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SpaceEconomy 8 Aprile, 2020 @ 11:58

Picosats, la startup italiana che punta a lasciare il segno nel cosmo

di Emilio Cozzi

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Il team

articolo tratto dal numero di marzo di Forbes Italia

“Ho lavorato alla missione in cui John Glenn, il primo americano a orbitare attorno alla Terra nel 1962, tornò a 77 anni nello spazio. Con lui, a bordo dello Space Shuttle, c’era anche un po’ di Trieste”. In poche parole, e forse senza accorgersene tant’è spontanea, Anna Gregorio racconta tutta se stessa: l’adorazione per lo spazio – “non ricordo quando me ne innamorai, ma era prima delle elementari” -, la sua attività da fisica sperimentale – “ho sempre avuto a che fare con strumenti e laboratori”- e il suo legame con l’Università di Trieste, dov’è docente al dipartimento di Fisica da quando decise che dopo il suo impiego al Cern, negli anni da ricercatrice, era ora di tornare alla sua città e alla sua prima passione: l’astrofisica – “merito di una vicina, Margherita Hack, che da bambina guardavo con ammirazione uscire di casa per andare all’Osservatorio”. Quello che non traspare dalle parole di Gregorio è la sua attività più recente: l’imprenditoria spaziale. Spin-off dell’Università di Trieste, la sua Picosats raduna l’esperienza della sua general director e dei suoi soci (che comprendono alcuni ex dipendenti, dal 2019 ammessi alla compagine sociale) per rispondere alle sfide della new space economy.

“Tutto è iniziato”, racconta Gregorio, “quando lavoravo al progetto Planck, una importante missione dell’Agenzia spaziale europea dedicata allo studio della radiazione primordiale generata subito dopo il Big Bang. In quel periodo tenevo anche il laboratorio di astrofisica spaziale, insegnando proprio cosa siano i satelliti: l’idea di cominciare a produrne uno di piccole dimensioni in collaborazione con l’università è nata lì”. Il risultato è Radiosat, un ricetrasmettitore miniaturizzato ad alte frequenze (banda Ka). Per i non esperti, un oggetto ad alte prestazioni e dai costi contenuti, quasi il manifesto dell’ultimo trend del settore, quello dei satelliti di piccola taglia. “Ai tempi, una decina di anni fa”, continua Gregorio, “mi occupavo di sviluppare uno strumento didattico, per insegnare ai miei studenti di Fisica e Ingegneria come realizzare un satellite. Durante il suo sviluppo, grazie a un accordo con l’ateneo, abbiamo cominciato a pensare a uno spin-off, con l’idea di andare sul mercato anche per finanziarci. Ci siamo concentrati su un sistema di telecomunicazioni di nuova generazione, in grado di operare ad alte frequenze e quindi garantire un’alta velocità di trasferimento dati. Qualcosa che, per i microsatelliti, equivale allo stesso salto esistente fra un modem a 56k e l’Adsl”. Detto altrimenti, un guanto di sfida alla concorrenza: “Il primo plus di Radiosat è la sua velocità di trasmissione, cinque volte più alta dei prodotti sul mercato. A questo si aggiunge la modularità: il ricetrasmettitore è progettato per essere adattabile alle esigenze dei clienti”. Un’idea che sta dimostrandosi vincente: in poco più di quattro anni dalla sua costituzione, Picosats ha collezionato premi e finanziamenti ottenendo, nel 2017, 500mila euro dall’Esa, un Italian master startup award nel 2018 e, pochi mesi fa, l’Unicredit launch pad nord-est. “Quest’anno cominceremo a vendere Radiosat. Dopo la consegna del prototipo all’Esa, puntiamo al lancio fra agosto e settembre, quindi cominceremo ad acquisire i primi contratti. Stiamo discutendo con l’Agenzia spaziale italiana e quella europea i prossimi sviluppi. Non ci fermeremo a Radiosat; nel 2021 prevediamo un fatturato di circa 700mila euro”. Le telecomunicazioni costituiscono uno degli ambiti applicativi più importanti per Radiosat, anche se Gregorio è convinta che le possibilità siano più ampie: “per motivi climatici e sociali, oggi è cruciale osservare la Terra e i suoi cambiamenti in maniera accurata e continua. In quest’ottica Radiosat è ideale: ci sono già satelliti scientifici e commerciali in grado di garantire le stesse funzioni, ma a prezzi molto più alti”.

