satellite costruito dalla comasca D-Orbit, a conferma della robustezza che va acquisendo l’ecosistema spaziale italiano. “Scorpio è dedicato al monitoraggio dallo spazio di segnali elettromagnetici. Ora lo facciamo su quelli civili, open, come l’Ais (il sistema di identificazione automatica, ndr) delle imbarcazioni nel Mediterraneo. Abbiamo sviluppato l’utilizzo di questi sensori anche in ambito militare, ma non solo; pensiamo alla sorveglianza delle coste o delle rotte del contrabbando”.
Gli ultimi tre anni sono serviti per validare la tecnologia e le capacità, come la gestione del payload in orbita e gli uplink di aggiornamento delle funzionalità. Oggi il prodotto è pronto per esordire sul mercato, immaginando una costellazione composta da cluster di almeno tre satelliti per garantire una copertura globale e una frequenza di aggiornamento tempestiva. Le roadmap sono due: quella della vendita degli asset, “soluzione di solito preferita dalle istituzioni, per questioni di controllo del dato”, e il servizio fornito a enti non militari, come le forze di homeland security e civili, che invece prediligono l’acquisto del dato.
Elt Group ha chiuso il 2025 con un volume di ordini di 700 milioni di euro (+47% anno su anno), 70 milioni investiti in ricerca e sviluppo, 216 nuovi dipendenti e nuovi uffici in Indonesia e nel Regno Unito. Sono altri traguardi da ricordare, commenta Benigni, “insieme con il lancio del nostro sensore nello spazio, un’emozione fortissima”.
C’è anche un sistema di terra, lo Zenithal Jammer, in grado di accecare, ingannare, oppure offuscare la vista dei satelliti radar indesiderati, che sorvolano una zona o un asset di interesse strategico: “È la combinazione di due dispositivi, un sensore passivo che individua il radar di satelliti Sar (quelli che mappano il suolo con radar ad apertura sintetica, ndr) e il dispositivo di accecamento che impedisce di vedere, per esempio, dove si trovino un’infrastruttura critica o un battaglione di carri. Può essere trasportato su una nave. È come se creasse una cupola che la nasconde”.
Che la guerra elettromagnetica si faccia dentro una nuvola di domini ibridati lo dimostra come veicoli, stazioni, robot e centri di elaborazione comunicano tra loro: onde elettromagnetiche portano informazioni, spesso riservate o vitali per il successo di operazioni, missioni o attività civili commerciali. Le strategie di difesa, anche in questo caso, prevedono l’offensiva.
“È noto il ruolo dei satelliti spia che osservano o catturano le informazioni. Per questo stiamo studiando soluzioni attive, da equipaggiare sui satelliti come protezione”. Per esempio, inviando in via preventiva una cyber offensiva che elimini la minaccia. Oggi quotata in Borsa, Cy4gate è nata da Elettronica nel 2014 proprio per sviluppare soluzioni per la cybersecurity e la cyberintelligence. La partita è quadridimensionale, comprende tutto. E si è spostata molto più in alto.