BRICSAT

Il bello è che lungi da una strategia esclusivamente commerciale, l’approccio di Picosats traduce una filosofia nuova dello spazio: “Credo che la new space economy consista più nel guardare la Terra in maniera diversa, nel provare a gestirla in modo più solidale e attento. Abbiamo sfruttato il nostro pianeta al massimo e adesso cerchiamo di andare nello spazio: bisogna farlo, ma con la testa più sulle spalle. Proviamo ad aiutare la Terra con lo spazio”. Saggio, se non fosse inevitabile notare come un’azienda che cavalca il trend della miniaturizzazione satellitare alimenti l’inquinamento in orbita bassa, i cosiddetti space debris, uno dei problemi di prossima urgenza oltre l’atmosfera. “Sono più drastica”, risponde Gregorio, “abbiamo già un problema di inquinamento orbitale e dobbiamo risolverlo. Ma sono fiduciosa, credo riusciremo a farlo in modo sensato. Per quanto ci riguarda, abbiamo anche un altro prodotto sviluppato con l’Università di Trieste: è una struttura satellitare realizzata con un polimero biocompatibile, ha una temperatura di fusione tale da causarne lo scioglimento al rientro in atmosfera e senza produrre residui dannosi. Insomma, lavoriamo sul futuro”.

Leader 20 Gennaio, 2020 @ 2:21

Storia di Markus Villig, il più giovane creatore di Unicorni d’Europa

di Francesco Nasato

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Startup innovative: Markus Villig fondatore di Bolt
Markus Villig, co-fondatore e ceo di Bolt (Photo by Noam Galai/Getty Images for TechCrunch)

Chissà se dalle parti del quartier generale di Uber si sarebbero mai aspettati che il tentativo più concreto di intaccare la loro leadership sarebbe arrivato dall’Estonia. Non proprio il primo paese che può venire in mente per un’avventura imprenditoriale di successo, anche se proprio da Tallinn e dintorni sono germogliati i primi segnali di un nome come Skype. Markus Villig, fondatore di Bolt quando aveva appena 19 anni nel 2013, ha iniziato molto presto a portare avanti, anche con l’aiuto del fratello e il supporto economico iniziale della famiglia, la propria idea di business. Un’azienda fondata sul principio di spostarsi da un punto a un altro nella maniera più semplice, comoda ed economica possibile. Idea semplice, ma che frutta: Markus infatti è il più giovane fondatore europeo di un “unicorno”, termine che indica un’azienda valutata almeno un miliardo di dollari.

E pensare che da bambino il primo desiderio di Markus era quello di diventare uno scienziato perché ispirato da nomi come Einstein e Faraday pensava fosse quella la professione con cui avrebbe potuto maggiormente incidere sul futuro del mondo. Nato a Saaremaa, una delle isole del mar Baltico che appartengono all’Estonia, a sette anni si sposta con la famiglia a Tallinn. Alle superiori inizia poi a interessarsi di programmazione, intuendo che il digitale possa essere la vera via d’accesso al progresso e all’evoluzione. I primi progetti riguardano la costruzione di siti web per imprese locali. La sua voglia di programmazione vorrebbe essere consolidata con gli studi universitari a Tallinn, dove però di fatto Markus non si vedrà mai. Più o meno in contemporanea con l’inizio del primo semestre di lezioni, infatti, arriva la nascita della startup che da tanto tempo ha in mente, avviata con circa 6mila dollari avuti in prestito dai genitori dopo settimane di richieste insistenti. Quei soldi, infatti, erano stati messi da parte per la formazione scolastica del giovane.

L’obiettivo di Markus è quello di migliorare il servizio di trasporto delle persone, visto che anche per esperienza personale ha potuto osservare come il servizio offerto dai taxi a Tallinn non sia particolarmente efficiente. A 19 anni inizia così il percorso di Markus che abbastanza in fretta viene assorbito dalla gestione della sua creatura, tanto che dopo appena un semestre formale di iscrizione all’università decide di abbandonare gli studi per dedicarsi completamente alla sua scommessa. Tra le ansie, anche prevedibili, dei genitori, madre insegnante, padre impegnato nel settore delle costruzioni.

Conoscere il tuo avversario può aiutarti a capire il modo migliore per provare a batterlo. Markus così nota che Uber non si è concentrata più di tanto su zone del mondo come Est Europa e Africa, decidendo così di puntare con convinzione lì dove il leader del settore ancora non aveva cannibalizzato il mercato. L’idea funziona, insieme a una politica per le spese in generale più snella rispetto alla concorrenza: pochi impiegati negli uffici aperti in giro per il mondo e molte delle attività della compagnia ancora centralizzate a Tallinn, lì dove c’è ancora la sede principale di Bolt e dove i costi sono diversi rispetto, solo per fare l’esempio più semplice, alla Silicon Valley. In più anche con i propri autisti le scelte di Markus vanno in controtendenza, con una richiesta di commissione da lasciare a Bolt più bassa rispetto ai competitor e che si attesta intorno al 10-15%.

Un impulso alla crescita della compagnia arriva, oltre che dai numeri in fatto di presenza in città e Paesi del mondo, anche da round di raccolta fondi, come quello che nel 2018 ha fruttato a Bolt qualcosa come 175 milioni di dollari. E’ degli ultimi giorni inoltre la notizia che la Bei, la Banca europea degli investimenti, ha concesso un prestito di 56 milioni di dollari all’azienda, con il vice presidente della Banca, Alexander Stubb, che ha motivato la decisione definendo Bolt “un buon esempio di eccellenza europea nella tecnologia e nell’innovazione”. Un processo che sembra quindi proseguire nella sua crescita, visto che i 30 milioni di clienti di Bolt possono trovare il servizio ideato da Markus in circa 150 città e 30 Paesi in tutto il mondo. Il prossimo grande passo è quello di provare a inserirsi in una città di peso mondiale come Londra, dopo che nel 2017 il primo tentativo non è andato a buon fine per la mancanza di alcuni certificati legati alla sicurezza. Tutto risolto ora, assicura Markus, che non vede l’ora di continuare a correre veloce insieme alla sua Bolt, in un immediato richiamo al nome dell’uomo che di nome fa Usain e ha cambiato la storia dell’atletica leggera.

Innovazione 16 Settembre, 2019 @ 1:00

Tre ragazzi stanno riscrivendo le regole della fotografia grazie all’intelligenza artificiale

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Da sinistra: Giacomo Grattirola, Jacopo Benedetti e Federico Mattia Dolci, co-fondatori di Boom Imagestudio. (Courtesy Boom)

“Ogni giorno milioni di immagini vengono scattate e condivise sul web, da chiunque. Per questo, in tanti cominciano a pensare che la fotografia si stia perdendo. Noi no!”. Così la pensa Federico Mattia Dolci, determinato e appassionato valtellinese classe 1994 che, insieme al conterraneo Giacomo Grattirola e al vicentino Jacopo Benedetti, ha co-fondato Boom Imagestudio, startup di servizi fotografici on-demand che ha fatto dell’intelligenza artificiale il suo cavallo di battaglia. “Qui, in Boom, crediamo nel cambiamento e nelle nuove prospettive. Abbiamo scelto di supportare la fotografia in tutte le sue nuove forme ed espressioni, guardando allo stesso tempo al futuro dell’industria creativa, rispettandola, preservandola e valorizzandola”.

Attraverso la loro piattaforma, in pochi secondi, società di tutto il mondo possono prenotare un servizio e, nel giro di pochi minuti, viene assegnato un fotografo professionista locale. Selezionato e formato in base a specifiche esigenze tecniche. In meno di 24 ore dalla sessione, grazie a sofisticati processi tecnologi di lavorazione e di controllo, le fotografie sono pronte e modificate per l’uso. L’intelligenza artificiale gioca qui un grande ruolo al fine di garantire qualità coerente e consistente, servizio dopo servizio.

“Oggi il commercio online è guidato da contenuti visivi”, spiega Federico. “Tuttavia, spesso diamo per scontato il grande sforzo dei fotografi, impegnati per la maggior parte del loro tempo in attività non pertinenti alla loro passione, e il grande sforzo delle aziende nel trovare, assumere e gestire in modo efficiente professionisti in tutto il mondo. L’intero sistema è costoso e obsoleto. Noi ci inseriamo nel mezzo, offrendo la possibilità di prenotare in pochi secondi un servizio fotografico professionale, ovunque e in qualsiasi momento. Uno o centomila, non importa. Noi siamo garanti dell’efficienza e della qualità del servizio, sempre”.

Alla base dell’offerta di Boom Imagestudio c’è infatti un software che non solo esegue determinate azioni in maniera automatica, ma che modifica le fotografie anche meglio di come farebbe la mano e il cervello umano. Si chiama B-Rocket, programma di post-produzione automatica, implementato con algoritmi di deep learning in grado di campionare, leggere, valutare e modificare ogni fotografia tramite una lettura “intelligente” di ogni pixel.

Gli inizi però non sono stati facili, sebbene la fotografia sia stata da sempre una grande alleata dei tre giovani ragazzi. “Ci ha seguito in escursioni alpinistiche, set di moda e nel mondo, fino a Milano dove, un giorno, si è trasformata in un’occasione”. L’intuizione è stata semplice: molti colossi del web come Airbnb, Booking e tanti altri vivevano (e vivono tuttora) di foto, crescevano attraverso le foto presenti sui loro siti. “Ricordo ancora quando Giacomo, amico di vecchia data, mi chiamò e disse: «Cercano un fotografo di interni»”. All’epoca erano ancora studenti universitari a tempo pieno e “la fotografia era principalmente una boccata d’aria”.

I tre giovani fondatori hanno raccolto per la loro startup 3,5 milioni di euro di finanziamenti in un anno e mezzo. (Courtesy Boom)

“Il primo servizio fu il nostro battesimo di fuoco, una prova per noi e per le nostre abilità. Andammo in due, sperando che l’unione facesse la forza. Ci presero. Un posto in due e una manciata di euro. Ma non ci importava. Di giorno foto, di notte post-produzione. Volevamo imparare e ogni scatto era l’occasione perfetta per migliorare. Ricordo ancora la fatica di quelle settimane, l’assoluta cura, l’attenzione maniacale al dettaglio. Ricordo l’energia. Ci sentivamo vivi. Dopo circa due mesi aggiungemmo in camera una terza sedia, per Jacopo, terzo founder. Da quel giorno tutto cambiò”.

A 25 anni, di fronte alle perplessità di tutti, aprirono la loro società. “Sicuri di noi, insieme guardavamo dove tutti non si spingevano, guardavamo a Itaca, ricordando le parole del poeta Konstantinos Kavafis, augurandoci una strada lunga, fertile in avventure e in esperienze”.

La strada è sì lunga, ma di certo non facile. E nonostante tutto, ad oggi, i tre under 30 sono riusciti a raccogliere 3,5 milioni di euro. Dopo il primo round di finanziamento di 500mila euro a settembre 2018, è arrivato il secondo, più consistente, lo scorso luglio, di 3 milioni di euro, guidato da investitori privati di primaria importanza e da alcuni tra i family office più rilevanti del Paese. I capitali serviranno per strutturare le fondamenta di un progetto con diverse fasi di crescita. La prima è l’espansione globale in tre industries fotografiche, per poi abbracciare tutto il sistema visuale che oggi monopolizza le abitudini di acquisto: tramite pc, tablet e smartphone. “Ad oggi migliaia di servizi fotografici sono stati prenotati sulla nostra piattaforma e supportiamo centinaia di fotografi in tutta Europa. Stiamo costruendo una società guidata da valori profondi e animata dall’amore per la fotografia. Una sfida che richiede i migliori talenti e un grande investimento nella più avanguardista tecnologia”.

Per il futuro gli obiettivi – ambiziosi, ovviamente – non mancano. “Oggi manca un player capace di parlare in modo credibile al mondo della fotografia. Manca una realtà che si faccia carico di accompagnare i fotografi in questo cambiamento già in atto, non solo offrendo loro gli strumenti per migliorare la loro vita lavorativa, ma rendendoli partecipi nel processo di creazione degli stessi. La fotografia aspetta una nuova fase, vogliamo contribuire aiutando a scrivere una nuova pagina, lavorando allo stesso tempo per proteggerne e allargarne i confini. Abbiamo la fortuna di vivere in una delle ere più stimolanti che siano mai esistite”.

Responsibility 8 Agosto, 2019 @ 2:25

Un contest premia l’innovazione “armonica”, l’evoluzione dell’open innovation

di Forbes.it

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La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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(Shutterstock)

Le nuove tecnologie suscitano sentimenti discordanti. L’eccitazione per un futuro sempre più smart spesso è contrastata dalla paura di soccombere a logiche improntate sulla massima efficienza e spersonalizzanti che hanno come unico obiettivo il profitto. Ma esiste anche una “innovazione sana”, capace di generare ricadute sociali e ambientali positive.

È a questo tipo di intelligenza creativa che è dedicato il primo Harmonic Innovation Contest, il programma che si ripropone di promuovere ed affermare il nuovo paradigma dell’innovazione armonica, premiando i migliori progetti innovativi orientati allo sviluppo equo, responsabile e sostenibile, capaci di produrre innovazioni che rendano le città più inclusive e sicure, nonché nuovi ispirati a modelli di produzione e di consumo a tutela dei consumatori, dell’ambiente e di tutte le persone impiegate nelle filiere produttive.

L’Harmonic Innovation Contest (HIC) è promosso da Oltre Open Innovation Hub e da NTT DATA Italia, in collaborazione con Università della Calabria e Fondazione Bruno Kessler, con l’Advisory Strategico di Entopan – Smart Networks & Strategies.

Le sfide proposte dal contest costituiscono uno stimolo nella direzione della sostenibilità e di un umanesimo tecnologico che sostenga il benessere dell’uomo e il suo sviluppo socioculturale. L’innovazione aperta – ha dichiarato Giorgio Scarpelli, Senior Vice President e Chief Technology Officer & Innovation di NTT DATA Italia – è la strada che NTT DATA ha scelto per realizzare in concreto un futuro migliore per le aziende e per le persone. Per noi è importante sia sostenere le startup durante la difficile fase di scale-up, sia mantenere viva una felice osmosi di competenze tra mondo accademico e realtà industriali.”

Harmonic Innovation Contest: come partecipare al concorso per startup innovative attente allo sviluppo sostenibile

L’Harmonic Innovation Contest (HIC) è aperto a: startup innovative già costituite, spin-off universitari e PMI innovative. Saranno ammessi progetti che dimostrino concretezza e forza visionaria e che siano collocabili in almeno uno dei seguenti settori: Public, Energy, Telco & Media, Insurance, Banking, Manufacturing, Retail. Relativamente alle traiettorie tecnologiche, i progetti presentati dovranno incrociare almeno uno dei seguenti ambiti: Data & Intelligence, Internet of Things, Customer Experience, Cybersecurity & Blockchain, Intelligent Automation, IT Optimization.

Attenzione, non è rimasto molto tempo per  partecipare al bando, gli interessati potranno inviare la candidatura entro le ore 12:00 del 30 agosto 2019 sul sito ufficiale del contest

Harmonic Innovation Contest: un’opportunità per far volare in alto la tua startup

Campus Università della Calabria
Campus Unical (Courtesy of Università della Calabria)

L’Harmonic Innovation Contest incoronerà sette vincitori (uno per ambito tematico), che saranno accompagnati successivamente in un processo di incubazione, accelerazione e inserimento sul mercato curato da Oltre Open Innovation Hub. L’obiettivo è quello di portare a ulteriore maturazione idee e prototipi, aprendo i soggetti beneficiari a reti e network di valore in termini di apporto di competenze e capitali, in particolar modo offrendo loro la possibilità di essere integrati e scalati, a conclusione del percorso, nelle filiere di business promosse da NTT DATA.

In tale prospettiva, a ciascun vincitore sarà proposto, da parte di Oltre Open Innovation Hub, un contratto che prevede un coinvestimento base a fondo perduto di € 30.000,00, erogati in servizi di accompagnamento allo sviluppo del business, con la possibilità, già in sede di accordo, di definire ulteriori e più avanzate forme di partecipazione allo sviluppo dell’innovazione tecnologica, all’evoluzione dei modelli di business e al rischio d’impresa.

Inoltre, i sette vincitori avranno l’opportunità di presentare la loro proposta ad aziende corporate di settore, investitori istituzionali e privati, mentor e centri di ricerca, partecipando da protagonisti all’Harmonic Innovation Week (HIW), un evento di contaminazione tecnologica e culturale, orientato ai temi dell’innovazione sociale e della trasformazione digitale, che sarà arricchito dalla presenza del top management globale di NTT DATA e dei suoi principali partner e clienti. L’Harmonic Innovation Week (HIW) avrà luogo dal 16 al 20 Settembre 2019, nel centro storico di Castrolibero, un antico borgo della Calabria, con l’obiettivo di innervare il paradigma del “borgo digitale”.

Tra i sette vincitori del contest, un gruppo di esperti di NTT DATA effettuerà una ulteriore selezione, assegnando ai soggetti più meritevoli il diritto di partecipare al round finale dell’Open Innovation Contest di NTT DATA, concorso internazionale giunto alla decima edizione, vero trampolino di lancio per alcune delle startup di maggiore successo degli ultimi anni. In palio ci sono tre mesi di attività intensiva per lo sviluppo di business congiunto con l’azienda. I soggetti prescelti avranno dunque l’opportunità di scalare rapidamente le proprie soluzioni e con un orizzonte di business internazionale.

“Dopo secoli dominati dal paradigma della Closed Innovation, l’approccio dell’Innovazione Aperta ci ha insegnato a praticare la comunione dei talenti e della competenze. E’ una grande conquista ma, a nostro avviso, è necessario spingersi ancora oltre. Il concetto di innovazione è legato ai concetti di bontà ed utilità. E dunque al concetto di eticità – ha dichiarato Francesco Cicione Founder e CEO di Entopan – Smart Network & Strategies -.  In un’epoca in cui tutto sembra fattibile, è necessario interrogarsi su ciò che è possibile, recuperando uno sguardo attento su ciò che è utile e buono per l’Uomo, in una chiave di sostenibilità e circolarità, arrampicandosi all’ultimo piano della Storia, là dove immanenza ed eternità si toccano. La sola “scienza” svincolata da un approfondimento “sapienziale” rischia di non essere feconda. Ecco, quindi, il paradigma dell’Harmonic Innovation. Fare innovazione armonica significa prima saper pensare e poi saper realizzare “kalos”. E’ questa la nostra proposta di senso e di metodo al vasto mondo dell’innovazione”.

“Le idee sono il capitale più prezioso che il sistema economico moderno possiede – ha affermato Gino M. Crisci, rettore dell’Università della Calabria – e vanno stimolate, valorizzate e promosse su scala globale. Tutti gli sforzi in questa direzione da parte delle università, delle imprese e dei singoli startupper generano valore e ricchezza sui territori e nel Paese. L’Università della Calabria farà la sua parte, insieme a un partenariato di indubbia eccellenza.”

Innovazione 25 Luglio, 2019 @ 3:15

Una startup israeliana da 180 milioni di dollari sbarca in Italia

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

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Amiad Soto è il ceo di Guesty, startup che ha co-fondato insieme al fratello gemello Koby.

Una nuova startup è pronta a sbarcare in Italia. Si tratta della israeliana Guesty, piattaforma per property manager che semplifica la gestione degli affitti brevi. Non sono poche le app e servizi oggi molto noti nel nostro Paese – come Waze, Wix e Fiverr – che hanno in comune la provenienza da Israele, un hub che negli ultimi anni ha favorito enormemente lo sviluppo di imprese innovative.

È proprio qui che è nata la startup, fondata nel 2013 da Amiad Soto e dal fratello gemello Koby con l’idea di sviluppare una piattaforma per la gestione delle proprietà immobiliari dedicate agli affitti brevi e ridurre il tempo necessario per gestire l’annuncio di un appartamento. In appena sei anni Guesty è stata prima accelerata da Y Combinator e oggi è il software di gestione per property manager con più finanziamenti, avendo raccolto oltre 60 milioni di dollari nel corso di tre round, raggiungendo una valutazione di circa 180 milioni di dollari.

Dopo l’ultimo di questi round, un finanziamento di 35 milioni di dollari ottenuto in primavera, Guesty ha deciso di accelerare la propria espansione all’estero e ha scelto l’Italia appunto per inaugurare la sua terza sede fuori da Israele. Dopo l’ingresso negli Stati Uniti, a Los Angeles, e in Spagna, con una sede nella città di Barcellona, l’inaugurazione avverrà in autunno con l’apertura dell’ufficio di Milano che impiegherà, inizialmente, quattro persone. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Airbnb l’Italia è il quarto mercato mondiale per impatto economico diretto dopo Usa, Francia e Spagna con quasi 5,4 miliardi di euro di ricavi nel 2018 derivanti dalla sola piattaforma di San Francisco.

Amiad Soto (in primo piano), insieme al team di Guesty.

“L’analisi strategica realizzata da Guesty mostra l’alta redditività del business degli affitti a breve termine, con una dimensione di mercato potenziale di circa 169 miliardi di dollari – circa 151 miliardi di euro – registrati nel solo nel 2018”, dice Amiad Soto, oggi ceo di Guesty. “La costante crescita di questo mercato grazie a siti come Airbnb, Booking.com e molti altri, ha portato gli affitti brevi a raggiungere margini di guadagno superiori anche del 30% rispetto ai contratti di locazione a lungo termine”.

Guesty fornisce infatti ai property manager e alle società di gestione degli affitti brevi una soluzione end-to-end per semplificare le complesse esigenze operative nel settore del vacation rental. Gli utenti possono così gestire le inserzioni da più piattaforme online, tra cui Airbnb, Booking.com, Agoda e TripAdvisor, e utilizzare gli strumenti che mettono al centro l’esperienza dell’ospite: posta in arrivo unificata, strumenti di automazione, servizi di comunicazione 24h e 7/7, elaborazione dei pagamenti e molto altro.

Oggi Guesty viene utilizzato sia da property manager che da società di property management in oltre 70 Paesi. Questi clienti registrano un aumento annuo del 150% delle entrate, un aumento del 100% annuo delle inserzioni e 50 o più ore risparmiate a settimana, in media.

Innovazione 26 Giugno, 2019 @ 11:28

L’app che rimborsa le tasse prepara l’esordio in Italia. Ecco come funziona

di Gabriele Di Matteo

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Smau Berlin
Ha ricevuto un nuovo finanziamento di 27 milioni dalla americana Valar Ventures, da Creandum e Redalpine e ora la startup tedesca Taxfix vuole espandersi anche in altri Paesi europei, compresa l’Italia, che il ceo Mathis Buchi considera “Un mercato estremamente interessante”.
Come dargli torto se parliamo di un’applicazione che rimborsa le tasse che aziende e partite Iva hanno a credito? Ma andiamo per ordine. Incontriamo questa giovane startup all’evento “Italy RestartsUp” che si tiene a Berlino organizzato da Smau e ICI. Un’idea del Presidente Smau Pierantonio Macola per “Creare un ponte tra il nostro ecosistema di startup innovative e il ricco mercato tedesco”.
Taxfix è una applicazione basata su Intelligenza Artificiale, machine learning e dati che collabora con l’agenzia delle entrate tedesca e che procura un tax return di 5 milioni alla settimana ai cittadini e alle aziende che vantano credito d’imposta. In sostanza è la fionda di Davide contro il Golia della burocrazia che rallenta in maniera esasperante il processo per tornare in possesso di soldi che appartengono alle imprese o ai professionisti.
persona volto
Il Presidente Smau Pierantonio Macola
L’applicazione agisce in maniera semplice: si basa su 70 domande che gli utenti iscritti posso sottoporre al sistema ed è possibile, al tempo stesso, scannerizzare i documenti da inserire nel sistema dell’app. Alzando gli occhi al mercato globale, su cui la startup Taxfix sta puntando con nuove imminenti aperture, le stime parlano di un mercato del “tax returns” di oltre 700 milioni di dollari, bei soldi finiti nella tenaglia della burocrazia che spaventa i cittadini i quali in molti casi preferiscono rinunciare ai rimborsi pur di non entrare nel costoso calvario che milioni di italiani conoscono bene.
“La rivoluzione digitale che ha investito come uno tsunami vari settori: dalla finanza al retail, dai viaggi alle assicurazioni con una capacità di disintermediazione che non conosce limiti, ora raggiunge anche il mercato delle tasse” dice James Fitzgerald Général, partner di Valar Ventures. E i risultati che stiamo ottenendo in termini di ritorno degli investimenti sono molto incoraggianti per puntare ad una espansione globale”.
Ecco perché dopo gli 11,6 milioni di euro del primo round, che risale all’agosto del 2018, adesso arrivano gli altri 27. “Al di là dell’aspetto di business che ovviamente ci interessa”, continua Mathis Buchi, “siamo orgogliosi di aver abbattuto il muro che separava gli utenti che non avrebbero mai chiesto un rimborso prima della semplificazione di questa app”. La media dei rimborsi che Taxfix sta assegnando è di 974 euro a utente con un flusso settimanale di 5 milioni a settimana solo nel mercato tedesco. Se questa app diventerà virale l’antico tabù rimborsi cadrà insieme ai tanti altri polverizzati dalla rivoluzione digitale.